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GUERRA IN UCRAINA: dentro il conflitto, oltre il conflitto. Per un’Europa di pace. (Brescia, 3 settembre
2022)

(appunti dal Convegno)

GUERRA IN UCRAINA: dentro il conflitto, oltre il conflitto. Per un’Europa di pace. (Brescia, 3 settembre
2022)

(appunti dal Convegno)
Il convegno- che ha visto la partecipazione di numerose persone, 250 circa- è stato fortemente voluto da
una rete di associazioni, movimenti (Pax Christi tra essi) del territorio, istituzioni locali e Rete Italiana Pace e Disarmo per offrire un punto di vista ben più ampio (e con diversi punti di vista rispetto al ” Pensiero Unico Bellicista” (per dirla con Nico Piro, insieme a Nello Scavo e pochi altri, giornalista,” fuori dal coro”) che da oltre sei mesi a questa parte straborda nell’informazione nazionale e non solo.
Si è quindi di deciso di approfondire, sotto tanti punti di vista e con voci finalmente dialoganti seppur
diverse, quanto sta accadendo con il contributo di analisti, attivisti e giornalisti con notevole esperienza in
materia.
Dopo i saluti istituzionali del presidente del consiglio comunale di Brescia (Roberto Cammarata), e
l’introduzione nella sessione del mattino della portavoce del Coordinamento degli enti locali Bresciani per la pace e la solidarietà internazionale (Camilla Bianchi) e, nel pomeriggio del coordinatore Campagne di RIPD (Francesco Vignarca) ci sono quindi succedute le riflessioni dei relatori.
(la registrazione dell’intero Convegno è a disposizione sulla pagina Youtube e Facebook di Opal Brescia, )

Domenico Quirico (giornalista La Stampa):
È dal 2014 che il fuoco covava sotto la cenere; e purtroppo – pessimisticamente- il conflitto rischia di
avviarsi verso una guerra senza fine.
La classe dirigente Ucraina vede e parla di vittoria.
Gli Stati Uniti non hanno fatto nulla per mettere freno all’escalation, anzi! A suo avviso- di Quirico-
volutamente sabotato il tentativo di attenuare il conflitto; questo perché hanno un altro obiettivo, ovvero
limare La potenza della Russia.
Questo scenario l’Europa ha mostrato tutta la sua fragilità nel imporsi come terzo soggetto credibile,
appiattendosi sostanzialmente sulle posizioni USA/NATO (l’atlantismo tanto sbandierato in questi giorni di pessima campagna elettorale. ndr) quasi a assimilare tale coalizione ad un raggruppamento ideologico, un sistema di valori mentre, invece, oggettivamente, la NATO è una alleanza militare.
La guerra ha quindi determinato la rinascita dei ” blocchi contrapposti”: da un lato l’occidente e dall’altro
Russia, Cina e paesi asiatici.
Con il risultato che i due blocchi si spartiranno il territorio. Occorre prendere consapevolezza che servono
adeguamenti- collettivi ed individuali- a questa nuova, drammatica, situazione.
Mirko Massetti (analista Limes):
È indubbio che la cosiddetta ” cortina di ferro” si è spostata verso est; e questo al governo russo non sta
bene.
A proposito di ” linee di demarcazione” si è passati dalle cosiddette ” Amity lines” derivanti dal rispetto dei patti/accordi/protocolli (ex Spagna/ Portogallo in America latina), alle ” Red lines” determinate
unilateralmente- di volta in volta- da ciascuna delle parti in causa.
Il Cremlino vuole stabilire la frontiera serve una sorta di ” pax russa” mentre gli USA hanno fortificato, ben
prima dell’esplosione del conflitto, in Ucraina, i propri bastioni in Polonia e Romania.

