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Manifesto europeo: “L’Europa che vogliamo”

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Da Pax Christi International, riportiamo il documento Manifesto europeo: “L’Europa che vogliamo”, in occasione delle imminenti elezioni per il Parlamento Europeo

Manifesto europeo: “L’Europa che vogliamo”
3 aprile 2019

In occasione dell’elezione dei membri del Parlamento Europeo (23-26 maggio 2019), Pax Christi International e alcuni dei suoi membri nazionali pubblicano il seguente manifesto incoraggiando candidati e cittadini a scegliere per un rinnovato progetto europeo basato sulla solidarietà, la fraternità e la pace.

I. L’Europa in cui crediamo

1 “L’Europa” è un progetto di pace unico che dura da oltre 70 anni. Quando è iniziato dopo la seconda guerra mondiale, il “progetto europeo” è stato costruito su due pilastri paralleli: uno era il controllo congiunto sulle risorse belliche, in particolare attraverso la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio (1951); l’altro era la promozione e la protezione dei diritti umani come mezzo significativo per prevenire la guerra tra le nazioni europee, attraverso la creazione del Consiglio Europeo (1949). In seguito, sono state istituite la Convenzione Europea sui Diritti Umani (1950) e la Corte Europea dei Diritti Umani (1959).

2 Da allora sono stati sviluppati approcci per la cooperazione europea, portando pace e prosperità in modo ineguagliabile nel nostro continente. La Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio dei 6 si è allargata ad un’Unione Europea dei 28 e i Paesi che sono vincolati alla Convenzione Europea sui Diritti Umani ammontano oggi a 47. Tutti gli Europei condividono gli stessi diritti e le stesse libertà fondamentali, la pace è stata ampiamente mantenuta in tutto il continente e andare in guerra contro un altro stato europeo è ora semplicemente impensabile. Inoltre, sono stati apportati contributi cruciali alla risoluzione dei conflitti e alla costruzione della pace in altri continenti.

3 Ma questi risultati non sono privi di difetti: la prosperità non è equamente condivisa, i diritti umani sono ancora violati e la solidarietà è messa in discussione. Durante i 70 anni di pace, i conflitti armati sono riapparsi sul continente europeo e la corsa agli armamenti che si era invertita dopo il crollo dell’Unione Sovietica è ripresa, con diversi Paesi europei che giocano un ruolo importante nella produzione e nel commercio di armi sofisticate. Le esportazioni di armi degli Stati membri dell’UE rappresentano circa un quarto del totale delle esportazioni mondiali, causando devastazioni in tutto il mondo.

4 L’afflusso di immigrati ha suscitato apprensione e paura in tutte le società europee. I sentimenti di insicurezza hanno minato la fiducia che le persone avevano nell’Europa come progetto di pace e sicurezza. Alcuni cittadini preferirebbero che l’Europa erigesse muri come un modo per bloccare questo afflusso; associano gli immigrati al terrore e alla possibile scomparsa della loro identità, della loro cultura e dei loro valori tradizionali. Politici con programmi nazionalistici e populistici rifiutano l’idea della diversità e della cooperazione europea piuttosto che rimanere aperti e tolleranti e affrontare le sfide europee in modo congiunto, come necessario.

5 Noi, le organizzazioni di Pax Christi legate al movimento di pace cattolico in tutta Europa, ribadiamo la nostra fiducia nel progetto europeo:

• Sì, “l’Europa” è ancora molto necessaria per raggiungere gli obiettivi di pace, prosperità e sostenibilità in un mondo scosso da disuguaglianze, conflitti, cataclismi climatici e squilibri geopolitici;

• Sì, “l’Europa” dovrebbe rimanere un faro di speranza e di umanità per tutti coloro che sono privati della loro dignità e del diritto a condizioni di vita decenti, e

• Sì, “l’Europa” ha le risorse e il coraggio per adattarsi a un mondo che cambia senza rinnegare i suoi valori fondamentali, come il rispetto per la dignità umana, la democrazia e i diritti umani.

6 Di conseguenza, riteniamo che questi principi fondamentali debbano essere posti nuovamente al cuore del progetto europeo e che le prossime elezioni del Parlamento Europeo che si terranno il 23-26 maggio 2019 in tutti gli Stati membri dell’UE costituiscano il momento giusto, per tutti coloro che credono in un’Europa, di mobilitarsi a suo sostegno.

