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Casa per la Pace Mosaico di Pace

Movimento Cattolico Internazionale per la Pace

Tesi Congressuale

IDENTITÀ DEL MOVIMENTO

1. Pax Christi, “Movimento Cattolico Internazionale per la Pace”, traccia la propria specificità (vision) al n. 4 dello Statuto. In questo momento storico ne avvertiamo necessaria una profonda ri-comprensione.

PAX CHRISTI si propone come oggetto principale la tutela dei diritti civili tramite l’esclusivo perseguimento di finalità di solidarietà sociale, umana, civile, culturale per la pace nel mondo.
L’azione di PAX CHRISTI é finalizzata a testimoniare la pace di Cristo, lavorando con tutti per la pace di tutti.

PAX CHRISTI ITALIA fa proprie le finalità del MOVIMENTO INTERNAZIONALE di edificare un mondo più umano per tutti e dappertutto (Gaudium et Spes, 77), un mondo fondato sul rispetto della vita, della coscienza, dei diritti di ogni essere umano, dei più poveri e degli oppressi, nella promozione della libertà, delle responsabilità politiche e sociali delle persone e delle comunità. Radicato nella Chiesa, popolo di Dio, PAX CHRISTI vuole essere un movimento aperto a tutti; nella ricerca instancabile della pace dialoga e collabora con le associazioni e i movimenti cristiani, con gli altri movimenti di pace e con tutti gli uomini di buona volontà, in costante collegamento con il magistero della Chiesa e con l’azione pastorale delle Chiese locali.

PAX CHRISTI vuole attuare tali scopi:

a) con la testimonianza dei suoi membri, alla luce della parola di Dio, nello spirito di fraternità e di solidarietà a tutti i livelli;
b) con un esame approfondito dell’ideale cristiano della pace, nel contesto delle situazioni concrete del mondo della Chiesa, con la ricerca degli atteggiamenti evangelici che permettono di realizzarlo e con il riconoscimento, all’interno del movimento, del pluralismo e della diversità come risorsa che arricchisce;
c) con il lavoro per la pace che inizia dal rifiuto assoluto e incondizionato della guerra e di ogni suo preparativo;
d) con il metodo attivo della nonviolenza e lo stile del dialogo franco e costruttivo;
e) con iniziative concrete che promuovono amicizia e dialogo, con azioni nonviolente, con pubblicazioni (in proprio o affidate a terzi), per sensibilizzare l’opinione pubblica, per superare le resistenze delle strutture e degli atteggiamenti che favoriscono tensioni e conflitti;
f) con l’invito ai suoi membri ad impegnarsi personalmente e collettivamente in tutti i campi per la costruzione di un mondo nuovo di giustizia e di pace;
g) con percorsi di educazione nelle scuole, pubbliche e private, di ogni ordine e grado;
h) con corsi e strumenti specifici di formazione;
i) con qualsiasi altra attività culturale e/o ricreativa e con ogni iniziativa ritenuta utile al perseguimento degli scopi sociali.

PAX CHRISTI, unita al Movimento Internazionale, aderisce altresì a tutti gli obiettivi determinati dallo Statuto Internazionale e si conforma alle decisioni del Consiglio Internazionale.

2. La Collocazione di Pax Christi: un Movimento di cerniera

La convivialità delle differenze è il DNA del nostro Movimento ecclesiale e ci spinge a quella esperienza di dialogo intra-ecclesiale, così poco praticato nelle nostre chiese, a quella del dialogo ecumenico ed inter-religioso, a quella ancor più faticosa, per quanto gioiosa, di essere cerniera tra chiesa e mondo.

3. Il Metodo

La Memoria storica: ripartire dalle nostre radici (Luigi Bettazzi, Tonino Bello, Concilio Vaticano II), per leggere il presente e progettare il futuro.

4. Lo stile

La Convivialità delle differenze, come stile condiviso e caratterizzante; capace di complementare i diversi aneliti quello più profetico, che denuncia e annuncia, affinché la pace diventi un fatto politico; e quello più di base, educativo, costruttore di pace.

5. Il Compito

La profezia. “Servono profeti del quotidiano” (Valentinetti, Trento 12/2006). Evitando una profezia cupa e ringhiosa, perché convinti che per essere credibile la profezia deve essere mite e sobria, pronta alla conversione permanente e al servizio evangelico, fiduciosa, amica della speranza.

6. Punti forti

La Spiritualità della Pace. E’ urgente un salto di qualità in termini di preghiera, riflessione, impegno, progettualità, azione, tanto ad intra che ad extra della Chiesa.

7. Quattro pilastri

1. Servizio 2. Gratuità 3. Bene comune 4. Nonviolenza.

Il CONTESTO SOCIALE ed ECCLESIALE

Scenario geopolitico in mutamento e nuovi conflitti
L’emergere di nuove potenze (Russia, Cina, India, ecc.) e l’ascesa alla presidenza statunitense di Barack Obama in seguito alle fallimentari guerre in Iraq e Afghanistan segnano la fine dell’approccio unilaterale prevalso a Washington dopo il crollo dell’Unione sovietica. Questo ha in gran parte delegittimato il ruolo dell’ONU, nato dalle potenze vincitrici dell’ultimo conflitto mondiale, e si è espresso sempre più spesso con l’invio di contingenti NATO o di singoli stati in zone teatro di conflitti, ma anche con l’immobilismo quando gli Stati Uniti o i suoi alleati non avevano interesse a frenare i conflitti o ne erano in prima persona attori. Il panorama internazionale tende oggi ad assumere una configurazione multipolare, ma la sua fluidità vede il prodursi di conflitti locali dalle caratteristiche inedite (Ossezia, ecc.), lo sviluppo di nuovi sistemi d’arma, anche non convenzionali, e il protagonismo di nuovi soggetti (contractors, polizie private di multinazionali, ecc.). In questo contesto l’Europa resta “un nano politico”, sempre tentato di accrescere la propria influenza prima di tutto attraverso l’integrazione degli apparati militari. Il Medio Oriente resta il principale focolaio bellico mondiale, a causa della concentrazione delle risorse petrolifere e all’irrisolto conflitto israelo-palestinese, dove trovano alimento fondamentalismi che oggi attraversano prepotentemente tutte le grandi religioni. L’America latina conosce processi politici promettenti per il consolidamento della sovranità e dell’integrazione continentale potenzialmente in grado di offrire inedite prospettive di trasformazione sociale. A livello planetario, comunque, il peso crescente della compagnie transnazionali, il trasferimento di poteri a organismi internazionali non eletti dal popolo, il rafforzamento e l’incremento delle funzioni degli esecutivi svuotano le istituzioni rappresentative e minano i sistemi democratici, favorendo corporativismi, derive xenofobe, ripiegamenti identitari e una diffusa spoliticizzazione.

A fare da sfondo a questa situazione è l’acuirsi della crisi ambientale, la cui gravità ai limiti
dell’irreversibile ne fa la più urgente sfida alla sopravvivenza dell’umanità. In tale senso l’intervento contro il cambio climatico, la desertificazione, l’inquinamento delle acque, ecc. costituisce il primo banco di prova per relazioni internazionali più eque o cooperative. A fronte di ciò sempre più drammatico appare lo scarto tra l’improrogabilità di una riconversione ecologica dell’economia e le scelte degli Stati e degli organismi internazionali orientate a conservare un modello di sviluppo neoliberista fondato sulla massimizzazione del profitto a prezzo dello sfruttamento illimitato della natura.

