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Punto Pace di Cecina – Resistenza disarmata contro la militarizzazione delle scuole e dei territori

Pio Castagna, coordinatore centro

A Cecina il 4 novembre è stato per la società civile la festa delle “Forze disarmate”.

Il gruppo di Cecina di Pax Christi insieme all’Associazione Mestizaje odv hanno organizzato un incontro al Palazzetto dei Congressi, con il patrocinio del Comune di Cecina dal titolo sopra menzionato. La finalità principale era poter divulgare un tema non molto conosciuto, anche se ci tocca da vicino. Infatti ci sono stati tre relatori che hanno affrontato argomenti scottanti.

Fausto Pascali dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e dell’università   ha fatto riferimento alla situazione della presenza di basi militari, riferendosi a Camp Darby base Usa e alla futura Base di Coltano prevista anche nell’area del parco di San Rossore. Il nostro territorio è già complice del conflitto globale ed è notizia che il trasporto delle armi passa dalle nostre città. Camp derby che è il più grande magazzino di armi al di fuori dello Stato statunitense in questi ultimi anni è un crocevia attraverso il porto di Livorno e il canale dei Navicelli, via terra e tramite l’aeroporto militare di Pisa. Sono stati scoperti anche invii via gomma con mezzi dal nord est che rientravano dall’Ucraina dove avevano portato armi. Le armi vengono inviate nei teatri di guerra che alimentano il genocidio in Palestina o per alimentare la guerra in Ucraina, ma non solo (Libia, Medioriente). Per quanto riguarda invece le scuole e le università le Forze armate si sono presentate in tutta Italia dove qualsiasi forza militare è stata accolta per “convincere” gli studenti ad entrare nelle Forze armate o per proporre degli studi che poi possano essere utilizzati nel lavoro delle multinazionali delle armi. A questo però la scuola a tutti i livelli si può opporre, infatti ci viene indicato un vademecum che può essere scaricato dal sito osservatorionomilscuole.com. Questo materiale può servire per insegnanti, genitori, studenti ad opporsi ad una cultura di guerra. Il nostro intento è di convincere i cittadini che il bisogno naturale di sicurezza non deve essere di tipo militare (che trova la sua giustificazione nell’aumento delle stesse spese) ma sociale. A tal riguardo si riporta l’esempio ad Expo Milano dove è stata fatta da rappresentanti dell’esercito una simulazione dove gli attori erano degli studenti che da una parte rappresentavano i manifestanti e dall’altra la polizia che manganellava.

Elisa Pratellesi del Comitato No Comando Nato né a Firenze né altrove spiega che come Comitato si oppone a qualsiasi presenza Nato non solo a Firenze ma in nessun luogo in quanto la presenza del Comando sarebbe a supporto delle politiche belliche in atto. Verso la fine della pandemia abbiamo appreso per caso della volontà di questo progetto a Firenze nel rione di Rovezzano che si trova a 4 KM dal Duomo. Ci siamo subito attivati attraverso manifestazioni e interrogazioni al Comune. Tra l’altro ci sono state anche azioni intimidatorie per le attività che il Comitato stesso sta portava avanti, anche da parte del Comune che ha avuto nei loro confronti un tono intimidatorio, dissuasivo e distorsivo dato che ha minimizzato sui rischi della presenza di questo Comando. Il rischio più grosso è quello di esporre la città ai pericoli di guerra. Il compito del Comitato è quello di richiamare l’attenzione sulle implicazioni del Governo nella guerra sempre più incombente.

Lisa Clark oltre rappresentare i Beati Costruttori di pace, è la referente nazionale della Campagna Internazionale per l’abolizione delle armi nucleari (ICAN) che vinse il premio Nobel per la pace nel 2017.

Questo Movimento internazionale ha avuto molto successo negli anni scorsi nonostante l’opposizione delle potenze nucleari. Infatti il Trattato per la proibizione delle armi nucleari (TPNW) è stato ratificato dall’Assemblea delle Nazioni Unite e di conseguenza è diventato legale a livello internazionale. L’importanza di questo Trattato è che proibisce di possedere armi nucleari, ma anche di usare o minacciare di usare, trasferire, commerciare, sviluppare, testare, produrre, realizzare o anche permettere alle testate di stazionare nel proprio territorio. Il nostro Movimento “ICAN” è nato nel 2007 e questo acronimo può essere letto anche come I CAN che inglese si traduce in “Io posso”. Nello stesso anno Obama per le elezioni adottò il motto “We can” cioè “Noi possiamo”. Dopo dieci anni di sensibilizzazione e di divulgazione a livello globale nel 2017 viene approvato questo Trattato ed entra in vigore nel 2021 dopo le necessarie ratifiche avvenute in tempi abbastanza brevi. L’entrata in vigore di questo Trattato è una specie di riscossa dei paesi poveri e disarmati rispetto ai grandi Stati.  Quando il Trattato viene ratificato a livello nazionale diventa legge nazionale e di conseguenza lo Stato non può più collaborare con le potenze nucleari, ad esempio nei paesi dove c’erano le miniere di uranio in Africa e che hanno aderito al TPNW.

