{"id":6725,"date":"2013-04-11T15:33:47","date_gmt":"2013-04-11T15:33:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.paxchristi.it\/?p=6725"},"modified":"2020-06-22T09:20:58","modified_gmt":"2020-06-22T09:20:58","slug":"non-abbiate-paura-di-riprendere-a-sognare-laura-boldrini-ai-giovani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=6725","title":{"rendered":"Non abbiate paura di riprendere a sognare. Laura Boldrini ai giovani"},"content":{"rendered":"<p><em><strong><a href=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/download.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-6727\" alt=\"download\" src=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/download.jpg\" width=\"271\" height=\"186\" \/><\/a>&#8220;Vi chiedo di mettere da parte ogni cinismo e di osare! Volate alto, non abbiate paura! Non abbiate timore di esporre il vostro sguardo alle cose di questo mondo&#8221; Cos\u00ec la presidente della Camera LAURA BOLDRINI si \u00e8 rivolta ai giovani a Torino. &#8220;Riprendetevi il sogno, i valori della solidariet\u00e0, dell&#8217;eguaglianza, della dignit\u00e0 umana. Perch\u00e9 questi principi non sono solo parole virtuose: \u00e8 in essi, dentro di essi, il segno della vita che verr\u00e0. Di una politica responsabile. Di una felice democrazia&#8221;.<\/strong><\/em><\/p>\n<p>LAURA BOLDRINI. Lezione inaugurale della Biennale Democrazia 2013 &#8220;Utopico. Possibile?&#8221; &#8211; Torino, Teatro Regio 10 aprile 2013<\/p>\n<p>Presidente Zagrebelsky, gentili ospiti, care amiche ed amici,<br \/>\nse c&#8217;\u00e8 una parola a cui la storia dell&#8217;umanit\u00e0 deve molto, una parola a cui devo molto anch&#8217;io, il mio impegno professionale e oggi questa carica che ho l&#8217;onore di ricoprire, bene, quella parola \u00e8 proprio utopia.<br \/>\nPerch\u00e9 l&#8217;utopia racconta il dubbio. E senza dubbi, la politica sarebbe solo un fotogramma immobile, un esercizio di vanit\u00e0, una condizione di solitudine.<br \/>\nL&#8217;utopia \u00e8 ricerca. Cio\u00e8 misurarsi con i propri limiti, averne rispetto e pudore, mai paura. Accettare la sfida del cambiamento che \u00e8 la promessa pi\u00f9 alta della democrazia.<br \/>\nL&#8217;utopia \u00e8 il viaggio: l&#8217;irrequietezza del mettersi in cammino, lasciare porti sicuri per spingere lo sguardo oltre la linea dell&#8217;orizzonte. Perch\u00e9 ci\u00f2 che conta, come scriveva il poeta greco Kavafis, \u00e8 partire: &#8220;\u2026quando ti metterai in viaggio per Itaca devi augurarti che la strada sia lunga, fertile in avventure e in esperienze\u2026&#8221;<br \/>\nSenza questa condizione faticosa e stimolante, senza l&#8217;utopia di un prossimo viaggio, che cosa sarebbe stato della nostra storia? Come avremmo potuto immaginare che un giorno il presidente della pi\u00f9 importante nazione del mondo sarebbe stato il figlio di un africano, senza il dovere di quell&#8217;utopia?<br \/>\nE se la mia storia mi porta oggi a presiedere la Camera dei Deputati, forse \u00e8 anche il frutto delle molte silenziose e tenaci utopie a cui ho cercato di dar voce per pi\u00f9 di vent&#8217;anni, dal diritto degli ultimi e dei perseguitati di non essere per sempre ultimi e vittime, alla fame di speranza e di vita di chi si \u00e8 messo in viaggio senza sapere se mai sarebbe arrivato. Penso al viaggio di centinaia di migliaia di migranti e rifugiati a cui l&#8217;Alto Commissariato delle Nazioni Unite e altre organizzazioni provano ogni giorno a restituire dignit\u00e0 e futuro.<br \/>\nCerto, la storia ci insegna che spesso in politica l&#8217;utopia appare come un&#8217;eresia. Eppure, quale utopia \u00e8 oggi pi\u00f9 necessaria se non immaginare un&#8217;Italia in cui diritti, eguaglianze, dignit\u00e0 civili siano finalmente parole certe, regole riconosciute, principi rispettati?<br \/>\nViviamo in un tempo che non \u00e8 affatto equo. Nel mondo l&#8217;1% degli uomini possiede il 40% di tutte le risorse del pianeta. Le tre persone pi\u00f9 ricche del mondo hanno lo stesso peso economico dei 600 milioni di essere umani pi\u00f9 poveri. Senza andar lontano, il patrimonio dei dieci italiani pi\u00f9 ricchi \u00e8 uguale alle risorse degli otto milioni di italiani pi\u00f9 poveri.