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Noi di Pax Christi  “pellegrini di Speranza“ a Congresso nel 2025

Norberto Julini, coordinatore nazionale

Cari Aderenti e voi che ci leggete con continuità ed interesse su questa newsletter che dà conto di alcune iniziative secondo i  “verbi” di Pax Christi: Pregare, Studiare, Agire, ricevete ancora una volta i nostri auguri  per una anno di fraternità e pace.

Vorrei per questo indicarvi ricorrenze esemplari e motivanti nel 2025, capaci d’indirizzare il nostro impegno sui passi di Testimoni passati e presenti e su documenti per i quali si compie l’anniversario in questo 2025.

Abbiamo iniziato l’Anno giubilare  indetto con la bolla “Spes non confundit” e siamo  chiamati ad essere “pellegrini di speranza” e  ad “organizzare la Speranza”, che è una virtù e dunque una forza, un modo di pensare e di agire ben lontano da sorta di attendismo passivo e rassegnato. Ci è stato spesso ricordato il pensiero attribuito a Sant‘Agostino, secondo cui i due “bellissimi figli “della Speranza sono lo sdegno ed il coraggio.

Vivremo l’Anno nel solco del messaggio 58° Giornata della Pace: ”Rimetti a noi i nostri debiti: concedici la tua pace” Il per-dono ha anche un’applicazione economica che è principio di giustizia e quindi di pace, come abbiamo “studiato” nel convegno tenuto a Pesaro, aiutati in questo dal bel numero speciale di Mosaico di Pace di gennaio, strumento di lavoro da usare e divulgare.

Vivremo insieme alle sorelle ed ai fratelli delle sezioni internazionali l’80° dalla nascita di Pax Christi Internazionale che sarà in autunno un tempo di memoria e di testimonianza a Firenze.

Rifletteremo sul 60° dalla chiusura del Concilio Vaticano II e dal Patto delle Catacombe, che fu sottoscritto dal nostro indimenticabile Vescovo Luigi Bettazzi.

“Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla Vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore.

La loro comunità, infatti, è composta di uomini i quali, riuniti insieme nel Cristo, sono guidati dallo Spirito Santo nel loro pellegrinaggio verso il regno del Padre, ed hanno ricevuto un messaggio di salvezza da proporre a tutti.

Perciò la comunità dei cristiani si sente realmente e intimamente solidale con il genere umano e con la sua storia.”  (dal proemio della costituzione pastorale Gaudium et Spes).

Rileggeremo e studieremo insieme la Carta fondativa delle Nazioni Unite: scritta 80 anni fa alla fine della guerra mondiale che si chiuse con l’ecatombe nucleare a Hiroshima e Nagasaki.

”NOI POPOLI DELLE NAZIONI UNITE SIAMO DETERMINATI a salvare le generazioni future dal flagello della guerra, che per due volte nel corso della nostra vita ha portato indicibili dolori all’umanità e a riaffermare la fede nei diritti fondamentali dell’uomo, nella dignità e nel valore della persona umana, nell’uguaglianza dei diritti degli uomini e delle donne e delle nazioni grandi e piccole, e a stabilire le condizioni in cui la giustizia e il rispetto della persona umana siano garantiti…”

Ci sarà compagno di viaggio attraverso questo anno anche Dietrich Bonhoeffer che fu assassinato il 9 aprile 1945: pastore profetico di Speranza e di Fede il suo pensiero va conosciuto e meditato, un buon viatico per i pellegrini di speranza che dobbiamo essere:

“L’essenza dell’ottimismo non è guardare al di là della situazione presente, ma è una forza vitale, la forza di sperare quando altri si rassegnano, la forza di tener alta la testa quando sembra che tutto fallisca, la forza di sopportare gli insuccessi, una forza che non lascia mai il futuro agli avversari, ma lo rivendica per sé.

Esiste certamente anche un ottimismo stupido, vile, che deve essere bandito. Ma nessuno deve disprezzare l’ottimismo inteso come volontà di futuro, anche quando dovesse condurre cento volte all’errore; perché esso è la salute della vita, che non deve essere compromessa da chi è malato.

