Il commosso e grato ricordo di Gianni Gatti da parte di alcuni- dei tanti- che lo hanno conosciuto nella sua ” missione” fiorentina alla Casa per la pace di Pax Christi:
” Ieri sera è venuto a mancare il nostro Gianni Gatti del quale ricordiamo con gratitudine e profondo affetto l’impegno per la Pace che da sempre ha contraddistinto l’intera sua vita e la sua appartenenza a Pax Christi: dai viaggi in El Salvador, all’obiezione di coscienza; dall’azione nonviolenta per il disarmo e la salvaguardia del creato, alla generosa operosità per la convivialità tra i popoli e la tutela dei diritti di tutti; dall’impegno per un’economia di giustizia all’accoglienza degli immigrati. In particolare però vogliamo ricordare il suo contributo per la Casa per la Pace di Pax Christi a Baruffi, Firenze che senza il suo impegno e la sua presenza semplicemente non sarebbe stata. Dobbiamo infatti a Gianni la sua apertura e il contributo fondamentale affinché essa fosse, come nell’auspicio di don Tonino Bello, un luogo dove i costruttori di pace potessero riparare le loro tende e ripartire sui sentieri di Isaia.
Grazie Gianni, per non avere evitato i conflitti, ma per averci insegnato che solo dal confronto sincero nascono i frutti più veri e che la bontà – di cui tu eri un portatore pudico, ma traboccante – non ha bisogno di smancerie, ma di sostanza. Grazie per il tuo fare ricco di concretezza e di doni.
A Dio Gianni, con la promessa che la Casa per la Pace sarà presto di nuovo bellissima e pronta ad essere ancora un luogo di impegno, formazione, convivialità e speranza.” (Barbara Peruzzi):
” Con Gianni ho convissuto per 8 anni. Nella stessa Casa. Quella per la pace. Ci siamo voluti bene. Che non significa che non abbiamo litigato mai!
Per molti Gianni Gatti era un testone e basta. Io l’ho sempre ritenuto un radicale. Un innamorato pazzo della pace che non ammetteva compromessi. Uno che non poteva sopportare l’ipocrisia e l’annacquamento delle posizioni. Sì – è vero – aveva lo stesso atteggiamento anche per questioni che riguardavano la preparazione di una pietanza e l’organizzazione di un evento, ma soprattutto non amava i compromessi sulle declinazioni della pace: disarmo, nonviolenza, obiezioni di coscienza, economia di giustizia… Insomma Gianni aveva preso molto sul serio la parola del Vangelo che chiede: “ Sia il tuo parlare sì sì, no no”. E questo lo spingeva a una generosità senza confini, a dimenticarsi di sé per mettersi al servizio di un progetto. Immancabilmente occupava quelle che il mondo intero ritiene le ultime posizioni, molto spesso quelle del lavoro manuale. Diciamo la verità: quando a Pax Christi fu destinata la Casa per la pace, in molti pensarono che “avevano dato il pane a chi non aveva i denti per masticarlo” nel senso che non avevamo risorse per poterla far funzionare. Si fece avanti un aderente di Brescia che sapeva benissimo di quale peso si caricava accettando di trasferirsi in quel dell’Impruneta e che non si trattava di un’occupazione ma di una scelta di vita. Gianni ci pensò il giusto e disse di si. E come l’operario del vangelo che mette mano all’aratro, non si è voltato mai indietro per ripensamenti, nostalgie, incomprensioni, difficoltà… mai. La sua era una missione. È per questo che dobbiamo essere grati a lui e al Dio della pace che l’ha posto sulla nostra strada. Chiunque lo abbia conosciuto ne ha ricevuto solo amicizia. Grazie Gianni per esserci e non solo per esserci stato. Non smettere di alimentare da lì la profezia della pace alla quale ti sei consacrato in vita senza riserve.
Hasta la paz! tonio” (Tonio Dell’Olio)




