{"id":9007,"date":"2014-08-03T08:46:35","date_gmt":"2014-08-03T08:46:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.paxchristi.it\/?p=9007"},"modified":"2020-06-22T09:19:55","modified_gmt":"2020-06-22T09:19:55","slug":"gia-in-vendita-le-armi-israeliane-testate-su-gaza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=9007","title":{"rendered":"Gi\u00e0 in vendita le armi israeliane testate su Gaza"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_8414\" style=\"width: 249px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/gaza2-239x300.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-8414\" src=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/gaza2-239x300.jpg\" alt=\"Striscia di Gaza\" width=\"239\" height=\"300\" class=\"size-full wp-image-8414\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-8414\" class=\"wp-caption-text\">Striscia di Gaza<\/p><\/div>\n<p>Intervista all\u2019economista israeliano Shir Hever: \u201cAnche questa guerra aumenter\u00e0 i profitti dell\u2019industria bellica. Ma il governo non ha una visione di lungo periodo: Israele non ha futuro\u201d.<\/p>\n<p> Nessuna tregua, l\u2019offensiva continua. L\u2019industria bellica israeliana pubblica e privata ha gi\u00e0 scaldato i motori: la nuova sanguinosa operazione contro Gaza porter\u00e0 con s\u00e9 un\u2019impennata delle vendite di armi. Successe con Piombo Fuso e con Colonna di Difesa. Alcune aziende firmano gi\u00e0 contratti milionari. Come sempre, Israele prima testa e poi vende. Ne abbiamo parlato con Shir Hever, economista israeliano e esperto degli aspetti economici dell\u2019occupazione.<\/p>\n<p>Israele \u00e8 uno dei primi esportatori di armi nel mondo. Dopo l\u2019operazione del 2012, le vendite toccarono i 7 miliardi di dollari. Sar\u00e0 lo stesso per Margine Protettivo?<\/p>\n<p>L\u2019industria militare israeliana \u00e8 uno dei settori pi\u00f9 significativi, il 3,5% del Pil a cui va aggiunto un altro 2% di vendite interne. Israele non \u00e8 il pi\u00f9 grande esportatore di armi al mondo, ma \u00e8 il primo in termini di numero di armi vendute per cittadino, procapite. L\u2019industria militare ha un\u2019enorme influenza sulle scelte governative. Dopo ogni attacco contro Gaza, si organizzano fiere durante le quali le compagnie private e pubbliche presentano i prodotti utilizzati e testati sulla popolazione gazawi. Gli acquirenti si fidano perch\u00e9 hanno dimostrato la loro efficacia. Anche questa guerra aumenter\u00e0 significativamente i profitti dell\u2019industria militare. Basti pensare che pochi giorni fa l\u2019Industria Aerospaziale Israeliana ha lanciato un appello agli investitori privati per la produzione di una nuova bomba. Hanno gi\u00e0 raccolto 150 milioni di dollari, 100mila per ogni palestinese ucciso: si inizia a vendere ad operazione ancora in corso.<\/p>\n<p>Se l\u2019industria militare cresce, quella civile per\u00f2 subisce consistenti perdite.<\/p>\n<p>I costi civili dell\u2019attacco sono tre. Primo, quelli pagati dal sistema pubblico: l\u2019aumento del budget per l\u2019esercito va a spese dei servizi pubblici. Ogni attacco produce sempre tagli all\u2019educazione, la salute, i trasporti. Prima che questo round di violenza cominciasse, fazioni politiche di centro hanno tentato di tagliare il budget dell\u2019esercito a favore dei servizi sociali. E guarda caso, poco tempo dopo \u00e8 partita l\u2019operazione, per l\u2019enorme influenza che il sistema militare ha sulle politiche del governo. A ci\u00f2 si aggiungono i costi diretti e indiretti all\u2019economia civile. I missili hanno danneggiato propriet\u00e0 e le persone hanno paura ad andare al lavoro, numerose fabbriche hanno sospeso le attivit\u00e0 e le aziende agricole sono ferme. E, infine, i costi indiretti, come quelli al settore turistico. Molte compagnie avrebbero dovuto ospitare delegazioni di imprenditori stranieri che hanno cancellato le visite e sono andati a fare affari in altri paesi.