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Assemblea Nazionale a Fiesole – breve resoconto

Giusi D’Urso

L’ annuale Assemblea nazionale di Pax Christi tenutasi il 26 e il 27 Marzo nelle colline fra Fiesole e Firenze a poco più di un mese dallo scoppio della guerra fra Russia e Ucraina a livello politico non poteva che concentrarsi su una riflessione tesa a dare strumenti e non solo parole (il celebre flatus voci, un nominare privo di consistenza) al tema della Pace.
Vorrei fornire dei flash dell’Assemblea. Forse il limite, che esprimo come opinione personale di un’aderente del Movimento, è non aver cercato un momento assembleare di analisi critica che mettesse in luce le ragioni di un’incapacità generale di tutti i movimenti pacifisti a far sentire con forza la propria voce, anche a livello di coinvolgimento popolare specie negli ultimi anni, per arginare escalation come quelle a cui stiamo assistendo. Un limite che può divenire di autoreferenzialità, un parlarsi addosso di chi si sente dalla parte del giusto in modo ideologico, incapace a tratti di dialogare con visioni o pensieri altri. Quindi l’obiettivo dell’Assemblea è stato in parte raggiunto a livello di analisi geo-politica, meno per quanto riguarda l’analisi sul ruolo, sui valori e sui metodi del pacifismo. La scelta di parlare in plenaria di pacifismo è di guerra è stata necessaria, ma le relazioni probabilmente hanno preso troppo tempo sottraendolo alla ricerca comune di una risposta da dare.
Come tentativo di risposta a accennerò emblematica l’intervista, a conclusione dei lavori nella tarda mattinata di domenica 27, a mons.Luigi Bettazzi, ultimo dei padri conciliari e immagine della Storia di Pax Christi, in cui egli riafferma con forza alcuni concetti: la necessità che la Nato venga sciolta in quanto da più di trent’anni priva di significato dopo la fine del Patto di Varsavia, che il Movimento faccia più pressione affinché il governo italiano sottoscrivi il trattato contro la proliferazione delle armi nucleari, infine che l’ONU venga radicalmente riformato eliminando quei ceppi, quali il Consiglio di Sicurezza con membri con diritto di veto, che gli impediscono di svolgere le funzioni di mediazione e di pacificazione per cui è sorto (questo tema dell’ONU è stato affrontato anche in una relazione cui accennerò).
Tre le parti in cui l’Assemblea è stata divisa.
Il Convegno di apertura, svolto la mattina del 26 nella Sala Conciliare del Comune di Fiesole, dedicato alla figura di padre Ernesto Balducci nel trentennale dalla morte e nel centenario dalla nascita, una figura profetica e visionaria dell’Utopia della Pace. A tale Convegno ho dedicato un precedente scritto.
La discussione in plenaria il pomeriggio del 26, svolta presso il “Centro Studi CISL” sede principale dell’Assemblea, centrata su come pensare la Pace o arrivare alla Pace in questo tempo di guerra. Relatori Franco Dinelli e Sergio Paronetto con la mediazione del Coordinatore nazionale Norberto Julini.
Il dibattito sempre in plenaria la mattina del 27, presso la sede CISL, sui Bilanci di esercizio 2021, preventivo 2022 e infine Sociale 2021. Relatore dei primi due il tesoriere del Movimento Mauro Portoso, relatrice del terzo il Coordinatore tecnico Giuliana La Spada.
Approcci distinti, o distanti, negli interventi di Franco Dinelli e Sergio Paronetto.
Laico l’intervento di Dinelli, volto a un’analisi della situazione dopo un mese di guerra, con la puntualizzazione della duplice narrazione cui assistiamo. La prima che vede Putin unico responsabile, la seconda che coinvolge la Nato come soggetto provocante. Importanti le critiche al governo italiano appiattito sulla prima posizione e la critica alle modalità di comunicazione mainstream, spesso guerrafondaie e poco plurali che comportano una crescente russofobia culturale dai toni manichei, non applicata in altri contesti bellici che vedono come attori, ad es., gli Stati Uniti o Israele.
Significativa la critica all’ONU, come accennato ripresa da mons. Bettazzi, impotente o “morto”.
Di qui la necessità di rimettere al centro la comunità internazionale come protagonista politica, inclusiva di ogni popolo. Considerando, aggiungerei io, gli esseri umani uguali ma diversi e partendo dalla “Dichiarazione universale dei diritti umani” approvata proprio dalle Nazioni Unite nel 1948.
Rivolto alla “missio” cristiana di Pax Christi l’intervento di Paronetto. Il messaggio di Pace è carsico in tutta la Storia del Cristianesimo, e la Teologia della Pace non è semplicemente una teologia del genitivo, bensì “generativa”. Papa Francesco, nelle sue molteplici dichiarazioni, non esorta alla Pace, ma afferma come la Pace sia fondamento di tutta la Teologia cristiana, “della Pace, con la Pace, sulla Pace” che ha come perno, centro e fine la figura di Cristo. La Pace è “Bene supremo”, per essere anche un po’ platonici.
Un cenno ai Bilanci proposti nell’ultimo scorcio di Assemblea. Oltre ai classici Bilanci di esercizio e preventivo, fondamentale lo spazio dato al Bilancio Sociale che permette di comprendere lo stato di salute del Movimento dando voce ai vari “Punti Pace” sparsi nel territorio, “al contributo delle donne e degli uomini che vi aderiscono e che in maniera volontaria mettono a disposizione parte della propria vita per diffonderne i valori” (dall’incipit del documento di presentazione).
Proprio nella personale valutazione dell’agire dei vari Punti Pace, riprendo quanto scritto nella parte iniziale di una certa incapacità dei movimenti pacifisti a parlare al grande pubblico. Forse sono necessari strumenti nuovi o diversificati di azione. Ripenso a questo proposito alla discussione avvenuta durante un recente Convegno del “Coordinamento Centro”, tenutosi il 5 e 6 Marzo presso la “Casa per la Pace” vicino Firenze. In quella sede si parlò della necessità di rafforzare i rapporti con le realtà amministrative locali, ridefinendo la relazione fra democrazia e partecipazione per una maggior coinvolgimento nei processi decisionali istituzionali.