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ASSISI: LA PACE VINCE L’ABITUDINE ALLA VIOLENZA

“Il rischio è l’abitudine di sopraffare l’altro, con la guerra ma anche con leggi inique o con la finanza globale”: don Renato Sacco, rappresentante di Pax Christi, parla con la MISNA poche ore prima dell’inizio della Giornata di riflessione, dialogo e preghiera per la pace e la giustizia nel mondo.

L’appuntamento è sempre ad Assisi, come la prima volta, 25 anni fa. Dalle 9 e 45 fino all’incontro conclusivo delle 16 e 30, di fronte a Santa Maria degli Angeli e davanti alla Basilica inferiore, nello spazio antistante il loggiato del Sacro convento di San Francesco. “Pellegrini della verità, pellegrini della pace” – queste le parole scelte per l’edizione di quest’anno – riunisce nella cittadina umbra 176 esponenti di diverse tradizioni religiose.

“È un segno di speranza – dice don Sacco – che vuole abbracciare il mondo intero, le tragedie che ho conosciuto in Bosnia, Kosovo, Iraq e Afghanistan”. Nel colloquio con Pax Christi riemergono le parole del fondatore del movimento cattolico, don Tonino Bello, quando definì la prima volta ad Assisi come la “festa del Padre che accoglie i suoi figli che lo chiamano con nomi diversi”. Il contesto è mutato ma l’impegno resta quello voluto da Papa Giovanni Paolo II, 25 anni fa. “Come cristiani – ha sottolineato ieri Benedetto XVI – vogliamo invocare da Dio il dono della pace; vogliamo pregarlo che ci renda strumenti della sua pace in un mondo ancora lacerato da odio, da divisioni, da egoismi, da guerre; vogliamo chiedergli che l’incontro ad Assisi favorisca il dialogo tra persone di diversa appartenenza religiosa e porti un raggio di luce capace di illuminare la mente e il cuore di tutti gli uomini, perché il rancore ceda il posto al perdono, la divisione alla riconciliazione, l’odio all’amore, la violenza alla mitezza, e nel mondo regni la pace”.

Ieri una pioggia intensa ha bloccato per ore l’allestimento del palco di fronte alla Basilica inferiore. La speranza è che oggi il cielo torni sereno e che le difficoltà del dialogo in questo tempo inquieto siano un po’ alla volta superate. Don Sacco fa cenno ai rivolgimenti politici e sociali lungo la sponda meridionale del Mediterraneo e ricorda le immagini drammatiche giunte dalla Libia, con l’“ostentazione” del corpo senza vita di Muammar Gheddafi. “Alla logica della violenza e della sopraffazione – avverte il rappresentante di Pax Christi – si rischia di fare l’abitudine”.

Cade bene allora il documento pubblicato lunedì dal Pontificio consiglio per la giustizia e la pace, che chiede l’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie e afferma la necessità di un nuovo primato della politica e della morale sulle dinamiche dell’economia e dei mercati. Proposte e dibattiti continueranno nei prossimi mesi. Una parte della politica, nella terra d’origine di San Francesco, patrono d’Italia, lavora al superamento della legge numero 185 del 1990: è quella che ha introdotto controlli più rigorosi sulle esportazioni di armi, un ostacolo a chi vuole solo il mercato e la guerra.

 

dal sito di www.misna.org