Carla Bellani
La Commissione Onu per i diritti umani in Sud Sudan, nel suo ultimo Rapporto sostiene che, nonostante l’Accordo di pace del 2015 e l’accordo rivitalizzato del 2018 per metter fine alla lotta per il potere tra il Presidente Salva Kiir e il suo vice Riak Machar, il Paese rimane impantanato in violenze di carattere politico, conflitti etnici e corruzione delle élite. Lo scontro politico si ripercuote nel contesto civile e sociale generando prevaricazioni, e una spirale di violenza brutale responsabile di massacri, stupri, uccisioni extragiudiziali e riduzione in schiavitù. Il Rapporto della Commissione Onu ribadisce perciò, l’urgenza di mettere in atto una decisa azione di pace.
In realtà ci sono stati vari tentativi.
La Comunità di Sant’Egidio ha svolto un ruolo di mediazione a partire dal 2020. Nel 2023, il presidente Salva Kiir ha promosso una nuova iniziativa di mediazione detta “Tumaini” (che significa speranza) con le forze di opposizione sud sudanesi che non avevano firmato la pace del 2018 ed ha affidato la guida al presidente del Kenya William Ruto. Ma, a causa della defezione del Movimento di opposizione del Vice Presidente Riak Machar, dopo pochi mesi la trattativa si è fermata. E’ ripresa a dicembre 2024 senza arrivare però all’accordo finale sugli otto protocolli già concordati su questioni chiave: l’unificazione delle forze armate, le riforme costituzionali, l’istituzione di un quadro per una governance equa. Le due parti, governo sudsudanese e opposizione, anziché concentrarsi sulle vere priorità del paese come la sicurezza, la gestione della crisi umanitaria, la ripresa economica, la coesione sociale, hanno preferito seguire i loro interessi politici.
Il fallimento dell’iniziativa “Tumaini” aumenta il rischio di collasso economico del Paese la cui popolazione sopravvive per il 75%, grazie agli aiuti umanitari e in un contesto di totale instabilità civile e sociale. Nelle aree rurali, crescono le razzie di bestiame, i conflitti comunitari e gli scontri armati. Per i rifugiati e gli sfollati interni, il sogno di tornare a casa rimane lontano. Perché la pace arrivi, occorre che i leader politici dimostrino responsabilità verso il bene del paese, e che le Nazioni Unite, l’Unione Africana e l’Autorità Regionale per lo sviluppo rilancino e sostengano fermamente la trattativa.



