“Andate in tutto il mondo proclamando la Buona Notizia a tutta l’umanità” Mt. 16,15
Mariella Tapella, Pax Christi San Salvador. Da El Salvadore, C. A.
La missionarietà è proclamazione ed azione.
In terra salvadoregna, terra benedetta dal sangue di tanti martiri, Sangue di martiri, seme di cristiani, diceva Tertulliano, da San Romero a Marianella García Villa, avvocata dei poveri, terra che respira di santità, ma che ha bisogno anche di una buona dose di sciroppo di Spirito Santo, per ritornare ad essere una Chiesa Regno centrica, come ha insegnato e vissuto San Romero. Una Chiesa che non si considera se’ stessa Regno, non ripiegata su se’ stessa, alla difensiva, ma ritornare ad essere una Chiesa “in uscita”, come ci ricorda saggiamente Papa Francesco, non è sempre facile, soprattutto in momenti come quelli che viviamo ora di dittatura, che semina paura, panico e timore.
Però, quando vado nelle comunità contadine, a fare pastorale con la Lettura popolare della Bibbia, in una mano la realtà-vita e nell’altra la Bibbia, nonostante la repressione e la militarizzazione che vede innocenti incarcerati per il regime di eccezione che dura ormai da 30 mesi e che annulla i diritti fondamentali, le persone, in maggioranza donne, con bimbe e bimbi, partecipano sfidando la paura, perché vogliono vivere una fede incarnata ed essere luce, sale e lievito… annunciando il Regno e denunciando l’anti regno, facendo s che la fede vissuta si trasformi in prassi di liberazione.
Tra le persone che partecipano ce ne sono alcune che hanno sofferto molto durante i 12 anni di guerra degli anni ’80, che hanno perso parenti in massacri perpetrati dall’ esercito governativo e che nella fede incontrano la forza per continuare… Perciò, riflettendo assieme la realtà che si vive, illuminandola con la Parola, si ricostruisce anche il tessuto sociale comunitario rotto dalla situazione politica, socio economica e religiosa. Si assume la sofferenza degli altri per continuare a trasformare la realtà di ingiustizie che si vive, facendo proprio il progetto di Gesù che, nonostante le difficolta personale e comunitarie, ci permette di essere donne e uomini del Regno, per non rimanere al margine della storia, perché sarebbe rimanere ai margine del Regno.
Con tale accompagnamento, anche la missionarietà per me cambia di prospettiva… Si fa più entusiasmante, più coinvolgente, oserei dire più combattiva… ricordando San Paolo in Ef. 6,13-16 “Impugnate quindi le armi di Dio per poter resistere al giorno disastroso e rimanete saldi nonostante tutto. Indossate la cintura della verità, indossate la corazza della giustizia, indossate i sandali dello zelo per diffondere la Buona Novella della pace. Tenete sempre in mano lo scudo della fede, nel quale si spegneranno i dardi incendiari del maligno”.
Sono sempre più convinta che è dal basso, dagli esclusi, emarginati dal sistema, dalle periferie, come ci ricorda Papa Francesco che si incontra il Dio di Gesù di Nazareth… Assieme ci accompagniamo in questo faticoso, pericoloso ed allo stesso tempo speranzoso processo di liberazione.
Si tenta assieme, di fare un cammino, come Popolo di Dio in cui germoglino semi di solidarietà, fraternità e sorellanza, sororità, mettendo in pratica… Tutto ciò che succede mi interessa… Perché chi tenta di seguire Gesù non può ignorare i crocifissi della storia perchè è il Dio incarnato in Gesù che soffre con chi soffre, muore con chi muore ingiustamente e che cerca con noi e per noi la vita.
Perciò la missionarietà per me è “sporcarsi le maní”, accompagnare le comunità nelle loro lotte non violente per la difesa dei loro diritti, e quelli della Madre Terra… No all’estrazione, no alla privatizzazione dell’acqua…. e così via. Essere parte di una Chiesa samaritana e portare cosi una speranza speranzata.
Una missionarietà promossa anche con respiri ecumenici… Sono in terra di missione in cui ci sono altre denominazioni cristiane. E’ uno scandalo la divisione…
Con alcune donne, amiche di altre confessioni cristiane, – luterana, anglicana, battista Emmanuel, calvinista riformata e metodista con cui sono diventata amica, stiamo facendo un cammino di fede, cercando ciò che ci unisce, nello spirito di S. Giovanni XXIII, per cercare di incidere nella lotta per la giustizia, per la difesa dei diritti umani e della Creazione tentando di mettere in pratica la orazione universale di Gesù “Che siano uno” Gv. 17, 21 Il frutto di questa esperienza consiste nella preparazione di un libretto di canti ecumenici con respiro al femminile.
In conclusione in questo mese di ottobre che ormai è passato, ma che non cancella lo spirito di missionarietà di ognuno di noi, auguro gioia, speranza in mezzo a tristezza ed angustia, vissuta dal popolo salvadoregno.
Tutti siamo missionarie e missionari perché Dio è un Dio missionario. La missione è di Dio e lo Spirito Santo che opera nel mondo ci invita come Chiesa a partecipare attivamente.
Buon cammino nella costruzione del Regno