Il nostro sguardo è necessariamente ampio: dall’Iraq alla Palestina, dal Congo a tutta l’Africa centrale fino al Sudan (e al Darfur), dal Centro America alla Colombia, dal Caucaso ai Balcani, dall’ex-Birmania al Tibet, dal disarmo atomico a quello convenzionale, dalla Difesa popolare nonviolenta ai Corpi civili di pace, dall’educazione alla pace all’attenzione interculturale, dal dialogo ecumenico a quello interreligioso, dalla cittadinanza attiva alle politiche per la pace, dalla diaconia della pace al perdono.

La crisi economica internazionale
La pesante crisi finanziaria che investe il mondo a partire dall’Occidente mette in discussione alcuni dogmi del pensiero economico neoliberista apparsi indiscutibili negli ultimi 30 anni. Le conseguenze
socioeconomiche (fallimenti, disoccupazione, impoverimento, ecc.) ridanno spazio all’intervento pubblico, sulle cui finalità si sposta il conflitto, nella contrapposizione tra una sua concezione come mero supporto dell’economia di mercato, col conseguente moltiplicarsi delle “guerre tra poveri”, e una visione che attraverso di esso intende recuperare un ruolo programmatore e redistributivo dello Stato. Tuttavia la debolezza delle proposte economiche alternative rischiano di favorire la prosecuzione per inerzia di orientamenti rivelatisi dannosi, scaricando sui ceti più poveri i costi della crisi o addirittura utlizzandola per ridisegnare la geografia del potere nella società in senso ulteriormente sperequato.

Il quadro politico italiano
Con le elezioni del 2008 la società italiana ha accettato la spiegazione in chiave individualista, securitaria e xenofoba della profonda insicurezza che l’attraversa. Il fallimento dell’esecutivo di Romano Prodi e il ritorno a palazzo Chigi di Silvio Berlusconi segnano non solo una sconfitta elettorale del centrosinistra, ma la verticale crisi di credibilità dello schieramento che si presentava come alternativo a una destra imbevuta di una concezione “proprietaria” dello Stato nonché di tendenze reazionarie e razziste, in un contesto in cui permangono gravi conflitti d’interesse, il quasi monopolio dell’informazione, una crisi profonda della pubblica amministrazione e dell’intero sistema di welfare e dei servizi, sempre più spesso privatizzati. Alle radici del tracollo della coalizione “riformatrice” sta la profonda crisi culturale della sinistra, incapace di farsi portatrice di un progetto politico alternativo. Il nuovo governo del centrodestra, intenzionato a rovesciare in maniera duratura sul piano sociale e istituzionale il compromesso dinamico solidaristico sancito dalla Costituzione (dalla riforma sulla giustizia allo smantellamento della scuola pubblica) e la composizione del Parlamento implicano non solo un arretramento delle politiche pubbliche rispetto alle proposte di Pax Christi, ma il quasi completo venir meno dei tradizionali interlocutori istituzionali del movimento nonché delle sedi di confronto (tavoli di lavoro, ecc.).

Latenza del movimento per la pace e lotte nei territori
Dopo le grandi mobilitazioni contro il G8 di Genova nel 2001 e contro la guerra in Iraq nel 2003, inseritesi nel filone altermondialista, il movimento pacifista ha conosciuto in Italia un’eclissi, in parte attenuata da importanti lotte locali contro la militarizzazione del territorio (Vicenza, Cameri, ecc.) e campagne antimilitariste (Banche armate, Un futuro senza atomiche, ecc.), peraltro incapaci di ricomporsi in un progetto unitario e con orizzonti più vasti dei singoli obiettivi perseguiti.
Non abbiamo ancora verificato e valorizzato pienamente come movimento la tragica esperienza del G8 di Genova 2001. Il percorso che ha preceduto l’avvenimento è stato assolutamente positivo e prospettico. Si è lavorato insieme, in modo trasversale, coinvolgendoci pienamente anche come mondo cattolico (vedi cartello sentinelle del mattino), abbiamo elaborato delle proposte politicamente percorribili per il G8. Tutto è stato devastato dalla strategia violenta messa in campo dallo stato italiano. I fatti li conosciamo, le conseguenze della strategia violenta hanno perfettamente raggiunto l’obiettivo: cancellare la partecipazione, spostare l’attenzione dal piano delle proposte politiche alla gestione della sicurezza, frammentare e indebolire il fronte che si riconosceva nello slogan “un altro mondo è possibile”, instaurare un clima di paura e terrore di fronte alla possibilità di scendere in piazza, assicurare impunità agli agitatori di ogni parte, impedire una commissione di inchiesta parlamentare perché l’accaduto fosse valutato in termini politici. Come movimento Pax Christi siamo stati deboli, mai abbiamo condiviso una valutazione comune e fatto azioni di sostegno alle vittime di Genova. Non abbiamo mai seguito i processi e noi stessi ci siamo sentiti intimoriti. Quanto conterà ancora per noi l’andare in piazza, partecipare a manifestazioni, …? abbiamo la forza di fare la nostra parte per difendere la democrazia? Riusciremo a essere nella chiesa fermento di partecipazione e collaborazione per un mondo nuovo e possibile. Sapremo ridare dignità al movimento per la pace all’interno delle parrocchie – gruppi – territori in cui siamo presenti?

Non è la prima volta che il Congresso cade in tempi di difficoltà, ma è certamente la prima che è chiaramente incombente l’impatto con una trasformazione profonda della storia umana. In un paese confuso come è il nostro ci sono effetti di ricaduta di situazioni generali che condizionano non solo le chiese, i partiti e le grandi organizzazioni, ma anche le forme sociali meno rilevanti. Particolarmente grave, è la frammentazione che condiziona ormai gran parte dei gruppi e movimenti dietro analoghe spinte autodistruttive di radicalizzazione e/o di personalismi.

La polarizzazione esasperata del contesto socio-politico ha eroso costantemente gli spazi di incontro e confronto fra parti diverse. Sembra ormai impossibile sognare insieme un mondo nuovo, resta unicamente la possibilità di imporre maggioranze politiche, religiose, … per definire le scelte. Lo stesso movimento per la pace sembra piegarsi sempre più su sè stesso. Concretamente ci rendiamo conto che nelle iniziative e negli incontri ci si trova “fra parenti”, fra persone che già condividono una comune lettura della realtà e delle soluzioni. Sarà decisiva anche per Pax Christi la capacità di aprire spazi e esperienze di dialogo, confronto e gestione di soluzioni “aperte” e collaborative con mondi non omogenei sia sul piano politico, che sul piano religioso, ecclesiale, pedagogico e ammnistrativo. Non sarà mai sprecato il tempo e l’intelligenza dedicati alla costruzione di rete, collaborazione, co-gestione dei progetti. In fondo è la scelta nonviolenta di dare fiducia a chi ormai consideraimo “nemici”.

