{"id":788,"date":"2011-04-28T15:28:53","date_gmt":"2011-04-28T15:28:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.paxchristi.it\/?p=788"},"modified":"2020-06-22T09:23:57","modified_gmt":"2020-06-22T09:23:57","slug":"fratello-marocchino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=788","title":{"rendered":"Fratello marocchino"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/bello044.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1660\" src=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/bello044-290x300.jpg\" alt=\"\" width=\"290\" height=\"300\" \/><\/a>Fratello marocchino<\/p>\n<p>Perdonami se ti chiamo cos\u00ec, anche se col Marocco non hai nulla da spartire.<br \/>\nMa tu sai che qui da noi, verniciandolo di disprezzo, diamo il nome di marocchino a tutti gli infelici come te, che vanno in giro per le strade, coperti di stuoie e di tappeti, lanciando ogni tanto quel grido, non si sa bene se di richiamo o di sofferenza: tapis!<br \/>\nLa gente non conosce nulla della tua terra. Poco le importa se sei della Somalia o dell\u2019Eritrea, dell\u2019Etiopia o di Capo Verde. A che serve? Per il teatro delle sue marionette ha gi\u00e0 ritagliato una maschera su misura per te. Con tanto di nome: marocchino. E con tutti i colori del palcoscenico tragico della vita. Un berretto variopinto sul volto di spugna. I pendagli di cento bretelle cadenti dal braccio. L\u2019immancabile coperta orientale sulla spalla ricurva. E quel grido di dolore soffocato dalla paura: tapis!<br \/>\nIl mondo ti \u00e8 indifferente. Ma forse non ne ha colpa. Perch\u00e9 se, passandoti accanto, ti vede dormire sul marciapiede, \u00e8 convinto che l\u00ec, sulle stuoie invendute, giaccia riversa solo la tua maschera. Come quella di Arlecchino o di Stenterello, dopo lo spettacolo. Ma non la tua persona. Quella \u00e8 altrove. Forse \u00e8 volata su uno dei tanti tappeti che nessuno ha voluto comprare da te, nonostante l\u2019implorante sussurro: tapis!<br \/>\nDimmi, marocchino. Ma sotto quella pelle scura hai un\u2019anima pure tu? Quando rannicchiato nella tua macchina consumi un pasto veloce, qualche volta versi anche tu lacrime amare nella scodella? Conti anche tu i soldi la sera come facevano un tempo i nostri emigranti? E a fine mese mandi a casa pure tu i poveri risparmi, immaginandoti la gioia di chi l\u00ec ricever\u00e0? E\u2019 viva tua madre? La sera dice anche lei le orazioni per il figlio lontano e invoca Allah, guardando i minareti del villaggio addormentato? Scrivi anche tu lettere d\u2019amore? Dici anche tu alla tua donna che sei stanco, ma che un giorno tornerai e le costruirai un tukul tutto per lei, ai margini del deserto o a ridosso della brughiera?<br \/>\nMio caro fratello, perdonaci. Anche a nome di tutti gli emigrati clandestini come te, che sono penetrati in Italia, con le astuzie della disperazione, e ora sopravvivono adattandosi ai lavori pi\u00f9 umili. Sfruttati, sottopagati, ricattati, sono costretti al silenzio sotto la minaccia continua di improvvise denunce, che farebbero immediatamente scattare il \u00ab foglio di via\u00bb obbligatorio.<br \/>\nPerdonaci, fratello marocchino, se, pur appartenendo a un popolo che ha sperimentato l\u2019amarezza dell\u2019emigrazione, non abbiamo usato misericordia verso di te. Anzi ripetiamo su di te, con le rivalse di una squallida nemesi storica, le violenze che hanno umiliato e offeso i nostri padri in terra straniera.<br \/>\nPerdonaci, se non abbiamo saputo levare coraggiosamente la voce per forzare la mano dei nostri legislatori. Ci manca ancora l\u2019audacia di gridare che le norme vigenti in Italia, a proposito di clandestini come te, hanno sapore poliziesco, non tutelano i pi\u00f9 elementari diritti umani, e sono indegne di un popolo libero come il nostro.<br \/>\nPerdonaci, fratello marocchino, se noi cristiani non ti diamo neppure l\u2019ospitalit\u00e0 della soglia. Se nei giorni di festa, non ti abbiamo braccato per condurti a mensa con noi. Se a mezzogiorno ti abbiamo lasciato sulla piazza, deserta dopo la fiera, a mangiare in solitudine le olive nere della tua miseria.<br \/>\nPerdona soprattutto me, vescovo di questa citt\u00e0, che non ti ho mai fermato per chiederti come stai. Se leggi fedelmente il Corano. Se osservi scrupolosamente le norme di Maometto. Se hai bisogno di un luogo, fosse anche una chiesetta, dove poter riassaporare, con i tuoi fratelli di fede e di sventura, i silenzi misteriosi della tua moschea.<br \/>\nPerdonaci fratello marocchino. Un giorno, quando nel cielo incontreremo il nostro Dio, questo infaticabile viandante sulle strade della terra, ci accorgeremo con sorpresa che egli ha\u2026 il colore della tua pelle.<br \/>\nP.S. Se passi da casa mia, fermati.<\/p>\n<p>don Tonino<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fratello marocchino Perdonami se ti chiamo cos\u00ec, anche se col Marocco non hai nulla da spartire. Ma tu sai che qui da noi, verniciandolo di disprezzo, diamo il nome di marocchino a tutti gli infelici come te, che vanno in giro per le strade, coperti di stuoie e di tappeti, lanciando ogni tanto quel grido, non si sa bene se di richiamo o di sofferenza: tapis! La gente non conosce nulla della tua terra. Poco le importa se sei della Somalia o dell\u2019Eritrea, dell\u2019Etiopia o di Capo Verde. A che serve? 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