Il Parlamento non controlla l’Export di armi

2_armi1La Rete Italiana per il Disarmo ha inviato la settimana scorsa una lettera alle competenti commissioni di Camera e Senato e al gruppo “Parlamentari per la Pace” per chiedere di mettere in calendario l’esame della Relazione sulle esportazioni di armi e sistemi militari italiani.
Un esame che, nonostante le reiterate richieste della Rete Disarmo, le commissioni non hanno mai fatto per l’intera legislatura trascorsa, venendo meno al compito di controllo dell’attività dell’Esecutivo su di una materia che ha inevitabili implicazioni sulla politica estera e di difesa del nostro Paese.
Lo scorso giugno la Presidenza del Consiglio ha inviato alle Camere la Relazione sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento” relativa all’anno 2013. La Relazione è stata assegnata alle competenti commissioni permanenti di Camera e Senato (Affari costituzionali, Affari esteri Industria, commercio e turismo, Finanze e tesoro e Difesa), ma, sebbene sia stato introdotto “l’obbligo governativo di riferire analiticamente alle Commissioni parlamentari sui contenuti della relazione entro 30 giorni dalla sua trasmissione”, tale obbligo non è stato ancora espletato e le competenti Commissioni parlamentari non hanno ancora messo in calendario l’esame della Relazione.
«E’ dal 2008 – spiega Francesco Vignarca, coordinatore di Rete Disarmo – che le Commissioni parlamentari non prendono in esame queste Relazioni. Nel frattempo non solo è stata ampiamente modificata la legge n. 185 che dal 1990 regolamenta la materia, ma è diventato sempre più difficile capire dalle Relazioni governative quali sistemi militari vengono effettivamente esportati: siamo disponibili a fornire ai parlamentari tutte le informazioni necessarie per un accurato esame della relazione e chiediamo di essere invitati per specifiche audizioni nelle commissioni».
Sono anni che la Rete disarmo analizza le relazioni governative segnalando le numerose vendite di sistemi militari da parte del nostro Paese nelle zone di conflitto, a regimi autoritari, a paesi fortemente indebitatati che spendono rilevanti risorse in armamenti e alle forze armate di governi su cui pesano gravi e reiterate violazioni dei diritti umani.

Gravi omissioni
Solo lo scorso anno – informa Rete Disarmo – su un totale di poco più di 2,1 miliardi di euro di esportazioni autorizzate (€2.149.307.240), comprensivo dei “programmi intergovernativi”, quasi il 51,5% ha riguardato paesi non appartenenti né all’Ue né alla Nato, cioè un insieme di paesi che non fanno parte delle principali alleanze politiche e militari dell’Italia. In particolare, oltre 709 milioni di euro, pari al 33% delle autorizzazioni sono state rilasciate ai paesi del Medio Oriente e del Nord Africa. Ma soprattutto nel 2013 sono stati effettivamente esportati verso questi paesi (in cui non è inclusa la Turchia) sistemi d’armamento per quasi 810 milioni di euro pari al 29,4% del totale: un record ventennale che però la Relazione, predisposta dal governo Letta e inviata alle Camere dall’attuale Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, omette gravemente di segnalare ai Parlamentari.

Relazioni sempre più incomplete
Export italiano Rete Disarmo evidenzia anche la sottrazione di rilevanti informazioni nella Relazione governativa da parte degli ultimi governi. «Pur incrociando le numerose tabelle delle 1.672 pagine della Relazione governativa – spiega Carlo Tombola, coordinatore scientifico dell’Osservatorio OPAL di Brescia – è diventato ormai impossibile sapere quali siano di preciso i sistemi militari e gli armamenti esportati. A parte una tabella che riporta i valori complessivi delle autorizzazioni rilasciate e che genericamente ne indica le tipologie nessun’altra informazione è fornita al Parlamento per effettuare un controllo adeguato. Una grave carenza soprattutto se si pensa che il nostro Paese è uno dei maggiori produttori mondiali di armi leggere e relativi sistemi di munizionamento e che queste esportazioni sono andate crescendo negli ultimi anni» – conclude Tombola.
La sottrazione di informazioni riguarda in particolar modo la parte della Relazione redatta dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, dipartimento del Tesoro, che è chiamato a controllare l’attività delle aziende e degli istituti di credito per quanto riguarda la vendita di sistemi militari.
«Anche se, a seguito delle recenti modifiche legislative, l’attività autorizzatoria non è più di competenza del Tesoro, ciò non giustifica la sottrazione di informazioni sulle specifiche operazioni autorizzate alle banche» – spiega Giorgio Beretta, analista della Rete Disarmo – «Le tabelle fornite dal Tesoro non solo sono totalmente inadeguate ma sono ridicole: in alcune appaiono sigle del tipo “Z_Agusta”, “Z_ASE”, che saranno pur utili al funzionario che le ha redatte e al suo dirigente, ma che sono assolutamente impresentabili in una Relazione ufficiale. Si tratta di documenti che fanno rimpiangere le chiare tabelle scritte dai funzionari del governo Andreotti con una vecchia Olivetti» conclude Beretta.

Fonte Nigrizia

 

 

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