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Lo spirito diffuso di Arena 2024, Pax Christi corpo di pace?

Sergio Paronetto

In contesti così tragici come quelli che stiamo vivendo e dentro un clima polarizzato, divisivo, aggressivo e sbrigativo (spesso volgare), è bello e buono tenere vivo lo spirito di Arena, radicato nella Laudato sì e in Fratelli tutti, che molti avvertono fecondo e vivo. Esso ha avuto una proiezione internazionale e si è realizzato con iniziative in Palestina-Israele e in Italia. Viene richiamato nel messaggio del papa per la Giornata mondiale della pace del 1 gennaio 2025 “Rimetti a noi i nostri debiti: donaci la pace” (a partire dal salmo 85 “Giustizia e pace si baceranno”). Ha prodotto un effetto benefico (unitario) all’interno di alcuni movimenti nazionali uniti in molte iniziative tra ottobre e dicembre 2024. Alcuni tra noi hanno fatto partecipando alla Route dell’Agesci tenutasi in agosto a Verona o a iniziative nelle scuole. Spirito di Arena vuol dire che la pace va, appunto, promossa, preparata, organizzata, curata, sperimentata. In questi mesi, si può dire che Arena 2024, Giubileo e Sinodo si intreccino offrendo cantieri di grande respiro laico, quindi plurale, conviviale, e ampie possibilità operative. Quali possono essere le priorità tematiche da realizzare?

Nonviolenza. Aggiungo che davanti a scenari immensi e drammatici, non abbiamo bisogno tanto di una psicologia catastrofica “apocalittica” ma di un pensiero immaginativo “profetico”, di uno sguardo creativo e fiducioso. Cioè della nonviolenza come forza non solo etica e spirituale ma anche come forza storica, sociale e politica, orientata alla trasformazione graduale e radicale della famiglia umana. Alternativa globale, poliedrica, inclusiva che cerca di gestire e trasformare i conflitti assieme alle vittime delle violenze con pratiche di riconciliazione nella verità e nella giustizia. In questo ci accompagnano maestri e testimoni di varie culture e fedi che occorre far conoscere perché costituiscono la storia profonda e la ricchezza più bella della nostra umanità.

Riconciliazione. Per essere fedeli alla prospettiva areniana, legata all’abbraccio di pace tra un palestinese e un israeliano, e alle testimonianze di altri, secondo me è importante promuovere giornate o periodi per la riconciliazione nella verità e nella giustizia, per la gestione e il superamento dei conflitti, accompagnando e sostenendo incontri e pratiche in atto in varie parti del mondo, in Medio Oriente e in Italia. Forse un grande pellegrinaggio di pace e giustizia in Palestina-Israele o altrove. A mio parere, qui sta l’alternativa radicale alle violenze: far diventare i nemici se non proprio amici (come auspicavano Jean Goss e Hildegard Mayr), almeno vicini, interlocutori, conviventi. A partire dalle vittime e dal dolore condiviso. Possiamo collegarci al movimento nonviolento cristiano palestinese “Kairòs Palestina” che in febbraio è presente in Italia e può offrire sollecitazioni significative e accompagnare realtà come il Circolo dei parenti, Nevé Shalom, Combatants for peace, le associazioni mediorientali presenti anche virtualmente in Arena, la Rondine di Arezzo, l’Operazione Colomba, la rete Radié Resch, il Mean, Ponti e non muri, Rabbini per i diritti umani…).

Democrazia. Cioè, l’attuazione della Costituzione italiana, della Dichiarazione universale dei diritti umani, della Carta dell’ONU, dell’Unesco e di altre importanti dichiarazioni e convenzioni delle più accreditate (ma ignorate o avversate) istituzioni multilaterali. La difesa dello stato di diritto e della civiltà del diritto (molto bella la lettera del papa ai vescovi statunitensi contro la politica trumpiana di deportazione in nome dello stato di diritto e del bene comune). L’opposizione al dominio digitale dei Gafamm (Google, Amazon, Facebook, Apple, Microsoft, le aziende di Musk…) orientati a moltiplicare le disuguaglianze, a diffondere paura e odio “preparando l’ascesa di governi autoritari e dittatori” (Maria Ressa, premio Nobel per la pace 2021). Occorre contrastare il predominio di potentati per i quali la democrazia è obsoleta. Tutto questo ci porta ad accompagnare progetti di respiro mondiale come “Salviamo l’ONU”, “Per una Costituzione della terra” o “Manifesto per la giustizia planetaria”

Laicità. Davanti all’uso sempre più frequente della religione come arma politica; alla pretesa di presentarsi come uomini della provvidenza, salvatori della propria nazione (identificata con la civiltà; al diffondersi della superstizione di un dio nazionale o imperiale, tribale ed escludente, cinico e feroce; al moltiplicarsi di fondamentalismi di vario tipo (cristiano, islamico, ebraico, induista…), la laicità va affermata e praticata non solo come necessaria distinzione tra stato e chiesa ma anche come istanza necessaria per le fedi. Diventa una dimensione globale da vivere sia in ambito culturale (pensiero critico e progettuale, pluralismo e dialogo), sia in ambito politico ed economico (ricerca del bene comune, destinazione universale dei beni, cittadinanza responsabile, la Costituzione italiana), sia in ambito cristiano (la vita di Gesù, Matteo 25, il Magnificat, le Beatitudini, il Giubileo), sia nell’ambito di tutte le fedi (regola aurea, priorità alle vittime e ai più deboli, indicazioni del “Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune” firmato ad Abu Dhabi nel 2019 e altro). Laico vuol dire universale, popolare, plurale e conviviale.

