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A Catania incontro sulla nonviolenza

Il 20 febbraio scorso, a Catania, presso la comunità parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo, organizzato dal locale Punto pace Pax Christi, si è svolto un incontro sulla nonviolenza evangelica di Gesù.

Ce ne ha parlato Giuliana Mastropasqua, che ha illustrato un argomentato e convincente percorso sulla nonviolenza di Gesù e sul suo significato per la prassi di noi cristiani.

Certamente, ha esordito la relatrice, la violenza e l’odio oggi dilaganti nel mondo, a tutti i livelli, non possono lasciarci indifferenti e ci interrogano. Proprio in contrapposizione ad essi dobbiamo cercare di comprendere la nonviolenza di Gesù, da lui insegnata e praticata, tema assai caro al movimento Pax Christi ed estesamente trattato nella rivista “Mosaico di Pace”.

E’ assai significativo, in particolare, che proprio il 29 settembre scorso, a Roma, sia stato inaugurato l’Istituto Cattolico della Nonviolenza, fondato dal movimento Pax Christi International.

L’idea della nonviolenza ci fa immediatamente pensare a Gandhi e ai suoi metodi di protesta civile, come i boicottaggi, ma egli stesso affermava di ispirarsi a Gesù nelle sue azioni. I testimoni della nonviolenza sono peraltro numerosi, come Martin Luther King, Aldo Capitini e tanti altri. Molte di queste figure sono raccolte nella pubblicazione di Pax Christi “Frammenti di Pace”.

La non violenza è un tema che appartiene ai cristiani, anche se apparentemente non sembra così o viene vissuto in modo collaterale. Si può obiettare infatti che la Bibbia, contenendo sia inviti alla pace che molte scene di violenza, finisca col presentare immagini contrastanti tra loro. In realtà la Bibbia racconta la storia di Israele, in un contesto in cui la violenza è un ingrediente quotidiano e fa parte della complessità della vita con tutte le sue contraddizioni.

In essa il realismo delle narrazioni non è da intendere come Parola di Dio.

Nei Vangeli Gesù non parla mai del Dio degli eserciti, ma di un Padre misericordioso che predilige gli ultimi.

E’ significativo che i primi cristiani rifiutassero il servizio militare per non essere costretti a uccidere. Nei secoli poi la chiesa ha disatteso il messaggio evangelico della pace, accettando e anzi promuovendo le crociate, il tribunale dell’Inquisizione, l’idea di guerra giusta. Solo da un secolo a questa parte queste concezioni si sono via via modificate. Benedetto XV nel 1917 definì la prima guerra mondiale “una inutile strage”. Il Concilio Vaticano II rappresentò a questo riguardo un’autentica svolta e l’enciclica “Pacem in terris” di Giovanni XXIII, rivolta a tutta l’umanità, affermava che la guerra “alienum est a ratione”, cioè è fuori dalla ragione. Per Giovanni Paolo II la guerra è “un’avventura senza ritorno” e infine papa Francesco non si stanca di affermare continuamente che “la guerra è sempre una sconfitta”. In particolare, papa Francesco intitola il suo messaggio per la giornata mondiale della pace del primo gennaio 2017 “La nonviolenza: stile di una politica per la pace”.

La nonviolenza dovrebbe guidare quindi il mondo in tutti i tipi di relazione, da quelle quotidiane all’ordine mondiale. Non riguarda solo le relazioni interpersonali, ma anche le relazioni tra i popoli, la politica, l’ambiente, le grandi questioni dell’umanità. Per i cristiani è un’assunzione di responsabilità. Questo principio evangelico deve essere presente nella nostra prassi di vita in tutte le circostanze. Anche i lineamenti del Sinodo in corso mettono in rilievo la cultura della pace e della nonviolenza.

E questo insegnamento non è solo cristiano. Anche nel Corano è presente l’espressione “Fate la pace nella giustizia”.

Ma, ha continuato Giuliana, vediamo più direttamente come Gesù ha insegnato e praticato la nonviolenza.

In tempi violenti in cui il popolo ebraico era oppresso dal potere romano Gesù ci fa conoscere Dio come Padre che si oppone alla violenza e che invece vuole la riconciliazione, il perdono, l’amore. Nel capitolo 5 del Vangelo di Matteo sono esplicitate le contrapposizioni tra l’odio e il suo insegnamento di amore (amate i vostri nemici). Ma come amare il nemico e da dove viene questo comandamento? E’ una questione teologica. Esso nasce dal fatto che siamo figli dello stesso Padre e quindi siamo tutti fratelli. La vita di Gesù costituisce il nostro modello e amiamo i nemici perché anche Dio li ama. E lo stesso vale a livello sociale e politico. Ne sono esempi la parabola del buon samaritano e l’episodio della lapidazione dell’adultera, in cui Gesù ferma la violenza. Nel discorso delle beatitudini e con gli insegnamenti che seguono Gesù è sempre più esplicito (non chiedere la restituzione del prestito, dare la tunica oltre al mantello, porgere l’altra guancia, ecc.). Il non opporsi con la violenza non è segno di passività, ma un invito alla creatività, spiazzando il malvagio e mettendolo in difficoltà proponendo una soluzione alternativa, indicando una strada di cambiamento.

Purtroppo oggi tanti esempi di violenza strutturale sono sotto i nostri occhi: le enormi spese militari e le guerre, il respingimento dei migranti, il genocidio palestinese, la distruzione ambientale, tanti altri.

Gesù ci insegna invece la via della riconciliazione (prima di portare la tua offerta all’altare riconciliati con tuo fratello); ci invita al servizio, capovolgendo i rapporti umani tra i grandi e i piccoli; non più ricerca del potere, ma rapporti di condivisione e di servizio. E così, coerentemente con i suoi principi, insegnando l’amore e facendoci conoscere il volto del Padre buono e misericordioso, Gesù dà volontariamente la propria vita.

Pertanto, per il cristiano la nonviolenza non è una filosofia, ma un modo di essere, un modo per vincere il male con il bene. Si tratta di un cambiamento radicale di prospettiva, in cui la prassi di violenza viene superata dalla prassi dell’amore. Pace e non violenza sono un cammino faticoso che impone una postura di coraggio e determinazione.

E in linea con questo concetto Giuliana ha concluso con una citazione di Dietrich Bonhoeffer: “la nonviolenza non può essere se non grazia a caro prezzo”.

Come era prevedibile, la ricchezza e l’intensità dell’incontro hanno infine stimolato un vivace dibattito con la partecipazione del numeroso pubblico presente.

Punto pace Pax Christi di Catania