E’ tempo di segni! Di segni forti, di gesti concreti, di esemplarità nuove! E l’esemplarità nuova è quella della comunione.
Siamo troppo divisi: nei progetti, nei programmi, nei percorsi, nelle mete. Siamo troppo arroccati: ognuno nel suo guscio,
nel suo ghetto, nella sua casa, nella sua chiesa. La scomunica diventa stile. La differenza diviene prassi. Il sospetto
reciproco diviene metodo. Ritroviamo allora le cadenze smarrite del dialogo interpersonale. Riscopriamo le gioie della
corresponsabilità. Assaporiamo il gusto della collaborazione. A tutti i livelli! (don Tonino Bello)

Nel pensare-fare questo, riteniamo importante mettere in evidenza la dimensione della profezia quotidiana, la pace nei nostri contesti di vita, la nonviolenza in rapporto alle nostre città, la dimensione quotidiana e sociale dell’esistenza (discriminazioni razziali e sociali, violenze in famiglia, violenze contro le donne e i bambini, morti sul lavoro, criminalità organizzata, reati ambientali, “questione morale”, evasione fiscale, morti sulle strade, suicidi…).
L’azione per la pace può e deve affrontare le paure diffuse nelle realtà urbane dove avviene l’incubazione di tristezze e di solitudini ai bordi della disperazione. Pensiamo a molte città “padane” e dintorni dove si gioca il futuro della cittadinanza umana, si stanno costruendo sperimentazioni autoritarie e tribali, si sta elaborando una politica ‘controdemocratica’ anticostituzionale, si agitano populismi etnici o religioni civili settarie, si scatenano periodicamente violenze familiari orribili o miniviolenze che degradano lo spirito pubblico e il clima sociale.
Davanti abbiamo questioni come l’avanzare della crisi economica (a novembre avremo i licenziati nelle piazze), la violenza e l’indifferentismo crescenti, la Costituzione da salvare, insieme al Concilio Vaticano II, i problemi energetici e ambientali, le questioni di legalità e di salvaguardia dei diritti, la politica governativa della sicurezza che da noi vive sulla rendita della paura, la necessità di dare forza all’Unione europea nelle prossime elezioni di giugno….in uno scenario internazionale di scarsa tenuta delle democrazie; di populismo globalizzato; di impoverimento nei beni, nell’occupazione, nei servizi, nei diritti; di minor tenuta del volontariato e della solidarietà, di aumento della conflittualità bellica in aree a rischio; di crescita dei flussi migratori.

La città oggi è incontro di tensioni locali e universali; incrocio problematico di culture, di religioni, di storie; sintesi ora confusa ora trasparente di persone in migrazione identitaria perenne. Città mondo, città globali… Hanno bisogno di buone pratiche sociali orientate al bene comune o alla sicurezza comune, di spazi e momenti di riconoscimento reciproco, di contemplazione e di preghiera, di servizi ecclesiali (diaconie) per la pace e l’educazione al conflitto. Associazioni e comunità cristiane, Diocesi e ed Enti locali dovrebbero porsi alcune domande. Quale città intendiamo costruire e abitare? Come è possibile gestire i conflitti nelle città? Come operare la liberazione dalla paura e creare una sicurezza comune? Esercitare una cittadinanza attiva nonviolenta? Recuperare l’identità dialogante? Che cosa vuol dire città conviviale? Siamo capaci di dialogare? Lo chiedeva il cardinal Tettamanzi ai cristiani milanesi nel dicembre 2008. Sempre Tettamanzi, nell’aprire il Convegno della Chiesa italiana nell’Arena di Verona (ottobre 2006) osservava che più che parlare di speranza è necessario “parlare con speranza”.
Nello stesso luogo, sede degli incontri dei “Beati i costruttori di pace”, proprio vent’anni fa, il 30 aprile 1989, il nostro don Tonino ha lanciato l’idea della pace come movimento trinitario e l’appello “in piedi costruttori di pace!” che risuona sempre caro e intenso nella profondità del nostro cuore, come l’ultima sua frase: “Invocheremo lo Spirito Santo. Non solo perché rinnovi il volto della terra. Ma perché faccia un rogo di tutte le nostre paure” (Sui sentieri di Isaia, La Meridiana 1999, p. 57).

La Chiesa italiana
In sintonia con quelli della Chiesa universale, negli ultimi anni i vertici della Chiesa italiana hanno
caratterizzato la propria azione pubblica con un intervento insistito sulle questioni legate alla “vita” e alla “famiglia”. I temi dell’ambiente, della giustizia e soprattutto della pace sono stati messi in larga parte in secondo piano, nonostante qualche critica ai provvedimenti del governo più esplicitamente persecutori nel confronti degli immigrati. Inoltre l’identificazione tra cristianesimo e Occidente, da anni propria della presidenza della Cei, è stata di fatto autorevolmente avallata da Benedetto XVI (v. scambio di visite col presidente statunitense Gorge Bush, libri con Marcello Pera). Anche il movimento ecumenico conosce una fase di stallo, da molti definita “inverno ecumenico”. In questo contesto generale è cresciuto il disagio di ampi settori del cattolicesimo italiano, in particolare di quelli più legati allo spirito riformatore del Concilio Vaticano II, più impegnati per l’inclusione degli ultimi, più sensibili alla difesa della laicità, al dialogo, all’impegno per la pace ecc. Nonostante la “indubbia tendenza a prendere le distanze dal Concilio”, registrata anche dal cardinale Carlo Maria Martini nel suo “Conversazioni notturne a Gerusalemme”, esso resta per PaxChristi un punto di riferimento imprescindibile perché “ha affrontato con coraggio i problemi del suo tempo. Invece di ritrarsi con timore, ha avviato un dialogo con il mondo moderno così com’è”.

E’ oggi più che mai importante curare una prassi di sinodalità o di corresponsabilità ecclesiale. Ne parlava don Tommaso a Trento nel dicembre 2006: “ritengo necessario stare dentro le varie strutture e i vari consessi con la regola fondamentale della sinodalità […]. Sinodalità significa non la somma dei pensieri, non la sommatoria, più più più (come diceva don Tonino Bello quando spiegava la trinità: non uno più uno più uno, ma uno per uno per uno). Realmente la sinodalità è uno per uno per uno per uno, soggetti che interagiscono all’interno del cammino di chiesa. È chiaro che dobbiamo avere il coraggio di proporre questa dimensione dentro le nostre comunità cristiane, dentro i nostri stessi gruppi, perché disarmare il gruppo, anche un punto pace, significa avere il coraggio di metterci a pensare insieme […]. Ma il vivere dentro questa logica sinodale probabilmente ci darebbe la possibilità di esprimere una dimensione di chiesa, di cui oggi la chiesa ha bisogno e che noi dobbiamo portare avanti”.
A tal fine, il capitolo IV della “Lumen gentium” (“I laici”, nn. 30-38) può diventare, a nostro parere, uno dei testi base del lavoro congressuale. A livello istituzionale il tema è presente anche nella “Christifideles laici” di Giovanni Paolo II (1988) ed è stato ripreso, in modo parziale o titubante, al Convegno della Chiesa italiana di Verona (2006).
E’ bene condividere la nostra originalità con tutto il popolo di Dio in cammino, con le sue incertezze e sbandamenti che possono sciogliersi e ricomporsi dentro un’opera comune. Non abbiamo “nemici”. Vogliamo dialogare con tutti. La gestione dei conflitti vale sempre e ovunque. Del resto anche noi siamo popolo di Dio. Anche noi siamo Chiesa. Il nostro contributo è importante (se non ci fosse bisognerebbe inventarlo!) ma va vissuto senza arroganza, senza la pretesa di possedere la verità, senza clericalismi o settarismi rovesciati (basati su condanne sommarie, giudizi definitivi, divieti e scomuniche), in un’ottica di conversione comune al Cristo “nostra pace”. La profezia (urgente) non è monopolio di nessuno né la parresìa (necessaria) può diventare un critica automatica e pregiudiziale; essa d’altra parte, come insegnavano sia Primo Mazzolari che Tonino Bello, si intreccia alla politica. Proprio perché la pace è un vocabolario in un mondo gigantesco, il suo campo d’azione è immenso: disarmo, economia di giustizia, stili di vita, democrazia e civiltà del diritto, riconciliazione e convivialità, etica e pedagogia, politica e cultura, teologia e mistica.

