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Militari e scuole pubbliche: quale scopo hanno?

Ha generato discussione il rifiuto da parte di un liceo di Venezia di incontrare una delegazione di militari il giorno del 4 novembre, anniversario della fine della I Guerra Mondiale. (https://corrieredelveneto.corriere.it/venezia-mestre/cronaca/19_ottobre_29/quattro-novembre-venezia-professori-studenti-non-incontrano-militari-4336329e-fa61-11e9-b1d3-8ef4db66594d.shtml)

Alcuni giornali hanno stigmatizzato la presa di posizione, tacciando professori e studenti di essere contro la storia e la patria. (http://www.ilgiornale.it/news/politica/niente-militari-4-novembre-cos-i-prof-insultano-storia-1778865.html).

Altri hanno invece solidarizzato con il liceo veneziano. Riportiamo il caso di un gruppo di professori siciliani. (http://www.messinatoday.it/cronaca/docenti-siciliani-sostegno-insegnanti-venezia-militari.html)

L’episodio va inquadrato in un quadro più ampio che nell’ultimo decennio si è mano a mano ingrandito: la presenza di militari nelle scuole. Da dove nasce questa presenza? Quali modalità segue e quali finalità si prefigge ?

Sostanzialmente essa nasce dopo il passaggio da esercito di leva ad esercito professionista. Nel 2004 viene archiviata definitivamente la coscrizione obbligatoria e conseguentemente cadono anche le condizioni che fecero nascere l’obiezione di coscienza.

L’esercito diventa professionista e si apre il problema per lo stato di come arruolare il personale. Quello di militare diventa in pratica un lavoro come un altro, tramite la firma di un contratto con obblighi e diritti simili agli altri lavoratori. (http://www.cesp-pd.it/spip/spip.php?article1506)

Inoltre l’esercito, con la ridefinizione del concetto di difesa del 2001 dopo la fine della Guerra Fredda, diviene uno strumento di proiezione fuori dai confini italiani per la difesa degli interessi nazionali. (http://www.ilcolibri.it/2016/08/18/nuovo-modello-di-difesa-intervista-a-manlio-dinucci/)

Dall’altra parte nasce il servizio civile. Anche esso si basa sull’arruolamento volontario come il servizio militare. Esso ha però durata limitata e con trattamento economico molto diverso. Le motivazioni dei volontari non sono più quelle degli obiettori, legate a questioni di coscienza e a temi relativi al rifiuto della guerra e quindi per la Pace. Le aree di intervento diventano molteplici e di carattere quasi esclusivamente sociale.

La presenza di militari nelle piazze od anche in iniziative di protezione civile nasce anch’essa alla fine del primo decennio del 2000. Spiegate con motivazioni varie, esse di fatto hanno generato l’abitudine nella popolazione a incontrare quotidianamente militari spesso in assetto da guerra. Di conseguenza quello del militare comincia ad essere percepito come un mestiere qualunque. Anzi diventa un mestiere più onorevole di altri, al servizio della sicurezza e della patria, come si evince anche dagli spot televisivi. Segnaliamo il più recente passato anche sulla RAI. (https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/video/puglia-con-le-stellette/1183741/forze-armate-uno-straordinario-quotidiano-ecco-lo-spot-che-celebra-le-attivita-dei-militari.html)

Partendo da questo quadro e da una chiara consapevolezza della situazione, la società civile deve attrezzarsi per promuovere una cultura diversa. Una cultura che crede nella convivenza dei popoli, nel diritto di ciascuno ad autodeterminarsi, ricorrendo alla comunità delle Nazioni per risolvere le eventuali controversie con metodi nonviolenti.

(FD)