Rosa Siciliano
“La forza per incamminarsi su una strada di cambiamento trasformativo è generata sempre dalla comunicazione diretta tra le persone. Seminate interrogativi”: Papa Francesco, in occasione del Giubileo dei giornalisti, lo scorso 25 gennaio, ha adoperato un’espressione significativa, “cambiamento trasformativo”. Una prospettiva che ci accompagna, che dà fuoco al percorso quotidiano di operatori di pace. Costruire una cultura di pace e nonviolenza è uno degli obiettivi anche del nostro Mosaico di pace.
“Raccontare la speranza”, ci raccomanda Francesco. Ci proviamo. Compito non facile in un contesto complesso di guerre e di politiche securitarie, di regressione di orizzonti e di avanzamento di chiusure verso immigrati e diritti, e così via. Raccontare la speranza “significa accorgersi dei germogli che spuntano quando la terra è ancora coperta dalle ceneri… […] significa avere uno sguardo che trasforma le cose, le fa diventare ciò che potrebbero, che dovrebbero essere”. E la speranza va cercata, va narrata e va costruita anche “facendo comunità”, perché la nonviolenza passa dalle persone, dai volti, dal dialogo. “La speranza è sempre un progetto comunitario”. Nel nostro cammino redazionale ci abbiamo provato. A credere nella capacità trasformativa delle parole. A mantenere fede al mandato originario scritto nel primo editoriale della rivista (https://www.mosaicodipace.it/index.php/la-storia) cioè, “anticipare un futuro in cui uomini e donne siano riconciliati con la vita”. Le idee, le proposte, il fuoco fecondo che nasce dagli incontri più disparati del nostro progetto editoriale camminano anche grazie alle nostre pagine.
Così come cammina la Campagna contro le banche armate, il percorso Arena di pace 2024 e “Il maschile e le Chiese”, un gruppo di persone di diverse provenienze culturali e religiose per accogliere la sfida del cambiamento. Ma, nel frattempo, la speranza cammina anche attraverso le riflessioni proposte nel numero monografico che ogni anno dedichiamo al messaggio per la Giornata mondiale della Pace. O attraverso le cronache di guerre. Perché, ci ricorda Nello Scavo, in un editoriale (luglio 2022), “noi possiamo andare, vedere, ascoltare, interrogare, infine raccontare. Ma non abbiamo il potere di cambiare per sempre le cose. Magari aggiustarle per un po’. Attraverso il nostro modo di ascoltare e vedere, però, possiamo far sì che domani nessuno abbia l’alibi del ‘non sapevamo’”.



