Antonino Drago, 27/12/2024
In Pax Christi italiana ci sono quattro anime.
Quella di politica internazionale. La fondazione di PX voleva allargare l’impegno dei laici anche alla politica. Ma non la politica nazionale, perché questa andrebbe contro la separazione Stato-Chiesa stabilita dalla pace di Westfalia del 1648 e perpetuata dallo Stato liberale. Quindi come primo impegno politico dei fedeli è stato posto la politica internazionale di pace (oltre la scelta elettorale della DC nella politica nazionale) sola. Così è stata intesa dalle varie PX delle varie nazioni. Ma questa impostazione era originale ed aveva molto senso nei tempi in cui, da una parte, l’ONU e la politica internazionale dei diritti umani erano ai primi passi e dall’altra c’era il “partito cattolico” e si era prima della Pacem in Terris e del Concilio. Allora, in un mondo di guerra fredda opprimente, anche la Chiesa schierava un suo piccolo e timido movimento che sosteneva una sua politica di pace.
Ma, avvenuto il Concilio, è diventato acuto il problema di come i laici cattolici possano fare politica a favore dei poveri, lo strato sociale privilegiato dai cattolici del dopo-concilio. Si è detto: mica si può, noi cattolici appena usciti dalle sagrestie, iniziare un movimento politico che persegue una nostra politica internazionale autonoma. Piuttosto fiancheggiamo i movimenti politici che hanno una lunga tradizione e che per di più da un secolo hanno una analisi politica apposita (socialista-marxista); perciò sosteniamo o fiancheggiamo i movimenti insurrezionali in America Latina (là dove c’era il sostegno teorico della Teologia della Liberazione), con un lavoro di cooperazione internazionale politicizzata. Ma dopo il 1989 il Paese guida del socialismo e la Teologia della Liberazione non ci sono più; allora questo tipo di l’impegno di politica internazionale per la pace ha sostanzialmente lasciato la America Latina e si è rivolto al conflitto Palestina/Israele, dove sostiene anche qui gli oppressi, cioè i palestinesi, secondo la politica della sinistra.
Questa anima di PX ha tre problemi. Il primo nasce dal fatto che fiancheggiando istituzioni e partiti della sinistra, questi vedono tutta la politica in termini economici; quindi del problema Israele/Palestina non riconoscono la origine religiosa (che forse è la più drammaticamente importante e porterebbe a lavorare per l’interreligiosità) né riconoscono la natura morale-religiosa di PX e quindi nell’azione ne cancellano la identità. Il secondo problema è che dopo la fine degli accordi di Oslo, la politica degli Stati dominanti favorisce sempre più Israele, senza dare prospettive positive per i palestinesi (salvo l’assistenzialismo della UE).
Nel frattempo la politica ONU dei diritti umani ha preso piede anche in Italia (grazie anche al cattolico Prof. Papisca). Di questa politica si fa portavoce la Marcia Perugia-Assisi che ha acquisito una grande importanza nazionale e internazionale; ma, pur essendo nata come iniziativa di Capitini e pur avendo il sostegno dei Fracescani di Assisi ora essa (questo è il terzo problema) è gestita verticisticamente da un componente di Assopace, dai sindacati di sinistra e dagli Enti Locali, senza dare spazio ad alcun altro: ci si può solo partecipare per contribuire al numero. Inoltre il giorno dopo della Marcia non si sa dove va a finire il suo obiettivo dichiarato (l’anno in cui i loro leaders chiesero ufficialmente di parlarne all’allora Presidente del Consiglio D’Alema, attesero inutilmente). In definitiva essa con grande buona volontà segue uno schema di per mesi rivendicazione sindacale, ma senza sapere quale è lo sbocco politico. Inoltre la Chiesa è fredda sulla politica dei diritti umani, che si è spostata molto sulla droga libera, l’aborto, il divorzio, la omosessualità, i matrimoni gay e lesbici ecc..