<br \/>\nSe la politica non assume su di s\u00e9 la sfida di curare queste ferite di civilt\u00e0, se non saremo capaci di affrontare l&#8217;utopia urgente e possibile di un paese e di un mondo pi\u00f9 equi, di quale buona politica staremmo parlando?<br \/>\nLa crisi in corso ha prodotto conseguenze drammatiche sulla vita delle persone, ma nella sua durezza ci costringe a ridefinire i nomi e i giudizi che attribuiamo ai fatti della politica e della societ\u00e0. Ci spinge ad accorciare la distanza che separa l&#8217;utopia dalla possibilit\u00e0.<br \/>\nFaccio tre esempi soltanto, tra i molti che ci offre il contesto nazionale ed internazionale.<br \/>\nIl tema delle spese militari, fino a qualche tempo fa oggetto &#8211; nel panorama italiano &#8211; di critiche che rimanevano circoscritte agli ambienti del pacifismo. Oggi la richiesta di riduzione di quelle spese si presenta ben pi\u00f9 diffusa, al punto che nei mesi scorsi diverse forze che sostenevano il governo si sono attribuite il merito dei tagli pi\u00f9 cospicui. Perch\u00e9 questo cambiamento? Perch\u00e9 la crisi economica ha spinto a guardare in modo diverso gli investimenti militari. Un dibattito, fino a ieri considerato &#8220;ideologico&#8221;, ha assunto oggi la concretezza di un bivio: volete voi qualche cacciabombardiere in pi\u00f9, oppure quel denaro pu\u00f2 essere investito per sostenere la spesa sociale? L&#8217;utopia di un mondo meno armato quindi si \u00e8 finalmente spogliata di ogni astrattezza per diventare stringente discussione su una possibile destinazione alternativa delle risorse pubbliche.<br \/>\nSecondo esempio. Il dibattito sul sistema bancario. La critica alla finanza speculativa \u00e8 stata per lungo tempo patrimonio di gruppi considerati radicalmente alternativi al sistema economico capitalistico. Anche in questo caso la crisi ha ribaltato il nostro punto di vista: oggi \u00e8 naturale chiedere che le banche tornino ad una funzione di sostegno alle imprese e alle famiglie, ed \u00e8 altrettanto naturale condannare le speculazioni finanziarie che in pochi secondi possono spingere un Paese e i suoi cittadini sull&#8217;orlo del baratro.<br \/>\nTerzo esempio. Le questioni dell&#8217;ambiente. Veniva considerato fuori dalla storia chi si permetteva di criticare il modello di sviluppo dominante, chiedendo che venisse arginato il consumo illimitato di territorio, l&#8217;edificazione senza regole, la monetizzazione delle bellezze naturali a prezzo del loro sfregio. In questo caso, pi\u00f9 che la crisi economica \u00e8 stata l&#8217;evidente devastazione dell&#8217;Italia a farci aprire gli occhi. La protezione del territorio non \u00e8 il sogno bucolico del ritorno in Arcadia, ma l&#8217;unico modello di sviluppo realisticamente praticabile in un Paese dalle straordinarie ricchezze ambientali qual \u00e8 il nostro. La presunta &#8220;utopia&#8221; di uno sviluppo ecosostenibile si \u00e8 rivelata la strada lungo la quale avviare la nostra ripresa.<br \/>\nE non era forse considerata un&#8217;utopia, fino a pochi mesi fa, affrontare il nodo dei costi della politica come sto provando a fare adesso da presidente della Camera? Anche per questo il mio primo atto \u00e8 stato quello di ridurre in modo significativo la retribuzione e le prerogative che mi erano assegnate. Il secondo atto \u00e8 stato quello di chiedere a tutti i deputati titolari di cariche istituzionali di fare altrettanto: e la loro risposta \u00e8 stata positiva. E continueremo su questa strada.<br \/>\nNon lo sto facendo, credetemi, per cercare un facile consenso e neanche soltanto per esigenze di risparmio. Lo faccio perch\u00e9 in un tempo cos\u00ec difficile per la vita delle famiglie italiane, quando in tanti sono costretti a sacrifici e risparmi al limite delle loro possibilit\u00e0, soprattutto le istituzioni, soprattutto chi fa politica deve dare un segnale concreto di rigore e di limpidezza.<br \/>\nSe avessi avuto un dubbio sulla necessit\u00e0 di queste scelte di rigore e di sobriet\u00e0, la tragedia di Civitanova Marche lo avrebbe sicuramente spazzato via.