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Movimento Cattolico Internazionale per la Pace

Ordinariato militare: mons. Marcianò, “invochiamo il dono della pace”

(30 Maggio 2018)

“La pace è realtà complessa. La pace non è semplice assenza di guerra ma racchiude in sé il rispetto della vita e della dignità umana, della giustizia e solidarietà, della verità e libertà. La pace deve legare, unire gli uomini quasi con la stessa forza delle catene, per garantire una serena convivenza”. Lo ha detto l’arcivescovo ordinario militare per l’Italia, mons. Santo Marcianò, celebrando stamattina a Sotto il Monte, paese natale di Papa Giovanni XXIII, patrono dell’Esercito italiano, in occasione del pellegrinaggio militare (oltre 2.000 militari) da tutta Italia, inserito nel programma delle celebrazioni di questi giorni in terra bergamasca. Con l’ordinario militare anche mons. Francesco Beschi, vescovo di Bergamo, e mons. Gaetano Bonicelli, già ordinario militare. Presenti anche i vertici delle Forze armate, le autorità civili e i rappresentanti istituzionali. Richiamando le parole del Pontefice, mons. Marcianò ha ricordato che “questa convivenza pacifica deve basarsi su verità, giustizia, amore, libertà”. Verità perché “domanda che siano sinceramente riconosciuti i reciproci diritti e i vicendevoli doveri. La pace si costruisce sulla dignità dell’uomo e operatore di pace è chi la riconosce, la rispetta, la difende” ha aggiunto l’arcivescovo castrense sottolineando l’importanza dell’opera dei militari “in difesa della vita e della dignità umana”. La convivenza pacifica, poi, “si attua secondo giustizia. E se la giustizia umana deve garantire tanto la retribuzione quanto la pena, la giustizia di Dio vuole che nessuno si perda. È giustizia continuamente aperta al recupero, al perdono, alla guarigione… che davvero non vuole perdere nessuno”. Come fece Papa Roncalli “quando, nunzio spostolico in Turchia, non volle perdere neppure uno degli ebrei destinati ai campi di concentramento”, alla crisi di Cuba, “insegnandoci come ci sia una giustizia che sa di poter continuare a sperare fino alla fine in quel seme di bontà che Dio, essendo “giusto. Un seme di bontà nel quale anche voi, militari, dovete sempre sperare, sia pure dinanzi a ciò che appare impossibile, per quella giustizia che vuole recuperare chi sembri perduto e, per farlo, si apre alla carità”. “Questo universale abbraccio di carità e di pace, che Papa Giovanni seppe portare al mondo con il suo sorriso e la sua carezza, ma anche con il suo paziente cercare ciò che unisce, significa – ha spiegato mons. Marcianò – quel ‘sopportare con amore’. Infine, la convivenza pacifica ‘è attuata nella libertà’” perché “la pace richiede che a ciascuno venga data la possibilità di realizzarsi liberamente nella propria vita, nella propria religione, nella propria vocazione”. Da qui l’invito a invocare “con forza il dono della Pace”.

(https://agensir.it/quotidiano/2018/5/30/ordinariato-militare-mons-marciano-invochiamo-il-dono-della-pace/)

Un commento

  1. invochiamo il dono della pace, non della schiavitù.
    Regali a go go non se ne fanno ora che si spreca la parola Persona e non si sa cosa voglia dire. Grazie non esiste e neanche Prego ne permesso ora che nelle carceri di tutto il mondo si soffre e non si ha alcun modo di vita dignitoso, La memoria è identità e la speranza si dona a tutti con i piccoli gesti.

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