Per Washington l’Ucraina non è mai stata strategica, solo tattica; infatti gli Stati Uniti hanno deciso di
inviare armi e non forze armate.
Per dirla con un motto:
A morire sono gli ucraini,
A ferirsi sono i russi,
A depotenziarsi è l’Europa
Ad esultare sono gli USA
A vincere sarà la Cina.
La Russia ha un potente alleato, il “generale inverno”
È probabile che l’esercito russo utilizzerà le cosiddette armi termobariche che oltre che ad uccidere, come
tutte le altre, causeranno anche l’esplosione dei vetri degli edifici.
Come si potranno scaldare le città ucraine in caso di assedio?
E l’Ucraina potrebbe non essere in grado di importare energia elettrica dall’occidente, ed oggi la sola
centrale nucleare di Zaporizhzhia fornisce il 24% dell’energia in Ucraina.
Le possibili strade che si intravvedono oggi sono sostanzialmente 4:

  • i negoziati (dove si registra l’indisponibilità della Russia)
  • la resa (indisponibilità dell’Ucraina)
  • la ritirata (osteggiata, ovviamente, dall’apparato militare)
  • lo stallo (la situazione verosimilmente più probabile)

Matteo Villa (analista ISPI):
Già nel 2008 prima dell’invasione russa in Georgia, l’Europa disse agli USA che non avrebbe condiviso
l’ingresso dell’Ucraina nella NATO.
E ancora nel 2021 l’Europa si mise di traverso.
Cito Norberto Bobbio: non esiste una guerra giusta offensiva; e va oltre: anche quelle di difesa lo sono; con
l’avvento della bomba atomica.
Dilemma morale: 2 principi ONU: principio di ” legittima difesa” e di ” difesa collettiva”, ossia di intervento
in aiuto.
Che fa l’Europa?

  • Manda armi?
  • Manda aiuti?
  • Assume sanzioni?
    Che fare?
    Dilemma morale: se Kiev fosse caduta subito si sarebbero risparmiate valanghe di distruzione dell’Ucraina.
    150 mld $ PIL

110 mld $ di danni…
L’ Ucraina sceglie di difendersi ed Europa decide di armare UKT e sanzionare RUS
Nuovo dilemma…
Sono passati 6 mesi di guerra. Magari meno intensa dall’inizio.
Ed ora la morale diviene anche interesse.
Il casino di fronte agli ideali…
Le parti interessate non sono interessate al negoziato; in primis il Cremlino (sempre più distante), ma anche
la classe dirigente Ucraina.
EUR tuttora disunita…
Chi ha fornito più armi sinora?

  • USA 41 mld.
  • UK 7 mld.
  • POL 6 mld.
  • GER 5 mld.
  • … (in proporzione al PIL i paesi baltici sono ai primi posti)
  • ITA 0,15 mld. (poca roba in fondo; e peraltro da pasticcioni; città il caso dei carrarmati destinati all’Ucraina
    fermati dalla polizia stradale in A1, lo scorso 29 giugno 2022..)
    Questa la diversa scala degli aiuti…
    Non vi sono soluzioni facili all’orizzonte. La soluzione negoziale è molto lontana.
    E, come diceva poco fa Mirko Massetti, l’inverno è alle porte e la Russia avrà il coltello dalla parte del
    manico; anche nei confronti dei paesi europei. Distinti anche nelle strategie generiche.
    Si dovrà sempre di più, e soprattutto quando c’è una invasione, confrontare gli ideali di pace con la morale
    di tutti i giorni…

Fabrizio Coticchia (Univ. Genova):
Quale Europa della difesa?
L’Europa si è impegnata molto sebbene con difficoltà dovute a paesi con una crisi di democrazia (Ungheria
e Polonia). L’abbandono della Gran Bretagna ha inoltre pregiudicato il percorso sebbene alcuni progetti di
difesa Europa li abbia avviati.
Gli Stati Uniti sono più interessati e concentrati soprattutto su altri teatri quali quelli dell’estremo oriente.
Quali problemi dell’Europa da questo punto di vista?

  1. Occorrerebbe ottimizzare le risorse per la difesa punto e, bisognerebbe spendere molto di più per
    acquisire una capacità militare adeguata;
  2. C’è poi una sorta di ” cacofonia strategica”, ovvero come agire? Quali sistemi d’arma adottare? Da chi
    acquistarli? Autoprodotti o da paesi altri (ex F35 da USA);
  3. ancora, c’è un problema di condivisione delle intelligence. In particolare esistono approcci di politica
    estera ben diversi tra stato e stato; ad esempio, la priorità italiana è il Mediterraneo, mentre i paesi
    mitteleuropei sono più rivolti verso l’est…
    Ci sono sostanzialmente due visioni molto diverse sulla politica di difesa:
  • da un lato un modello spinto, più autonomo, di difesa europea che vede la Francia di Macron tra i
    principali sostenitori (e questo il la destra italiana- ma anche il centro sx- lo vede con favore). Modello
    questo che vede la Francia alla guida del sistema.
  • dall’altra una visione sostenuta da GER che vede un po’ saldo legame con NATO e quindi USA egemone…
    Italia (con il consenso della sostanziale di tutti i partiti) quindi sebbene abbia fornito aiuti, rimane col focus
    sul Mediterraneo.
    EUR rappresenta una minaccia per la Russia in quanto modello alternativo al regime di Putin.
    È importante raccogliere vista la complessità della questione tutti i dati per approfondire e decidere.