<br \/>\nRomeo Dionisi, Anna Maria Sopranzi, suo fratello Giuseppe, tre persone per bene, oneste, che si sono trovate da sole a sopportare il peso materiale e morale della loro povert\u00e0.<br \/>\nMorire per miseria e per dignit\u00e0 ferita \u00e8 un&#8217;ingiustizia intollerabile!<br \/>\nQuando ci si toglie la vita perch\u00e9 si \u00e8 diventati improvvisamente e insopportabilmen-te poveri, quando s&#8217;\u00e8 smarrito anche il diritto alla speranza &#8211; e in Italia \u00e8 gi\u00e0 successo troppe volte &#8211; significa che la societ\u00e0 non ha pi\u00f9 reti di protezione sociale adeguate. E significa che si \u00e8 troppo diffusa l&#8217;idea della povert\u00e0 come qualcosa di cui vergognarsi, l&#8217;idea cinica secondo la quale se sei povero \u00e8 colpa tua che non sei abbastanza bravo, scaltro, furbo. Che non sai farti valere come invece saprebbero fare quelli che si vantano delle loro ricchezze, raggiunte non importa come. E&#8217; vero o no che tanti, troppi in Italia la pensano cos\u00ec?<br \/>\nEppure la qualit\u00e0 di una persona non si evince dal reddito.<br \/>\nEppure, scolpito nello spirito profondo della nostra Repubblica, c&#8217;\u00e8 quell&#8217;articolo 3 della Costituzione che ho scelto come bussola per il mio operare.<br \/>\nLasciate che lo rilegga con voi: &#8220;Tutti i cittadini hanno pari dignit\u00e0 sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E&#8217; compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libert\u00e0 e l&#8217;eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l&#8217;effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all&#8217;organizzazione politica, economica e sociale del Paese&#8221;.<br \/>\nQuesto articolo non ci ricorda soltanto che tutti siamo uguali: ci dice anche che la Repubblica deve rimuovere gli ostacoli che impediscono alla persona di realizzarsi e di partecipare alla vita del Paese. E la Repubblica non \u00e8 una entit\u00e0 astratta: siamo noi, siete voi, sono le nostre istituzioni, le forze politiche e sociali, le scuole, le Universit\u00e0, i luoghi del lavoro e della produzione.<br \/>\nPurtroppo le diseguaglianze sono aumentate negli ultimi anni, non diminuite. E la crisi in corso ha moltiplicato e ingigantito gli ostacoli da rimuovere. Penso all&#8217;articolo 3 quando leggo i dati resi noti poche settimane fa, secondo i quali 57mila studenti hanno abbandonato l&#8217;Universit\u00e0 italiana negli ultimi dieci anni. E&#8217; un numero che pi\u00f9 drammaticamente di ogni altro \u00ecndica come suonino vuote per i nostri giovani le promesse di uguaglianza che noi, loro genitori, avevamo potuto considerare credibili.<br \/>\nPresidente Zagrebelsky, tutto avrei potuto immaginare, appena un mese fa, tranne che sarei stata chiamata all&#8217;alto compito che oggi mi onora. Dopo i primi momenti di sorpresa e, perch\u00e9 negarlo, di spavento, ho cercato di concentrare tutte le mie energie su una missione che considero prioritaria su ogni altra: dare il mio contributo per ricucire il rapporto profondamente lacerato tra i cittadini e le istituzioni.<br \/>\nHo creduto di dover prendere sul serio la critica che sale dal profondo del Paese verso i partiti e verso la politica. E non mi sentirete mai liquidare questa critica come &#8220;antipolitica&#8221;. Non perch\u00e9 non veda il pericolo di populismi autoritari e illiberali: ne \u00e8 piena l&#8217;Europa, purtroppo. Ma questa domanda di trasparenza e di onest\u00e0 non \u00e8 nemica della buona politica, anzi, ne rappresenta l&#8217;essenza. Cos\u00ec come non \u00e8 una svagata protesta il disgusto diffuso verso la corruzione, lo sperpero di denaro pubblico, l&#8217;esibizione ostentata e volgare del potere.<br \/>\nBene: quella richiesta di trasparenza \u00e8 anche la mia. E quell&#8217;intolleranza verso il malaffare \u00e8 anche la mia. E&#8217; per questo che, nelle prime settimane di Presidenza, ho voluto mandare un segnale chiaro all&#8217;opinione pubblica e alle forze politiche, presentandomi con un biglietto da visita che contribuisca a far sentire meno lontane le istituzioni e a far percepire le aule del Parlamento come &#8220;la casa della buona politica&#8221;.