{"id":7851,"date":"2013-10-16T17:29:00","date_gmt":"2013-10-16T17:29:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.paxchristi.it\/?p=7851"},"modified":"2020-06-22T09:20:14","modified_gmt":"2020-06-22T09:20:14","slug":"lampedusa-e-spese-militari-quella-missione-nato-inutilizzata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=7851","title":{"rendered":"Lampedusa e spese militari Quella missione Nato inutilizzata"},"content":{"rendered":"<p>Una <strong>missione militare<\/strong> per presidiare il Canale di Sicilia? Esiste gi\u00e0, da oltre dieci anni. Sotto la bandiera della Nato decine di navi ed aerei da guerra con radar potentissimi pattugliano tutto il Mediterraneo, in collegamento diretto con i satelliti spia: nel 2009 sono arrivati a controllare \u201cil 60 per cento\u201d delle acque, percentuale aumentata negli ultimi anni. Senza per\u00f2 dare un contributo alla lotta contro i trafficanti di uomini.<\/p>\n<p>L&#8217;operazione si chiama <strong>Active Endeavour<\/strong> (traducibile con \u201cimpegno attivo\u201d) ed \u00e8 decisamente costosa. L&#8217;Italia ha contribuito finora con circa 230 milioni di euro. E l&#8217;ultimissimo decreto per le missioni all&#8217;estero ha stanziato altri cinque milioni da spendere entro dicembre proprio per questa attivit\u00e0, finanziando le spedizioni di corvette e sottomarini. All&#8217;inizio la <strong>Nato<\/strong> doveva occuparsi delle rotte di <strong>Al Qaeda<\/strong>: intercettare eventuali movimenti navali dei fondamentalisti islamici, con un occhio di riguardo per i trasferimenti di armi chimiche o nucleari. Ma nel Mediterraneo di terroristi a bordo non ne sono stati mai scoperti: 155 mercantili sospetti sono stati abbordati dai <a id=\"_GPLITA_0\" title=\"Click to Continue &gt; by CouponDropDown\" href=\"http:\/\/espresso.repubblica.it\/inchieste\/2013\/10\/14\/news\/lampedusa-altro-che-nuove-spese-militari-lo-scandalo-della-missione-nato-inutilizzata-1.137540\">commandos<\/a> occidentali, senza risultati. E allora il mandato dell&#8217;operazione \u00e8 stato allargato ai business che arricchiscono i miliziani qaedisti, come il commercio di droga e lo sfruttamento dei migranti. Un aspetto, quest&#8217;ultimo, che trova grande enfasi sui siti di alcune delle forze armate coinvolte \u2013 come quella britannica o quella tedesca \u2013 per dare un volto umanitario all&#8217;impegno militare nel Mediterraneo. Peccato che lo schieramento di incrociatori, portaelicotteri, sottomarini e velivoli radar non abbia bloccato un solo peschereccio zeppo di profughi.<\/p>\n<p>Eppure dal 2002 la flotta schierata si \u00e8 allargata sempre pi\u00f9, coinvolgendo <strong>unit\u00e0 di 62 paesi<\/strong>, inclusi russi e ucraini. Il bilancio a quel punto era gi\u00e0 impressionante: 100 mila mercantili tenuti sotto controllo. Dal 2008 c&#8217;\u00e8 stata un&#8217;ulteriore evoluzione qualitativa:\u00a0 piuttosto che mandare altre navi, viene potenziata la condivisione delle informazioni e il network elettronico della sorveglianza. Uno scambio costante tra radar di mezzi navali, aerei e satelliti con la capacit\u00e0 di monitorare 10 mila imbarcazioni ogni giorno. Tra tante navi spiate o perquisite, possibile che non siano mai state scoperte le ammiraglie degli schiavisti? In fondo, se i terroristi islamici dovessero circolare nel Mediterraneo userebbero gli stessi metodi degli scafisti, navigando su pescherecci o barconi. Ma nei bollettini ufficiali della Nato non ce n&#8217;\u00e8 traccia.<\/p>\n<p>Il dispositivo di Active Endeavour sorveglia anche la zona calda dei viaggi disperati verso la Sicilia. Uno dei quadranti di attivit\u00e0 delle cannoniere Nato \u2013 chiamato in codice <strong>Risdorn<\/strong> \u2013 marca proprio il tragitto tra Libia e Sicilia, dove si sono verificate le stragi pi\u00f9 gravi. E un settore di pattugliamento aereo dell&#8217;Alleanza militare (chiamato Melita W) vigila sulle acque tra Tunisia e Italia: nella mappa \u00e8 ben evidenziata <strong>Lampedusa<\/strong>. Eppure n\u00e9 i radar dei pi\u00f9 moderni cacciatorpediniere, orgoglio dell&#8217;Us Navy e delle marine europee, n\u00e9 quelli dei\u00a0 ricognitori volanti pi\u00f9 sofisticati hanno mai segnalato un barcone in difficolt\u00e0 o uno scafo di migranti in viaggio. Gli unici interventi noti sono stati realizzati da un dragamine tedesco e una fregata polacca a largo delle coste spagnole, per il resto nulla.