Mauro Innocenti, punto pace di Bologna
A Bologna i “Martedì di San Domenico” (incontri, dibattiti e conferenze che si tengono di martedì in una grande sala del Convento dei Padri Domenicani, presso la basilica dove sono custoditi i resti del fondatore San Domenico) sono un’istituzione: è in quegli incontri che tanti cattolici bolognesi approfondiscono, stagione dopo stagione, le questioni più attuali e rilevanti. Dopo un anno dai tragici fatti del 7 ottobre 2023, e dopo i più che 40.000 morti della Striscia di Gaza, è stata fortemente voluta una serata di riflessione sulla tragedia che sta insanguinando la Palestina, e oggi anche il Libano, e che rischia di deflagrare in un conflitto molto più ampio.

Il Portico della Pace, rete bolognese di associazioni e gruppi attivi sui temi della pace, è stata coinvolta per organizzare un incontro che si desiderava fosse un’occasione di confronto sull’occupazione, che è la causa del conflitto, sulle tragiche conseguenze di un anno di guerra, sulla ricerca di percorsi possibili che possano aprire a una speranza di pace.
Il Punto Pace Pax Christi di Bologna, che aderisce al portico della Pace, si è molto impegnato nella progettazione dell’incontro e in particolare nella ricerca di una testimonianza ebraica e di una testimonianza palestinese, compito non semplice perché questo è un tempo terribile in cui cresce continuamente e del tutto comprensibilmente la diffidenza fra chi appartiene all’uno o all’altro dei due popoli, che la storia “ha fatto incontrare” nella Terra che è santa per tutti i credenti delle tre religioni del Libro. Non è stato facile trovare due testimoni disposti a confrontarsi – anche se in realtà a distanza perché la testimone israeliana ha parlato in collegamento –ed è stato fondamentale avere un terzo interlocutore, don Nandino Capovilla di Pax Christi, che da vent’anni lavora per costruire ponti tra i due popoli. L’incontro si è svolto il 9 ottobre e la sala si è riempita “in ogni ordine di posti” come nelle grandi occasioni.
I relatori che hanno risposto positivamente alla richiesta di portare un loro contributo all’incontro sono stati Sarah Parenzo, giornalista (scrive sul Manifesto) e psicoterapeuta italo-israeliana, che era stata ascoltata, e particolarmente apprezzata, a Gerusalemme dai partecipanti al Pellegrinaggio di Pace e Condivisione in Terrasanta organizzato nel giugno di quest’anno dalla Diocesi di Bologna e MIrad Jubran Basir, sindacalista e attivista italo-palestinese, che Pax Christi aveva incontrato in occasione della tappa di Ravenna della Campagna Fari di Pace.
Sarah Parenzo ha parlato dell’enorme e inaudito trauma subito da tutti gli ebrei israeliani il 7 ottobre 2023 e del grandissimo impegno – suo e dei suoi colleghi che lavorano nel campo della salute mentale – necessario per curare il dolore, il lutto, la paura degli ebrei israeliani. Tutto il Paese conosce da moltissimo tempo una crisi e una contrapposizione tra la maggioranza sionista, nazionalista e fondamentalista e chi si oppone alla politica del Governo israeliano, una crisi che oggi appare insanabile, che non fa intravedere speranze di pace; per Parenzo, come per tanti altri ebrei residenti in Israele o che vivono nella diaspora è profondamente sbagliato ritenere che non si possa criticare e condannare la politica sionista del governo israeliano, cedendo al ricatto di chi lancia accuse di antisemitismo a chiunque osi criticare Netanyahu e il suo governo: l’antisemitismo e l’islamofobia sono due malattie di questi tempi, che sono molto più collegate di quanto si ritiene e viene raccontato nella stampa mainstream. Mirad Jubran Basir – palestinese cristiano che ha studiato a Bologna e che all’inizio ha ricordato di quando, da studente, frequentava i Martedì di San Domenico – ha riassunto la storia della Naqba e poi dell’occupazione della sua terra, dove può ogni tanto tornare solo facendo sempre un lungo viaggio, non potendo prendere un volo diretto come fanno i pellegrini o i residenti in Israele: una storia fatta di troppe “disattenzioni” dei potenti, che non hanno mai saputo e voluto cercare e costruire una soluzione equa e giusta che potesse garantire la convivenza e la pace, e di tante “occasioni perse”, di tantissimo dolore di tutto il suo popolo, una storia che però deve poter arrivare un giorno a una pacificazione, che deve essere possibile. Don Nandino ha ricordato i tanti incontri – suoi e di tutti i partecipanti ai Pellegrinaggi di Giustizia della Campagna Ponti e non Muri – con persone che in Palestina e in Israele “costruiscono ponti”, praticano la nonviolenza, coltivano il dialogo: per cercare, con tutta la fatica inevitabile, la pace in Terra santa è indispensabile la parresia – dire la verità, essere trasparenti – non si può dire, a proposito di civili massacrati da una bomba, che sono “morti”: si deve dire che sono stati “uccisi”; con parresia hanno scritto i patriarchi della Terra santa nel loro fondamentale documento “Kairos Palestina”; con parresia si esprime nelle sue lettere e nelle preghiere che condivide in rete il patriarca emerito Michel Sabbah, fra i grandi e più preziosi amici di Pax Christi in Terra santa.
Sarah Parenzo e Mirad Jubran Basir, testimoni di pace che non si conoscevano, si sono parlati e hanno fatto intravedere ai tanti partecipanti a quel “Martedì di San Domenico” – che in realtà è stato eccezionalmente un mercoledì – che una via di pace per quella Terra Occupata, che deve essere Santa e Promessa a tutti i suoi abitanti, può esistere.
Intervento audio di Sarah Parenzo
Intervento audio di Milad Jubran Basir



