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Pellegrinaggi di giustizia Aprile 2023 bocchescucite.org

Martina Valente e Anna Clemente
Proseguono i viaggi della Campagna Ponti e non muri anche in questa primavera del 2023.
Per la settimana di Pasqua abbiamo raggiunto la Palestina con un gruppo di venti persone, in prevalenza giovani ragazzi e ragazze impegnate nel sociale e curiosi di vedere con i propri occhi la realtà occupata dei Territori Palestinesi.
E’ stato un viaggio come sempre coinvolgente e impegnativo che ha visto purtroppo un continuo cambiamento di programma per le vicende susseguitesi a partire dall’attacco e uccisione di tre colone israeliane.  L’intensità degli avvenimenti è stata vissuta dal gruppo con grande consapevolezza e tranquillità, grazie anche alle disponibilità di modificare i piani fissati e alla certezza di non essere coinvolti in situazioni rischiose.
Girando dal nord al sud della Cisgiordania, da Ramallah e Valle del Giordano, a Betlemme, Hossan e Battir, ad Hebron e al villaggio di At-Tuwani fino ad arrivare a Gerusalemme, abbiamo ascoltato le testimonianze di chi vive ogni giorno sotto occupazione e in una condizione di ormai riconosciuto apartheid: abbiamo incrociato sguardi di donne internazionali che per la loro solidarietà ed umanità sono state ‘adottate’ dalla Palestina, di ragazzi che non vogliono lasciare la loro terra, di donne che lottano e ricordano i prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane, di leader popolari che nella cura dei loro giardini e campi infondono la determinazione di chi spera e lotta per la pace e la libertà, di attivisti israeliani che, misconosciuti dalla loro società, supportano i palestinesi e lottano per una vera democrazia ed uguaglianza nel paese. Abbiamo accompagnato i musulmani durante il Ramadan, vivendone rispettosamente i disagi, e abbiamo festeggiato la Pasqua con una bella passeggiata verso Battir, patrimonio mondiale dell’Unesco: il contatto con la natura e il camminare sono stati di fondamentale importanza per il gruppo, per scaricare le tensioni emotive che necessariamente si avvertono viaggiando per l’occupata Cisgiordania, per rafforzare i legami nel gruppo e fare silenzio e concedersi lo spazio per meditare. Meditazione ritrovata anche nei momenti di condivisione che periodicamente il gruppo teneva: nonostante la fatica di confidarsi i debriefing sono stati avvertiti come utili per affrontare insieme le situazioni anche più delicate.
Dopo una settimana insieme il gruppo ha concluso l’esperienza con sentimenti contrastanti, provato dalla sofferenza vista, con mille domande, con stupore e disagio, con grande sconcerto e grande motivazione per il futuro. In comune la volontà di essere testimoni, di ascoltare quel ‘fermento interiore’ scaturito dagli incontri vissuti e di diffondere con impegno le parole ascoltate.
“Sono molto molto felice: sono tanti i punti che mi hanno fatto riflettere e mi hanno insegnato qualcosa. Torno a casa piena di storie!” (Caterina)
“Ho apprezzato la capacità di averci portato così vicini alla realtà. E’ un grande azzardo, ci vuole coraggio” (Alice)
“Siamo finiti dentro una realtà che ci ha scosso, che ci dà energia, che ci regala dei doveri. Complimenti a chi ha gestito il viaggio, al gruppo e all’esperienza di ognuno di noi che ci fa sentire meno soli” (Andrea)
“Grazie per aver sempre alimentato il nostro sguardo critico, sarebbe stato molto facile cadele nella banalità. E’ un viaggio che riorganizza un po’ le priorità della tua vita” (Irene) E allora un augurio a tutti noi, che siamo rientrati in Italia, e a quanti partiranno per i prossimi Pellegrinaggi di Giustizia: che ciò che abbiamo visto con i nostri occhi e ascoltato con le nostre orecchie non si perda per le strade di tutti i giorni. “La realtà la dobbiamo raccontare” (Franco)