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Sintesi del convegno di Pax Christi, Pesaro – 30/31 dicembre 2024

Antonio De Lellis

La Pace prima del debito (prima giornata)

Alla presenza di oltre 100 persone e con una sala gremita si è svolto il 57° convegno di Pax Christi Italia, dal tema La pace prima del debito.

Nel messaggio per la 58° giornata mondiale della pace, il tema della Pace viene indicato come un nuovo inizio e non come la fine della guerra. La piena identificazione tra Cristo e la Pace e tra Cristo e l’inizio di un nuovo mondo, pone in evidenza come lì dove c’è pace, c’è Cristo e lì dove c’è un nuovo inizio c’è Cristo.

Allargando lo sguardo, bisognerebbe essere consapevoli che si dovrebbe seguire il mondo laddove questo vive concretamente i valori del Vangelo. Nei contesti in cui la difesa e la promozione della dignità umana sono al centro, lì c’è Cristo e lì deve essere la Chiesa, Il nome di Cristo è l’amore, la pace, il fuoco della lotta alle mentalità che sono incapaci di prendersi cura della dignità umana. Ed è un richiamo alle realtà ecclesiali che dovrebbero essere luoghi:

  • del conflitto senza divisioni;
  • del confronto senza reticenze;
  • della riflessione senza finzioni.

Chiunque cerca la verità, la giustizia e la pace dovrebbe sentirsi a casa propria nella Chiesa, e questo avverrà quando le strutture ecclesiali si apriranno al mondo perché il mondo è nelle case, nelle famiglie, nei luoghi del lavoro.

“Non si può essere poveri per sempre”, ci ha ammonito  don Bruno Bignami. Questo il senso profondo del Giubileo che si inserisce all’interno del tema più generale della giustizia sociale. In Lc 4,21 c’è il messaggio di ciò che sarà, ovverosia le due istanze: caritativa e di giustizia. E’ una visione che richiama ad un tempo altro! Non più il tempo degli affari! Se il denaro non dorme mai, non dobbiamo dimenticare che l’umano esiste in un tempo altro! Nella Fratelli Tutti si richiama la figura del Samaritano e della condivisione. Gesù stesso nel miracolo della condivisione fa il censimento di quello che c’è e lo mette  in comune. E negli Atti degli Apostoli si sottolinea l’impegno a superare le disparità. Siamo credibili se non adempiamo alla condivisione e lo chiediamo ad altri? Possiamo annunciare il mistero di Cristo dentro la condivisione! Anche nell’esperienza del giovane ricco raccontato nel Vangelo si evince che la fede è poca cosa se non si apre alla condivisione. Nel racconto di Zaccheo, Gesù stesso non gli chiede nulla, e nonostante tutto, la logica del denaro si può fermare. Ma c’è di più: la logica della gratuità.

Su cosa si basa l’economia attuale? Sulla logica dell’accumulo. Anche nella figura del ricco Epulone, l’economia non guarda in faccia il povero, mentre nell’esperienza dell’Amministratore Infedele si mette al primo posto la relazione: il debito deve servire per mettere a posto le relazioni!

Tutti siamo indebitati! Sia nel racconto della Donna Peccatrice che in quello dei Due Debitori, narrati nei Vangeli, l’amore è la soluzione al debito. E poi c’è la vera novità di questo documento: il debito ecologico. I paesi indebitati, dal punto di vista finanziario, sono in realtà creditori ecologici verso i paesi benestanti. E proprio perché siamo tutti debitori, possiamo uscirne insieme. Se non si coglie questa grande opportunità del Giubileo  del debito, l’arma del credito permetterà ancora il neocolonialismo.

Infatti il sistema del credito ha qualcosa di malato: esclude i poveri, ovverosia la comune umanità, la logica relazionale (card. Delfini), la logica sabbatica (Alex Zanotelli).

Vediamo infatti il dispendio in armi, l’incapacità di immaginare una nuova società.

Occorre aprire le porte verso la pienezza! (don Tonino Bello)

