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Movimento Cattolico Internazionale per la Pace

Vescovo Giudici: da preti con Pax Christi nella chiesa italiana


Un’originale fotografia dell’attuale situazione ecclesiale senza evitare una precisa critica a scelte ecclesiali che spingono il presidente di Pax Christi ad affermare che “invece del contrasto alla secolarizzazione è più appropriata e produttiva la “via lunga” dell’evangelizzazione e della formazione cristiana delle coscienze”.

(dalla relazione alla tre giorni per Preti organizzata da Pax Christi, giugno 2011)

A distanza di un anno, ci ritroviamo ad Assisi nella persuasione che sia utile riflettere come presbiteri, dove si inserisce oggi la proposta di Pax Christi nel vasto contesto della Chiesa italiana.

Il movimento trova nello Statuto il suo punto di riferimento; si pone come realtà di iscritti e di simpatizzanti che operano per la pace, sia nella costruzione positiva di condizioni di concordia e di superamento dei conflitti, sia nella attenzione critica a tutte quelle situazioni che sono in certa misura alla radice della conflittualità.

In questa luce può essere interessante riflettere sulle tensioni e incomprensioni che sta vivendo oggi la nostra Chiesa italiana e da queste partire per riflettere sulla utilità/necessità di un movimento per la pace nel nostro Paese.

Ritengo che vi siano alcune condizioni di incomprensione e di insufficiente attenzione alle condizioni delle minoranze culturali e religiose nel nostro Paese; di qui la presenza di tensione tra gruppi all’interno della compagine ecclesiale italiana e anche contrapposizioni nella società verso una Chiesa italiana non pienamente compresa e con qualche difetto di comunicazione verso l’esterno.

Noi, come Pax Christi abbiamo delle responsabilità in tutto questo? Ci sforziamo di comprendere e far comprendere le ragioni di incomprensione o di operare per superare gli atteggiamenti che causano contrasti?

Per riflettere insieme su tutto ciò, ed eventualmente individuare una missione specifica per Pax Christi Italia, mi sembra illuminante un recente documento scritto dal Cardinale Camillo Ruini.

Nel numero 2 della rivista Vita e Pensiero (marzo-aprile 2011) ci viene proposta una istantanea della situazione ecclesiale di questi anni in Italia. Si tratta non di un intervento sostanzioso ma quasi di una scaletta di riflessioni sull’argomento della Chiesa in Italia oggi,  tracciata dal Card. Ruini (pag. 5-10).

La tesi è la seguente: nel processo di secolarizzazione che ha coinvolto tutta la cultura europea, antropocentrismo e teocentrismo si confrontano. Il credente, e in questo caso è proposto il magistero di Giovanni Paolo II, sa benissimo che le due attenzioni vanno congiunte. Tuttavia le strategie per sottrarre la cattolicità italiana alla deriva di abbandonare il Vangelo per seguire la strada dell’uomo, oppure di dimenticare l’uomo per parlare astrattamente di Dio, sono due: la prima è una strategia pastorale che accompagni il processo di secolarizzazione per “evangelizzarlo” dall’interno. Questa è la scelta diffusa in Italia fino al Convegno di Loreto del 1984.

La seconda scelta per condurre ad unità antropocentrismo e teocentrismo è l’attuare un contrasto al processo di secolarizzazione attraverso una presenza evangelizzatrice che si rivolgesse anche alle dimensioni pubbliche dell’esistenza, cioè gli ambiti culturali, sociali, economici e politici, oltre a quelli … dell’educazione delle persone e della formazione delle coscienze. (pag. 7).

In questo breve passaggio ci viene dunque sottolineato come sia stata attuata la scelta di una delle due strategie, e cioè si è deciso per l’efficacia degli strumenti della politica e della legge nel fare cristiani gli uomini e la società, in una condizione di avanzante secolarizzazione. Si è preferita questa linea pastorale rispetto allo stile di non tanto contrastare tale processo, quanto piuttosto di accompagnarlo ed “evangelizzarlo” dall’interno, affinchè non degenerasse in un secolarismo decisamente ostile alla fede cristiana. (pag 7).

A dispetto delle apparenze, l’essersi appoggiati agli “strumenti forti” delle alleanze politiche e aver scelto di ottenere delle leggi formulate sulla unilaterale scelta delle ragioni della morale cattolica, non pare aver condotto a conseguenze positive nel contrasto alla secolarizzazione. I risultati sono stati scarsi e addirittura, in alcuni casi contradditori. Ma soprattutto l’essersi fidati di tali strumenti deboli e inadeguati alla costruzione di una società per tutti, ha causato conflitti e incomprensioni nella comunità cristiana stessa e nella società italiana. La legge sulla Fecondazione Assistita, e ora il cammino della legge sul Fine Vita sono qui a provarlo.

