Riccardo Michelucci
Nonostante il genocidio in corso sono ancora le regole del diritto internazionale e il potere dell’informazione a infondere speranza in un futuro di pace e di giustizia per il popolo palestinese. Speranza come quella espressa dall’avvocato Raji Sourani, direttore del Centro per i diritti umani di Gaza, che ha aperto la 47a Giornata Onu di solidarietà con il popolo palestinese organizzata da Pax Christi a Bari. “Non ci rassegniamo al ruolo di vittime sacrificali – ha detto – abbiamo intenzione di fare valere in tutti i modi le regole della giustizia internazionale e resistiamo con una sorta di ottimismo strategico, poiché siamo certi di essere dalla parte giusta della storia”.
Poco più di un anno fa Sourani è stato estratto dalle macerie della sua abitazione di Gaza City abbattuta da un missile israeliano. Da allora si è rifugiato al Cairo e da lì continua a denunciare quello che lui stesso ha definito “il doppio standard dell’Occidente”, ovvero il modo in cui ha reagito all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia – con l’incriminazione immediata di Putin e le dure sanzioni imposte alla Russia – e “la risposta invece tiepida, se non inesistente, nei confronti delle politiche genocidarie che Israele sta portando in Cisgiordania e a Gaza”.
Nel corso della giornata di Bari è toccato poi a Micaela Frulli, docente di diritto internazionale all’Università di Firenze, fare il punto sui possibili scenari giuridici che sono stati aperti dal mandato di arresto spiccato dalla Corte penale internazionale nei confronti del primo ministro israeliano Netanyahu. Carlo Tombola di Weapon Watch ha invece tracciato un quadro dettagliato della situazione sempre più preoccupante dell’industria bellica italiana. “Il problema è che ormai viene autorizzato praticamente tutto smantellando di fatto la legge 185 – ha detto -. E i controlli che negli anni scorsi si sono rivelati fondamentali adesso vengono applicati discrezionalmente dai singoli governi”. Al momento sono ben 57 le aziende italiane attive nel commercio di armi con Israele.
Al ruolo fondamentale dell’informazione in un contesto di guerra è stata poi dedicata la sessione pomeridiana del convegno di Bari. Meron Rapoport editorialista del giornale online +972 e voce autorevole del dissenso israeliano, ha spiegato che a Tel Aviv è in corso attacco frontale al mondo dell’informazione, accusato di non appoggiare le politiche del governo. Ultimamente è stato preso di mira persino un quotidiano storico come Haaretz: l’esecutivo ha deciso di boicottarlo tagliando i fondi statali e vietando ai ministri di rilasciare dichiarazioni ai suoi cronisti. Ad apparire sempre più preoccupante è anche lo stato dell’informazione italiana, sempre più soggetta a censura e autocensura nei confronti di quanto sta accadendo in Palestina. In tal senso è stato illuminante l’intervento di Raffaele Oriani, il coraggioso giornalista triestino che nel gennaio scorso lasciò il Venerdì di Repubblica in aperta polemica con la linea del giornale nei confronti del massacro di Gaza. Oriani è anche l’autore di un libro in cui ha denunciato l’atteggiamento della grande stampa italiana, sempre più ridotta a fare – come l’ha definita lui – “la scorta mediatica” dell’accanimento contro il popolo palestinese. Dagli interventi della giornata è emerso con forza anche un messaggio: di fronte a una situazione che si fa ogni giorno più drammatica non è tempo di scoraggiarsi ma di continuare a impegnarsi. A Bari sono state illustrate le modalità per dare un contributo attivo. Una è l’iniziativa “Fari di pace” che prende le mosse dalla decisione di sostenere l’obiezione di coscienza alla filiera bellica espressa da alcuni lavoratori portuali; l’altra è la campagna BDS (Boicottaggio Disinvestimento Sanzioni) che mira a fare pressione sulle aziende e le istituzioni israeliane. “Il successo di questa campagna – ha spiegato Raffaele Spiga di BDS Italia – invia un messaggio chiaro ai governi occidentali: sono sempre di più, in tutto il mondo, le persone che non sono disposte ad accettare l’oppressione dei palestinesi da parte di Israele”.