Aree di impegno:

1) DISARMO E SMILITARIZZAZIONE

1. Sviluppare e rilanciare un lavoro di sensibilizzazione e denuncia su: i processi di riarmo e le nuove politiche di difesa in corso in Italia e in Europa, i nuovi sistemi d’arma, le armi leggere, le armi di distruzione di massa e, in particolare, quelle nucleari;
2. Valorizzare attivamente i Tavoli e le Campagne sul disarmo presenti in Italia;
3. Allargare l’impegno del movimento contro i processi di militarizzazione dei territori, favorendo l’unificazione delle lotte.

2) SVILUPPO UMANO ED ECONOMIA DI GIUSTIZIA
(Cultura, Formazione interna ed esterna, progetto Giovani …)

A livello strategico sarebbero da privilegiare il tema dei giovani ed educazione alla pace e quello della cooperazione interreligiosa ed interculturale.

La missione e la visione nel movimento nella società, rappresentando istanze e sollecitazioni attraverso aggregazioni e associazionismi, che vedano soprattutto il coinvolgimento dei giovani attraverso uno specifico progetto.

La missione e la visione nel movimento nel panorama culturale italiano, attraverso il centro di documentazione per gli studi sulla pace, con strumenti di conoscenza anche di altre culture di pace e sulle cause dei conflitti e degli ostacoli che ne impediscono la realizzazione.

L’importanza dei giovani e il ruolo dei punti pace
I giovani, in un movimento che negli ultimi anni non ha saputo riunire in maniera significativa nuove forze, devono costituire un’ossatura del movimento perché non si estingua o si ritragga.
C’è carenza, per non dire assenza, dei giovani. Molti sono di passaggio ma non si fermano. Ci siamo già interrogati sul perché? E’ importante fare una lunga ed attenta riflessione su questo aspetto. Non è certamente per carenza di temi ma molto probabilmente per carenza di un metodo adeguato di approccio (non si utilizzano i canali propri del mondo giovanile) e di lavoro concreto (come dice l’art. 6 dello Statuto e come provato con la Route sulla Costituzione ed il Campo sulla Legalità).

Come riteniamo sia possibile aggregarli? qual é l’esperienza di Pax Christi a livello internazionale di successo che possiamo mutuare? Che cosa non ha funzionato? Quale esperienza don Tonino ci ha lasciato?
Riteniamo che un’attenzione particolare meriti la formazione e il ruolo dei giovani in Pax Christi, così come lo studio della trasformazioni sociali nonviolente e la promozione di una teologia della pace (anche questa con un particolare riferimento al mondo giovanile).

E’ importante richiedere ai punti pace un rinnovato impegno di presenza e manifestazione sul territorio (e ciò con sincera verifica delle forze effettivamente disponibili cui dovrà essere affidato uno o più specifico compito!) con particolare richiamo all’ascolto delle componenti giovanili e alle loro necessità.

1. approfondire la formazione degli aderenti e l’iniziativa del movimento sul terreno di “un’economia di giustizia e sostenibile”, in particolare connettendo le “buone pratiche” (gruppi acquisto solidale, finanza etica, filiera di produzione e consumo a chilometro zero, ecc.) con proposte macroeconomiche;
2. aumentare la sensibilità e l’impegno del movimento rispetto all’emergenza ambientale e coinvolgersi maggiormente in attività ecologiste, in particolare in quelle in cui più chiari sono i nessi tra ambiente e conflitti (campagne per l’acqua bene comune, contro le centrali nucleari, ecc.);
3. affrontare la questione della “sicurezza”, al bivio tra crescita delle spese militari-militarizzazione della società versus difesa di un ordine sociale ingiusto-ossessione securitaria-ricerca di capri espiatori (immigrati, rom, ecc.), definendo una “opzione per i poveri” per l’Italia.

Quanto a disinformazione, informazione, contro-informazione, oggi la stragrande maggioranza della gente è disinformata sui temi della pace. E non basta più dare un’informazione a slogans ma fare una contro-informazione ed una formazione perché i media, al contrario di noi, danno la loro informazione. E’ necessario che sia solo il C.N. a fare interventi mirati e qualificati. Non tutti possono intervenire su tutto e sempre, anche per evitare che la voce di Pax Christi perda incisività e profezia.

Riteniamo urgente un potenziamento del Centro Studi, in termini organizzativi, strutturali e finanziari. l’attuale situazione economica, di relativa tranquillità del Movimento rispetto ad alcuni anni orsono, raggiunta grazie al paziente lavoro e all’impegno di questi anni, dovrebbe consentire questo potenziamento.

Non dobbiamo tralasciare nessun importante appuntamento ecclesiale e no, senza dare il nostro impegnativo contributo (Settimane Sociali, Tavola della Pace, Scuole di Formazione).

3) DIRITTI UMANI E STATO DI DIRITTO
(Informazione e Controinformazione)

Non dobbiamo dimenticare la condizione particolare della democrazia in Italia, oggi; questo tema dovrebbe essere collocato nelle priorità, accanto al tema dei diritti umani e i conflitti armati ed a quello di un ordine mondiale giusto.

Molti sono gli ambiti, di riflessione, di studio, di impegno, in cui Pax Christi può definire priorità e strategie, ognuno dei quali merita grande attenzione, se la pace deve essere pensata e costruita “dal quartiere all’ONU”. A proposito di ONU, sono molte e grandi le difficoltà in cui si trova, dinanzi ad un crescendo di conflitti e guerre. Ciò forse è dovuto alla distanza, appunto, dal quartiere all’ONU. Come fare perché l’ONU, come realtà di promozione e tutela della pace, che non è soltanto “palazzo di vetro”, nelle sue attività di prevenzione, mediazione, interposizione, ecc. sia sostenuta e stimolata già a livello di quartiere? Come rendere capillare la presenza, di pensiero e azione, degli “amici dell’ONU”?. Sono quesiti che potrebbero formare oggetto di iniziale riflessione, per proseguire poi a vari livelli, nell’ambito del congresso di Pax Christi.

1. accrescere la sensibilità del Movimento sulla violazione dei diritti umani (compresi i “nuovi diritti”) e sulla lotta contro l’impunità;
2. rafforzare l’impegno per i diritti dei migranti e contro il razzismo e le discriminazioni contro le minoranze;
3. mantenere la vigilanza costante e l’impegno a difesa della Costituzione;
4. rilanciare la riflessione e l’iniziativa contro i tentativi di ridurre gli spazi democratici e per l’introduzione di forma di democrazia partecipativa.

Il nostro sguardo è necessariamente ampio: dall’Iraq alla Palestina, dal Congo a tutta l’Africa centrale fino al Sudan (e al Darfur), dal Centro America alla Colombia, dal Caucaso ai Balcani, dall’ex-Birmania al Tibet…

Nel pensare-fare questo, riteniamo importante mettere in evidenza la dimensione della profezia quotidiana, la pace nei nostri contesti di vita, la nonviolenza in rapporto alle nostre città, la dimensione quotidiana e sociale dell’esistenza (discriminazioni razziali e sociali, violenze in famiglia, violenze contro le donne e i bambini, morti sul lavoro, criminalità organizzata, reati ambientali, “questione morale”, evasione fiscale, morti sulle strade, suicidi …)…

L’azione per la pace può e deve affrontare le paure diffuse nelle realtà urbane dove avviene l’incubazione di tristezze e di solitudini ai bordi della disperazione. Pensiamo a molte città “padane” e dintorni dove si gioca il futuro della cittadinanza umana, si stanno costruendo sperimentazioni autoritarie e tribali, si sta elaborando una politica ‘contro-democratica’ anticostituzionale, si agitano populismi etnici o religioni civili settarie, si scatenano periodicamente violenze familiari orribili o miniviolenze che degradano lo spirito pubblico e il clima sociale.

