Lamezia 2011

Giustizia pace e salvaguardia del creato. Responsabili di quale umanità?
Alessandro Cortesi op
Riflessione all’incontro della commissione italiana di Giustizia e pace

Il maremoto di Natale
Interrogarsi sull’umanità di cui essere responsabili esige un primo passo nel cercare di rintracciare alcuni principali caratteri dell’umanità di questo tempo, del mondo attuale.

Lo Tsunami, l’onda anomala che ha sconvolto le coste dell’Asia a fine 2004 ed ha seminato morte e distruzione può essere letto come una grande metafora del mondo in cui viviamo.

Il grande numero delle vittime è stato tra le popolazioni di villaggi che vivevano in condizioni misere, in un’economia legata al mare ed alla pesca nella ricerca della sopravvivenza quotidiana. E le vittime dei poveri che fuggivano la furia del mare si sono unite alle vittime tra i turisti che erano lì solo per pochi giorni, nei villaggi turistici, magari per una breve vacanza da tanto sognata.

La vicenda dello tsunami ha avuto grande risalto nella stampa occidentale perché il sisma e l’onda anomala hanno sconvolto i maggiori centri turistici dell’Indonesia, della Thailandia, meta del turismo occidentale sulle coste del Pacifico e dell’Oceano Indiano.

Lo tsunami ha toccato un’umanità divisa eppure improvvisamente accomunata nella tragedia, nel cataclisma, nella catatrofe. Sempre più ampia è la distanza tra la stragrande maggioranza della popolazione mondiale impoverita, il miliardo di persone che vive sotto la soglia di un dollaro al giorno e l’esigua minoranza delle società del consumo e dell’affluenza. Eppure lo tsunami ha ancora una volta dimostrato che esse sono profondamente interrelate.

E’ una metafora della separazione, dei nuovi muri di ingiustizia che separano l’umanità. Ma l’onda anomala può essere intesa come metafora anche in un altro senso: molti tra i turisti che stavano trascorrendo le loro vacanze senza rendersi conto del contesto di povertà che attorniava i paradisi artificiali dei villaggi riservati agli occidentali hanno scoperto l’accoglienza dei poveri nel momento della disperazione e del dolore, hanno sperimentato la disponibilità a condividere e la prontezza nel mettere in comune il poco che restava da parte di chi non aveva nulla. Diversi mondi si sono ritrovati uniti di fronte al mistero del dolore, insieme ad interrogarsi sul male e sulle conseguenze delle scelte umane sull’equilibrio della natura. Una solidarietà nuova ha attraversato il mondo. Ed in quell’occasione persone di religioni diverse hanno toccato la potenzialità delle religioni stessa di essere forza di incontro e di pace: le sepolture accompagnate con le preghiere e secondo i riti delle diverse tradizioni, buddhista, islamica, cristiana, il comune senso di solidarietà nella preghiera e nei gesti sono stati metafora di una nuova condizione umana.

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