La seconda anima, quella della politica nazionale. Nel dopo Concilio si è imparato che nella vita politica si può superare la separazione Stato-Chiesa ponendosi non come obbedienti alle direttive del vertice ecclesiale (impostazione integrista), ma come semplice movimento di base che ha scelto temi specifici e agisce dal basso. Tra tutti i temi di politica nazionale legati alla pace, quello della produzione e commercio delle armi salta subito all’occhio, anche perché l’Italia è tra i primi esportatori di armi nel mondo. Negli anni ’80, grazie ad un lavoro di obiettori di coscienza e un sindacalista FLM (Tridente) il tema è stato precisato e ci sono stati lavoratori obiettori alla produzione di armi. Poi questa politica di PX (assieme ad altri movimenti e ai Verdi) ha avuto la forza di ottenere una legge che regola il commercio delle armi (1990/185). Ma essa viene spesso svuotata dagli escamotages del MAAEE e dai molti traffici non statali di armi e poi l’anno scorso è stata praticamente annullata dal governo di destra. Il solito ragionamento di prima, su come fare politica efficace, porta PX ad associarsi alla sinistra politica; la quale accetta i cattolici traducendo le loro motivazioni morali in termini di lotta economica, da portare avanti secondo le decisioni del “partito”. Il quale però ha un enorme freno nei sindacati che non hanno mai messo in discussione le potenti fabbriche d’armi (e le scandalose nomine governative dei loro capi) col motivo di dover salvare i tanti posti di lavoro. Oggi non si vede quale forza politica possa portare avanti i progetti di migliore regolamentazione del commercio internazionale delle armi (della loro produzione non se ne parla proprio, nonostante i tanti anatemi lanciati da Papa Francesco ai produttori di armi nel mondo).
Questa politica contro le il commercio delle armi ha anche un altro problema. Il limite di essere solo nazionale. Il che gioca a sfavore del tema politico che sarebbe il naturale proseguimento dello scandalizzarsi della massiccia produzione di armi e che strategicamente è il tema determinante per la soluzione di tutti i problemi della pace nel mondo: combattere le armi più potenti e politicamente più decisive dell’ordine gerarchico mondiale: le armi nucleari che hanno permesso il crimine di Hiroshima e Nagasaki e che minacciano la sopravvivenza dell’umanità. Ma mentre in nome del collateralismo la sinistra può accettare e anche favorire che i cattolici pongano dei paletti morali al commercio delle armi, non può però accettare che pongano in discussione la “difesa” nucleare di Russia e Cina contro la politica nucleare USA (e di UK, F e Is).
D’altronde, questo tema crea un grosso problema anche all’interno della Chiesa. Se si riuscisse a convincere i cappellani militari ad opporsi alle armi nucleare i stanza in Italia e (a, catena stretta, alla NATO nucleare), essi si giocherebbero il loro posto di ufficiali dell’esercito e il loro monopolio dell’assistenza spirituale dei soldati rispetto a tutte le altre religioni professate dai soldati. Quindi qui il gioco si fa duro, perché ha ripercussioni ampie e drastiche. Perciò, benché la base di PX abbia ben chiaro il problema e sostenga la denuclearizzazione (tanto più dopo la condanna di papa Francesco anche del possesso delle armi nucleari), finora non ha avuto la forza di portare avanti un progetto politico ecclesiale su questo tema; che è diventato acuto dal 20 gennaio 2021, quando è entrato in vigore il bando dell’ONU e l’Italia non ha aderito ad esso con la scusa di dover essere fedele alla NATO (nucleare). Un tale progetto (da intitolare a Don Milani) dovrebbe portare tutta la Chiesa a rispondere con forza alle armi nucleari (e ai cappellani militari) come impegno caratterizzante i cattolici nella politica mondiale.
La terza anima, quella della politica non violenta. Questa politica, se gandhiana, non è di tipo integrista perché si pone solo come movimento di base; né ha un partito da fiancheggiare, né è corteggiata da qualche partito. Quindi non ha problemi a tenersi distaccata dalla vecchia politica, sia quella dei partiti, sia quella dei vertice ecclesiali. Questa sua posizione dal basso è svalutata dalle altre due anime di PX, che, non le riconoscono la capacità di fare una politica efficace, che per loro deve includere necessariamente un rapporto subordinato ai partiti.
Eppure questa politica ha avuto un periodo glorioso (1970-2000). In quel tempo PX ha collaborato con la Caritas Italiana, che ha dato un grande sostegno alla politica dell’obiezione di coscienza al militare; inoltre ha partecipato alla” Campagna per la obiezione di coscienza alle spese militari e la difesa popolare non violenta”; quindi nel 1992 ha partecipato all’iniziativa dei “500 a Sarajevo”, lanciata e diretta luminosamente dal Presidente di PX don Tonino Bello; e assieme alla Campagna OSM-DPN ha conquistato una legge (230/1998) che è la più avanzata del mondo, contenente anche il tema della difesa nazionale non violenta. Però la successiva (incostituzionale!) soppressione della leva ha spento questa conquista politica; e dopo la morte di Don Tonino (che oggi PX ricorda solo a parole volanti: neanche un convegno a 30 anni dalla sua iniziativa e dalla successiva morte) è rimasta nella penombra. Per cui ancora non è nato un progetto di non violenza politica (e di obiezione di coscienza) intitolato a San Massimiliano.
