Pellegrinaggio di Giustizia in Palestina

la colomba della pace nella Palestina occupata

la colomba della pace nella Palestina occupata

Dal 30 luglio al 6 agosto 2015 si è svolto un Pellegrinaggio di Giustizia in Palestina, guidato da Norberto, Betta e Rossana. Così, un gruppo di 27 “pellegrini” provenienti da tutte le parti d’Italia ha continuato la già consolidata tradizione della Campagna “Ponti e non Muri” e di Bocche Scucite (www.bocchescucite.org), animata da don Nandino Capovilla.
Lo stesso giorno dell’arrivo a Tel Aviv, il 30 luglio, il pellegrinaggio fa una puntata verso il nord, in Galilea, dove nel villaggio di Fassouta ci accoglie Geries Khoury, teologo arabo-cristiano di rito greco-cattolico melchita. Ci parla della Nakba del 1948, con la cacciata forzata dei Palestinesi dai loro villaggi e dalle loro terre dove vivevano da generazioni.
Torniamo verso sud e arriviamo a Betania, nei pressi di Gerusalemme, dove per due notti siamo ospitati dalle suore missionarie comboniane che, tra le altre attività, gestiscono un asilo in un’area palestinese soffocata dal tristemente famoso muro di separazione.
Il 31 luglio visitiamo un povero villaggio di beduini vicino a Gerusalemme, sul quale pende un ordine di demolizione da parte del Governo Israeliano per fare posto ad un ennesimo insediamento illegale di coloni israeliani. La creazione di un asilo infantile e l’attività della maestra hanno contribuito a dare maggiore consapevolezza a questa comunità beduina privata di diritti umani fondamentali. Nella stessa mattinata non è mancata una visita ai luoghi santi di Gerusalemme, mentre nel pomeriggio, nella sede del Patriarcato Latino, abbiamo incontrato il giornalista israeliano Zvi Shuldiner, dissidente e attivista che ci ha resi partecipi della sua lotta per i diritti del popolo palestinese. Assieme a lui abbiamo commentato l’ipocrisia del Governo Israeliano che si mostra affranto per la recente barbara uccisione di un bambino palestinese a Nablus, mentre solamente la scorsa estate si è reso responsabile della morte di centinaia di bambini nella Striscia di Gaza, durante l’operazione “Margine Protettivo”.
Il primo di agosto ci rechiamo a Ramallah, al Centro Pastorale greco-melchita, dove incontriamo padre Julio e “le donne del ricamo”. Il centro infatti ospita un laboratorio di ricamo e cucito, sorto durante la prima intifada per l’esigenza di un sostegno economico e che oggi offre un’occupazione a numerose sarte e ricamatrici palestinesi. Visitiamo anche il mausoleo di Mahmoud Darwish, grande poeta contemporaneo della resistenza palestinese, scomparso nel 2008. Dopo un pranzo nella parrocchia cattolica di padre Ibrahim, lasciamo Ramallah per dirigerci verso Nablus. Lungo il percorso facciamo visita all’anziano padre Manuel, già parroco a Gaza per 14 anni ed in particolare durante l’operazione “Piombo Fuso”, a cavallo tra il 2008 e il 2009. In quella circostanza si dimostrò pastore di tutti, aprendo la chiesa e le strutture educative anche ai musulmani, le cui moschee e abitazioni erano state pesantemente bombardate dagli Israeliani. Nell’incontro, molto intenso, padre Manuel ha ribadito con forza che l’identità palestinese viene prima dell’appartenenza religiosa e che i pilastri della vera pace sono la giustizia, lo sviluppo e la verità. Giunti a Nablus, veniamo ospitati nel campo profughi di Balata, fondato nel 1948 e ritenuto provvisorio nelle intenzioni, gradualmente poi trasformatosi nel corso dei decenni da una tendopoli ad una giungla di mattoni, dove attualmente vivono circa 28.000 persone in uno spazio precario.
Il 2 agosto, Domenica, dopo aver visitato una chiesa greco-ortodossa dove è tuttora ben conservato il “Pozzo di Giacobbe”, lasciamo Nablus e celebriamo l’Eucaristia nella comunità cristiana di Rafidia, guidata da padre Jonny, a cui fa seguito anche un pranzo festoso, assieme a un gruppo di Francesi. La sera siamo ospitati in un altro campo profughi, quello di Shufat, vicino Gerusalemme, presso un centro medico per la riabilitazione diretto dal dott. Salim.