4) RELIGIONI E CONFLITTI
(Chiesa, Spiritualità, Ecumenismo e Dialogo)

Il Movimento deve far sentire la sua voce nella Chiesa sia a livello di gerarchia, sia riguardo all’intero popolo di Dio, per provocarne il cambiamento nella direzione della cultura della nonviolenza evangelica.

Perché rassegnarsi all’idea che il Concilio Vaticano II abbia esaurito la sua spinta propulsiva? Riteniamo davvero che sia superato? Da che cosa, poi? La vecchia visione della Chiesa, mai del tutto superata, tenta di riconquistare il terreno; è necessario richiamarci tutti alla fedeltà al Concilio.

Per ciò che attiene il rapporto con il mondo ecclesiale, che riteniamo un canale privilegiato di interlocuzione con il movimento, sentiamo vicina alla nostra sensibilità la Chiesa intesa come popolo di Dio. La sentiamo gerarchica e dunque da noi distante, quando si manifesta come apparato che schiaccia gli slanci evangelici (come nel caso delle Marce della Pace di Trento, Norcia e Palermo dove l’atteggiamento della CEI ci sembra sia stato di carattere prevalentemente censorio).

Restando in tema di Chiesa siamo convinti che il Concilio Vaticano II debba essere ancora valorizzato, nonché attuato, essendo stato tra l’altro un Concilio pastorale più che dogmatico.

La missione e la visione nel movimento nella Chiesa, a partire dal confronto con la CEI, con i vescovi, nelle parrocchie, imponendo e richiedendo una maggiore visibilità e l’affidamento di compiti di evangelizzazione e promozione della pace dall’alto verso il basso, tenendo presente che chiesa=gerarchia e chiesa=popolo di Dio, sono due entità ben distinte e che dobbiamo considerare distinte in quanto le critiche alla gerarchia non sono pregiudiziali, ma attente riflessioni del movimento.

La Chiesa è anche gerarchia con cui dobbiamo relazionarci soprattutto quando ci censura. La Chiesa, popolo di Dio, è stata profetizzata dal Concilio, esiste fuori dalla Chiesa gerarchica e dà i suoi frutti.

1. Coltivare e dilatare una spiritualità “del deserto”, capace di radicarsi più profondamente nella nonviolenza evangelica e, al contempo, trarre dalla lieta notizia l’alimento per sostenere la speranza in tempi segnati dal disorientamento, dall’incertezza, dal senso d’impotenza, dalla tentazione del ripiegamento;
2. Promuovere le forme di “diaconia della pace” nelle diocesi e nelle parrocchie, in particolare partecipando alle Consulte delle aggregazioni laicali, alle Commissioni “giustizia e pace” e alle reti ecumeniche, nonché promovendo la “Fraternità di preghiera per la pace – 12 Raccolti”;
3. Rilanciare temi e campagne per una “Chiesa di pace” (parrocchie disarmate, cappellani militari, teologia della Pace, ecc.), anche stringendo legami più stabili con altri gruppi pacifisti dell’area cattolica (Beati i costruttori di pace, riviste missionarie, ecc.);
4. Rafforzare la capacità di stimolo e d’influenza di Pax Christi in ambito ecclesiale in direzione di una Chiesa che faccia dell’impegno per la pace, la giustizia e la salvaguardia del creato un proprio tratto caratteristico;
5. Costruire una rete di vescovi amici, con cui avviare un dialogo e un confronto costanti;
impegnarsi, anche sulla scorta dell’esperienza di Osare la pace per fede, nella costruzione della Rete italiana ecumenica delle Chiese cristiane per la pace in vista della Convocazione mondiale delle Chiese per la pace promossa dal Consiglio ecumenico delle Chiese per il 2011.

6. Riteniamo importante curare una prassi di sinodalità o di corresponsabilità ecclesiale. Ne parlava don Tommaso a Trento nel dicembre 2006: “ritengo necessario stare dentro le varie strutture e i vari consessi con la regola fondamentale della sinodalità […].

E’ bene condividere la nostra originalità con tutto il popolo di Dio in cammino, con le sue incertezze e sbandamenti che possono sciogliersi e ricomporsi dentro un’opera comune. Non abbiamo “nemici”. Vogliamo dialogare con tutti. La gestione dei conflitti vale sempre e ovunque. Del resto anche noi siamo popolo di Dio. Anche noi siamo Chiesa. Il nostro contributo è importante (se non ci fosse bisognerebbe inventarlo!) ma va vissuto senza arroganza, senza la pretesa di possedere la verità, senza clericalismi o settarismi rovesciati (basati su condanne sommarie, giudizi definitivi, divieti e scomuniche), in un’ottica di conversione comune al Cristo “nostra pace”. La profezia (urgente) non è monopolio di nessuno né la parresìa (necessaria) può diventare un critica automatica e pregiudiziale; essa d’altra parte, come insegnavano sia Primo Mazzolari che Tonino Bello, si intreccia alla politica.

A tal fine, il capitolo IV della “Lumen gentium” (“I laici”, nn. 30-38) può diventare, a nostro parere, uno dei testi base del lavoro congressuale

Crediamo che Pax Christi debba assumersi il compito della formazione come prioritario, soprattutto all’interno della Chiesa cattolica (episcopato, sacerdoti, associazioni, parrocchie,…..), proponendo a livello locale e nazionale strumenti di catechesi, percorsi formativi per giovani ed adulti, riprendendo e riproponendo ai credenti i documenti ufficiali del Magistero e privilegiando anche a livello locale incontri ecumenici e con diverse religioni.

La nostra visibilità ecclesiale e socio politica non deve essere solo proclamata dal vertice ma risultare frutto di una reale presenza ed elaborazione a tutti i livelli.

Non dobbiamo tralasciare nessun importante appuntamento ecclesiale e no, senza dare il nostro impegnativo contributo (Settimane Sociali, Tavola della Pace, Scuole di Formazione).

Pur essendo consapevoli, dell’importanza dell’ecumenismo e condividendone l’importanza, crediamo che non rientri nelle priorità del Movimento. Ecumenismo e Dialogo non vuol dire ripetere l’attività del SAE, ma ha una sua specificità, che è la convergenza delle religioni sulla presa di distanza dai conflitti armati.

Spiritualità

Abbiamo già accennato alla preghiera o alla contemplazione orante. Su questa scia è necessario coltivare tutto ciò che chiamiamo spiritualità della pace e teologia della nonviolenza: è un campo ancora poco esplorato, ricco di itinerari e di scoperte, che si intreccia all’educazione alla pace, all’ecumenismo, al dialogo interreligioso, alle tematiche interculturali e intraculturali, alla costruzione di una nuova famiglia umana, al bene comune universale e alla vita quotidiana. Per fare questo noi “credenti nella pace” dovremmo valorizzare e sviluppare tutto ciò che nelle teologie cattoliche e cristiane, nella prassi delle comunità incarnate, nella laicità credente (sacerdotale, profetica e regale), nel Magistero della Chiesa e dei papi (da Giovanni XXIII a Benedetto XVI) va nella direzione di una teologia della nonviolenza all’altezza delle sfide della “modernità” che, come scrive René Girard, spinge la violenza “all’estremo”.