<\/p>\n<p>Gaza \u00e8 un mercato prigioniero, costretto all\u2019acquisto di prodotti israeliani. L\u2019offensiva danneggia chi vende nella Striscia? <\/p>\n<p>In realt\u00e0 no. Gaza \u00e8 s\u00ec un mercato prigioniero, ma garantiva molti pi\u00f9 profitti prima dell\u2019inizio dell\u2019assedio nel 2007. Prima dell\u2019embargo era molto pi\u00f9 facile per le compagnie israeliane inviare i propri prodotti nei supermercati di Gaza e sfruttare manodopera a basso costo. Se l\u2019assedio venisse allentato, l\u2019economia israeliana ne gioverebbe perch\u00e9 potrebbe sfruttare ancora di pi\u00f9 un milione e 800mila persone, una comunit\u00e0 che non pu\u00f2 produrre abbastanza ma che consuma.<\/p>\n<p>Questo nuovo attacco potrebbe invece rafforzare la campagna di boicottaggio? <\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 stato un incremento significativo della campagna BDS nel mondo e lo si percepisce dalle reazioni di certi politici. Il ministro dell\u2019Economia, il colono Naftali Bennett, cerca di incrementare gli scambi commerciali con Cina, Giappone, India, e liberarsi dalla dipendenza dall\u2019Europa, dove il boicottaggio attecchisce di pi\u00f9. Eppure due giorni fa l\u2019Istituto Israeliano di Statistica ha registrato un calo significativo del valore delle esportazioni, prima che questa operazione cominciasse: all\u2019inizio del 2014, il valore \u00e8 calato del 7% e del 10% verso i paesi asiatici. Molte compagnie esportatrici hanno chiesto un meeting d\u2019emergenza del governo per trattare questa crisi.<\/p>\n<p>Molti ritengono che questo attacco sia dovuto anche al controllo delle risorse energetiche lungo la costa di Gaza.<\/p>\n<p>Non credo che ci sia un collegamento diretto: Israele ha gi\u00e0 cominciato a sfruttare i propri giacimenti e firmato accordi di vendita con Turchia, Cipro e Grecia. Se un giorno i palestinesi saranno in grado di sfruttare il proprio gas, non troveranno mercato perch\u00e9 Israele si sar\u00e0 accaparrato l\u2019area mediterranea e sar\u00e0 capace di vendere a prezzi inferiori. Il mondo, che in questi giorni assiste a massacri e distruzione di infrastrutture, non immagina neanche il momento in cui i palestinesi potranno sviluppare la propria economia interna.<\/p>\n<p>Da fuori sembra che il governo israeliano non abbia in mente una strategia di lungo periodo, ma tenti di mantenere lo status quo dell\u2019occupazione.<\/p>\n<p>\u00c8 cos\u00ec. L\u2019attuale governo non ha una strategia politica, cammina in una strada senza uscita. Sa che Abu Mazen \u00e8 l\u2019unico con cui negoziare, ma allo stesso tempo ne mina la legittimit\u00e0. Nella storia tutti gli imperi hanno finito per ragionare solo nel breve periodo, per poi collassare. Dalla Seconda Intifada la politica non \u00e8 quella di porre fine al \u201cconflitto\u201d ma di gestirlo. Molti israeliani pensano che non ci sia futuro e si spostano verso destra. Il livello di razzismo e violenza attuale \u00e8 terribile, ma allo stesso \u00e8 segno di estrema debolezza. Questo mi regala un po\u2019 di speranza.<\/p>\n<p>di Chiara Cruciati \u2013 Il Manifesto<\/p>\n<p>Gerusalemme, 2 agosto 2014, Nena News<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intervista all\u2019economista israeliano Shir Hever: \u201cAnche questa guerra aumenter\u00e0 i profitti dell\u2019industria bellica. Ma il governo non ha una visione di lungo periodo: Israele non ha futuro\u201d. 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