Viviamo in un’epoca di guerra diffusa e permanente
Carla Bellani
Papa Francesco parla della “Terza guerra mondiale a pezzi”. In questo scenario siamo chiamati a riflettere sul nostro ruolo come società civile e come movimento per la pace. Noi non possiamo negoziare la pace, ma è nostro dovere stare al fianco delle vittime e fare tutto ciò che è necessario e possibile per impedire che vengano sacrificate alla brutale logica della guerra.
Le guerre odierne non sono più “la prosecuzione della politica con altri mezzi,” come sosteneva la dottrina militare di Von Clausewitz, ma sono esplosioni di violenza brutale, autonoma e senza fine, spesso prive di uno scopo preciso. Ne parla la rivista Limes, in un suo editoriale dal titolo “Fine della guerra.”
In un mondo sempre più policentrico, l’Occidente sta perdendo la sua supremazia egemonica e, per riaffermarsi, gioca la carta della sua indiscussa superiorità militare. E questa logica ha bisogno di un nemico costante da combattere. Lo sottolinea Elena Basile, ex ambasciatrice, nel suo libro “L’Occidente e il nemico permanente”.
Lo ribadisce anche Tavola della pace nell’appello per la prossima marcia Perugia-Assisi:
“La demenza bellica ci descrive un mondo dominato dal pensiero binario, in cui il bene è minacciato dal male, un male incurabile che deve essere combattuto con ogni mezzo, all’infinito. E’ l’ idea della della ‘guerra permanente’ a cui dovremmo piegarci per difendere la ‘nostra’ libertà e i ‘nostri’ valori. E’ l’idea di una pace falsa, basata sui rapporti di forza, sull’equilibrio del terrore, sulla spartizione di aree geopolitiche e sulla corsa al riarmo.
In nome di questa ‘vecchia’ idea, l’Occidente abbandona progressivamente i suoi capisaldi: la tradizione del primato della ragione, quello dei diritti universali, del pluralismo, della convivenza tra i popoli e la pace; si rassegna alla guerra fredda, alla inevitabilità del riarmo convenzionale e nucleare, all’aumento della spesa militare e allo smantellamento dello Stato sociale. La stessa Unione Europea, che tanto ha contribuito all’affermazione della civiltà del diritto e dei diritti umani, è sempre più minacciata da spinte belliciste, divisive, nazionaliste e autoritarie.”
Dentro questa ottica si inseriscono i tanti conflitti in corso in varie aree del mondo ed anche la guerra in Ucraina e a Gaza.
Diplomazia e istituzioni internazionali inadeguate
Oggi, la diplomazia e la mediazione sono relegate in un angolo. Si pensi all’impotenza della Comunità internazionale a fermare il massacro a Gaza, garantire il diritto ad un proprio Stato al popolo palestinese, fermare Netanyahu nel suo disegno di espandere il dominio di Israele anche a costo di incendiare l’intero Medio Oriente. Si pensi all’inerzia diplomatica dell’Europa verso la guerra in Ucraina; a tutti i conflitti che insanguinano il mondo e che non vedono interesse politico e soluzione diplomatica.
E questa follia bellicista è alimentata e amplificata da potenti megafoni pubblici e privati. Ogni giorno, crimini orrendi, visibili agli occhi dell’intera comunità internazionale, vengono compiuti contro persone e popoli nella più totale impunità e nell’inerzia politica generale.
Le agenzie internazionali: Onu, Corte internazionale di Giustiza, Tribunale penale internazionale non riescono a fermare, sanzionare le guerre e i massacri, e le agenzie umanitarie in tanti casi (vedi Gaza) sono impedite nel portare i soccorsi.
Le guerre in corso, guerre senza fine, finiscono col foraggiare l’apparato militare-industriale; tolgono risorse umane e finanziarie allo sviluppo economico – sociale delle popolazioni; spingono Stati, Istituzioni e politica a entrare in un sistema di guerra permanente e ad aumentare le spese militari. La spaventosa corsa al riarmo in atto è resa ancor più pericolosa dall’uso dell’intelligenza artificiale. Rischiamo guerre decise da algoritmi fatte con armi robotizzate
Cosa possiamo fare come Pax Christi e attraverso il percorso Ban The War 2025?
Non è facile fermare il mostro della guerra, visto soprattutto il disimpegno della politica e l’inadeguatezza delle istituzioni internazionali. Ma non possiamo più tollerare la carneficina in atto e nemmeno l’estensione delle guerre.
Dobbiamo impegnarci perché la politica e le istituzioni conducano una seria attività diplomatica nei conflitti, insieme a politiche di disarmo, al fine di porre un argine al dilagare della guerra permanente e difusa. E poi, come consuetudine di Pax Christi, dobbiamo promuovere la cultura della nonviolenza e della pace.
Sono queste -in sostanza- le questioni su cui si articolano i tre punti di riflessione del percorso “Ban The War 2025”: disarmare le menti, le mani e la politica. Solo attraverso un cambiamento radicale in questi ambiti possiamo sperare di costruire un futuro non governato dalle guerre.



