Carlo Tombola
L’iniziativa di WW e Pax Christi è il proseguimento di un lungo lavoro di tessitura di rete, svolto in questi tre anni da due associazioni certo diverse, unite però dall’urgenza di intervenire sul tema della guerra e delle condizioni per il ristabilimento della pace internazionale.
Nel metodo WW e PC hanno trovato consonanza e prospettiva di fini: un metodo che fosse, oltre che rigorosamente non violento, soprattutto propositivo e puntasse alla persuasione della parola, cioè in fondo a ristabilire il primato della discussione e del confronto, da una parte, e dall’altra si rivolgesse alle autorità politiche e amministrative per richiamarle al rispetto di leggi, trattati internazionali e Costituzione.
Per vie diverse, i promotori hanno cercato (e cercano) gli interlocutori tra chi non era (non è) d’accordo nell’assegnare alla pace il ruolo di pre-condizione di ogni attività collettiva e individuale, culturale ed economica, spirituale e materiale. E intendono farlo su un piano che è immediatamente internazionale: sia per l’ovvio riconoscimento che le catene logistiche della guerra coinvolgono tutti i paesi produttori ed esportatori di armi, cioè innanzi tutti i paesi del mondo ricco e industriale; sia altrettanto per l’universalità degli effetti delle guerre “a pezzi” su molti e incolpevoli popoli tenuti alla periferia del mondo ricco. Nessuno dei grandi problemi legati al contenimento delle guerre e al ristabilimento della pace può essere risolto sul piano nazionale, o all’interno di un’alleanza militare.
Dobbiamo riprendere e amplificare l’appello che ormai cinque anni fa venne lanciato a Genova da un gruppo di lavoratori del porto: «porti chiusi alle armi e aperti ai migranti». E anche l’altro appello partito dal porto basco di Bilbao, «la guerra empieza aquí», a significare che ogni “locale” va visto sempre anche nel suo rapporto con il “globale”, ogni porto come rete di una catena logistica, ogni migrante come vittima di una violenza lontana.
A Genova l’8 giugno si svolgerà un incontro che sarà una tappa di questo costruire reti, costruire collegamenti tra lavoratori e militanti contro la guerra, anche per trovare nuovi strumenti con cui opporsi alla barbarie fratricida.