<br \/>\nMa \u00e8 anche il tempo di affermare, con altrettanta nettezza, che l&#8217;idea della &#8220;politica gratis&#8221; \u00e8 un&#8217;utopia negativa, un modello che dobbiamo smettere di inseguire anche se esso conta ancora su notevoli sostegni mediatici. La politica non pu\u00f2 essere raffigurata solo o principalmente come la competizione tra chi taglia di pi\u00f9 i costi. Ed \u00e8 una banalit\u00e0 quella che fa il conto degli euro che si &#8220;sprecherebbero&#8221; in ogni seduta parlamentare, come se il confronto tra le posizioni, l&#8217;approfondimento anche faticoso dei problemi, fosse una permanente dissipazione di tempo e di denaro.<br \/>\nCos\u00ec come non mi convince un&#8217;altra semplificazione, cos\u00ec di moda in questi tempi, che vorrebbe la politica esclusivamente finanziata dai privati. Intendiamoci, sento forte la necessit\u00e0 di regole pi\u00f9 rigorose delle attuali, ma continuo a pensare che non debba essere indispensabile avere generosi finanziatori per poter concorrere alla vita democratica. Perch\u00e9 la buona politica sta nell&#8217;esercizio responsabile delle proprie funzioni: liberi, anzitutto, da ogni condizionamento.<br \/>\nMi sembra invece un&#8217;utopia necessaria, alla quale guardare con grande attenzione, quella di una partecipazione sempre pi\u00f9 estesa dei cittadini, grazie anche agli strumenti della Rete. La societ\u00e0 italiana mantiene, nonostante la crisi che colpisce anche i soggetti della rappresentanza sociale e politica, un alto livello di partecipazione. E stasera tributeremo il giusto omaggio all&#8217;artista che pi\u00f9 di ogni altro ha saputo ricordarci quale sia il nesso inscindibile tra partecipazione e libert\u00e0.<br \/>\nE&#8217; la partecipazione che ci rende cittadini consapevoli, come ci vuole la nostra Costituzione, mentre una forte spinta economica e comunicativa, che investe tutte le societ\u00e0, vorrebbe fare di noi (e soprattutto dei nostri ragazzi) consumatori in servizio permanente effettivo, la cui cittadinanza si esplica al massimo nella deposizione di una scheda nell&#8217;urna.<br \/>\nLa rete offre nuove e grandi possibilit\u00e0 di informazione e di coinvolgimento, ma non mi attrae una presunta democrazia diretta che funzioni secondo lo schema &#8220;uno schermo, un voto&#8221;. Molto pu\u00f2 essere fatto per potenziare gli strumenti della democrazia parlamentare, accorciando le distanze che separano rappresentanti e rappresentati.<br \/>\nSpero che possa essere presto portata alla discussione della Camera la proposta che rafforza l&#8217;iniziativa legislativa popolare. Fin qui lo strumento non ha prodotto risultati apprezzabili: in passato i testi sottoscritti da almeno 50mila cittadini sono rimasti troppo spesso a prender polvere nei cassetti parlamentari, non avendo a disposizione alcuna corsia preferenziale. Dobbiamo impegnarci a modificare i regolamenti parlamentari, in modo da rendere rapido e obbligatorio l&#8217;esame del testo sottoscritto da un numero adeguato di cittadini e per consentire ai promotori di quel disegno di legge di poter seguire direttamente l&#8217;iter della proposta.<br \/>\nAllo stesso scopo mira anche la &#8220;campagna d&#8217;ascolto&#8221; che intendo promuovere alla Camera non appena saranno stati superati i prossimi, rilevanti passaggi istituzionali. Sar\u00e0 l&#8217;incontro con i soggetti sociali, economici, culturali che incarnano le questioni pi\u00f9 acutamente avvertite dalla nostra comunit\u00e0 civile. L&#8217;apertura della &#8220;casa della buona politica&#8221; a chi lavora ogni giorno alla soluzione dei problemi. Mi piacerebbe che questa apertura potesse accompagnare l&#8217;attivit\u00e0 legislativa (una volta che &#8211; spero prestissimo &#8211; essa potr\u00e0 svilupparsi a velocit\u00e0 piena), in un intreccio fruttuoso con gli strumenti ordinari delle audizioni nelle Commissioni parlamentari.<br \/>\nE dobbiamo impegnarci a ritrovare un rapporto fecondo, intenso, leale con l&#8217;Europa. L&#8217;Europa immaginata nel manifesto di Ventotene, quella straordinaria, preziosa utopia fabbricata nella durezza del confino fascista. Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi intuirono che l&#8217;unico rimedio alle dittature, alle guerre, a quel tempo infelice di uomini contro sarebbe stato un grande progetto federalista europeo. E&#8217; la sfida che dobbiamo raccogliere, dopo anni di reticenza e di disimpegno: restituire all&#8217;Italia l&#8217;orgoglio di battersi per gli Stati Uniti d&#8217;Europa. Un&#8217;Europa dei diritti, delle opportunit\u00e0, delle pari dignit\u00e0. Un&#8217;Europa nella quale i nostri figli si sentano a pieno titolo cittadini, siano nati a Palermo o a Berlino. Un&#8217;Europa che sappia fare della solidariet\u00e0 e della coesione sociale non solo voci di spesa ma primati della propria azione politica. Un&#8217;Europa che sappia difendere e rinnovare il suo sistema di welfare, giustamente definito come &#8220;la pi\u00f9 straordinaria invenzione di ingegneria sociale degli ultimi 150 anni&#8221;.<br \/>\nUn&#8217;Europa che metta al centro della propria architettura istituzionale e civile i beni comuni, che sono valore fondativo di ogni democrazia: l&#8217;aria, l&#8217;acqua, l&#8217;ambiente, la cultura, la conoscenza\u2026 Eppure in Italia i beni comuni sono stati spesso svenduti, trascurati, piegati alle logiche del profitto. Siamo tra i paesi d&#8217;Europa che meno investono nella cultura e nell&#8217;istruzione. Ma siamo anche un paese che, attraverso un referendum, ha saputo restituire all&#8217;acqua pubblica la sua inviolabilit\u00e0 di bene collettivo, risorsa di tutti, dignit\u00e0 di ciascuno.<br \/>\nQuel referendum, e il milione e quattrocentomila firme che lo hanno accompagnato, sono stati un gesto di sana indignazione collettiva. Ha ragione Salvatore Settis quando scrive che per tenere viva la speranza e darle forma dobbiamo coltivare la nostra indignazione, non spegnerla come se riguardasse solo il passato. Anche in questo sento forte il dovere della politica e delle sue istituzioni: dobbiamo affrancare i cittadini dalla rassegnazione e dall&#8217;abitudine, far sentire loro che partecipare, proporre, scegliere, decidere, vigilare rappresentano il pieno esercizio del diritto di cittadinanza. Dal quale nessuno di noi pu\u00f2 prescindere.<br \/>\nIn conclusione, lasciatemelo dire: anche la democrazia, nella sua concezione pi\u00f9 alta e compiuta, rischia di apparire un&#8217;utopia. Ma come potremmo sottrarci a questa sfida sapendo che il diario quotidiano di ogni democrazia \u00e8 scritto sulla vita materiale, faticosa di milioni di donne e di uomini? Prendersi cura di quelle vite e di quelle fatiche non \u00e8 un&#8217;utopia: \u00e8 il segno della buona politica. A Montecitorio come nel pi\u00f9 sperduto villaggio d&#8217;Africa.<br \/>\nPensate a Kogelo, appena un punto sulla carta geografica del Kenia, un gruppo di case appoggiato sulla linea dell&#8217;equatore. Da Kogelo part\u00ec negli anni Cinquanta un uomo. Suo figlio oggi \u00e8 il presidente degli Stati Uniti d&#8217;America.<br \/>\nEcco, ragazzi, cos&#8217;\u00e8 la nostra saggia utopia!<br \/>\nVi chiedo di mettere da parte ogni cinismo e di osare! Volate alto, non abbiate paura! Non abbiate timore di esporre il vostro sguardo alle cose di questo mondo. Riprendetevi il sogno, i valori della solidariet\u00e0, dell&#8217;eguaglianza, della dignit\u00e0 umana. Perch\u00e9 questi principi non sono solo parole virtuose: \u00e8 in essi, dentro di essi, il segno della vita che verr\u00e0. Di una politica responsabile. Di una felice democrazia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Vi chiedo di mettere da parte ogni cinismo e di osare! Volate alto, non abbiate paura! Non abbiate timore di esporre il vostro sguardo alle cose di questo mondo&#8221; Cos\u00ec la presidente della Camera LAURA BOLDRINI si \u00e8 rivolta ai giovani a Torino. &#8220;Riprendetevi il sogno, i valori della solidariet\u00e0, dell&#8217;eguaglianza, della dignit\u00e0 umana. Perch\u00e9 questi principi non sono solo parole virtuose: \u00e8 in essi, dentro di essi, il segno della vita che verr\u00e0. Di una politica responsabile. Di una felice democrazia&#8221;. 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