Il 9 aprile di 80 anni fa l’assassinio del grande pastore protestante tedesco
Anselmo Palini

Il 9 aprile del 1945 al termine di un processo farsa Dietrich Bonhoeffer viene impiccato con l’accusa di aver partecipato al complotto contro Hitler del 20 luglio 1944. Lui, pacifista, aveva giustificato così la propria partecipazione all’attività cospirativa per eliminare Hitler:
«Se un pazzo guida l’auto sul marciapiede della principale strada di Berlino, da pastore non posso solamente seppellire i morti e consolare i parenti: se mi trovo in quel posto, io devo fare un salto e strappare l’autista dal volante».
Vediamo ora di conoscere maggiormente conoscere questo grande teologo, uno dei più grandi del XX secolo.
Dietrich Bonhoeffer è il sesto di otto figli di una famiglia che fa parte della borghesia protestante tedesca.
La scelta di dedicarsi agli studi teologici, che avverranno a Tubinga e a Berlino, non entusiasma i genitori che immaginavano per lui un grande futuro in ambito scientifico o musicale. L’ordinazione a pastore protestante avviene nel novembre 1931. Bonhoeffer aveva già fatto un anno di esperienza pastorale fra la comunità protestante di Barcellona e un anno di studio a New York, dove aveva conosciuto direttamente la realtà della segregazione razziale. In tali anni aveva progettato un viaggio in India, da Gandhi, con cui era in contatto, per studiare a fondo la realtà della nonviolenza. Motivi vari resero impossibile questo viaggio. Nel luglio 1931 trascorre tre settimane a Bonn come uditore di Karl Barth, certamente l’esponente più autorevole della teologia protestante del tempo.
Il 30 gennaio 1933 Adolf Hitler ottiene l’incarico di formare il nuovo governo. Due giorni dopo, il 1° febbraio, Bonhoeffer tiene una conferenza radiofonica, dal titolo Il Führer e il singolo. In questo discorso Bonhoeffer denuncia chiaramente il rischio che il Führer, ossia colui che guida un popolo, possa diventare un Verführer, ossia un seduttore, o più precisamente “colui che travia” il popolo. L’intervento di Bonhoeffer viene sospeso durante la trasmissione.
Fin da subito la sua opposizione al nazismo è netta. Nell’aprile 1933 viene approvata la “Legge per la restaurazione del pubblico impiego”, che contiene il cosiddetto “paragrafo ariano”, che prevede di “purificare” la Chiesa da ogni elemento ebraico: nessun pastore poteva essere consacrato se era ebreo o se aveva antenati ebrei. Bonhoeffer è da subito nettamente contrario a questa legge: per lui si è credenti non in quanto si appartiene ad una razza, ma in quanto si crede in Gesù Cristo. Anche di fronte ad una tale norma, in campo protestante si continua a garantire la tradizionale fedeltà allo Stato e a non mettere in discussione le sue leggi.
La sua attività in campo ecumenico lo porta a richiedere, alle varie Chiese, un pronunciamento netto contro l’ideologia della razza e contro ogni logica di guerra. Tale pronunciamento non arriverà mai.
A fronte della mancanza di una presa di distanza del mondo protestante dal governo nazista, su iniziativa di Bonhoeffer e di pochi altri, all’interno del protestantesimo tedesco nasce una piccola corrente di pastori e di laici decisi a mantenere la propria fede basata su Gesù Cristo, rigettando le teorie razziali: questo gruppo prende il nome di “Chiesa confessante”. La tradizionale obbedienza alle leggi dello Stato e ai governanti deve essere superata, poiché altrimenti il rischio è quello della complicità con situazioni chiaramente inaccettabili.
Si avvicina il tempo di decisioni coraggiose, ma difficili. Bonhoeffer si rende conto che non può più stare alla finestra o limitarsi a interventi di carattere dottrinale. La mancata assunzione di una precisa responsabilità diviene sempre più insostenibile. La tradizionale dottrina delle due colonne o dei due stati, secondo la quale nel campo politico si deve assoluta obbedienza e fedeltà ai governanti, viene superata in una riflessione portata avanti in assoluta solitudine, in nome dell’etica della responsabilità che chiama ad un impegno diretto nella storia. Scrive Bonhoeffer: «La Chiesa è rimasta muta quando invece avrebbe dovuto gridare, perché il sangue degli innocenti gridava al cielo».
