{"id":8240,"date":"2014-01-17T08:40:13","date_gmt":"2014-01-17T08:40:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.paxchristi.it\/?p=8240"},"modified":"2020-06-22T09:20:08","modified_gmt":"2020-06-22T09:20:08","slug":"muro-dellapartheid-di-uomini-e-di-caporali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=8240","title":{"rendered":"Muro dell\u2019Apartheid: di Uomini e di Caporali"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">(17\/01\/2014)<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/CIMG5162.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-8261\" alt=\"CIMG5162\" src=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/CIMG5162-300x225.jpg\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/CIMG5162-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/CIMG5162-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/CIMG5162-900x675.jpg 900w, https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/CIMG5162.jpg 2048w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Il muro dell&#8217;apartheid, che alcuni chiamano di \u2018separazione&#8217; e da un decennio Israele sta costruendo, ha molteplici funzioni. Alcune intenzionali e dichiarate, altre implicite o nascoste ma non meno importanti. Fra le prime mettiamo subito senza indugio il bisogno di sicurezza. In realt\u00e0 questo \u00e8 ci\u00f2 che lo stato di Israele dichiara come unica ragione: impedire che \u2018terroristi\u2019 palestinesi possano portare a termine attentati a Tel Aviv o altrove, come accaduto nei primi anni 2000.\u00a0(vedi anche Nota in fondo)<\/p>\n<p>Una seconda funzione, meno esplicita ma certamente intenzionale, \u00e8 creare una separazione non solo fisica fra le due popolazioni. Infatti prima, soprattutto dopo il \u201967, gli ebrei e i palestinesi erano pi\u00f9 a stretto contatto. Potevano lavorare insieme e anche diventare se non amici buoni conoscenti. Era perci\u00f2 pi\u00f9 difficile far percepire i palestinesi come nemici e terroristi tout court. I sondaggi fra i pi\u00f9 giovani ebrei Israeliani, che hanno vissuto prevalentemente nell\u2019era del muro, sono indicativi al riguardo. Per loro i palestinesi sono solo un pericolo da rimuovere.<\/p>\n<p>Agli ultimi negoziati \u2018di Pace\u2019 che stanno avendo luogo sotto la guida \u2018imparziale\u2019 di John Kerry, pare che il governo Israeliano abbia posto come base di partenza il tracciato del muro stesso. Il tracciato spesso invade la linea verde (armistizio del 1948) che rappresenterebbe addirittura meno del confine riconosciuto dall\u2019ONU del \u2018nascente(?)\u2019 stato Palestinese; questo per includere insediamenti gi\u00e0 esistenti o in espansione \u2018naturale\u2019. Per cui, pare evidente che una funzione non dichiarata ma intenzionale\u00a0della pianificazione della barriera fosse l\u2019annessione di territorio.<\/p>\n<p>Un\u2019altra funzione, forse pi\u00f9 subdola e difficile da identificare, \u00e8 fare da filtro. Mi spiego meglio.\u00a0In Israele si trovano, come in qualsiasi parte del mondo, imprenditori che anelano di avere manodopera a basso costo.\u00a0La alta disoccupazione nei Territori Palestinesi Occupati rende fortissima la necessit\u00e0 di trovare un lavoro qualsiasi per mantenere la famiglia, e non ci si fa scrupoli a farlo per gli occupanti a Tel Aviv o nelle Colonie. Queste due esigenze rappresentano terreno fertile per il fenomeno del caporalato. Un palestinese con un buon contatto si procura perci\u00f2 gente disponibile dal suo lato, mentre il contatto israeliano si attiva per ottenere i permessi di lavoro dall\u2019altro. L\u2019imprenditore israeliano cos\u00ec ottiene lavoro a basso costo; il caporale si trattiene una parte del salario; il lavoratore palestinese guadagna comunque di pi\u00f9 che nei Territori Occupati nonostante\u00a0\u00a0l&#8217;ulteriore tassa da pagare al governo di Israele per il permesso di lavoro. Quanto sia diffusa questa pratica non \u00e8 dato sapere per le ovvie difficolt\u00e0 nel reperire informazioni certe.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/081211bcheckpoint300.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter  wp-image-8245\" alt=\"081211bcheckpoint300\" src=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/081211bcheckpoint300.jpg\" width=\"346\" height=\"259\" srcset=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/081211bcheckpoint300.jpg 640w, https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/081211bcheckpoint300-300x225.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 346px) 100vw, 346px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Per chi non avesse questa \u2019fortuna\u2019, rimangono altre opzioni fra le quali lavorare per l\u2019UNRWA (la mamma castrante), per l\u2019Autorit\u00e0 Palestinese (che sopravvive anche essa grazie a fondi internazionali), aprire una delle poche attivit\u00e0 private permesse, o infine rassegnarsi alla disoccupazione. Ma il muro \u00e8 un filtro permeabile in molti punti: dove \u00e8 tuttora solo una rete metallica e dove \u00e8 semplicemente una linea immaginaria. Moltissimi palestinesi perci\u00f2 si prendono il rischio di \u2018immigrare\u2019 clandestinamente in Israele per lavorare al nero, ma sempre meglio retribuiti che a casa loro. Se vengono scoperti senza permesso, la prassi \u00e8 la seguente: il primo evento ha poche conseguenze, reprimenda e poi rimpatrio; il secondo \u00e8 gi\u00e0 pi\u00f9 gravoso, un po\u2019 di carcere e magari una multa salata; il terzo pu\u00f2 essere pesante, processo con pene carceraria e pecuniaria molte alte. Questo, ad esempio, \u00e8 ci\u00f2 che \u00e8 accaduto al figlio di una donna\u00a0di Hebron che conosco da anni.<\/p>\n<p>Questi ultimi due aspetti rendono la causa dichiarata della costruzione del muro, il \u2018bisogno di sicurezza\u2019, molto meno credibile. Almeno ai miei occhi\u2026<\/p>\n<p>(FD)<\/p>\n<p><strong><span style=\"text-decoration: underline;\">Nota:<\/span><\/strong> Naomi Klein nel libro &#8216;The Shock Doctrine&#8217; (cap. 21) ricorda che il blocco dei confini con la West Bank cominci\u00f2 nel 1993 in concomitanza con la stipula del trattato di Oslo. L&#8217;idea del\u00a0muro dell&#8217;Apartheid nasce quindi in quel momento storico.\u00a0La crisi economica, derivata dalla disfatta dell&#8217;USSR e dalle politiche richieste a Eltsin dal FMI, determin\u00f2 infatti il trasferimento di un milione di ebrei (o dichiaratisi tali) in Israele. Questa enorme massa di lavoratori disposti a tutto, permise ad Israele di affrancarsi dal legame con i lavoratori palestinesi. Ariel \u00e8 oggi costituito da una forte componente russa, difatti le insegne sono sia in ebraico che cirillico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(17\/01\/2014) Il muro dell&#8217;apartheid, che alcuni chiamano di \u2018separazione&#8217; e da un decennio Israele sta costruendo, ha molteplici funzioni. Alcune intenzionali e dichiarate, altre implicite o nascoste ma non meno importanti. Fra le prime mettiamo subito senza indugio il bisogno di sicurezza. In realt\u00e0 questo \u00e8 ci\u00f2 che lo stato di Israele dichiara come unica ragione: impedire che \u2018terroristi\u2019 palestinesi possano portare a termine attentati a Tel Aviv o altrove, come accaduto nei primi anni 2000.\u00a0(vedi anche Nota in fondo) Una seconda funzione, meno esplicita ma certamente intenzionale, \u00e8 creare una separazione non solo fisica fra le due popolazioni. 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