{"id":699,"date":"2011-04-25T13:50:43","date_gmt":"2011-04-25T13:50:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.paxchristi.it\/?p=699"},"modified":"2020-06-22T09:23:59","modified_gmt":"2020-06-22T09:23:59","slug":"i-piedi-di-giuda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=699","title":{"rendered":"I piedi di Giuda"},"content":{"rendered":"<p>Carissimi,<br \/>\n\u00e8 pi\u00f9 facile parlare delle labbra di Giuda che dei suoi piedi.<br \/>\nTutto a causa di quel bacio, naturalmente.<br \/>\nDagli affreschi di Giotto alle tele di Salvatore Fiume, infatti, gli artisti, allungandole come due ventose, hanno adoperato quelle labbra come simbolo del tradimento.<br \/>\nUn tradimento che suscita reazioni emotive. Che allude. Una vigliaccata, insomma, che non lascia estraneo nessuno. Un mistero d\u2019iniquit\u00e0 che provoca processi di identificazione e che, comunque, induce a riflettere.<br \/>\nNon c\u2019\u00e8 che dire: quelle di Giuda sono due labbra scomode per tutti. Se non altro, perch\u00e9 stanno a ricordarti che anche noi ci portiamo sulla bocca la possibilit\u00e0 di darlo ogni giorno, un bacio infame del genere.<br \/>\nI suoi piedi, invece, bench\u00e9 sospesi sul vuoto di un crepaccio, non destano emozioni. Provocano solo ribrezzo. Gonfi nella tragedia del suicidio, sembrano il punto fermo di un discorso che ha finito di coinvolgere l\u2019interlocutore. Pi\u00f9 che l\u2019ultima propaggine di un corpo ancora caldo di vita, sono l\u2019epilogo di una esistenza sbagliata. Il fotogramma finale di una storia infelice. L\u2019estremo dettaglio di una prova fallita.<br \/>\nEppure, quei piedi sono stati lavati da Ges\u00f9. Con la stessa tenerezza usata per Pietro, Giovanni, Giacomo. Sono stati asciugati dalle sue mani col medesimo trasporto d\u2019amore espresso per tutti. Senza neppure l\u2019ombra di pose scenografiche che accentuassero i contrasti a beneficio dei posteri.<br \/>\nI piedi di Giuda, come i piedi degli altri. Anche se pi\u00f9 degli altri, per paura o per imbarazzo, hanno vibrato sotto lo scroscio dell\u2019acqua. Ges\u00f9 se n\u2019\u00e8 dovuto accorgere. Tant\u2019\u00e8 che qualche istante pi\u00f9 tardi ha fatto riferimento a quei piedi: \u00abcolui che mangia il pane con me, ha levato contro di me il suo calcagno\u00bb.<br \/>\nEbbene, quel calcagno gi\u00e0 levato nell\u2019atteggiamento proditorio del calcio, e ciononostante investito dall\u2019acqua ristoratrice del Maestro, rimane per tutti noi l\u2019emblema di un angoscioso bisogno di redenzione che chiede il nostro servizio e non il rigore della nostra condanna.<br \/>\nNon importa quale sia l\u2019esito della lavanda. Cos\u00ec come non importa sapere se il destino finale di Giuda sia stato di salvezza o di perdizione. Sono affari del Signore: l\u2019unico capace di accogliere fino in fondo il mistero della libert\u00e0 umana e di comporne le scelte, anche le pi\u00f9 assurde, nell\u2019oceano della sua misericordia. A noi tocca solo entrare nella logica del servizio, di fronte alla quale non esiste ambiguit\u00e0 di calcagni che possa legittimare il rifiuto o la discriminazione.<br \/>\nCarissimi fratelli, se Giuda \u00e8 il simbolo di chi nella vita ha sbagliato in modo pesante, il gesto di Cristo curvo sui suoi piedi ci chiama a rivedere giudizi e comportamenti nei riguardi di coloro che, secondo gli schemi mentali in commercio, sono andati a finire sui binari morti di un\u2019esistenza fallimentare.<br \/>\nDi chi \u00e8 finito fuori strada per colpa propria o per malizia altrui. Di chi ha calpestato i sentimenti pi\u00f9 puri. Di chi ha ripagato la tenerezza con l\u2019ingratitudine pi\u00f9 nera. Di chi ha deviato dalle rotte di una fedelt\u00e0 promessa. Di chi ha infranto le regole di un\u2019amicizia giurata. Di chi ha spezzato i legami di una comunione antica. Di chi non ce l\u2019ha fatta a seguire Ges\u00f9 fino al Calvario. Di chi dai chiarori del cenacolo \u00e8 precipitato nella notte della strada. Di chi non ha avuto fortuna e ha abdicato, per debolezza o per ingenuit\u00e0, ai progetti della giovent\u00f9.<br \/>\nSui piedi di questi fratelli, col divieto assoluto di sollevare lo sguardo al di sopra dei loro polpacci, noi, protagonisti di tradimenti al dettaglio e all\u2019ingrosso, abbiamo l\u2019obbligo di versare l\u2019acqua tiepida della preghiera, dell\u2019accoglienza e dell\u2019accredito generoso di mille possibilit\u00e0 di ravvedimento. Lavare e asciugare i piedi di Andrea che se n\u2019\u00e8 andato con un\u2019altra donna, lasciando moglie e figli senza far sapere pi\u00f9 nulla, e ora \u00e8 disperato. Lavare e asciugare i piedi di Marisa che ha smesso di studiare, \u00e8 scappata di casa, si buca sistematicamente, si \u00e8 ammalata di AIDS, e ha prostrato la famiglia nella vergogna. Lavare e asciugare i piedi di Mario che ha fatto un bidone agli amici, e ora che si \u00e8 pentito non gli crede pi\u00f9 nessuno perch\u00e9 bollato come infame per tutta l\u2019eternit\u00e0. Lavare a asciugare i piedi di Damiano, anzi il piede di Damiano perch\u00e9 uno glielo hanno amputato per cancrena: rubava, si ubriacava, colpiva alle spalle, e ora tutti dicono che ben gli sta.<br \/>\nPurificati da un lavacro d\u2019amore, quei piedi, sia pure per carreggiate sconosciute, non potranno fare a meno di orientarsi verso la casa del Padre.<br \/>\nRingraziamo il Signore, perch\u00e9, al cappio della disperazione che stringe la gola, ci fa sostituire il cappio di un asciugamano, che stringe i fianchi col nodo scorsoio della speranza.<br \/>\nVi saluto<\/p>\n<p>don Tonino Bello<\/p>\n<p>26 febbraio 1989<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Carissimi, \u00e8 pi\u00f9 facile parlare delle labbra di Giuda che dei suoi piedi. Tutto a causa di quel bacio, naturalmente. Dagli affreschi di Giotto alle tele di Salvatore Fiume, infatti, gli artisti, allungandole come due ventose, hanno adoperato quelle labbra come simbolo del tradimento. 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