<\/p>\n<figure>E qui nasce il dubbio: la flotta Nato non riesce a scoprire i pescherecci usati dai trafficanti di uomini oppure tiene le informazioni sotto segreto?<\/p>\n<p>L&#8217;analisi pi\u00f9 completa realizzata finora su Active Endeavour mostra uno scenario ancora pi\u00f9 sconfortante: non \u00e8 ancora stato creato un protocollo per trasmettere le informazioni raccolte dalla Nato. Il dossier realizzato nel giugno 2010 dall&#8217;<strong>Institute for foreign policy analysis<\/strong> di Ginevra, in collaborazione con la stessa Alleanza Atlantica e con il governo statunitense, evidenzia quanto sia carente il coordinamento nella lotta ai traffici nel Mediterraneo. Ci sono problemi giuridici, visto che molti paesi non hanno mai definito lo sfruttamento dei migranti come un reato. E quelli che lo hanno fatto, non hanno condotto iniziative concrete per combatterlo. Mancano per\u00f2 soprattutto i canali di scambio dei dati tra le diverse istituzioni: formalmente la Nato non comunica con l&#8217;agenzia europea delle frontiere <strong>Frontex<\/strong>. Frontex infatti \u00e8 un dispositivo delle forze dell&#8217;ordine \u201ccivili\u201d mentre Active Endeavour \u00e8 un&#8217;operazione militare: una distinzione paradossale, nel momento in cui a largo di Lampedusa vengono mandate le navi della Marina italiana, incluse alcune unit\u00e0 che hanno partecipato proprio alle azioni della Nato.<\/p>\n<p>Nel 2010 il comando navale della Nato di Napoli stava ancora cercando di definire il modo di condividere le informazioni raccolte da Active Endeavour con Frontex e con la centrale delle polizie Europol: a tutt&#8217;oggi non sembra che sia ancora stata trovata una soluzione. Il coordinamento resta in alto mare, quello dove gli scafisti mettono a segno il loro business di morte.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 un altro problema. Nonostante i proclami dell&#8217;Alleanza atlantica, l&#8217;operazione nel Mediterraneo resta a <strong>vocazione militare<\/strong>: pi\u00f9 che ai barconi di migranti e qaedisti, si pensa ai mercantili. E ai sommergibili. Una parte dei finanziamenti \u00e8 stata spesa proprio per esercitazioni nella caccia ai sottomarini, mezzo che non fa ancora parte dell&#8217;arsenale terroristico. E anche la nostra Marina ha impiegato i fondi stanziati per questa missione per lunghe crociere\u00a0 dei nostri mezzi di profondit\u00e0, inclusi i modernissimi U-212 costati 350 milioni di euro ciascuno.<\/p>\n<p>Oggi governo e parlamento potrebbero cambiare rotta. E chiedere alla Nato, di cui restiamo partner fondamentale, di usare la flotta di Active Endeavour per vigilare sulla rotta di Lampedusa. Sarebbe un modo di rendere concreto per la sicurezza nazionale l&#8217;investimento di centinaia di milioni in quella missione. Forse si potrebbe anche scoprire che nel comando atlantico di Napoli vedono in tempo reale le folle di disperati che si accalcano nei porti libici in attesa di prendere il largo: sanno tutto, ma nessuno avverte chi a Lampedusa pu\u00f2 salvare o accogliere quelle persone.<\/figure>\n<figure>di Gianluca Di Feo<\/figure>\n<figure>Fonte L&#8217;Espresso del 14\/10\/2013<a href=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/nato.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-7852\" alt=\"nato\" src=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/nato-150x150.jpg\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una missione militare per presidiare il Canale di Sicilia? Esiste gi\u00e0, da oltre dieci anni. 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