Il Debito aumenta la povertà e richiede più “sacrificio” che i popoli accettano. Vedi  l’Argentina ,ricordata da Emilce Cuda.  Da dove viene il debito? Dalla corruzione, ma non è l’unica causa! L’origine è il mercato finanziario. Come ridurre il debito? Come ridurre la povertà, che è la vera ingiustizia sociale? Nei sistemi economici capitalistici avanzati non è permesso parlare di ingiustizia sociale! Ma senza condono, non c’è pace! La guerra è violenta, ma abbiamo anche una guerra senza cibo, con il commercio della droga, con il traffico umano. Tutto questo è un problema sociale. In passato era possibile parlare di ingiustizia sociale, ma la politica democratica era basata sul lavoro ossia sulla partecipazione e la dignità. Il cambiamento del lavoro, vedi anche IA, cambia la partecipazione democratica. Quando viene meno la parola, senza il lavoro, si genera la guerra. Se le persone sono sole, l’opzione democratica sfuma. Senza il lavoro e senza i soldi a chi lavora è impossibile il cambiamento. Il lavoro è il primo organizzatore sociale! E questo consentirebbe di prendere la parola pubblica. Non attendersi che i ricchi facciano il cambiamento, mentre dal basso è possibile (Fratelli Tutti). Senza la partecipazione c’è il controllo sociale, ma questo non è il volto della politica democratica. La democrazia è il dialogo sociale, è mettere sopra il tavolo il conflitto. E tutto questo è garanzia per la pace.

In questa prospettiva, molta importanza dovrebbero assumere i principi della Carta di Sant’Agata de’ Goti., illustrata dal prof. Raffaele Coppola,una Dichiarazione su usura e debito internazionale, formulati secondo la grande tradizione del diritto romano e del diritto canonico. Occorre considerare a) che la povertà è determinata in gran parte dalla struttura usurocratica dell’economia planetaria; b) che la speculazione finanziaria ha preso il sopravvento sull’economia reale, determinando la crescita del debito; c) che il crescente potere del “sistema bancario ombra” è in flagrante violazione dei diritti dell’uomo e dei popoli; d) che le fonti private di credito, a prescindere da quelle pubbliche, sono responsabili della crescente finanziarizzazione del debito, sempre più a usura; e) che il valore delle materie prime, nei Paesi del Sud del mondo, è condizionato dalla speculazione finanziaria, dalle fluttuazioni incontrollate dei mercati monetari e da regole del commercio internazionale sicuramente pregiudizievoli o addirittura inesistenti, in pratica da un mercato senza regole, cioè all’insegna della deregulation.

In base: – ai voti unanimi del Parlamento Latinoamericano e delle Conferenze interparlamentari Europa-America Latina; – alla Legge n. 209/2000 della Repubblica Italiana (art. 7); si potrebbe chiedere che, con il sostegno sempre più incisivo della Santa Sede e anche di Governi dei Paesi coinvolti nella grave crisi economico-finanziaria mondiale, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite giunga a formulare l’auspicata richiesta di parere alla Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja sui principi e sulle regole applicabili al debito internazionale, nonché al debito pubblico e privato, al fine della rimozione delle cause delle perduranti violazioni dei principi generali del diritto e dei diritti dell’uomo e dei popoli, cogenti, come risultanti specialmente dalla menzionata Carta di Sant’Agata de’ Goti e dalle citate risoluzioni dell’Assemblea generale”. Ricordiamo i principi giuridici principali: – buona fede oggettiva nella formazione, interpretazione ed esecuzione dei contratti; – equità; – eccessivo squilibro delle prestazioni; – divieto di accordi usurari; eccessiva onerosità sopravvenuta; – favor debitoris; – divieto di abuso di diritto;- inviolabilità dei diritti umani, in particolare del diritto alla vita; – autodeterminazione dei popoli.

La Pace prima del debito (seconda giornata)

Al centro dei lavori della seconda giornata la questione Ucraina e Palestina.

Nel primo caso siamo di fronte ad una Shock War economy. I paesi occidentali hanno prestato molto denaro già dal 2014, indebitando l’Ucraina e condizionandone il futuro attraverso liberalizzazioni e privatizzazioni dei servizi essenziali e degli enti statali (Matteo Bortolon). E’ importante comunque evitare tifoserie rischiando di essere considerati filorussi o filoucraini e stare sempre dalla parte degli oppressi, sostenendo gli obiettori di coscienza, sia ucraini che russi (don Renato Sacco).

In Palestina siamo invece di fronte ad un neocolonialismo d’insediamento che pretende, con le leggi di Apartheid, con una economia asimmetrica di Israele e subordinata dei residenti in Cisgiordania e Gaza, di scacciare i palestinesi. Il conflitto israelo-palestinese è un conflitto quotidiano intensificato oggi dall’odio e dalla paura, ma non solo. Vi sono tanti fatti, spesso oscurati dai media, così come lo sono la natura e le origini di questa guerra. Questa non è semplicemente una lotta diretta tra due popoli sovrani. Si tratta, invece, dell’ultima guerra coloniale dell’età moderna, combattuta per stabilire l’egemonia e i diritti assoluti di un popolo sull’altro, come espressi nella legge “Stato nazionale del popolo ebraico” del 2018. Nonostante l’indiscutibile legame dell’ebraismo e del popolo ebraico con la Terra Santa, per i palestinesi questa è una lotta anticoloniale. Israele è stato istituito come progetto coloniale di coloni europei – scelta che nessuno dei suoi primi leader politici ha negato – con l’indispensabile assistenza dell’imperialismo britannico. Nonostante la rete di miti creata per nascondere questi fatti, essi sono fondamentali per comprendere che i palestinesi avrebbero resistito a qualsiasi gruppo che avesse tentato di strappare loro la terra, qualunque fosse la loro religione o nazionalità. Il fatto che questo gruppo fosse composto da ebrei con un progetto nazionale, un profondo legame con la stessa terra e una storia di persecuzioni ed espropri altrove, culminata nell’Olocausto, ha dato a questa guerra la sua natura particolarmente disperata. E, come ha notato Edward Said, la sfortuna particolare dei palestinesi è quella di essere vittime di vittime. (Rosetta Placido).

