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Punto Pace Andria – Lettera a Mimmo Lucano, sindaco di Riace

Fino a qualche anno addietro il nome Riace ci rimandava ai famosi “bronzi”, testimoni della splendida cultura greco-romana, di cui noi meridionali tentiamo di essere fedeli eredi.
Poi qualcuno ci parlò di un’esperienza che si stava realizzando in questo piccolo angolo di terra calabrese, nella Locride, conosciuta, se mai e soprattutto, per la malavita organizzata, la n’drangheta di San Luca e di Platì.
Ci fu riferito che, sotto la spinta coraggiosa di un giovane sindaco, gli abitanti di Riace, sfruttando positivamente una emergenza, quale l’approdo fortunoso di un battello con un consistente numero di curdi, che sfuggivano dall’intolleranza e persecuzione turca, li accolsero e si industriarono ad assicurare loro una sistemazione di fortuna nelle tante case, lasciate vuote dai riacesi, che da tempo avevano abbandonato il piccolo borgo per emigrare in nord Italia e in Europa.
Nacque così, via via, il progetto di accoglienza ed integrazione dei migranti, divenuto famoso, in Italia e nel mondo, e conosciuto come modello Riace.
Nel corso degli anni il processo di integrazione ha fatto sì che non solo le case tornassero ad essere abitate, la popolazione aumentasse e si ringiovanisse, ma anche le attività produttive rinascessero e la Riace, abbandonata e poco abitata, risorgesse a nuova vita, configurandosi come un mondo di incontro tra popoli ed etnie diverse, pacificamente, convivialmente, direbbe don Tonino Bello, e reciprocamente accoglienti.
Decidemmo, come Punto pace, di organizzare un viaggio in Calabria con meta Riace, Rosarno, l’Aspromonte e Reggio Calabria, dove i bronzi erano da tempo sottoposti ad un’opera importante di restauro. Fummo ospitati, proprio a Riace, in alcune case libere, messe a disposizione dal Comune per i visitatori. Soggiornammo dunque in una specie di albergo diffuso, in ambienti confortevoli ma non di lusso. Fummo ricevuti dal Sindaco Mimmo Lucano e da lui informati sulle origini e sugli sviluppi del modello di accoglienza e di integrazione, già da tempo avviato.
Entrammo nelle botteghe, negli esercizi e nei piccoli negozi, in prevalenza gestiti da migranti di varia provenienza, capaci di dialogare con noi in un italiano semplice e accettabile, o cogestiti da nativi e migranti.
Capimmo e ci facemmo capire.
Si aprì davanti a noi la prospettiva di un vero modello da imitare, per affrontare, nel verso giusto, il grosso ed emergente problema delle migrazioni.
Oggi, purtroppo, si stanno adottando modalità opposte a quelle.
In tutti i modi si vogliono convincere gli italiani che l’integrazione non è possibile con i diversi da noi. Si fanno proclami con il motto “prima gli italiani”, scimmiottando così il modello americano di Trump.

E, cosa ancora peggiore, si vuol far credere che questo modo di accogliere lo straniero sia in totale coerenza con il messaggio evangelico dell’ “ero straniero e mi avete accolto” .
Noi non conosciamo le carte che hanno spinto la magistratura ad indagare ed arrestare il sindaco Mimmo Lucano. Abbiamo fiducia nella giustizia italiana, che farà chiarezza.
Ma non possiamo allontanare da noi il sospetto che l’ostilità aperta del nuovo ministro degli interni contro il sindaco di Riace miri a schiacciare e svilire il modello di “Integrazione Riace”, perché vinca il principio che gli stranieri sono delinquenti, stanno invadendo il nostro territorio, ci tolgono i posti di lavoro, ci portano malattie e, così via, straparlando.
Noi siamo amanti della pace e suoi costruttori; siamo vicini alle idee che provengono da Riace e sosteniamo il suo progetto di integrazione.
Lasciamo da parte le chiacchiere dei parolai, le insinuazioni di chi vuole pescare nel torbido, i cavilli, i commi e le scartoffie dei legulei; noi condividiamo e sosteniamo le idee positive.
E quelle di Mimmo Lucano lo sono.

Vincenzo Caricati
Per il Punto Pace di Andria

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