Il secondo argomento che le era stato chiesto di affrontare è quello del “ruolo delle città”. Le armi nucleari odierne sono state progettate e costruite specificatamente per distruggere le città in violazione di qualsiasi senso di eticità e delle regole durante la guerra (regole ius in bello), ma anche prima dell’aggressione (regole jus ad bellum). Dopo la fine della seconda guerra mondiale negli anni 40 entrò in vigore la quarta Convenzione di Ginevra che fu ratificata da tutti gli Stati dell’Onu i quali definirono che le azioni di guerra erano tra combattenti e non combattenti, ma la bomba atomica logicamente non può discernere questo. Per questo e poiché la bomba va sulle città, la coalizione messa insieme negli anni include le associazioni degli Enti locali mondiali, associazioni della società civile compreso organizzazioni di professionisti come gli ordini di scienziati, di medici per la prevenzione della guerra nucleare, di meteorologi, di giuristi, ecc. C’è la conoscenza perché c’è voglia di informarsi e informare per costruire la competenza che viene offerta agli Stati. La maggioranza degli Stati dell’Onu hanno capito che questo era un servizio per loro e avevano il dovere di aderire al trattato perché lo stesso rispetta il futuro dell’umanità. Tanti hanno capito e al momento gli Stati che hanno aderito sono 90.

Invece l’Italia cosa fa? Nell’autunno del 2016 ha votato contro alla proposta di convocare una conferenza per parlare di un ipotetico Trattato che vietasse le armi nucleari. Pensando che questa posizione fosse un errore si creò la Campagna “Italia …ripensaci” perché la posizione del Governo era un tradimento rispetto alla tradizione dell’impegno internazionale dei Governi precedenti, soprattutto negli anni 90. Governi che erano stati molto attivi nei Trattati di valore etico: di disarmo, della messa al bando delle mine antipersona e della regolamentazione per l’autorizzazione dei trasferimenti di armi convenzionali. Negli anni 90 c’era il Governo di Berlusconi e durante una Commissione Esteri Difesa al Senato dove si votava sulle mine antipersona, il Presidente era un ex-militare di destra, conosciuto anche da Alex Zanotelli che quando seppe che aveva votato a favore rimase perplesso. Questo però accadde perché le figlie che frequentavano una scuola cattolica furono informate su questo argomento e avevano detto al padre che se non votava a favore non gli avrebbero più rivolto la parola. Comunque ci sono stati anche altri casi in cui nel tempo le persone hanno cambiato idea grazie all’incessante impegno del Movimento. Ad esempio sono state fatte anche delle iniziative nelle due basi che sono in Italia e che hanno le armi nucleari: la Base di Ghedi (Brescia) dove è stato fatto un appello alla coscienza dei militari italiani e di pensare alle conseguenze delle loro azioni invitandoli a non ubbidire e citando Don Milani ma non hanno risposto. Alla Base di Aviano ( Pordenone) dove ci sono gli americani è andata un po’ meglio.

E per finire, ribadendo il ruolo importante delle città e delle amministrazioni locali e quindi riferendosi all’Assessore alla Cultura, dice che ci sono tre livelli di adesione: “Mayors for peace” cioè i Sindaci per la pace dove hanno aderito quasi 500 Comuni, ma poiché l’iscrizione non ha scadenza, ci possono essere anche Comuni che nel cambio di Sindaco e Consiglieri non sanno nemmeno di esserci. Poi c’è la “Campagna Italia…Ripensaci” dove il ruolo dell’Italia è più attivo in quanto dal 2016 ben 240 Comuni hanno approvato con delibere del Consiglio Comunale che sono state poi inviate al Senato, alla Camera dei deputati e al Presidente del Consiglio. Ed infine un “appello internazionale” molto semplice, dove non è richiesto l’approvazione del Consiglio Comunale, ma sarebbe meglio. Ad oggi sono oltre 100 i Comuni che lo hanno sottoscritto.

In Italia la popolazione capisce che queste armi sono state concepite per distruggere le città e quindi di loro stessa natura sono illegali. Non importa chi le usa, bisogna smettere di pensare che alcune potenze possono averle perché in alcune mani sono sicure perché non le useranno mai. Questo è un discorso che puoi fare ai “bimbi dell’asilo”, ma noi non possiamo crederci perché se non le usi non fai deterrenza: la deterrenza non esiste più con le armi nucleari. Quando la Russia afferma che interviene con l’uso di armi nucleari e così come gli Stati Uniti sono minacce di usarle, e la minaccia è proibita, è come usarle.

Come dice Papa Francesco il mero possesso di queste armi impedisce il multilateralismo e il regolare svolgimento delle relazioni internazionali fra pari. L’unico modo è metterle tutte al bando e smantellarle tutte. Il metodo stesso che è stato usato per questa Campagna che nel 2017 ha avuto il premio Nobel per la pace perché il Comitato di Oslo ha dichiarato che con il Trattato si è ripreso in mano la democrazia anche per gli Stati più piccoli. in questo perché abbiamo ripreso in mano la democrazia anche per gli stati più piccoli, per il bene di tutta l’umanità. Nella primissima seduta dell’Onu nel 1946 quando la sede era a Londra, la prima risoluzione chiedeva l’impegno massimo per la fine del riarmo e la messa al bando delle armi nucleari. Infine propone al Comune la delibera per riconoscere lo Stato di Palestina, anche se ha un valore solo simbolico, sulla scia del Comune di Firenze, ma anche di tante altre città d’Italia.