{"id":6187,"date":"2013-01-14T16:57:15","date_gmt":"2013-01-14T16:57:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.paxchristi.it\/?p=6187"},"modified":"2020-06-22T09:21:03","modified_gmt":"2020-06-22T09:21:03","slug":"crisi-economica-internazionale-e-pace","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=6187","title":{"rendered":"Crisi economica internazionale e pace"},"content":{"rendered":"<p align=\"JUSTIFY\"><em>Dott. Paolo Beccegato<\/em><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><em><\/em><em>Responsabile area internazionale di Caritas Italiana<\/em><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">\u00a0(dal Convegno di Leuca 2012)<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Si moltiplicano i rapporti e le analisi che denunciano il crescere del numero dei disastri, naturali e antropici, che causano vittime e danni sempre pi\u00f9 ingenti, ad ogni latitudine e longitudine. Tra gli ultimi quello dell\u2019Unione Europea sulle crisi dimenticate, denominato \u201c<em>Forgotten crisis assessment<\/em>\u201d che, utilizzando la metodologia \u201c<em>Global Needs Assessment<\/em>\u201d, ha monitorato nel 2012 ben 68 Paesi o territori dove attualmente sono in atto una o pi\u00f9 situazioni di crisi umanitaria; un secondo documento dell\u2019Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (ACNUR) ed altri ancora, provenienti soprattutto dal mondo delle ONG, hanno evidenziato inoltre che il lavoro delle agenzie umanitarie in questa fase storica viene messo a dura prova da una combinazione simultanea di nuovi e vecchi conflitti irrisolti che hanno causato livelli di crisi umanitarie mai raggiunte nella storia recente. Rapporti e analisi suffragate da innumerevoli testimonianze e storie, raccolte da operatori e volontari che dal posto non fanno che alzare la propria voce sulla gravit\u00e0 di tali drammi.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">La crisi economica e finanziaria, infatti, associata ad una serie parallela di fenomeni e processi geo-politici internazionali e regionali, ha suscitato nel corso di questi ultimi anni dinamiche di instabilit\u00e0 sociali e istituzionali, tali da determinare la nascita di nuove situazioni di tensione e conflittualit\u00e0 armata. Le degenerazioni delle \u201cprimavere arabe\u201d, sia nel Nord Africa, sia nel Medio Oriente, innestate originariamente dalle dinamiche di prezzo degli alimenti di base, la situazione in Mali e in tutta la fascia del Sahel, Niger e Nigeria comprese, si sono sommate alle tradizionali guerre, \u201ccroniche e infinite\u201d, andando a configurare nel complesso un mondo sempre pi\u00f9 violento e insicuro. I costruttori di pace, in un tale contesto, sono chiamati ad affrontare problemi sempre pi\u00f9 complessi, ad analizzare il concatenarsi di fenomeni che paiono indipendenti, ma le cui interconnessioni sono da leggersi al di l\u00e0 delle apparenze.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Alcuni dati a livello \u201cmacro\u201d parlano da s\u00e9: a partire dal 2006, il numero complessivo dei conflitti armati, che dopo la fine della Guerra Fredda era andato sostanzialmente diminuendo di anno in anno, \u00e8 tornato di nuovo a crescere in modo repentino: <span style=\"color: #000000\">nel 2011 sono state 20 le guerre ad alta intensit\u00e0 combattute nel mondo, in riferimento a 14 paesi. Ed \u00e8 solo la punta dell\u2019iceberg: nello stesso anno, il totale di tutte le situazioni di guerra e conflitto armato assommavano a 388 unit\u00e0. Nel 2012 le statistiche mostrano un ulteriore peggioramento soprattutto in relazione alle crisi siriane e della striscia di Gaza e le tendenze per il 2013 non preannunciano nulla di buono. <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Non sono sempre guerre di tipo tradizionale: la guerra sta evolvendo rapidamente e assume forme indefinite, latenti e mimetizzate che, oltre ad ostacolare l\u2019assunzione di responsabilit\u00e0 della comunit\u00e0 internazionale, rendono oltremodo difficile l\u2019intervento di pace, soprattutto nei cosiddetti \u201c<em>Stati fragili<\/em>\u201d, caratterizzati da strutture istituzionali che non possiedono la capacit\u00e0 (o la volont\u00e0 politica) di provvedere alle funzioni fondamentali necessarie alla tutela della sicurezza e dei diritti umani delle proprie popolazioni. I protagonisti sono spesso un mix di truppe irregolari e forze speciali, hanno il volto di pick-up con mitragliatrice montata su un treppiede nel vano di carico, con attorno miliziani in abiti civili.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Nel corso degli ultimi anni, compreso quello in corso, uno dei principali fattori scatenanti le nuove situazioni di conflitto risiede nella difficolt\u00e0 di molti stati nazionali a gestire l\u2019impatto sociale della crisi economico-finanziaria, soprattutto sulle fasce sociali pi\u00f9 deboli e indifese, tramite politiche di sostegno sociale e redistribuzione delle risorse. In molti contesti, mentre i governi nazionali hanno mostrato di non avere alcuna capacit\u00e0 o intenzione di intervento, anche a fronte del rialzo insopportabile dei prezzi degli alimenti, \u00e8 aumentato il grado di vulnerabilit\u00e0 sociale e si sono deteriorate le condizioni materiali di vita di molti, portando alla fame milioni di persone.