Il problema fondamentale di questa anima oggi è che la Caritas Italiana e le associazioni non violente non godono buona salute politica, tanto che, come PX, non ha ancora chiaro che vuol dire la stessa parola “non violenza”; perché ancora non si accetta con coraggio e determinazione la corrispondente parola del Padreterno “Non uccidere” come atteggiamento non di etica (Vecchio Testamento), ma di fede (Nuovo Testamento); con la quale si capirebbe che la non violenza è il seguire in tutte circostanze il “Non uccidere” senza se e senza ma. Per cui queste associazioni e PX non fanno chiarezza sulla mistificazione del linguaggio che sui media galoppa: la parola “non violento” diventa “pacifista” (nome svalutativo dato dai militari ai loro oppositori); la parola “pace” è attribuita ai militari (che si sono dati il patronato di papa Giovanni XXIII). E nelle Università si moltiplicano i corsi sulla Pace ma senza parlare di obiezione di coscienza e di non violenza; cioè, senza alcun contenuto di cambiamento politico, nazionale e internazionale.
Casomai è la enciclica Laudato sii di papa Francesco che (anche se la enciclica non tratta, per chiarezza pastorale, il problema nucleare e il problema energetico) ha aperto (alla Chiesa e a PX) una nuova politica non violenta perché: è concepita in maniera non integrista, ma nella maniera tipica dei laici non violenti: ha due fonti, il magistero dei testi biblici e la esperienza umana; e li porta a convergere su un impegno politico per fede. In più, la politica ecologica è nello stesso tempo nazionale e internazionale, quindi supera il vecchio problema della politica di PX; inoltre è tipicamente di base, ma non è separata dalle istituzioni perché alcuni Stati si sono impegnati positivamente; né è collaterale ai partiti, perché li taglia tutti trasversalmente; è del tutto compatibile con metodi non violenti, anche se va a colpire duramente interessi capitalistici anche mondiali. Infine per ora non deborda in estremismi (ad es. lo specismo, l’ipotesi Gaya o Pacha Mama fatte religioni) che metterebbero in discussione la pastorale della Chiesa cattolica. Qui si tratterebbe di formulare un apposito proogetto politico in nome di S. Francesco.
La quarta anima, quella della politica “femminista”. Qui c’è una rivolta internazionale e interreligiosa. La Chiesa si difende con forza da: sacerdozio delle donne, matrimonio omosessuale, sovversione della teologia tradizionale, ecc.). Anche qui il gioco si fa duro. Ma di fatto PX non ha una sua politica sul tema (nonostante l’impegno di Mosaico di Pace) formulando un progetto che sarebbe da intitolare a S. Chiara.
Oggi è finita la novità di una Chiesa cattolica che per la prima volta ha impegnato i suoi fedeli nella politica internazionale; è anche finita la guerra fredda, la DC e l’alternativa politica della sinistra di classe. Il bilancio di PX in questo periodo storico è comunque positivo. Perciò c’è da chiedersi con serenità una serie di domande: che novità può rappresentare PX, non solo per la politica in generale, ma soprattutto per il mondo cattolico, che ora ha molti altri movimenti di base di tipo sociale e politico? Dove sta la sua specificità? Dove sta la sua pressione sul(le associazioni del) mondo cattolico e sui cappellani militari? Come migliorare la Chiesa (a quando un diaconato della Pace? A quando un servizio parrocchiale di risoluzione non violenta dei conflitti?). Come chiarire, far dialogare e cooperare le quattro attuali anime di PX? Qui è l’avvenire di PX.
Ma purtroppo ora PX non utilizza tutte le sue risorse per chiarire e risolvere i suoi problemi: non utilizza il Centro Studi (nonostante i tanti docenti cattolici che potrebbero collaborare), né organizza convegni tematici per affrontare e decidere un problema politico alla volta.
Per ora PX è un movimento che fa molto conto sulla buona volontà degli iscritti e che come unico collante tra le sue quattro anime politiche pone il gregarismo. Ma questo ha un corto raggio. Occorre un salto di qualità. Già don Tonino Bello ha dimostrato che questo è possibile e che le azioni di PX possono essere illuminanti per la politica di pace della Chiesa e di tutti.