A questo punto Bonhoeffer si inserisce nell’organizzazione, di cui facevano già parte alcuni suoi familiari, che sta progettando un attentato contro Hitler. Il teologo pacifista e obiettore di coscienza giunge così a sostenere la legittimità del tirannicidio. Suo compito in particolare è quello, grazie ai suoi numerosi contatti internazionali, di riuscire a convincere gli alleati a sostenere la resistenza in Germania. Tentativo che non riesce in quanto gli alleati non vedevano segni visibili di forme di resistenza.
Con il fallimento dell’attentato del 20 luglio 1944 tutti i cospiratori vengono arrestati e trasferiti al campo di concentramento di Buchenwald.
Ai primi diaprile 1945 Bonhoeffer e altri quindici prigionieri politici sono caricati su un camion e portati nei pressi di Flossenburg. Qui, dopo un processo farsa, vi è la condanna a morte per alto tradimento di tutti i congiurati.
Dietrich Bonhoeffer viene impiccato, con altri congiurati, il 9 aprile 1945. I cadaveri vengono bruciati. Non deve restare alcuna traccia di coloro che hanno osato tentare di rovesciare il regime nazista. Un monumento funebre a Dietrich Bonhoeffer e a agli altri resistenti verrà eretto nel cimitero delle Dorotheen, a Berlino. Sul lato frontale è riportato Matteo 5,10: «Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli».
La riflessione che Bonhoeffer conduce nei lunghi mesi trascorsi in carcere lo porta ad elaborare una nuova immagine di Dio, come è richiesto dalle drammatiche vicende storiche del tempo: Il Dio di Gesù Cristo è il Dio dell’ “essere per gli altri”, che cammina sulle strade degli uomini, che aiuta e serve, che condivide, che si schiera con i più svantaggiati e oltraggiati. Il Dio dunque che di fronte alle aberrazioni della storia non può non schierarsi dalla parte delle vittime contro l’oppressore.
Per saperne di più
Eberhard Bethge Dietrich Bonhoeffer. Teologo cristiano contemporaneo. Una biografia, ed. it. Queriniana, Brescia 1975; Alberto Conci e Silvano Zucal (a cura di), Dietrich Bonhoeffer, dalla debolezza di Dio alla responsabilità dell’uomo, Morcelliana, Brescia 1997 (atti di un convegno svoltosi a Trento dal 5 al 7 aprile 1995); Renate Bethge, Dietrich Bonhoeffer. Un profilo, Claudiana, Torino 2004; Alberto Gallas, Non santi ma uomini. Studi bonhoefferiani, Claudiana, Torino 2008; Eric Metaxas, Bonhoeffer. La vita del teologo che sfidò Hitler, Fazi editore, Roma 2012; Christoph U. Scminck, Il processo a Dietrich Bonhoeffer, Castelvecchi, Roma 2015; Anselmo Palini, Più forti delle armi. Dietrich Bonhoeffer, Edith Stein, Jerzy Popieluszko, ed. Ave di Roma.
L’opera omnia di Bonhoeffer è stata pubblicata in italiano in dieci volumi dalla casa editrice Queriniana. In particolare va segnalato: Resistenza e resa. Lettere e scritti dal carcere, ed. it. Paoline, Milano 1988.
Alcuni brani tratti dalle opere di Dietrich Bonhoeffer
La Chiesa confessa
La Chiesa è rimasta muta quando invece avrebbe dovuto gridare, perché il sangue degli innocenti gridava al cielo…
Essa è rimasta a guardare quando sotto la copertura del nome di Cristo si sono compiute violenze e ingiustizie…
La Chiesa confessa d’aver assistito all’uso arbitrario della forza brutale, alle sofferenze fisiche e spirituali di innumerevoli innocenti, all’oppressione, all’odio, all’assassinio senza levare la propria voce in loro favore, senza aver trovato vie per correre loro in aiuto. Essa si è resa colpevole della vita dei fratelli più deboli e indifesi di Gesù Cristo (gli Ebrei)…
La Chiesa confessa di avere assistito in silenzio alla spogliazione e allo sfruttamento dei poveri, all’arricchimento e alla corruzione dei potenti.
La Chiesa confessa di essersi resa colpevole verso le innumerevoli persone, la cui vita è stata distrutta dalla calunnia, dalle delazioni, dalla diffamazione. Non ha rinfacciato al calunniatore la sua ingiustizia e ha così abbandonato il calunniato al suo destino.