Rispetto a tutto questo è importante organizzare la Speranza attraverso il boicottaggio dei prodotti israeliani, attraverso percorsi effettivi di riconversione dell’industria bellica (Carlo Cefaloni) e attraverso istituzioni nonviolente, come il Ministero della Pace. (Laila Simoncelli)

Indicare la meta della pace è fondamentale perché in questo momento storico sono in corso ricomposizioni e ri-conformazioni dell’assetto geopolitico mondiale. Dopo la caduta del muro di Berlino, un solo modello economico occidentale e neoliberista si è imposto al mondo globalizzato, ma la grande competizione mondiale non l’hanno vinta i paesi che l’avevano propugnata, bensì altri tra cui la Cina, L’Arabia Saudita, la Russia. Questo ha creato paradossalmente un Occidente indebitato che aveva bisogno della liquidità per sostenere la propria macchina politica ed economica. Finché l’abbondante liquidità dei vincitori della globalizzazione ha sostenuto l’Occidente, non ci sono stati problemi. Ma quando, dopo la crisi finanziaria mondiale del 2008 la credibilità finanziaria occidentale è venuta meno e i Paesi creditori hanno acquisito pacchetti di controllo sulle grandi società occidentali, il blocco dei paesi debitori ha scatenato una guerra fatta di sanzioni, dazi e tariffe che va sotto il nome di neo-protezionismo. Questo sistema va sotto il nome di guerra capitalista. Le guerre economiche e finanziarie fanno da apripista alle guerre guerreggiate. L’Occidente sta cercando di imporre la perduta supremazia economica attraverso la presunta supremazia militare. Il risultato è un caos conflittuale, senza vincitori univoci né stabili che sta determinando una probabile lunga era della non pace.

Se questa è la realtà. allora come si pone il tema dell’invio di armi all’Ucraina?

E’ difficile dare credito alle affermazioni degli Stati Uniti di sostenere l’autodeterminazione e la libertà dell’Ucraina, mentre hanno fornito decenni di sostegno essenziale a Israele per la sua occupazione dei territori arabi ed oggi sostegno diretto e indiretto al genocidio dei palestinesi.

L’Italia che ruolo ha? Con le innumerevoli basi Nato su sul suolo e con un elevato debito pubblico, l’Italia è un paese obbediente alla Nato e alle società di rating occidentali. Anche don Luigi Bettazzi era solito dire: Chi dice Nato dice guerra!

Occorre una grande resistenza e un grande processo di liberazione dalle armi e dal debito.

A partire dal debito pubblico italiano che potrebbe essere in parte dichiarato illegittimo per via delle politiche fiscali regressive, per via dell’alto livello di interessi che continuano a maturare in un circolo vizioso senza fine. Se fossero applicabili le regole della carta di Sant’Agata de’ Goti potrebbero essere, per quella quota, dichiarati illegittimi.

Ecco perché potrebbero essere considerate valide azioni, anche per il percorso di Pax Christi, quelle che vanno nella direzione di non votare i “debiti di guerra”, ovverosia i debiti che abbiamo fatto e che faremo per la guerra.

La possibilità di considerare che sui titoli del debito pubblico non maturino interessi che sono la causa dell’anatocismo e della insuperabilità del pagamento degli interessi sul debito sottraendo risorse necessarie per la sanità e l’istruzione in tutto il mondo.

Adottare finalmente una legislazione che ci consenta di limitare la commercializzazione delle armi e di qualunque forma di esportazioni, in quanto la nostra costituzione prefigura una economia di pace che parla di difesa, solo della patria, e consente quella nonviolenta.

Infine propugnare una indagine popolare e parlamentare sul debito pubblico italiano che sveli i poteri e la corruzione che dentro di esso si nasconde impedendo al popolo di avere servizi essenziali e dignitosi.

La pace positiva è tutto questo!