Certo, sono state bloccate alcune leggi o iniziative sgradite. L’abile utilizzazione dell’astensionismo anonimo rispetto al referendum sulla legge 40 attorno alla Fecondazione Assistita, nel 2005, è servito a difendere una legge che porta in sé la pecca di essere certamente una mediazione rispetto alle istanze morali cattoliche, ma che è stata interpretata dalle Corti di Giustizia in maniera tale da portare l’Italia ad una situazione peggiore di nazioni che hanno legislazioni su questo tema molto permissive.

E che dire dello sfruttamento delle divisioni del centro-sinistra per fermare la modesta legislazione sulle coppie di fatto nel 2007 i cosiddetti Dico? Successi tattici certo, ma di scarso effetto, se non di negativo impatto reale. Continuano le richieste ai comuni, ci si logora su questioni procedurali, e si dimentica la sostanza di ciò che esprime in questo campo il disagio sociale manifestato

Analoga la conferma della situazione esistente sui crocifissi negli istituti scolastici… Poco è stato ottenuto in positivo, rispetto a una attesa vissuta in termini trionfalistici. Nonostante le molte parole e le molte dichiarazioni di disponibilità da parte di personalità politiche delle diverse coalizioni che si sono alternate al governo. A questo capitolo dei successi della strategia scelta, al dire del Cardinale Ruini, va ascritta forse solo la normativa del 2003 sullo stato giuridico degli insegnanti di religione nella scuola pubblica, con tutti i guai che ne sono derivati per chi designa i docenti stessi, ormai praticamente inamovibili.

Nessun vero successo sulle scuole cattoliche – che versano in condizione criticissima a tutti i livelli e sotto tanti profili – , non sull’aborto o sugli anticoncezionali, o sul obiettivo del sostegno fiscale alla famiglia. Non sempre chiare sono state le manovre a proposito della normativa fiscale per gli stabili ecclesiastici; dato che essa è divenuta fonte di polemiche e di critiche, sarebbe stato più coraggioso seguire l’indicazione del Concilio che invitava a disfarsi di privilegi forse anche oggettivamente giustificabili, ma che contribuiscono ad un risultato di immagine negativa per la comunità cristiana.

Tutto ciò conduce a dire che è più appropriata e produttiva la “via lunga” dell’evangelizzazione e della formazione cristiana delle coscienze. Tale convinzione è riconosciuta presente dal Cardinale Ruini, come convincimento diffuso nell’episcopato e nel laicato italiano. E’ stata questa diversa visione del rapporto pastorale con la secolarizzazione che, sempre secondo il Cardinale Ruini, ha determinato difficoltà di rapporti tra il Papa e gran parte dell’episcopato italiano. Da ciò tuttavia è purtroppo derivato l’appannarsi, nella Chiesa italiana, di una strategia che badava alla formazione dei laici. Una tale scelta era ben presente ai vescovi nell’immediato dopo Concilio; tanto è vero che proprio l’episcopato italiano aveva iniziato il suo cammino come Conferenza Episcopale con il tema Evangelizzazione e Sacramenti.

Il Card. Ruini ricorda anche lo sconcerto del ‘Papa polacco’ –parole del Cardinale- rispetto alle vicende dell’Italia come nazione. Questa affermazione dice che non ci fu modo di riflettere intorno al paradosso italiano: una società che aveva conosciuto il massimo della scristianizzazione nel tempo dell’egemonia politica dei cattolici.

Occorreva non giungere semplicisticamente a concludere circa il limite o addirittura il tradimento dei politici cristiani, ma, più in radice, circa il limite della politica come tale nel fronteggiare un processo epocale e pervasivo quale la secolarizzazione della cultura e del costume.

Il Card. Ruini ricorda che la strategia usata fu quella di realizzare la “Grande preghiera per l’Italia e con l’Italia” (1994); e in oltre fu dato spazio ai nuovi movimenti ecclesiali, per i quali il papa aveva simpatia e affinità spirituale.

Di qui il diminuire e lo scomparire di un autonomo protagonismo del  laicato. Le responsabilità si situano sul fronte del laicato e sul fronte della istituzione ecclesiastica. La condizione non brillante del laicato associato, delle sue tradizionali organizzazioni è anche il frutto della evidente simpatia per i movimenti da parte dei responsabili della CEI, come istituzione, e del Segretariato per i Laici, struttura della Santa Sede, a cui accenna il Card. Ruini nell’articolo che stiamo esaminando.

