{"id":6571,"date":"2013-03-18T11:21:33","date_gmt":"2013-03-18T11:21:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.paxchristi.it\/?p=6571"},"modified":"2020-06-22T09:20:59","modified_gmt":"2020-06-22T09:20:59","slug":"rachel-corrie-una-di-noi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=6571","title":{"rendered":"Rachel Corrie, una di noi"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/gaza2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/gaza2-239x300.jpg\" alt=\"gaza[2]\" width=\"239\" height=\"300\" class=\"alignnone size-medium wp-image-6572\" srcset=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/gaza2-239x300.jpg 239w, https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/gaza2-768x964.jpg 768w, https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/gaza2-816x1024.jpg 816w, https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/gaza2.jpg 974w\" sizes=\"auto, (max-width: 239px) 100vw, 239px\" \/><\/a><br \/>\nQuel 16 marzo del 2003 le prime immagini da Gaza di Rachel Corrie arrivarono a tarda sera, trasmesse dalle televisioni arabe. Il volto di una ragazza, un corpo senza vita coperto parzialmente da un lenzuolo su di un tavolo di ospedale, un medico che spiegava le cause della morte. Niente di pi\u00f9 ma indimenticabili per chi le vide. Immagini che confermarono le notizie che circolavano da ore sull&#8217;uccisione a Rafah, sul confine tra Gaza e l&#8217;Egitto, di una giovane occidentale, attivista dell&#8217;International solidarity movement (Ism), schiacciata da una ruspa militare israeliana mentre si opponeva alla distruzione di una casa. <\/p>\n<p>Da due anni e mezzo la cronaca riferiva lo stillicidio quotidiano di vite umane, in gran parte palestinesi ma anche israeliane. Eravamo nel pieno della seconda Intifada contro l&#8217;occupazione militare e un anno prima Israele aveva rioccupato le principali citt\u00e0 palestinesi con l&#8217;offensiva \u00abMuraglia di Difesa\u00bb facendo centinaia di morti. Eppure quell&#8217;immenso bagno di sangue cominciato nel settembre del 2000, non fece passare inosservata la morte di Rachel Corrie, una ragazza americana poco appariscente, timida ma dal javascript:void(0)carattere forte, come dimostravano le mail che inviava ai genitori. Apr\u00ec invece al mondo la realt\u00e0 dei tanti giovani di ogni parte del pianeta, anche degli Stati uniti alleati di ferro di Israele, che andavano a Gaza e in Cisgiordania per quella che dieci anni fa era nota come \u00abprotezione passiva\u00bb, ossia provare a prevenire senza violenza e resistenza fisica attiva, con la loro semplice presenza, la demolizione di abitazioni, gli spari dell&#8217;esercito israeliano su strade e quartieri densamente popolati e gli arresti indiscriminati.<\/p>\n<p>Come Rachel Corrie altri di questi attivisti e giornalisti persero in quegli anni la vita, tra questi Tom Hurndall, colpito da un cecchino alla testa. Anche Vittorio Arrigoni faceva parte dell&#8217;Ism. Per le autorit\u00e0 di Israele questi volontari internazionali altro non sono che \u00abamici dei terroristi\u00bb (cio\u00e8 i palestinesi) e ai valichi di frontiera, allora come oggi, sono attuate misure volte ad impedire loro \u00abl&#8217;ingresso nel paese\u00bb, anche se questi giovani in realt\u00e0 non vanno in Israele ma nei Territori occupati.<br \/>\nHussein Hamudi, 21 anni di Gaza city, era solo un ragazzino nel 2003. La memoria di Rachel Corrie per\u00f2 \u00e8 stampata nella sua anima. \u00abRachel ci ha insegnato qualcosa di molto importante &#8211; dice Hussein, diventato anche lui un&#8217;attivista -, che l&#8217;occupazione israeliana teme ogni forma di resistenza, anche la pi\u00f9 pacifica. Rachel ci ha detto che tutti, palestinesi e stranieri, dobbiamo e possiamo dare il nostro contributo per una causa giusta\u00bb.<\/p>\n<p>Hussein oggi parteciper\u00e0 alle commemorazioni solenni che il \u00abCentro Rachel Corrie\u00bb ha organizzato a Rafah. Un&#8217;occasione che servir\u00e0 a rinnovare tra i palestinesi la memoria dell&#8217;attivista statunitense e per ricordare quanto accadeva in quegli anni. Fra il 2000 e il 2005 l&#8217;esercito israeliano ha distrutto 1.600 edifici a Rafah per costruire un alto muro lungo la frontiera con l&#8217;Egitto, lasciando senza tetto circa il 10% degli abitanti della terza citt\u00e0 di Gaza. Nel 2004 le demolizioni a Rafah raggiunsero la media di 100 abitazioni al mese. Le agenzie dell&#8217;Onu, Unrwa e Ocha, denunciarono una aperta violazione del diritto internazionale. A gennaio 2003, quando Rachel Corrie arriv\u00f2 a Rafah, gli israeliani distruggevano in media 12 case la settimana. I volontari dell&#8217;Ism erano gli unici che, con la loro presenza, cercavano di impedire le demolizioni.