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Quando le crisi si trasformano in conflitti armati, gli individui e le famiglie non sono colpite solamente sotto il punto di vista economico: un aspetto importante da non trascurare, caratteristico delle nuove forme di violenza organizzata, risiede nel crescente coinvolgimento dei civili. La violenza prolungata in tante aree dimenticate del mondo ha portato il bilancio delle vittime civili a livelli insopportabili, in un contesto globale che, come accennato precedentemente, \u00e8 aggravato da un numero di disastri naturali che \u00e8 quasi raddoppiato in vent\u2019anni e in cui la malnutrizione ha ripreso a crescere in modo preoccupante, superando ormai il miliardo di vittime.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">A fronte di tali situazioni, caratterizzate da una crescente complessit\u00e0, si registra una fase di grande debolezza politica delle istituzioni internazionali: le Nazioni Unite sembrano essere diventate sostanzialmente un\u2019agenzia globale di aiuti, pi\u00f9 che il forum politico universale che dovrebbe regolare le relazioni tra Paesi e garantire il rispetto del diritto internazionale. Pesano inoltre atteggiamenti e fenomeni di varia natura, che rappresentano poderosi ostacoli sulla strada di un futuro sostenibile per tutti: le politiche negazioniste rispetto al cambiamento climatico, il vuoto di progettualit\u00e0 e di azione politica da parte degli attori istituzionali, la strumentalizzazione dell\u2019umanitario, la mancanza di investimenti sulla prevenzione, le politiche xenofobe sull\u2019immigrazione, la debolezza degli strumenti di <em>governance<\/em> della finanza globale, la marginalizzazione del diritto internazionale, una concezione unilaterale della sicurezza, poco attenta alla prevenzione dei conflitti, ecc.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Di fronte a un tale scenario internazionale, a livello dell\u2019opinione pubblica italiana, si rileva una sorta di assuefazione se non addirittura di disinteresse, favorito anche da media nostrani storicamente e strutturalmente deficitari sia in termini quantitativi sia qualitativi sui temi internazionali. Un sondaggio demoscopico recentemente somministrato ad un campione rappresentativo della popolazione italiana su atteggiamenti e conoscenze in tema di guerra e conflitti armati evidenzia, infatti, un sostanziale appiattimento del livello di sensibilit\u00e0 nella popolazione complessiva.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">A tale riguardo appare urgente un\u2019opera di educazione e informazione: i cambiamenti politici auspicati, necessari ad affrontare le sfide che abbiamo di fronte, richiedono come presupposto una diffusa presa di coscienza civile. E questo soprattutto nel momento in cui i problemi finanziari e dell\u2019occupazione ci costringono a concentrare l\u2019attenzione anche sui cortili di \u201ccasa nostra\u201d. Certamente non manca la consapevolezza delle interconnessioni dei fenomeni, sia a livello europeo sia internazionale: questo favorisce anche la solidariet\u00e0 e la richiesta di giustizia verso chi vive situazioni peggiori di quelle sperimentate nel nostro continente. E\u2019 quanto emerge dal rapporto di ricerca \u201cMercati di guerra\u201d curato da Caritas Italiana in collaborazione con Famiglia Cristiana e Il Regno, appena pubblicato, edito da Il Mulino, in cui si mette in evidenza che si tratta di una sfida in primo luogo culturale: far nascere una fase nuova nelle relazioni internazionali, sulla base di quel tipo di coscienza che, in alcune fasi della storia, appare ugualmente diffusa nell\u2019opinione pubblica come pure nella comunit\u00e0 politica.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Un\u2019idea di solidariet\u00e0 umana, centrata sul fatto che la gente abbia diritto a non soffrire e che l\u2019altro non \u00e8 un\u2019entit\u00e0 astratta, ma una persona reale. La consapevolezza dell\u2019essere tutti, nessuno escluso, \u201cresponsabili di tutti\u201d, per dirla con Giovanni Paolo II, con tutto il carico delle conseguenze dirette ed indirette che tale affermazione comporta: una nuova attenzione, un nuovo sguardo verso l\u2019altro, portatore di quella dignit\u00e0 umana, troppo spesso offesa e maltrattata.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dott. Paolo Beccegato Responsabile area internazionale di Caritas Italiana \u00a0(dal Convegno di Leuca 2012) Si moltiplicano i rapporti e le analisi che denunciano il crescere del numero dei disastri, naturali e antropici, che causano vittime e danni sempre pi\u00f9 ingenti, ad ogni latitudine e longitudine. 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