Duccio Facchini (Allora economia):
Ha mostrato le grandi differenze e contraddizioni circa il sistema di accoglienza dei profughi. Infatti i dati
dimostrano come, nel picco profughi in Europa dell”intero 2015 (1.822.000) che allora si definì come
catastrofe alla quale non si riusciva a fronte, solo nel primo semestre 2022 si è riusciti a dare ospitalità ad
8.500.000 profughi provenienti dall’Ucraina…
(Un intervento, quello di Duccio Facchini, che merita di essere visto ed ascoltato, anche perché corredato da una serie di slides assolutamente eloquenti).

Emanuele Giordana (Atlante delle guerre):
Ha riportato la testimonianza delle prime tre missioni di Stop the war now a Leopoli, Odessa, e Mycolaïv
osservando come in Italia associazionismo ed enti locali siano molto più avanti nelle elaborazioni e nelle
conseguenti prassi di accoglienza e solidarietà.
Ha fatto, in particolare, riferimento all’ultima iniziativa che, conclusa proprio con il rientro della Carovana
domenica 4 settembre, che ha consegnato alla municipalità di Mycolaïv 2 dissalatori, strumenti essenziali e non ancora comunque sufficienti per garantire la fornitura alla città di acqua potabile in quanto oggi ne è sprovvista.
Si è messo quindi in risalto un ulteriore valenza di queste iniziative che, insieme agli aiuti umanitari,
testimoniano la solidarietà di una presenza fisica accanto al popolo ucraino (inizialmente diffidente ed ora
invece ” accogliente”).
Servirà sempre di più agire e premere sul governo affinché possa guardare a questo conflitto con altri
occhiali, con coerenza politica (con riferimento alla fornitura di armi- e allora perché non Yemen, Kurdistan, Palestina?- e delle politiche di accoglienza e solidarietà)
Quindi, anche richiamato l’art. 11 della Costituzione della Repubblica Italiana, si chieda al governo di
percorre altre strade, adoperandosi per un rilancio della capacità di iniziativa dell’ONU- da riformare
assolutamente a partire dall’odioso ” diritto di veto” che stronca sul nascere ogni possibile iniziativa
significativa dell’Organismo internazionale.

Martina Pignatti (Un ponte per..):

Bonariamente provocatoria chiede se vi siano cittadine e cittadini ucraini in sala (purtroppo no).
Occorre aprire percorsi di dialogo, confronto, riconciliazione (anche a livello locale, nelle nostre città, tra le
diverse comunità/ chiese, oggi in particolare Ucraina e russa (n.d.r.)).
Con riferimento ai numeri della solidarietà, cosa sta facendo la comunità internazionale nell’ambito degli
aiuti umanitari?
In Ucraina ci sono oggi 6.600.000 sfollati interni per i quali gli aiuti umanitari sono sostanzialmente
inesistenti…
Secondo il ” Piano di risposta umanitaria” dell’ONU servirebbero almeno 4,3 mld. per fare i diritti
fondamentali alla sopravvivenza della popolazione Ucraina. Ebbene, la copertura di questo piano è
finanziato dalla comunità internazionale solo al 58%. Ossia 2,5 mld, anziché 4,3 mld alla sopravvivenza
contro 59 mld in armi di soli USA, UK, POL e GER…
Ruolo dell’informazione, giornalisti che dicano le cose come stanno.
Bisogno di programmi di Peace-keeping/ Peace building, prima di tutto in Ucraina, soprattutto a livello di
società civile (cittadini, enti locali, autorità religiose, sindacati, …) Al fine di mettere in cantiere iniziative di
dialogo, aiuto e solidarietà per favorire la coesione sociale.
Altro ambito di intervento il sostegno agli obiettori di coscienza ucraini e russi che sono spesso incarcerati e rinviati a giudizio per essersi rifiutati di imbracciare le armi.

