Uniforme. 25 aprile di…guerra

Mi ha molto colpito vedere il presidente della Camera, il 25 aprile, vestito con una mimetica militare. Era in Afghanistan a salutare i nostri soldati. Mi fermo solo all’aspetto “estetico” (che poi non è così solo estetico). 
Perché il presidente della Camera, uomo politico, deve vestire la mimetica militare? Che bisogno c’è? Non voglio parlare della persona di Fini, delle polemiche partitiche o di governo, né della presenza militare in Afghanistan. Solo sottolineare la “mentalità”, la “cultura militare”, che passa anche da questi modi di vestire, apparentemente insignificanti. Si dirà che è stato un modo per condividere da vicino la situazione dei nostri militari. Va bene! Ma era necessario vestirsi di tutto punto come loro? Non bastava anche solo un piccolo segno? Perchè uniformarsi così tanto (l’abito militare si chiama appunto ‘uniforme’, perché cancella ogni differenza). E così la politica si uniforma al militare? Non sarebbe più “normale”che il politico facesse il politico? Altrimenti in un incontro con i chirurghi dovrà indossare il camice verde, la mascherina e i guanti? O con i calciatori, non solo la maglia ma anche i pantaloncini corti? E se dovesse incontrare la nazionale di nuoto? E se il presidente della Camera fosse una donna? Costume intero o due pezzi? Non parliamo di un eventuale incontro in una spiaggia di nudisti. La metto sul ridere, ma credo sia un problema serio, di mentalità a cui ci stiamo abituando. A partire dall’abbigliamento. Abbondano nei vari negozi giubbotti e pantaloni mimetici. Anche la biancheria intima (l’ho vista in qualche vetrina), con una pistola vera, infilata negli slip mimetici indossati dal manichino. Come se fosse normale. Ma potremmo analizzare anche diversi spot pubblicitari ispirati al militare. E non è difficile vedere bambini vestiti con abiti mimetici, forse si sentono più uomini, per l’orgoglio dei loro genitori, che magari li vestono così sotto la tonacella anche il giorno della prima comunione e magari al pomeriggio portano il bambino in qualche fiera (a maggio abbondano) a visitare lo stand dell’esercito e così possono anche fare le foto su un carro armato o su un Tornado… vero. Che male c’è? La guerra diventa così una cosa normale, per i politici e per la gente comune. Fa parte della vita quotidiana, a partire dall’abbigliamento. Il gioco è fatto. E a questo non è più solo l’abito ad essere uniforme ma il modo di pensare, la mentalità: in fondo la guerra è un mestiere come un altro…

26 aprile 2011 – L’opinione di… Renato Sacco – mosaicodipace.it

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