Sergio Paronetto
Arena, Sinodo, Giubileo cantieri di nonviolenza
Nel messaggio del papa per la Giornata mondiale della pace “Rimetti a noi i nostri debiti: donaci la pace”, trovo molte espressioni legate all’evento del 18 maggio 2024 in Arena dove il papa ha offerto cinque interventi sulla pace da preparare, promuovere, organizzare, curare e sperimentare. Ne elenco alcune (col numero del paragrafo in cui sono inserite): – il richiamo fondamentale al salmo 85 (“amore e verità s’incontreranno, giustizia e pace si baceranno” (12); – l’interconnessione delle «sfide sistemiche», tra le quali le ingiustizie consolidate, il trattamento disumano riservato ai migranti, il degrado ambientale, la disinformazione, il rigetto del dialogo, i «cospicui finanziamenti dell’industria militare» che rappresentano «una concreta minaccia per l’esistenza dell’intera umanità» (3, 4); – la necessità di partire dalle vittime delle violenze, dall’ascolto del «grido di Abele» (3); – l’urgenza di «cambiamenti culturali e strutturali» necessari al fine di «rompere le catene dell’ingiustizia» (4, 8); – la riforma del sistema economico e politico internazionale che deve porsi tre obiettivi: «la riduzione, se non proprio il condono, del debito internazionale», con lo sviluppo di «una nuova architettura finanziaria», l’eliminazione della pena di morte, la costituzione di un Fondo mondiale che elimini la fame, faciliti l’educazione e contrasti il cambiamento climatico (6,7,11). Un altro legame con l’Arena riguarda l’appello appassionato al «disarmo del cuore» che «supera lo sconforto per il futuro con la speranza che ogni persona è una risorsa»», opera con «piccoli-grandi gesti» e ci avvicina alla meta della pace dove «ci scopriremo cambiati rispetto a come eravamo partiti. Infatti, la pace non giunge solo con la fine della guerra ma con l’inizio di un nuovo mondo, un mondo in cui ci scopriamo diversi, più uniti e più fratelli rispetto a quanto avremmo immaginato» (13, 14). Stiamo camminando. Alcune pagine sinodali contengono oggi l’invito a sviluppare la cultura della nonviolenza (è una novità per i documenti ufficiali della Chiesa) promuovendo iniziative culturali e strutturali a favore della pace.
Pax Christi, riaprire la via della speranza
Papa Francesco ci invita, quindi, a «riaprire la via della speranza» con l’idea che la pace è un cammino di conversione personale e globale, che i mezzi devono essere coerenti con il fine. Cioè con la nonviolenza che informa i testi bergogliani Evangelii gaudium, Laudato sì, Fratelli tutti e Spes non confundit. Troviamo molti collegamenti alla nonviolenza-speranza in testi di Tonino Bello come Alla finestra la speranza, La speranza a caro prezzo, Sui sentieri di Isaia. Scritti da leggere, rileggere, meditare, diffondere, incarnare, come quello poco conosciuto del messaggio di Francesco per la Giornata mondiale della pace del 1 gennaio 2017 “La nonviolenza, stile di una politica per la pace“.
In questi giorni, osservo che Arena, Sinodo e Giubileo si richiamano e si intrecciano come cantieri di pace, animati da papa Francesco, dal suo magistero universale di nonviolenza attiva. Pax Christi può contribuirvi aderendo alle iniziative riguardanti il difficile cammino di Arena (per ora attivo solo a Verona) con l’incontro del 16 febbraio a Brescia, il Sinodo italiano, con la due giorni di Assisi (22 e 23 febbraio), e le attività giubilari diocesane e nazionali che possono tradurre concretamente frammenti del sogno del Regno secondo le indicazioni bibliche contenute nel Levitico, in Isaia e in Luca 4. Il Congresso di Pax Christi del 3-4 aprile ad Assisi può testimoniarne tracce ed eventi celebrando così adeguatamente l’80° anniversario della nascita del movimento internazionale (cfr dossier in “Mosaico di pace” di febbraio), ri-cordando con gratitudine la presenza di Luigi Bettazzi, Diego Bona, Giovanni Giudici e tante persone che ci hanno accompagnato e che ci stanno a modo loro silenziosamente accompagnando.