A questa condizione di silenzio e di scarsa autorevolezza del laicato ha contribuito la prassi delle episodiche mobilitazioni della base cattolica (dal referendum sulla fecondazione al family day) pensate e gestite dal vertice ecclesiastico. A questi incontri si chiede alle associazioni di dare il loro contributo senza un previo cammino di riflessione e di preparazione. E questo non può che impoverire l’associazionismo e far diminuire il significato di personalità propositive e significative.

Dopo venti anni, è interessante prendere spunto dalla riflessione del Cardinale Ruini per domandarci se il bilancio di quella stagione ha contribuito alla comunione nella Chiesa e ad una accettabile armonia nella società italiana.  Relativamente alla vita civile e politica, la presenza della comunità dei credenti comporta delle responsabilità: testimonianza personale e di gruppo, capacità di confronto in un’ottica di servizio alla vita dell’intera società.

Ma più in particolare, che cosa è servita questa strategia per riguardo alla qualità della vita cristiana dei credenti italiani? E’ questo, del resto, ciò che più preme alla Chiesa.

L’ultima decisiva questione è appunto questa. Urge che, nella Chiesa italiana, si maturi un consenso intorno al seguente, cruciale interrogativo: come giudicare la qualità del cristianesimo nel vissuto quotidiano? Negli anni recenti, la scristianizzazione in Italia ha conosciuto una positiva inversione di rotta oppure no? Personalmente, penso di no, e ciò proprio in forza di una delega alle forze politiche e alla cultura di attuare cambiamenti che iniziano e si sviluppano solo nella vita e nell’esperienza delle persone credenti.

Qual è il contributo di Pax Christi in un così complesso cammino di Chiesa? Fa parte del nostro dna, appunto, la volontà di discernere i problemi e le opportunità, di riconoscere quelle condizioni che possono diventare potenziali cause di violenza o di contrapposizione.

L’analisi scaturita dall’interessante esposizione del Cardinale Ruini, ci pone di fronte ad una responsabilità. Pax Christi, nella sua condizione anomala di organizzazione democratica, ma che ha a presidente un vescovo, ha un impegno di presenza e di testimonianza nella realtà ecclesiale italiana.

E’ tipico e caratteristico di questo Movimento costruire condizioni di sensibilità verso i problemi della solidarietà e della pace. Si incomincia indubbiamente dalle condizioni di attenzione per il nostro paese. Ci domandiamo: quali sono i conflitti che ci coinvolgono e segnano il nostro presente? Quale è, a questo proposito, l’impegno e la testimonianza dei cattolici?

Possiamo incominciare l’analisi con l’esempio più chiaro e purtroppo più impegnativo: qual è l’atteggiamento dei cattolici sul tema degli immigrati?

Si deve inoltre tenere conto di un’altra questione: vi è una interazione positiva tra maggioranza e minoranze nel nostro paese? Su parecchie questioni di etica vi sono orientamenti della popolazione italiana che vanno tenuti presenti, che non possono essere nascosti per calcolo tattico o di voto politico. Quanti sono presenti e attivi in Pax Christi ci chiedono di essere accompagnati a riconoscere le differenze e a operare perché, nel rispetto dei principi, nuove leggi o regole non aumentino incomprensioni e conflitti.

Se si opera per la composizione dei conflitti nelle aree internazionali con le quali abbiamo collegamento, non possiamo dimenticare incomprensioni e dimenticanze della mentalità comune proprio nel nostro paese.

Indubbiamente si costruisce il dialogo e si pongono le basi della pace nel momento in cui ci si fa carico della coerenza tra comportamenti e sentimenti, tra la mente e il cuore a proposito della pace. E’ questo lo spazio dell’impegno educativo, che invita a chiarire, far incontrare, riconoscere le diversità. Così superando la possibile origine del conflitto.

Il problema della costruzione di un’interazione adulta e paritaria all’interno della comunità ecclesiale e della comunità civile chiede maturità umana, che la fede e la vita di Chiesa aiuta a operare.

Occorre avere a cuore l’integrazione tra politica e vita sociale in modo da non dimenticare le caratteristiche di ciascuna delle componenti della vita civile. L’integrazione è necessaria perché la politica non può tutto, ed è fatta di azioni diverse. Le retoriche possono fare male.

Adeguare istituzioni, comunicazione, mentalità alla cosmopolitizzazione del mondo: il mondo è diventato più vasto delle nostre idee, abbiamo bisogno di idee capaci di andare più avanti del mondo attuale.

In conclusione ci soffermiamo sugli strumenti di cui ci siamo dotati. Principale impegno è la formazione spirituale. Prendo dunque spunto dalla Parola di Dio che recentemente abbiamo ascoltato nella liturgia quotidiana.

Giovanni 15,26-16,4

Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.