5) AREE INTERNAZIONALI
(Rapporto con Pax Christi International – Reti e alleanze con altri Organismi)

1. accrescere le competenze del movimento rispetto al mutare degli scenari internazionali e la sua capacità d’intervento nei nuovi conflitti e promuovere attraverso il Centro studi l’aggiornamento e l’analisi;
2. rilanciare le iniziative di interposizione nei conflitti, di mediazione e diplomazia dal basso, nonché la campagna per la creazione di Corpi civili di pace, anche sulla scorta dell’esperienza del Comitato per la difesa civile non armata e nonviolenta;
3. rafforzare l’accompagnamento del conflitto mediorientale (Palestina, Iraq, ecc.) e di quello in Sudan con le relative Campagne e il sostegno alle iniziative di pace, appoggiando in particolare le esperienze nonviolente di resistenza, dialogo e riconciliazione;
4. allargare ad altri paesi del continente (Venezuela, Paraguay, Ecuador, ecc.) l’esperienza di vigilanza sui diritti umani e appoggio ai cristiani impegnati per il cambiamento sociale maturata da Pax Christi in America centrale.

6) ORGANIZZAZIONE DEL MOVIMENTO

Struttura attuale:

1) Consiglio Nazionale (1 presidente, 15 consiglieri eletti)
2) Esecutivo ( presidente, coordinatore nazionale, vicepresidente, tesoriere, coordinatore nord, centro, sud)
3) Segreteria (1 segretaria dipendente/part time)
4) Coordinamenti (interregionali: nord, centro, sud / regionali: Emilia R, Puglia, Triveneto, Lombardia, Piemonte,)
5) Coordinatori (3 interregionali, 4 regionali)
6) Punti Pace
7) Referenti punti pace
8) Aderenti
9) Commissioni (istituite dal CN composte da consiglieri e aderenti;”Diritti umani”, “Ecumenismo”….)
10) Casa per la Pace (1 responsabile dipendente tempo pieno; 1 addetta alle pulizie dipendente (15 ore settimanali); ore-cucina appaltate alla coop “villaggio dei popoli”; 1 comitato di gestione nominato dal CN di 4 persone tra cui il responsabile; 1 coppia di volontari che affianca nella gestione, rendicontazione economica, pianificazione forniture, proposte formative e animazione; 1 volontaria che pianifica e organizza la manutenzione ordinaria e straordinaria della casa; 2 volontari che coordinano il gruppo di manutenzione periodica del giardino e del terreno circostante la casa; 1 volontario che verifica periodicamente gli attrezzi in officina e i PC e le stampanti). In attesa di ridefinire il Progetto-Casa.
11) Mosaico di Pace (1 direttore dipendente part time, 1 impiegata dipendente part time)
12) Centro Studi (presidente, 6 consiglieri di cui 3 dal CN)
13) Pubbliche relazioni (Presidente, Coordinatore, consiglio, delegati per diverse aree)
14) Progetto APS (3 contratti a progetto per 1 anno: 7 prestazioni occasionali, 10 volontari rimborasti)

Per una ristrutturazione del Movimento sul modello di Pax Christi International, valorizzando la propria memoria storica e fornendosi di una modalità di azione continuativa nel tempo, basata su una progettualità educativa e formativa.
Si fa quello che si può, con attiva sobrietà, puntando all’essenziale e concentrandosi, appunto, su alcuni temi “generatori”. Ci pare buono il tentativo di adeguarsi al modello di Pax Christi internazionale per respirare in grande, avere concreti canali informativi e relazioni utili.

D Fabio
Ci preoccupa profondamente l’attuale situazione di difficoltà, con le dimissioni del Coordinatore nazionale, vissuta da tempo solo all’interno del CN. Ai Punti Pace e agli aderenti è arrivata solo una eco e sulla nostra mailing list non è passato niente riguardante questo momento di oggettiva difficoltà, mentre crediamo che la non facile scelta delle dimissioni da parte di d. Fabio avesse anche l’obiettivo di sollevare dei problemi e suscitare un serio ripensamento e una discussione sul nostro futuro .
Più che sui singoli punti, ci soffermeremmo sul malessere e sul “no” di Fabio a continuare così. L’ascolto dei “no” è quello che fa smuovere-crescere una comunità, un movimento.

L’organizzazione o riorganizzazione
L’organizzazione è il nostro punto debolissimo. Siamo in pochi e pochi possono di fatto svolgere un ruolo diretto e continuo di direzione-coordinamento-partecipazione al lavoro degli strumenti operativi già ora numerosi: Commissioni, Coordinamenti, Consiglio, Segreteria, Centro Studi, Assemblee nazionali, campagne e reti, Tavola della pace, eventi nazionali sia sociali che ecclesiali, Casa per la pace e Mosaico di pace … Occorre tentare nuove strade senza appesantire, senza bulimie attivistiche.
Quanto alla questione organizzativa, riteniamo che il problema ci sia e vada affrontato. E’ giusto che il Congresso, i Coordinamenti e che ogni punto pace abbiano dei requisiti ben delineati. La valorizzazione dei talenti presenti nel movimento, deve essere la nostra vera sfida! I gruppi e le commissioni tematiche stabili devono essere fonte di studio,riflessione e di ascolto dei vari suggerimenti per poi poter dare una linea ben definita a tutta Pax. Molto più semplice ci sembra chiedere al movimento di avere un sito funzionante per davvero! Ad ogni singolo Punto un blog!
Come già deliberato nel congresso di Napoli, è necessaria una riorganizzazione del Movimento sulla base di una maggiore definizione del ruolo delle figure istituzionali e di un’articolazione che consenta realmente di distribuire i carichi di lavoro, così da acquisire le competenze necessarie per essere credibili e in grado di lanciare progetti coinvolgenti.
Risultano quindi necessari:
1) una fluida comunicazione e un costante interscambio tra locale e nazionale. In tal senso va migliorata la qualità degli strumenti di comunicazione e degli incontri dei coordinamenti inter-regionali e regionali, che non possono né devono essere il luogo di discussione allargata di tutto quanto affrontato in Consiglio Nazionale, ma momenti operativi, di formazione e di preparazione (stimolo al CN, discussione preliminare…) di momenti istituzionali quali le Assemblee e il Congresso.
2) una precisa chiarificazione e definizione di chi sono i soggetti chiamati ad elaborare una progettualità sui “temi generatori” di PaxChristi con la triplice attenzione a “memoria e aggiornamento – continuità nel tempo – formazione”. Su questo punto si gioca il futuro del Movimento e la sua reale capacità di azione!
Riteniamo che i soggetti che dovrebbero elaborare una progettualità debbano essere “reti operative” di consiglieri nazionali, singoli aderenti, Punti Pace, esperti anche esterni al Movimento. Chiamiamo questi soggetti “Commissioni”. Queste Commissioni dovrebbero essere centrate sui “temi generatori” di PaxChristi, costituire il vero “motore” del Movimento e lo strumento che fornisce al CN gli elementi di aggiornamento per poter operare un discernimento sulla realtà rendendolo così capace di scelte.
A questo proposito crediamo che sarebbe necessario il massimo di trasparenza nella struttura e nella vita del Movimento, anzi ci pare che questa sia una condizione ineludibile.

