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La rivolta siriana fa tremare anche Beirut


Sale il numero dei manifestanti uccisi dall’esercito a Daraa. Ma l’ONU resta a guardare. E aumenta il rischio che la crisi contagi anche i paesi vicini, in particolare il Libano.
Mentre il regime di Damasco continua a usare la violenza contro i manifestanti, i paesi del mondo arabo s’interrogano sulle conseguenze a lungo termine degli eventi di questi giorni. Israele, Stati Uniti, Iran e Arabia Saudita osservano con attenzione le rivolte in Siria ma è soprattutto il Libano a temere un effeto destabilizzante.
Le manifestazioni pacifiche hanno provocato una violenta repressione da parte delle forze governative. Daraa è assediata dall’esercito e, secondo alcuni resoconti, sono state interrotte le forniture di acqua ed elettricità. Gli attivisti a favore della democrazia affermano che dal 26 aprile a Daraa sono state uccise almeno 42 persone, facendo salire il bilancio dei manifestanti uccisi a 451.
Mentre si moltiplicano le pressioni su Damasco perché interrompa il massacro dei cittadini, il 28 aprile il Consiglio di Sicurezza dll’ONU non è riuscito ad approvare una dichiarazione di condanna. Anche il Libano, l’unico paese arabo nel Consiglio di Sicurezza, ha votato contro la dichiarazione di condanna. Il Libano è stato per molto tempo un campo di battaglia per le potenze regionali. Sebbene le truppe siriane abbiano lasciato il paese nel 2005, Damasco esercita ancora una grande influenza politica nel paese. A tre mesi dalla nomina come primo ministro, Najib Miqati non ha ancora formato un governo. Secondo alcuni analisti, la crisi siriana ha contribuito all’impasse politica libanese. “Damasco non vuole che in Libano si formi un governo perché sta valutando le opzioni disponibili”, sostiene Khashan. “Se la crisi siriana dovesse continuare, avrà sicuramente effetti anche sul Libano. I Siriani faranno di tutto per far esplodere anche il |Libano”.
La politica libanese è dominata dalla contrapposizione tra la fazione “14 marzo”, sostenuta dall’Occidente e dall’Arabia Saudita, e il movimento di Hezbollah e l’alleanza “8 marzo”, sostenuti da Iran e Siria. Per questo, Hezbollah liquida le rivolte siriane come una battaglia tra il governo e alcuni gruppi estremisti, distinguendole dalle manifestazioni popolari che hanno scosso Tunisia, Egitto e Bahrein.
(Internazionale, 6-12 maggio 2011)