Vi ho detto queste cose perché non abbiate a scandalizzarvi. Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, viene l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio. E faranno ciò, perché non hanno conosciuto né il Padre né me. Ma vi ho detto queste cose affinché, quando verrà la loro ora, ve ne ricordiate, perché io ve l’ho detto

La condizione delle comunità in cui Giovanni ricorda le parole del Maestro è drammatica; essa si trova stretta, quasi stritolata tra il giudaismo credente che non può accettare Gesù come il Cristo, e Roma pagana.

Oggi siamo di fronte al cambiamento profondo di una comunità che, da perseguitata, diviene potente. Purtroppo essa è tentata di infierire a sua volta contro quelli che non condividono la sua fede o non riconoscono la sua autorità.

Nella storia della comunità cristiana vi è stata poi la persecuzione dei devianti, chiunque fossero.

Tuttavia la persecuzione contro i credenti non ha segnato solo i primi secoli della vita della Chiesa; essa si è rinnovata nella storia. La Chiesa è messa la bando per decenni nell’URSS e nei paesi satelliti. Oggi ancora in Cina non è riconosciuto quell’aspetto della libertà religiosa che consiste nella possibilità di una comunità religiosa di organizzarsi secondo i principi ragionevoli della propria fede.

Molti cristiani sono ancora perseguitati, giorno per giorno: basta pensare all’assassinio di Mons. Romero, al massacro dei gesuiti in Salvador, alla scomparsa in Argentina e Brasile di credenti impegnati per la giustizia e al servizio dei più poveri. Massacri dovuti alla volontà di potenza politica ed economica.

Oggi la coscienza cristiana diffusa rifiuta la violenza fatta ai corpi; rimane tuttavia il rischio di una violenza fatta agli spiriti e all’abuso di potere a disprezzo dell’uomo. Abbiamo ricevuto come eredità formidabile il Decreto conciliare sulla Libertà Religiosa, che riconosce il diritto della coscienza e non solo il diritto della verità.

Strada c’è ancora da fare nelle comunità cristiane; per prendere coscienza del dettato conciliare a proposito della Chiesa come comunità dei credenti, come sale e lievito.

E’ pure utile riconoscere quale interesse vi sia nella comunità cristiana per la necessaria attenzione nei confronti dello spirito cieco e sordo che si nutre di rancori e di memorie negative per attuare relazioni conflittuali tra popoli, tra gruppi sociali, tra individui.

La passione di Cristo, che ci appare nel suo volto colpito e tumefatto, si ripropone in milioni di esemplari; ciò non ci può lasciare indifferenti. Ma occorre riconoscere il mistero del male all’opera nell’animo umano e nella storia degli uomini.

Tutto questo ci impegna ad essere presenti nel nostro paese e nella nostra comunità cristiana. Il collegamento attuato da Pax Christi, e che vi chiediamo di far conoscere e valorizzare, può oggi essere schematicamente così proposto:

–      Rinnovare nelle comunità cristiane l’utopia evangelica della pace e della non violenza.

–      Sostenere la creazione in Diocesi della Commissione “Justitia et Pax”. E partecipare alla commissione stessa sostenendone il senso e la funzione.

–      Promuovere nella comunità cristiana una coscienza più diffusa del rapporto tra la propria conversione e le condizioni della pace.

Un commento

  1. E’indubbiamente importante che riconosciamo l’errore, come Chiesa, di esserci e continuare ad appoggiarci ai segni del potere, invece che al potere dei segni.
    E’ altresì importante riconoscere che la mancanza di democrazia all’interno della Chiesa , ( non intesa come potere dei numeri, ma come ascolto attento dello Spirito Santo che è presente in tutti i battezzati, e non, perchè ” vola dove vuole” soprattutto negli ultimi ), base umana di comunione, impedisce un cammino di maturazione del popolo di Dio, che non aiuta al dialogo col mondo.
    E’ impostante che riconosciamo come comunità ecclesiale che non abbiamo in mano la verità ma la abbiamo come punto di riferimento, come faro verso cui tendere e questo è Gesù, mentre abbiamo lo Spirito Santo che non è la verità ma :- Egli vi guiderà alla verità tutta intera. (Gv. 16,13 )
    La verità non è un assunto è un processo, una strada che Gesù ci invita a percorrere con Lui e con il mondo insieme.
    Se è vero che attraverso il verbo tutto è strato creato e tutto vive, in ogni uomo è presente Gesù che aspetta di essere scoperto.
    Noi come credenti sappiamo come chiamarlo , ma insieme agli altri siamo tenuti a trovarlo, per poi rivelarlo.
    Se noi che ci riteniamo appartenenti a Cristo avessimo tutti questa consapevolezza forse perderemmo quella pretesa superiorità che crediamo di avere e saremmo più capaci di dialogo con tutti.

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