Ci sono uomini che ritengono poco serio, e cristiani che ritengono poco pio, sperare in un futuro terreno migliore e prepararsi ad esso. Essi credono che il senso dei presenti accadimenti sia il caos, il disordine, la catastrofe, e si sottraggono nella rassegnazione o in una pia fuga dal mondo alla responsabilità per la continuazione della vita, per la ricostruzione, per le generazioni future. Può darsi che domani spunti l’alba dell’ultimo giorno: allora, non prima, noi interromperemo volentieri il lavoro per un futuro migliore.”(Da Resistenza e Resa – ed. Paoline – 1988)

Non perderemo di vista neppure i compagni di viaggio del post-Arena 2024, i direttori di Nigrizia, Missione Oggi, Mosaico di Pace per riflettere tutte/i insieme sul modo migliore di ripartire individuando linguaggi, percorsi e priorità.”

Meriterà dedicare approfondimento ed aggiornamento ai temi della cura del Creato a dieci anni dalla pubblicazione dell’enciclica “Laudato sì”

“Questa sorella protesta per il male che le provochiamo, a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso dei beni che Dio ha posto in lei. Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla. La violenza che c’è nel cuore umano ferito dal peccato si manifesta anche nei sintomi di malattia che avvertiamo nel suolo, nell’acqua, nell’aria e negli esseri viventi. Per questo, fra i poveri più abbandonati e maltrattati, c’è la nostra oppressa e devastata terra, che «geme e soffre le doglie del parto» (Rm 8,22). Dimentichiamo che noi stessi siamo terra (cfr Gen 2,7). Il nostro stesso corpo è costituito dagli elementi del pianeta, la sua aria è quella che ci dà il respiro e la sua acqua ci vivifica e ristora.” (LS-2)

Ma non potremo scordarci che nel 2025 ricorrono i 50° anni dalla fine della guerra in Vietnam ed i 30°anni dalla fine della guerra nella ex-Jugoslavia che hanno lasciato rovine morali e materiali ed accordi precari. E’ la sconfitta per tutti e continua la lunga attesa che il ripudio della guerra si realizzi pienamente mentre continuiamo a flirtare con cattive compagnie ed aggressive alleanze.

Fare storia e memoria è precondizione necessaria per educare le nostre menti alla nonviolenza. Già sono pronti i corsi con la Pontificia Università Lateranense ed il corso Ban the War per docenti. Il Centro Studi avvierà i progetti per archivio memorie e testimonianze di don Tonino Bello e di don Luigi Bettazzi

Tra tutto questo sceglieremo di riflettere ed articolare il nostro cammino di cristiani nonviolenti uniti nel nome di Pax Christi che celebrerà il 5 e 6 aprile ad Assisi il proprio Congresso.

Ad Assisi dovremo raccontarci ed ascoltarci molto, con molta umiltà, fraternità e speranza, senza giudicarci, ma offrendoci come “servi inutili” per una testimonianza davvero impegnativa come la pace. Il nostro Presidente don Giovanni ci diceva in un recente Consiglio pensando al congresso: “Diciamoci cosa pensiamo di noi stessi”.

Ci sarà il rinnovo del Consiglio Nazionale e degli incarichi che ne derivano e vogliamo tutti fortemente costruire le condizioni per “passare il testimone” ad altra generazione con un giusto equilibrio fra continuità ed innovazione. Siamo confortati ed incoraggiati dalla stima e dal prestigio di Pax Christi, considerando i numerosi inviti che riceviamo per essere testimoni di pace. E talvolta ci sorprendiamo del tanto che riusciamo a fare pur essendo pochi e poco provvisti di risorse materiali.

Sarà anche l’anno della ripresa di attività presso la nostra Casa per la Pace: un‘occasione in più per ripensare noi stessi e la nostra missione educativa e formativa. Buon lavoro a tutte ed a tutti.