7 Esortiamo i nostri membri e i nostri concittadini europei a dare uno sguardo critico ai programmi e ai manifesti dei partiti politici europei e dei singoli candidati in corsa per le elezioni del Parlamento Europeo, al fine di scegliere coloro che sostengono l’Europa come un progetto di pace. La vostra voce sarà fondamentale, poiché le elezioni del Parlamento Europeo del 2019 saranno combattute su questioni europee molto importanti e potrebbero essere le elezioni più decisive sul futuro dell’Europa.

II. L’Europa come progetto di pace

8 L’Europa ha la forza, l’esperienza e le risorse per svolgere un ruolo attivo, forte e costruttivo nelle questioni mondiali. È un partner economico fidato, possiede una solida liquidità, e ha una legislazione sociale modello e abili diplomatici che possono guidare la popolazione attraverso i cambiamenti necessari per un mondo sostenibile. Il nostro movimento è convinto che queste capacità possano raggiungere gli obiettivi di benessere, prosperità e sicurezza senza significativi sforzi militari. Mentre l’UE sta spendendo enormi somme su un “Fondo Europeo di Difesa” appena istituito, dovrebbe invece investire le sue risorse per:

i Far convergere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS) delle Nazioni Unite in tutte le politiche interne ed esterne e farli diventare una strategia globale.

ii. Mantenere l’innalzamento della temperatura terrestre al di sotto di 1,5° C attraverso politiche di contenimento coraggiose e socialmente responsabili all’interno dei confini europei, nonché nei Paesi poveri e in via di sviluppo, che sono ugualmente esposti ai cambiamenti climatici, in linea con l’accordo sul clima di Parigi.

iii. Sviluppare una cultura della pace e della nonviolenza in aree dominate da conflitti per mezzo di uno sviluppo economico sociale e sostenibile, di iniziative per la giustizia e la costruzione della pace, di formazione alla pace e di istruzione.

iv. Promuovere e garantire il disarmo nucleare, compresi gli Stati europei che hanno firmato e ratificato il Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari, che è stato adottato all’ONU.

v. Garantire che gli Stati aderiscano rigorosamente al Trattato sul Commercio delle Armi. L’UE deve stringere ulteriormente i criteri europei per le esportazioni di armi, e sono necessari maggiore trasparenza e obblighi uniformi di rendicontazione per gli Stati, anche attraverso l’assunzione di responsabilità per le esportazioni contestate.

vi. Partecipare in modo attivo e costruttivo ai negoziati per un forte Trattato delle Nazioni Unite sulle Imprese e i Diritti Umani, che possa portare giustizia alle vittime di violazioni dei diritti umani, anche istituendo difensori civici europei.

III. L’Europa come faro di giustizia

9 Nello spirito della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (1948), sono state istituite la Convenzione Europea sui Diritti Umani (1950) e la Corte Europea dei Diritti Umani (1959); queste dovrebbero essere salvaguardate a tutti i costi. Esse hanno ispirato altri meccanismi a livello internazionale e sono integrati nell’UE dalla Carta dei Diritti Fondamentali (2000), dalle disposizioni sui diritti umani nel Trattato di Lisbona (2009) e dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia Europea (dal 1952). In questi tempi in cui i diritti umani e i loro difensori sono sotto pressione, l’UE dovrebbe fare di più per sostenerli attraverso:

i La conferma inequivocabile del suo attaccamento alla Convenzione Europea sui Diritti Umani, riprendendo le procedure per l’adesione ad essa.

ii. Il rafforzamento delle capacità dell’Agenzia dell’Unione Europea per i Diritti Fondamentali di sensibilizzare maggiormente sulla Carta Europea dei Diritti Fondamentali e su altri strumenti dei diritti umani, e di controllarne la conformità in Europa attraverso la politica e il lavoro di ricerca.

iii. Il miglioramento della protezione mondiale dei difensori dei diritti umani, in conformità con la Dichiarazione delle Nazioni Unite sui Difensori dei Diritti Umani (1998), con le Linee-guida dell’UE sui Difensori dei Diritti Umani (2008), e con la raccomandazione del Consiglio Europeo sulla necessità di rafforzare lo spazio della società civile (2018).

iv. La regolamentazione delle attività di lobbismo all’interno delle istituzioni dell’UE e negli Stati membri, in conformità con la raccomandazione del Consiglio Europeo sul lobbismo nel contesto del processo decisionale pubblico (2017).

v. La promozione di un quadro più forte per far fronte alla legislazione restrittiva sulle ONG, sia all’interno che all’esterno dell’Europa, e la condanna di tali pratiche, allo scopo di sostenere la società civile.