Metodo di lavoro
Quanto al metodo di lavoro (per il Congresso e oltre) lo individuiamo nell’ascolto cercare il consenso comune (il metodo che abbiamo sperimentato con vero successo nella marcia della pace di Sarajevo, che noi di Reggio abbiamo applicato nei campi di lavoro a Mostar, e che il Punto Pace di Bologna sta usando al suo interno ….); cioè ascoltarci finché si arrivi ad una scelta condivisa da tutti.
L’importanza delle scelte concrete (proporzionate alle nostre possibilità) che necessariamente dovranno essere realizzate. A questo punto il malessere sparirà, e la crisi l’avremo superata, diventando un cammino di maturazione e di consolazione.
Richiamiamo la nostra esperienza per evidenziare la necessità che si sviluppi di più nel Movimento una vera corresponsabilità organizzativa che può essere favorita dall’individuazione, all’interno delle tre aree Nord Centro Sud, di un referente regionale che favorisca l’incontro e la collaborazione tra i Punti Pace della regione e la costituzione, dove è possibile, della presenza stabile di un gruppo ( che poi potrà diventare Punto Pace) nelle varie realtà territoriali ed ecclesiali.
Sulla democrazia partecipativa siamo ovviamente d’accordo, ma deve essere qualificata e orientata alle priorità perché molte analisi sui problemi della democrazia contemporanea riconoscono la carenza di una democrazia deliberativa, che sappia cogliere i problemi centrali, adottare scelte essenziali, indicare responsabilità, programmare verifiche. La partecipazione senza decisione e impegno operativo diventa dispersiva e dannosa. In vari ambienti, anche nei movimenti per la pace, molte assemblee sono ripetitive, ossessive per i riferimenti personali e organizzativi, noiose, ricche di declamazioni emotive o ideologiche paralizzanti. Molte gruppi e movimenti sono in crisi per eccesso di assemblearismo confuso che somma problema a problema senza visione d’insieme. A volte si spacca il capello in quattro, si bizantineggia, si perde tempo su questa o quella parola.

Vertice-base
Alla questione se si debba preferire un consiglio che si ponga come vertice forte o un consiglio capace di coinvolgere la base, noi rispondiamo che non vanno poste in alternativa le due posizioni, perché sono complementari.
Il decentramento delle iniziative nazionali, svolte in collaborazione con i Punti Pace più attivi e consistenti sul territorio, è da incrementare, in quanto la presenza di Pax Christi nazionale sul territorio ha anche la funzione di provocarne conoscenza e diffusione.
L’unità della linea del Movimento deve essere sempre salvaguardata e richiede impegno e senso di responsabilità perché ci sia simbiosi centro-periferia, sia nell’andata che nel ritorno.
Condividiamo che “i momenti di sintesi andrebbero accolti per le indicazioni di unità che offrono e attuati per quello che è possibile”, crediamo inoltre che la divisione centro – periferia sia superata per principio e grazie alla tecnologia e che i contenuti veicolati dalla periferia al centro e viceversa siano di massima importanza.
Per come PaxChristi concepisce la costruzione della pace (fatta di passi quotidiani, di scelte e di stili di vita e di strategie politiche), nel Movimento sono imprescindibili due livelli di impegno: locale (attraverso i singoli aderenti o i Punti Pace organizzati) e nazionale. I due livelli non possono esistere indipendentemente l’uno dall’altro; rimandano l’uno all’altro. Ogni proposta organizzativa sarà efficace nella misura di creare un fecondo intreccio di lavoro tra i due livelli e nel contempo mantenere una giusta distinzione dei ruoli. Locale e nazionale hanno campi di azione e interlocutori che spesso sono diversi.

I punti pace
I punti pace, potenziati-coordinati (e moltiplicati), devono essere i protagonisti del movimento.
Esiste una eccessiva diversità dei punti pace, sia nel sentirsi parte del movimento, sia nell’attività. Crediamo non solo utile ma essenziale, per la coesione del movimento e per l’incisività dell’azione, che ci siano dei settori di impegno primari per tutti (Presidente, C.N. Coordinamenti, Punti pace, singoli). Mantenere vivo e partecipato l’impegno internazionale è uno di questi settori.
Ci piacerebbe in questo continuare quella bella esperienza,proposta nei lavori del consiglio nazionale allargato ai punti pace di settembre, di scambio tra due punti pace lontani e magari perché no utilizzare questi mesi e il congresso stesso per proporre un rapporto di scambio e confronto prolungato (quasi un gemellaggio) con un punto pace del sud.

Nord/Sud
In merito al tema Nord/Sud, pensiamo che ci siano delle evidenti problematiche di carattere logistico-infrastrutturale che affliggono il sud Italia. A questo proposito suggeriamo la creazione di coordinamenti regionali dei Punti Pace che abbiano il compito di dare maggior impulso al radicamento del movimento sul territorio e siano di supporto ai coordinatori interregionali.
“Esiste una problematica nord – sud”: riteniamo che questo non sia un reale problema perché si tratta di sensibilità e visioni diverse comuni sia al nord che al sud.

I coordinamenti
I coordinamenti (in particolare ci riferiamo a quello che conosciamo meglio) possono rimanere occasione forte per incontrarsi e confrontarsi. Il condividere le relazioni dei coordinamenti sia fra tutti gli aderenti che al consiglio nazionale, sembra una prassi utile e da consolidare.
Non abbiamo avuto altresì l’opportunità di capire e di riflettere , in assenza della nostra area Centro, mentre i coordinamenti Nord e Sud si sono riuniti e si è aperto un dibattito franco e costruttivo all’interno su quanto stava avvenendo.

Il consiglio nazionale
E’ chiaro che agli iscritti si debba chiedere impegno, partecipazione, disponibilità ad un servizio volontario, ma è altrettanto chiaro che il consiglio non può ridursi a mero coordinamento delle attività dei singoli e dei gruppi; deve essere lungimirante, deve sapere leggere i segni dei tempi, deve anticipare e sostenere l’elaborazione culturale dei singoli e dei gruppi. Anche questi costituiscono il luogo dell’elaborazione e della proposizione, il luogo di una vitalità che deve avere un ritorno in senso inverso.
In merito al ruolo del Consiglio Nazionale ci sembra fuorviante una dicotomia così accentuata tra un vertice forte e una base impegnata. Riteniamo che tra gli organi centrali e la base vi debba essere un rapporto bidirezionale che lasci al Consiglio, nella sua autorevolezza, l’agibilità politica di esprimere posizioni, coerenti agli orientamenti congressuali, sulla base delle urgenze del momento e che contemporaneamente non ignori le istanze di una base che, opportunamente stimolata, ha il dovere di offrire un contributo costruttivo alla crescita del movimento.
In tal senso si conviene, con richiamo alla nota pervenuta, su un Consiglio capace di coinvolgere una base più allargata, ricca ed impegnata, non restando prigioniero di questa modalità, ma cercando una comunicazione agile ed efficace.
Il Consiglio Nazionale deve essere “volano” della diffusione e comunicazione coinvolgendo la base con i mezzi e gli strumenti che si vorrà dare (organizzazione e potenziamento segreteria, posta elettronica, riunioni, altri mezzi). I Punti Pace devono creare un collegamento con il territorio e gli aderenti, facendo più attenzione alla comunicazione.