Disarmo nucleare. Priorità veramente universale, umanistica, interreligiosa, può diventare la ripresa di una mobilitazione plurale, forte, costante contro le armi nucleari, contro il loro uso e possesso, contro le armi nucleari in Italia e altrove con l’obiettivo di adesione al Trattato ONU del 2017 per la messa al bando delle armi nucleari. Il superamento della deterrenza nucleare che alimenta le guerre e aumenta i rischi per la distruzione del mondo costituisce un salto di qualità culturale e politico di primaria, decisiva grandezza.

Agire per il disarmo. Vuol dire cercare di uscire gradualmente dal sistema di guerra che ci avvolge e distrugge. Uscire da una politica-economia di guerra, dalla finanza speculativa che la sostiene e che condiziona democrazia, economia, ecologia, i rapporti sociali e internazionali con le migrazioni forzate e le nuove schiavitù, è decisivo per tutto. I conflitti armati, ad esempio, sconvolgono gli ecosistemi, esauriscono le risorse naturali, inquinano l’ambiente. Fermare o ridurre il riarmo crescente nel mondo con un livello di spese militari che spinge l’Italia a investire fino al 2% e poi al 5% del PIL; mentre negli ultimi 10 anni la spesa in armi è aumentata del 132% e per il 2025 il governo vuole aumentare del 12% le spese militari e ha confermato 40 miliardi di euro per nuovi sistemi d’arma nei prossimi anni; mentre il PNRR è piegato all’economia di guerra perché la spesa militare non viene computata nel calcolo del deficit; mentre si sta scatenando la spartizione del mondo con azioni da guerra mondiale per il possesso e il controllo delle terre rare, dell’ecosistema e dello spazio, è condizione prioritaria per realizzare qualunque altra conquista. Utile leggere l’Ottavo rapporto sui conflitti dimenticati intitolato Il ritorno delle armi. Guerre del nostro tempo (contiene un intervento sull’Arena del 18 maggio). Sul tema disarmo il papa è l’unica grande personalità mondiale attiva e credibile. La sua denuncia dello scandalo delle armi è lucida, laica, universale (“la più grande struttura di ingiustizia” presente al mondo, diceva già il 5 febbraio 2020). Nell’ambito disarmo, oltre alla riconciliazione e al disarmo nucleare già citati, vedo due priorità da esplorare:

Economia disarmata. Al riguardo, penso non basti operare per la difesa (necessaria) della legge 185/90, che è pur sempre una legge che permette il commercio delle armi. Occorre penetrare, col sindacato ovviamente e con lo slancio di tanti amici sardi e di alcuni “laboratori”, nell’ambito dell’industria bellica, nelle ipotesi di riconversione. Le proposte del papa nel messaggio del 1 gennaio 2025 riguardanti l’abolizione-riduzione del debito economico ed ecologico dei paesi impoveriti e la costituzione di un Fondo mondiale finanziato con la riduzione delle spese militari, ipotizzano una nuova architettura finanziaria interconnessa con tutte le dimensioni della pace. Interessante la posizione del governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta, espressa il 16 gennaio a Bologna, sulle guerre che “danneggiano gravemente i fattori essenziali per la crescita economica” e sullo “sviluppo che deriva da investimenti produttivi, non dalle armi”. Le sue parole si collegano alle idee dell’economista Raul Caruso (“Economia della pace”, Il Mulino 2017)..

Difesa civile nonviolenta. L’iniziativa, già avviata nel 2014, può essere coinvolgente sia perché può attivare giovani (circa 100.000 ogni anno risulterebbero disponibili) e adulti, scelte personali e istituzionali, iniziativa sociale e azione politica, sia perché prefigura e prepara, con il crisma costituzionale e leggi già avviate in tale direzione, una reale alternativa agli eserciti: si tratta di costruire una Difesa civile non armata e nonviolenta, i Corpi civili di pace, spesso invocati ma raramente promossi e sperimentati, da rendere strutturali con la nascita di un Dipartimento della difesa civile o altro. Un salto di qualità per i nostri movimenti sarebbe quello di operare come corpo di pace, cioè di accompagnare o promuovere pratiche e istituzioni atte alla gestione e al superamento dei conflitti. Cioè alla riconciliazione. Vicino ai luoghi di conflitto, nella carne viva dei problemi. Pax Christi può diventare un corpo di pace?