<\/p>\n<p>Per Israele l&#8217;uccisione dell&#8217;attivista americana \u00e8 stata solo di un \u00abincidente\u00bb. Una sentenza dello scorso agosto, al termine di un lungo processo civile presso un tribunale di Haifa, voluto dai genitori della giovane americana, afferma che Rachel \u00abSi mise da sola e volontariamente in pericolo. Fu un incidente da lei stessa provocato\u00bb. I giudici hanno dato pieno credito alla versione dell&#8217;accaduto fornita dall&#8217;autista della ruspa militare DR9, il soldato Y.P. (la sua identit\u00e0 non \u00e8 mai stata rivelata). Nella testimonianza, alla fine del 2010, Y.P., conferm\u00f2 che erano presenti civili mentre \u00aboperava\u00bb la ruspa il 16 marzo 2003. Ma che non smise di \u00ablavorare\u00bb perch\u00e9 aveva ricevuto l&#8217;ordine di continuare: \u00abIo sono solo un soldato&#8230;non ero io a dare gli ordini\u00bb. Rachel Corrie, con adosso una giacca arancione fosforescente, Y.P. disse non averla vista e di non aver udito i suoi compagni urlare quando la giovane fin\u00ec sotto i cingoli. I giudici hanno ritenuto credibile la testimonianza di Y.P. sebbene le sue affermazioni sotto giuramento hanno in qualche caso contraddetto la deposizione firmata che forn\u00ec agli investigatori militari nel 2003. O forse hanno semplicemente accettato la \u00abspiegazione politica\u00bb dell&#8217;accaduto che diede dal banco dei testimoni il colonnello \u00abYossi\u00bb, uno degli ufficiali responsabili a quel tempo per la zona di Rafah: \u00abnon ci sono civili in una zona di guerra\u00bb. <\/p>\n<p>I civili invece sono sempre civili, in tempo di guerra e in tempo di pace, ricord\u00f2 sdegnato dopo la sentenza Richard Falk, relatore speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani nei Territori occupati palestinesi. \u00abLa decisione del giudice rappresenta una sconfitta per la giustizia\u00bb nonch\u00e9 \u00abuna vittoria per l&#8217;impunit\u00e0 dei militari israeliani\u00bb, \u00able Convenzioni di Ginevra, impongono alla potenza occupante di proteggere i civili\u00bb, comment\u00f2 Falk. I genitori di Rachel accolsero con dolore e frustrazione la decisione della corte. Ma non con rassegnazione. \u00abTanti ci chiedono che cosa ci aspettassimo da questo processo. Non \u00e8 che ci aspettassimo giustizia, la pretendiamo. Penso che ognuno debba pretenderla, altrimenti la giustizia non ci sar\u00e0 e semplicemente morir\u00e0\u00bb, dichiar\u00f2 Craig Corrie, il padre della giovane americana. Chi oggi andr\u00e0 a Rafah non accorda alcun valore a quella sentenza.<\/p>\n<p>\u00abRachel non sar\u00e0 mai dimenticata &#8211; spiega Hussein Hamodi &#8211; Rachel \u00e8 una di noi\u00bb. Di sicuro non la dimenticheranno i fratelli Nasrallah, un farmacista e un contabile, che abitavano con mogli e figli nelle case che la giovane americana cerc\u00f2 di salvare quel 16 marzo di dieci anni fa pagando con la sua vita. \u00abA noi &#8211; dicono &#8211; non \u00e8 stata uccisa una amica, \u00e8 stata uccisa una figlia\u00bb.<\/p>\n<p>Michele Giorgio,  il Manifesto<\/p>\n<p>Gaza, 16 marzo 2013, Nena News<\/p>\n<p>Da una email di Rachel Corrie alla madre: <\/p>\n<p>\u201cVoglio solo scrivere a mia madre per dirle<br \/>\nche sono testimone di questo genocidio quotidiano e subdolo,<br \/>\nche ho veramente paura,<br \/>\nche comincio ad avere dubbi sulla mia fondamentale convinzione nella bont\u00e0 della natura umana.<br \/>\nTutto questo deve finire.<br \/>\nCredo sia una buona idea se tutti noi lasciamo ogni altra cosa e se dedichiamo le nostre vite a fare in modoche tutto questo finisca.<br \/>\nIncredulit\u00e0 e orrore sono le cose che provo. Delusione.<br \/>\nSono delusa che questa sia la realt\u00e0 di fondo del nostro mondo e che noi, di fatto, ne siamo complici.<br \/>\nQuesto non \u00e8 affatto quello che io ho chiesto quando sono venuta in questo mondo. Questo non \u00e8 affatto quello che le persone volevano quando sono venute in questo mondo.<br \/>\nNon pensavo che stavo per venire in un mondo dove io potevo vivere nella mia comoda casa ed esistere senza la minima consapevolezza della mia partecipazione in genocidi.<br \/>\nAltre forti esplosioni da qualche parte l\u00e0 fuori.\u201d<\/p>\n<p>Lo scorso anno il soldato alla guida del bulldozer \u00e8 stato assolto da un tribunale israeliano.<br \/>\nLa pulizia etnica in Cisgiordania e il genocidio a Gaza continuano.<br \/>\n\u201cVerr\u00e0 il tempo in cui i responsabili dei crimini contro l\u2019umanit\u00e0 che hanno accompagnato il conflitto israelo-palestinese e altri conflitti in questo passaggio d\u2019epoca, saranno chiamati a rispondere davanti ai tribunali degli uomini o della storia, accompagnati dai loro complici e da quanti in Occidente hanno scelto il silenzio, la vilt\u00e0 e l\u2019opportunismo.\u201d <\/p>\n<p>ISM-Italia, www.ism-italia.org , info@ism-italia.org<br \/>\nTorino, 16 marzo 2013<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quel 16 marzo del 2003 le prime immagini da Gaza di Rachel Corrie arrivarono a tarda sera, trasmesse dalle televisioni arabe. 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