Laici e preti. Coordinatore nazionale
C’è bisogno di preti e laici in sintonia sui valori del Movimento e non sarebbe male che i laici assumessero responsabilità più forti dentro di esso: c’è una parresia della laicità che ha bisogno di essere rinforzata.
La figura di un coordinatore laico è auspicabile anche nella direzione di una Chiesa più democratica ed anche per contribuire all’assunzione di responsabilità laicale.
Ovviamente ciò deve fare i conti con la reale situazione del movimento (numero di aderenti, difficoltà economiche, difficoltà legate alla disponibilità di tempo…).
Infine una nota per quanto riguarda il Coordinatore nazionale. Quest’ultimo – laico o non, poco importa – è un riferimento troppo importante per delegarlo ad opportunità per qualcuno e deve avere continuità nel tempo. Non si tratta certamente di una figura che deve soltanto voler bene al movimento a cui “accollare” responsabilità; colui che si propone e viene eletto è depositario di un mandato; gli si deve dare sostegno e la massima collaborazione così che possa conseguire l’obiettivo affidatogli con gli strumenti messi a disposizione.
Troviamo interessante l’idea di un coordinamento dei sacerdoti del movimento. Tali figure, se disponibili a contribuire in tale forma rinnovata, possono dare e ricevere impulsi secondo un disegno organico di catechesi e pastorale per la pace.
“I preti hanno più tempo …”: la disponibilità dei preti la viviamo come opportunità, come è sempre stato in “Pax Christi”. La proposta del coordinamento dei preti rischierebbe, a nostro avviso, di complicare e appesantire una struttura organizzativa che già incontra varie difficoltà.

L’esecutivo
L’Esecutivo, può assumere delle decisioni urgenti più rapide, tempestive ed efficaci e condividerle in tempi stretti con il Consiglio Nazionale e tutti i punti pace (mail, riunioni, coordinamenti), per altro per come previsto dalla Statuto, e progettare in modo organico le attività a lungo termine, vigilando insieme al Consiglio Nazionale sulla effettiva realizzazione delle stesse.

Commissioni
Sono Membri delle Commissioni: consiglieri nazionali, singoli aderenti con competenze, Punti Pace (meglio se territorialmente vicini), esperti anche esterni al Movimento
Obiettivi generali di ogni Commissione.
Relativamente al proprio ambito, le Commissioni devono farsi carico di:
• mantenere la memoria viva di PaxChristi;
• valorizzare il magistero delle Chiese;
• mantenere un aggiornamento costante sulle novità ecclesiali e sociali;
• tenere i collegamenti col livello Internazionale del Movimento;
• elaborare progetti di attività intra ed extra PaxChristi e svilupparne i percorsi temporali;
• seguire le Campagne e i Tavoli nazionali che le riguardano;
• elaborare una piattaforma di “educazione e formazione” alla pace riletta attraverso il proprio
specifico.

Al proprio interno ogni Commissione individua un Referente che si interfaccia col Coordinatore nazionale e col CN e che aggiorna con resoconti periodici la lista di Pax Christi e il sito. Il Coordinatore Nazionale coordina il CN e, come terminale di riferimento, le iniziative e le attività delle Commissioni. Per favorire un costante scambio di informazioni si prevede un “Ufficio del Coordinatore” composto dal Coordinatore stesso e dai Referenti delle Commissioni. Una volta l’anno il Referente presenterà una relazione sull’attività della Commissione al CN, che indicherà l’orientamento “politico” del Movimento rispetto al tema specifico, verificherà il lavoro svolto, apportando correttivi, integrazioni, osservazioni, idee… di cui la Commissione dovrà tenere conto pena lo scioglimento (il modello è quello del rapporto tra CN e il direttore di Mosaico di pace, il presidente del Centro Studi e il direttore della Casa per la pace). Come modalità di lavoro interna, ogni Commissione è libera di organizzarsi come ritiene per meglio funzionare: e-groups, incontri annuali e territoriali … Il progetto APS fornirà alle Commissioni mezzi e strumenti telematici.
Per utilizzare al meglio le competenze e i canali del Centro Studi e di Mosaico di Pace, si prevede che i Referenti delle Commissioni entrino nel direttivo del Centro Studi e almeno un membro della Redazione della rivista segua le loro attività.

A nostro parere le Commissioni, per essere agili e operative, e perché i partecipanti non possono girare ovunque e sempre ma devono selezionare tempi e impegni, potrebbero essere legate ai tre Coordinamenti dei punti pace, avere una configurazione interregionale. In pratica un Coordinamento potrebbe adottare-gestire alcune Commissioni, un altro altre. Ma non ci formalizziamo. Tutto dipende dalle persone e dalla loro disponibilità.

La segreteria
La segreteria, utile volano di promozione per il movimento, deve essere strutturata per un rilancio e visibilità del movimento. Occorre infatti un progetto di ristrutturazione innovativo, anche mediatico e di comunicazione sinergico con le esperienze vicine e meno vicine, proponendosi direttamente ad un ascolto vicendevole sulle tematiche della pace, oltre lo strumento del comunicato stampa. Proponiamo pertanto un ampliamento dell’organico riportandolo alle due unità part-time, partendo dall’occasione che ci offre il progetto APS per selezionare una persona valida che poi potrebbe continuare l’esperienza.

Addetto stampa
Per migliorare la visibilità e la tempestività dell’intervento del Movimento rispetto ai mass media sarà istituito un “addetto stampa” della Segreteria
La proposta di un “addetto stampa”, che sia interno al consiglio nazionale o esterno (l’importante è la capacità di interpretare il ruolo) che possa tempestivamente scrivere articoli, comunicati e rispondere ad interviste, ci sembra una strada perseguibile (forse anche dando un rimborso spese annuo per il servizio… bilancio permettendo). Il Consiglio Nazionale, ma in prima battuta il Presidente ed il Coordinatore Nazionale (raccordandosi con il Comitato Esecutivo) dovranno regolamentarne le funzioni.

Non riteniamo necessario formalizzare nelle eventuali nuove Commissioni il contributo di “esterni” o dell’“addetto stampa”.

Casa per la pace

Riteniamo che la Casa per la Pace debba essere sempre più considerata un punto di riferimento per le iniziative formative e culturali di Pax Christi.

Al di là della semplice ospitalità, regolata, pianificata e ben gestita, la Casa deve essere sempre più luogo di incontro per iniziative che riguardano il grande impegno della pace (Convegni, seminari, incontri di spiritualità della Pace, ritiri, conferenze serali e pomeridiane, corsi di formazione senza pernottamento, attività di biblioteca (ad orario) sui temi della pace aperta al pubblico, attività di cineforum, incontri periodici del Punto Pace di Firenze).
A questo proposito, bisognerebbe formare un gruppetto di persone che, con Carmine Campana, possano fare da interpreti e da guide sia alla scuola di Don Milani, sia a Monte sole come in altre attività formative (es. l’attività chiamata Firenze Arte e Pace). Già si sta preparando un corso (aperto ai giovani fiorentini dai 18 ai 30 anni) di formazione sull’esperienza di Don Milani e sul linguaggio video-cinematografico.
Aurelia e Giuseppe del PP di Sondrio sono disponibili, come volontari, a continuare la collaborazione presso la Casa per un progetto condiviso perché diventi il luogo dove gli aderenti possano attingere pace ed essere accolti.
Per la Casa per la Pace si può affidare al responsabile della casa ed ad un delegato del Consiglio Nazionale, la responsabilità del progetto verificabile in progress (a cadenza periodica: es. ogni tre mesi)

La gestione della Casa per la pace potrà essere affidata a un Consiglio di amministrazione, in cui è presente il Direttore, con mandato pluriennale rinnovabile (almeno 8 anni) che abbia come priorità la stesura di un progetto per il suo utilizzo, la definizione della proprietà, la ristrutturazione/messa a norma come Casa per Ferie nonché la ricerca di fondi per tale obbiettivo. Il progetto sarà presentato all’Assemblea del 2010 con anche già un piano concreto di ricerca fondi e finanziamenti. I soggetti che verranno contattati sono vagliati con criteri etici ma potranno includere Banche, Fondazioni e privati.

In sintesi: una struttura a rete

Allegati


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