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Grazie don Tonino

Nel compimento dei 90 anni dalla nascita di don Tonino, pubblichiamo un caro e grato ricordo da parte di don Salvatore Leopizzi (e di tutta Pax Christi), pubblicato sul ” Quotidiano di Puglia”, oggi, 18 marzo 2025:

Avrebbe compiuto novant’anni anni il venerabile vescovo di Molfetta Don Tonino Bello.

Nato ad Alessano il 18 marzo del ‘35 ha attraversato buona parte del secolo breve lasciando nella nostra storia e nel cuore di molti orme indelebili profumate di cielo e tracce incandescenti intrise di vangelo.

Ci ha lasciati il 20 aprile del ‘93 all’età di soli cinquantotto anni, consegnandoci un patrimonio prezioso di valori umani impregnati di futuro e di speranza.

Icona anticipatrice della Chiesa di Francesco – che è poi quella disegnata dal Concilio Vaticano II – ha saputo leggere e interpretare i segni di un tempo nuovo che ci vede ancora coinvolti in un cambiamento d’epoca dai tratti inediti e per molti versi minacciosi e apocalittici.

Pastore con “l’odore delle pecore”, dalle radici salentine ma dal cuore universale, con parole appassionate e con gesti coraggiosi ha acceso la speranza di un mondo altro, l’eutopia di un approdo storico alternativo a quello incombente e terrificante dell’antigenesi, dell’autodistruzione.

Eutopia era per lui la “terra buona” verso cui camminare insieme con i piedi per terra e con gli occhi illuminati contemporaneamente dalla ragione e dalla fede.

Don Tonino, uomo innamorato di Dio e poeta della vita, è stato – e può ancora essere – un dito puntato verso quell’orizzonte di pace e di convivialità che invece a molti sembra ormai svanito tra le nebbie di una politica sempre più aggressiva e violenta.

Stiamo ricadendo purtroppo nella voragine di un passato tragico, sospinti dal vento di pericolosi imperialismi e di retrivi nazionalismi in edizione aggiornata.

Il mostro della guerra è tornato ad essere legittimato e accolto nelle sedi istituzionali del potere, nel dibattito pubblico, nei ragionamenti raffinati ma ammuffiti di tanti intellettuali e nella rete pervasiva e superficiale dei social.

Si vogliono giustificare le spese esorbitanti per il riarmo europeo con la vecchia dottrina della cosiddetta sicurezza nazionale e transnazionale e con la scusa menzognera della deterrenza, ricorrendo ancora all’ ingannevole adagio “si vis pacem, para bellum”, “se vuoi la pace, prepara la guerra”.

Ma a partire dalla carneficina del secondo conflitto mondiale non avevamo deciso di intraprendere una strada diversa, quella del “se vuoi la pace, prepara la pace”?

A questo si erano votati i padri costituenti scrivendo l’articolo 11 della nostra Costituzione, “l’Italia ripudia la guerra (…) come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.

Preparare e preservare la pace con gli strumenti della pace – come il diritto internazionale, i trattati multilaterali, le relazioni diplomatiche, il dialogo tra i popoli, le intese commerciali,

– era l’intenzione di coloro che hanno sognato la nuova Europa come di quanti hanno dato vita alle Nazioni Unite e di coloro che hanno siglato solennemente la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

La Chiesa, con la voce forte e autorevole di papa Francesco – a cui auguriamo completa guarigione – continua a denunciare la corsa agli armamenti come strada ingiusta e pericolosa, promessa di ingenti profitti per chi li produce ma premessa sicura di ulteriori e più sanguinose stragi.

La guerra è sempre e per tutti una sconfitta, un abominio, una follia…

Don Tonino ci ha indicato la Pace come cultura del dialogo, dell’incontro, dell’accoglienza.

Cantore della bellezza, ci ha educati a coltivare la spiritualità della tenerezza e della nonviolenza attiva sostenendo – se necessario – la scelta difficile e sofferta dell’obiezione di coscienza alla produzione, alle spese e all’uso delle armi.

Ma la pace, ci diceva, non è solo assenza di guerra o il tacere delle armi. Non è neppure la resa incondizionata alla prepotenza dell’aggressore, come vuole far credere chi denigra i movimenti favorevoli al disarmo e alla nonviolenza.

Meglio definirci “pacifici”, cioè costruttori di pace più che “pacifisti”, dichiara il vescovo don Giovanni Ricchiuti, attuale presidente di Pax Christi.

La pace è un arduo cammino, lungo e per giunta in salita, è convivialità planetaria e solidale, da costruire con la pazienza della democrazia e con la passione dell’amore viscerale e incondizionato per la famiglia umana e per la casa comune.

Questo è il realismo profetico e lungimirante che davvero può preservarci dal rischio dell’autodistruzione planetaria.

“Se l’uomo non butterà fuori dalla storia la guerra – era la previsione monitrice di Gino Strada – sarà la guerra che butterà fuori dalla storia l’uomo”.

Albert Einstein aveva già detto “non so con quali armi sarà combattuta la terza guerra mondiale ma so che la quarta sarà combattuta con pietre e bastoni”.

Più volte in tante occasioni l’amato vescovo di Molfetta – e oggi lo vediamo anche con papa Francesco – è stato isolato e criticato come troppo idealista, sognatore, o al massimo giustificato come esponente religioso rispettabile, obbligato a parlare così per dovere d’ufficio, ma…fuori dal mondo reale.

Oggi invece più di ieri è necessario alzare la voce, mobilitare la coscienza giovanile e popolare per dire no al riarmo, alla logica della guerra che sempre dà ragione al più forte e non a chi ha più ragione.

L’augurio ideale per il genetliaco di don Tonino a cui volentieri desidero associarmi viene dal gesto che si compie oggi a Ruvo di Puglia, presso la Comunità C.A.S.A. voluta proprio da lui per i giovani bisognosi di cura e di speranza.

Saranno piantumati e benedetti novanta alberi di mandorlo, annuncio sicuro di una nuova e promettente primavera.

(don Salvatore Leopizzi, Pax Christi – Gallipoli)