Guardare gli eventi della storia dal basso
Resta un’esperienza di eccezionale valore l’aver imparato a guardare i grandi eventi della storia universale dal basso, dalla prospettiva degli esclusi, dei sospetti, dei maltrattati, degli impotenti, degli oppressi e dei derisi, in una parola, dei sofferenti. Se in questi tempi l’amarezza e l’astio non ci hanno corroso il cuore; se dunque vediamo con occhi nuovi le grandi e le piccole cose, la felicità e l’infelicità, la forza e la debolezza; e se la nostra capacità di vedere la grandezza, l’umanità, il diritto e la misericordia è diventata più chiara, più libera, più incorruttibile; se, anzi la sofferenza personale è diventata una buona chiave, un principio fecondo nel rendere il mondo accessibile attraverso la contemplazione e l’azione: tutto questo è una fortuna personale. Tutto sta nel non far diventare questa prospettiva dal basso un prendere partito per gli eterni insoddisfatti, ma nel rispondere alle esigenze della vita in tutte le sue dimensioni; e nell’accettarla nella prospettiva di una soddisfazione più alta, il cui fondamento sta veramente al di là del basso e dell’alto.
Essere per gli altri
L’incontro con Gesù Cristo è esperienza del fatto che qui è dato un rovesciamento completo dell’essere dell’uomo per il fatto che Gesù “esiste per gli altri”, esclusivamente. “L’esserci per gli altri” di Gesù è l’esperienza della trascendenza! Solo dalla libertà da se stessi, solo dall’ “esserci per gli altri” fino alla morte nasce l’onnipotenza, l’onniscienza, l’onnipresenza. Fede è partecipare a questo essere di Gesù (incarnazione, croce, resurrezione). Il nostro rapporto con Dio non è un rapporto “religioso” con un essere, il più alto, il più potente, il migliore che si possa pensare – questa non è autentica trascendenza – bensì è una nuova vita nell’ “esserci per altri”, nel partecipare all’essere di Gesù. Il trascendente non è l’impegno infinito, irraggiungibile, ma il prossimo che è dato di volta in volta, che è raggiungibile. Dio in forma umana! Non il mostruoso, il caotico, il lontano, l’orribile in forma di animale, come nelle religioni orientali; ma neppure nelle forme concettuali dell’assoluto, del metafisico, dell’infinito ecc.; e neppure la forma greca divino-umana dell’ “uomo in sé”, bensì “l’uomo per gli altri” e perciò il crocifisso.
Il lavoro per un futuro migliore
Ci sono uomini che ritengono poco serio, e cristiani che ritengono poco pio, sperare in un futuro migliore e prepararsi ad esso. Essi credono che il senso dei presenti accadimenti sia il caos, il disordine, la catastrofe, e si sottraggono nella rassegnazione o in una pia fuga dal mondo alla responsabilità per la continuazione della vita, per la ricostruzione, per le generazioni future. Può darsi che domani spunti l’alba dell’ultimo giorno; allora, non prima, noi interromperemo volentieri il lavoro per un futuro migliore.
Delle potenze benigne
Circondato fedelmente e tacitamente da potenze benigne,
meravigliosamente protetto e consolato,
voglio questo giorno vivere con voi,
e con voi entrare nel nuovo anno.
Del vecchio, il nostro cuore ancora vuole lamentarsi,
ancora ci opprime il grave peso di brutti giorni,
oh, Signore, dona alle nostre anime impaurite
la salvezza alla quale ci hai preparato.
E tu ci porgi il duro calice, l’amaro calice
della sofferenza, ripieno fino all’orlo,
e così lo prendiamo, senza tremare,
dalla tua buona, amata mano.
E tuttavia ancora ci vuoi donare gioia,
per questo mondo e per lo splendore del suo sole,
e noi vogliamo allora ricordare ciò che è passato
e così appartiene a te la nostra intera vita.
Fa’ ardere oggi le calde e silenziose candele,
che ci hai portato nella nostra oscurità;
riconducici, se è possibile, ancora insieme.
Noi lo sappiamo, la tua luce arde nella notte.
Quando il silenzio profondo scende intorno a noi,
facci udire quel suono pieno
del mondo, che invisibile s’estende intorno a noi,
l’alto canto di lode di tutti i tuoi figli.
Da potenze benigne meravigliosamente soccorsi,
attendiamo consolati ogni futuro evento.
Dio è con noi alla sera e al mattino,
e senza fallo, in ogni nuovo giorno.