IV. L’Europa come terra di umanità

10 Nel 1950, l’ambizione dell’unità europea era garantire la pace attraverso la prosperità condivisa, entro i suoi confini e oltre. La migrazione intercontinentale oggi è una realtà che richiede una risposta collettiva europea basata sulla solidarietà, il rispetto dei diritti umani e della giustizia, e politiche efficaci per l’integrazione socioeconomica. Gli Stati membri dell’UE dovrebbero rafforzare la loro cooperazione in materia di migrazione al fine di:

i. Rinegoziare i regolamenti di Dublino con l’obiettivo di rendere i processi di richiesta di asilo più equi e veloci, nel pieno rispetto dei diritti e del miglior interesse dei bambini e con un’attenzione speciale per i minori non accompagnati.

ii. Realizzare attivamente il Global Compact delle Nazioni Unite per Migrazioni Sicure, Ordinate e Regolari, adottato a Marrakech (Marocco) il 10 dicembre 2018 come importante cornice per la cooperazione internazionale.

iii. Adottare una legislazione sui “visti umanitari”, in quanto vi è la necessità di vie legali e sicure per l’Europa per i civili in fuga dalle zone di guerra e di conflitto.

iv. Resistere alla criminalizzazione degli atti di solidarietà della società civile e sfidare le misure discutibili che limitano l’accesso alla protezione sociale di rifugiati, richiedenti asilo e migranti.

v. Adottare la legislazione e le pratiche che consentono ai rifugiati, ai richiedenti asilo e ai migranti di stabilirsi, adattarsi e arricchire le stesse società che forniscono loro un rifugio, nel rispetto dei valori e delle norme dei paesi ospitanti, come stabilito dalla Convenzione Europea sui Diritti Umani e da altri strumenti per i diritti umani.

V. L’Europa come continente con un futuro

11 L’Europa è un progetto per i suoi cittadini e per tutti coloro che la abitano. Dovrebbe offrire opportunità ai bambini e ai giovani attraverso appropriate politiche educative, vocazionali e lavorative, che includono l’apprendimento per vivere in pace, il rispetto del pluralismo e la diversità come una risorsa in una società multiculturale. Ciò include opportunità di scambio e apprendimento con bambini e giovani di altri continenti per aumentare la comprensione interculturale. L’Europa dovrebbe continuare a investire nelle generazioni presenti e future mediante:

i. Lo stanziamento di maggiori fondi per progetti di scambio internazionale, come “Erasmus +”, per giovani europei, allo scopo di studiare, formarsi o apprendere all’estero, in linea con la proposta della Commissione Europea per il raddoppio di tali fondi con il prossimo bilancio UE, e in particolare per l’educazione e la formazione alla pace e alla nonviolenza.

ii. L’adozione di politiche e azioni che promuovano l’educazione ai diritti umani e alla democrazia, la comprensione reciproca, la tolleranza e il rispetto della diversità, facendo uso dei suggerimenti e delle lezioni apprese dal Consiglio Europeo.

iii. L’investimento volto a proteggere e rendere accessibili a tutti, specialmente alle giovani generazioni, il suo patrimonio culturale come mezzo per comprendere la natura composita delle sue radici storiche, culturali e spirituali.

VI. L’Europa in cui crediamo e per la quale lavoriamo

12 “L’Europa non sarà realizzata in un solo giorno, ma attraverso azioni concrete che costituiranno quindi una solidarietà di fatto”. Queste parole di Robert Schuman suonano ancora vere quasi 70 anni dopo essere state pronunciate (9 maggio 1950). L’Europa è ancora incompleta e rimangono molte sfide, ma i suoi risultati sono enormi. Sarebbe una follia non riconoscerli. Tuttavia, non possiamo accettare che un progetto così generoso – pace, solidarietà, partecipazione – venga interrotto a causa della paura: paura del futuro sconosciuto, paura della diversità dell’umanità che bussa alla nostra porta, paura di un disastro ecologico incombente.

13 Crediamo che l’Europa sia l’unica risposta alle immense sfide all’interno dei nostri confini e al di fuori di essi. Più che mai, è in gioco il futuro dell’Europa. Mentre populisti e nazionalisti stanno facendo sentire la propria voce durante la corsa alle elezioni del Parlamento Europeo, interveniamo e convinciamo le persone a partecipare alle elezioni e a sostenere l’Europa che vogliamo: un’Europa pacifica, fraterna e lungimirante per tutte le donne e tutti gli uomini di buona volontà.

(traduzione di Vincenzo Pezzino)

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