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Ci ha insegnato ad amare la terra, lui che ne era figlio. Ricordando GIANLUIGI

“Si mormora che il ciliegio ringraziasse Gianluigi per le sue cure affettuose e amorevoli e a loro modo si parlassero spesso durante l’anno”… Che ricchezza straordinaria è stata la vita di GIANLUIGI SPADA, amico che aveva “un’amore smisurato per la sua terra: La terra come prodotto della campagna, come splendore della natura, come dono di Dio in prestito agli uomini”. Il ricordo di Gianluigi, appassionato e umile testimone in Pax Christi e nella sua città di Faenza, nelle parole   dell’amico Giorgio Gatta

Il mio ricordo di Gianluigi Spada

Quando seppi dell’incidente e della sua gravità fui colto da un disorientamento,
una disperazione, un qualcosa che veniva a mancare alla mia vita.

La prima domanda che mi posi fu: e adesso come faccio! Quando finalmente venne
giudicato fuori pericolo, ritornò la pace in me, e fui radioso nel
sapere dei piccoli, anzi piccolissimi progressi che andava facendo la
sua salute. Ero certo: Gianluigi si sarebbe salvato!

…Poi in seguito arrivò la notizia…

Gianluigi
era per me un maestro di vita.

Cioè una di quelle persone che ti accompagnano per un pezzo della tua vita senza
chiederti nulla in cambio.

E’ la perdita di un padre che sai già che ti mancherà.

Quando vedevo Gianluigi alle riunioni o alle conferenze era un po’ come
ritrovarsi in famiglia. Ti dava pace la sua presenza e se non c’era
ne sentivi la mancanza.

Rimaneva quel legame sottile ed invisibile anche quando non ci frequentavamo.
Mi faceva bene sapere che lui c’era nella mia vita.

GIRANDO
CON GIANLUIGI…

Molto spesso
mi sono trovato in auto con Gianluigi andando in giro in Italia per
convegni e tutte le volte usciva dalla sua rinomata riservatezza e
parlava della sua campagna. Era un gran chiacchierone durante il
tragitto e gli piaceva conversare. Poteva essere il panorama che
attraversavamo, di cui mi descriveva puntigliosamente le colture,
oppure il suo podere a Zattaglia… Era sempre di buon umore quando
ne parlava. Non saprei se pensasse che fossi un buon ascoltatore
(parlando sempre della campagna?!) ma certamente aveva capito che fra
me e la campagna c’era una distanza abissale. Insomma per dirla tutta
non ci capisco nulla e tanto meno me ne sono mai interessato!

Gianluigi aveva un’amore smisurato per la sua terra: La terra come prodotto
della campagna, come splendore della natura, come dono di Dio in prestito agli uomini.

Conosceva tutto quello che un uomo può imparare e conoscere in una vita ed era
un grande esperto.

Tutto era
stato studiato e approfondito da lui, ma non si occupava solo di un
aspetto. La terra voleva dire tutto per lui e qualunque fosse la
conversazione, dalla politica all’attualità, ecc…, non mancava
l’esempio della sua esperienza agricola e il ricordo, a volte, la
memoria della sua terra.

Quando
faceva entrare il kiwi in una discussione politica, ecco, io
sorridevo (sbellicando dentro di me!): ECCO DI NUOVO IL KIWI DI
GIANLUIGI!

Ma per lui era una questione di normalità, lo faceva con naturalezza, non era
mai banale Gianluigi!

La terra traspariva in lui, in ogni suo gesto, la terra era in lui.

Stando accanto a Gianluigi imparavi ad amare la terra. Era un grande
insegnante in tal senso e sapeva insegnarti.

Amava persuaderti con dolcezza…

IL CILIEGIO  DI GIANLUIGI…

Ogni anno, era ormai diventata una tradizione, c’era la potatura del mio
ciliegio selvatico (MAH! Almeno credo di ricordare che si chiami
così…ma francamente non ci giurerei…) e io gli telefonavo e lui
era sempre disponibile.

Mi pare di ricordare che inizialmente avesse fatto un tentativo di
insegnarmi qualcosa sulla potatura e ricordo vagamente che volesse
addirittura farmi provare un attrezzo. Credo che non ci avesse  messo
molto a capire che darmi un attrezzo in mano è come volere insegnare
agli asini a volare – insomma penso che ci avesse messo lo stesso
tempo che ci è voluto a capire l’equazione: io sto alla campagna
come gli asini stanno … Insomma ci siamo capiti!

Da quel punto i ruoli erano chiari: lui segava, tagliava… e io
sgombravo il mio podere davanti a casa, di tre metri per tre, dai
rami potati.

Prima di fare tutto ciò però studiava la composizione e così il progetto
poteva assumere varie fisionomie a seconda delle volontà di andare
in una direzione o in un’altra.

La potatura era per Gianluigi un gesto artistico in cui non mancava la
qualità e di descriverti il gesto. Sovente si parlava di politica
mentre si lavorava e spesso Gianluigi parlava di ciò che l’aveva
colpito di certi scenari attuali come di faccende private riguardante
la nostra associazione.

A volte incrociavamo Fabio Pelliconi, mio vicino di casa, che essendo
di sabato pomeriggio passava sulla strada a piedi per tornare a casa
sua, dopo aver accompagnato i bambini dalla dottrina della parrocchia
e allora si rideva e si scherzava e la discussione si faceva
interessante…

…almeno fra di loro, agronomi, si intendevano di più…

Si mormora che in piena fioritura in primavera, Gianluigi accompagnato
dalla sorella Annamaria, passasse dal mio giardino, ogni anno per più
volte, per ammirare come cresceva ed era bello il  ciliegio.

Si mormora che il ciliegio ringraziasse Gianluigi per le sue cure
affettuose e amorevoli e a loro modo si parlassero spesso durante
l’anno.

Sogno che guardando questo ciliegio possa intravvedere che Gianluigi sta in
mezzo a noi, perché ne sono certo, Gianluigi si saprà prendere cura
da lassù del Suo ciliegio.

E conseguentemente, come ha fatto in tutta la sua vita, continuerà a
prendersi cura di noi.

Tuo affezionatissimo, Giorgio

Giorgio Gatta è di Pax Christi Faenza   ggatta@racine.ra.it