Antonio De Lellis
Il 29 giugno, nella parrocchia della Natività della Beata Vergine Maria dove è presente il nascente gruppo di Pax Christi – presso la frazione di Bicchio (Comune Viareggio), si è svolto, alla presenza di una trentina di persone, un laboratorio sulla nonviolenza guidato dal coordinatore dell’area centro di Pax Christi Italia Pio Castagna.
La meravigliosa accoglienza del gruppo dei laici volontari e del parroco, don Graziano e la presenza di una comunità per giovani madri in difficoltà, hanno reso la giornata ancora più bella e intensa.
Da subito si è messo in evidenza, nel quadro della società omnicratica, di Aldo Capitini, il potere (inteso come essere, agire, progettare), della persuasione, dell’apertura e della compresenza, che ognuno di noi ha e il potere energetico del gruppo, rispetto alle azioni nonviolente e al grande rischio di identificazione tra problema e persona.
Il contrario della guerra è la relazione di amore. Con questa frase si è sviluppata la giornata intensa e caratterizzata da vissuti personali e dalle simulazioni di comportamenti violenti e nonviolenti.
La gestione dei conflitti e la comunicazione ecologica sono stati i due binari su cui si è incanalato il laboratorio.
Fondamentale la differenza dei tre cervelli, encefalico (gestione degli organi), Limbico (gestione delle emozioni) e Corteccia (che produce l’elaborazione del pensiero).
Gli esempi sugli abusi di potere e sul deficit di potere, hanno messo in evidenza come la violenza, intesa come volontà di fare danno, di primeggiare, imporre, prevaricare, maturi all’interno di un contesto in cui l’ignoranza deve necessariamente lasciare il posto al prendere coscienza del proprio stato fisico, mentale e psichico.

La trasformazione alla nonviolenza richiede una competenza alla persuasione, all’ascolto, all’accoglienza, al non giudizio, al lasciare libertà, all’empatia, al riconoscimento delle proprie necessità e al rispetto dell’altro.
Nella seconda parte della giornata abbiamo affrontato l’importanza del corpo flessibile che genera assertività e contribuisce a trasmettere le proprie emozioni, trasformando il negativo in positivo.
Nella gestione del conflitto occorre essere autentici e riconnettere l’emotività con la corteggia cerebrale, “enzimando” la relazione. A volte più parliamo e meno comunichiamo. E’ necessario adottare una comunicazione ecologica ovvero efficace e breve uscendo dalle maschere sociali e assumendo una competenza congrua nelle parole e nel corpo.
Infine l’attivazione di percorsi alternativi, il coraggio della trasformazione, nella condivisione e nell’incontro in un tempo disteso ha favorito una crescita personale che ha comportato un lavoro ed un rischio, il rischio delle relazioni.