Il 3 agosto, accompagnati da Chiara Cruciati, corrispondente de “Il Manifesto”, ci dirigiamo verso la calda Valle del Giordano, dove, dopo aver attraversato Gerico, pranziamo presso la sede del “Movimento di Solidarietà per la Valle del Giordano”, guidato da Rashid, che ci illustra l’apartheid dell’acqua imposto dai coloni israeliani e la resistenza nonviolenta del movimento. Il panorama svela impietosamente il contrasto tra l’aridità del terreno dei Palestinesi, privo di risorse idriche, e le verdeggianti coltivazioni che attorniano i vicini insediamenti israeliani, abbondantemente riforniti di acqua. La sera arriviamo a Hebron e, dopo una cena in una terrazza panoramica, sede della “Gioventù contro gli Insediamenti”, siamo accolti per la notte presso famiglie.
Il 4 agosto, dopo aver visitato a Hebron la Tomba dei Patriarchi, ci incamminiamo nella spettrale “Shuhada Street”, dove tocchiamo con mano la colonizzazione “dall’interno”. Infatti, questa strada principale, interdetta ai Palestinesi, con tutti i negozi chiusi da anni, spacca artificiosamente in due la città, a causa di un gruppo di fondamentalisti israeliani che con un colpo di mano hanno occupato delle abitazioni in quel luogo, rendendo peraltro inagibile buona parte del mercato, e che sono permanentemente protetti dall’esercito israeliano. Il nostro cammino prosegue con la testimonianza della resistenza nonviolenta dei pastori palestinesi nelle colline a sud di Hebron. Nel villaggio di At-Twani, i giovani volontari di “Operazione Colomba” dell’Associazione Papa Giovanni XXIII svolgono da molti anni un’efficace azione di interposizione tra i coloni israeliani degli insediamenti illegali e gli abitanti del villaggio continuamente minacciati e angariati nello svolgimento della normale vita quotidiana, sia lavorativa che scolastica. La sera, a Betlemme, dopo la visita alla Basilica della Natività, siamo accolti al Centro Caritas dove ci fermeremo due notti e ci incontriamo con il direttore, padre Raed, che ci rivolge parole piene di energia e di esortazione, facendo riferimento alle “pietre vive” della Palestina.
L’alba del 5 agosto ci vede al check-point del muro di divisione a Betlemme, a testimoniare le ore di attesa che i lavoratori palestinesi devono subire quotidianamente per potersi recare al lavoro a Gerusalemme. Successivamente, dopo una breve visita al museo palestinese di Betlemme, ci incontriamo con suor Donatella, al Caritas Baby Hospital, moderno ospedale pediatrico, di cui ci descrive le attività e i problemi da superare in quel particolare contesto territoriale. Suor Donatella ci racconta infatti come a volte sia difficile fare passare dal check-point anche ambulanze che trasportano bambini gravemente malati che necessitano di essere curati in un ospedale di Gerusalemme. Le sue parole ci scuotono: “vedere morire una persona fa male, vedere morire un bambino fa ancora più male, ma vederlo morire perché non può passare il check-point non è proprio tollerabile”…
Della legittima ostinazione dei Palestinesi a rimanere nella propria terra ci persuade Daoud, fondatore della “Tenda delle Nazioni”, che difende con metodi nonviolenti la sua collina, appartenente alla sua famiglia da generazioni, dal pericolo sempre incombente di esproprio. All’ingresso della proprietà spicca il cartello “Rifiutiamo di essere nemici”. Ci racconta che porta avanti il suo progetto con enormi sacrifici e grazie al fatto di aver potuto esibire titoli di proprietà risalenti all’Impero Ottomano. Nel pomeriggio, infine, ascoltiamo la coraggiosa testimonianza del dott. Nidal, in passato anche recluso nelle carceri israeliane per motivi politici e adesso direttore di un centro medico dove assiste anche gratuitamente i più poveri.
Con gli occhi e il cuore pieni delle angosce, delle speranze e della volontà di resistenza nonviolenta palestinese, ripartiamo il 6 agosto per fare ritorno ai nostri lidi, con la responsabilità di fare fruttificare quanto abbiamo sperimentato.
Vincenzo Pezzino
Laura Sciacca

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