Mao Valpiana (Mov. Nonviolento):
Nonviolenza è soprattutto PREVENZIONE. Non è una bacchetta magica.
E quando la guerra scoppia la nonviolenza ha vita ancora più complicata.
Non si possono pretendere soluzioni immediate alla guerra.
I giornalisti in questi mesi di guerra hanno rappresentato il movimento per la pace come una sorta di
caricatura per smontarlo.
Perché il pacifismo è un avversario molto pericoloso, che smaschera il meccanismo di preparazione della
guerra, il sistema nel suo complesso (militar-industriale, finanziario, politico, …). Per questo importante
ridicolizzare il movimento. Per questo, NESSUN partito ha chiesto esplicitamente/direttamente al
movimento della pace di partecipare alla redazione dei propri programmi elettorali.
Nonviolenza soprattutto è preparazione.
Di fronte all’invasione guerra o resa?
No, NON COLLABORAZIONE. Perché non è stato proclamato, nei primi giorni, lo sciopero generale? Avrebbe
avuto anche una solidarietà internazionale (anche dei sindacati italiani, credo). E poi, non collaborazione
con l’esercito occupante (certo, con enormi sacrifici; il sacrificio della nonviolenza, il peso sullo scontro
caricato anche su se stessi). Bisogna però essere pronti. Storicamente è stato applicato più volte; dove è
preparata funziona.
È anche una questione di finanziamento.
Queste le nostre proposte:
In Italia esiste la proposta ” Campagna Un’altra difesa è possibile” per la difesa civile non armata e
nonviolenta sottoposta al tavolo della politica.

La creazione di un dicastero apposito che faccia regia istituzionale della difesa NON armata; servizio civile
(c’è una platea di 100.000 giovani/anno), protezione civile, corpi civili di pace che intervengano in zone di
conflitto (A. Langer lo presentò nel 2005 alla Commissione europea)
Occorre poi un ” Istituto di ricerca nazionale sulla risoluzione nonviolenta dei conflitti”.

Veronica Atitsogbe (Consigliera comunale Verona):
Porta la sua testimonianza facendo riferimento alla Rete di supporto ai rifugiati, ucraini e non solo, nata
dalla società civile locale della città di Verona.

Bernardo Venturi (presid. Agency for Peacebuilding AP):
Riprende quanto già affrontato in buona parte da Martina Pignatti.
Ha portato la esperienza della sua associazione che opera in per l’accompagnamento nonviolento
(interposizione si corpi civili di pace) in percorsi di riconciliazione, dialogo e costruzione di ponti nei paesi
che hanno vissuto gravi scontri e che faticosamente avviano processi di pace. Fa riferimento, in particolare
alle esperienze in Colombia e Filippine.

Sara Gorelli (presid. assoc. Naz.le Invalidi Civili di guerra):
Ha illustrato, un particolare l’iniziativa della Campagna internazionale- avviata nel 2011- promossa, anche
con RIPD, contro le armi esplosive in contesti urbani.
Armi, quelle esplosive che impattano drammaticamente sia sulle persone (si calcola che nel mondo siano
50 mln i civili coinvolti) sia su edifici residenziali e servizi alla popolazione (scuole, ospedali, uffici pubblici).

Giampiero Cofano (direttore Ass.ne papa Giovanni 23.mo):
Di ritorno da Mycolaïv- aveva appena varcato il confine con la Polonia- collegato da remoto al Convegno,
ha ribadito l’importanza della iniziativa di ” Stop the war now” lamentando come purtroppo al momento
non risulta alcun cenno per l’avvio di un serio negoziato di pace…
Sono poi seguito alcuni interventi dal pubblico nei quali sono state rilanciate la Campagna per l’obiezione
alla guerra, promossa dal Movimento Nonviolento e la Campagna contro le banche armate promossa dalle riviste Mosaico di pace (Pax Christi), Missione oggi (Pp. Saveriani) e Nigrizia (Pp. Comboniani).
Mauro Scaroni