{"id":6094,"date":"2012-12-19T12:32:31","date_gmt":"2012-12-19T12:32:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.paxchristi.it\/?p=6094"},"modified":"2020-06-22T09:21:04","modified_gmt":"2020-06-22T09:21:04","slug":"sarajevo-not-to-forget","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=6094","title":{"rendered":"Sarajevo, not to forget"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/?attachment_id=6096\" rel=\"attachment wp-att-6096\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-6096\" src=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/most-w-sarajewie-na-ktorym-300x199.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"199\" srcset=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/most-w-sarajewie-na-ktorym-300x199.jpg 300w, https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/most-w-sarajewie-na-ktorym.jpg 550w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>(19\/12\/2012)<\/p>\n<p>Sono stato a Sarajevo, a venti anni dalla marcia promossa da don Tonino Bello e dai Beati Costruttori di Pace, nel dicembre del 1992. E\u2019 stato un modo per ricordare quell\u2019evento e al tempo stesso capire la Sarajevo di oggi, con tutti i suoi problemi e le sue contraddizioni. Non ero mai stato nella splendida capitale bosniaca, luogo complesso ma ricco di storia, cultura ed emozioni contrastanti. Avevo \u201cvisitato\u201d i Balcani durante la guerra, andando come volontario nei campi profughi e successivamente avevo partecipato alla commemorazione del quindicinale del genocidio di Srebrenica nel 2010, era quindi la prima volta che vedevo Sarajevo. Il primo ricordo \u00e8 stato per Gabriele Moreno Locatelli, il pacifista bresciano ucciso da un cecchino sul Ponte Vrbanja il 3 ottobre 1993. Molti dei presenti avevano condiviso con lui giorni e speranze durante il conflitto.<\/p>\n<p>Il sabato abbiamo partecipato al Convegno, vero e proprio momento di ricordo, purtroppo poco partecipato dalla comunit\u00e0 di Sarajevo, cos\u00ec come dalle stesse Istituzioni della citt\u00e0. Credo che questo deve far riflettere: Sarajevo, la Bosnia hanno voglia di futuro, cercano una loro strada e cercano di dimenticare il passato. La cultura della memoria, a noi cos\u00ec cara, \u00e8 forse per loro ancora un difficile e pesante fardello.<\/p>\n<p>\u00a0A Sarajevo siamo arrivati in tanti con esperienze diverse ma con la stessa voglia di prossimit\u00e0 verso un popolo cos\u00ec colpito dalla guerra, cos\u00ec ferito nei rapporti umani che noi difficilmente possiamo capire. Il vescovo ausiliare della citt\u00e0 monsignor Pero Sudar, ci ha detto una cosa bella e significativa \u00ab\u00c8 importante per noi abitanti di Sarajevo ricordare chi \u00e8 entrato tra noi con azioni audaci, mentre tutti volevano scappare. Ma se allora c\u2019era l\u2019esigenza di un certo tipo di solidariet\u00e0, oggi viviamo altri guai e continuiamo ad avere bisogno di simpatia, appoggio, di un messaggio di pace e umanit\u00e0.\u201d \u00a0Mi \u00e8 piaciuto tantissimo il suo appello, la sua richiesta di simpatia per il suo popolo, per la gente e per il territorio bosniaco. Credo davvero che l\u2019esperienza di venti anni fa sar\u00e0 importante per noi ma soprattutto per i cittadini di Sarajevo e dell\u2019intera Bosnia se riusciremo ancora oggi a stare accanto a questo popolo, condividendo il loro giornaliero, le loro fatiche quotidiane, cos\u00ec influenzati dagli effetti della guerra ma anche dal \u201cmostro politico\u201d generato dalla pace di Dayton, che certamente non favorisce integrazione, pace, tolleranza solidariet\u00e0.<\/p>\n<p>Il viaggio prevedeva un passaggio anche a Srebrenica, citt\u00e0 suo malgrado simbolo, di questa tristissima pagina della nostra Europa. Le condizioni avverse del tempo ci hanno impedito di andare, peccato. Ma voglio ricordare quel luogo, ormai a me divenuto caro, con le parole di Elvira Mujcic, amica e scrittrice di Srebrenica, che in una sua poesia intitolata \u201cLibert\u00e0\u201c ci racconta il suo dolore:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00a0\u201c<em>La terra fatta di sangue scorreva sotto i miei piedi La mia gente fatta<\/em><\/p>\n<p><em>di dolore sfilava davanti ai miei occhi Nel silenzio della disperazione<\/em><\/p>\n<p><em>sentivo le risate dei bambini, o forse era la mia infanzia che mi inseguiva<\/em><\/p>\n<p><em>ridendo? La miseria della citt\u00e0 distrutta era enorme quanto<\/em><\/p>\n<p><em>quella della mia vita. L\u2019immensit\u00e0 delle tombe finiva l\u00e0, in un punto<\/em><\/p>\n<p><em>dell\u2019orizzonte, dove Dio accarezzava il mondo. Disperatamente vi cercavo<\/em><\/p>\n<p><em>intorno ai palazzi bruciati; inutilmente mi aggiravo tra le macerie<\/em><\/p>\n<p><em>della citt\u00e0 per salvare le vostre vite. Illusa! Volevo vedervi correndo<\/em><\/p>\n<p><em>per le strade ferite. \u00e8 questo il prezzo per vedere il nostro cielo libero.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma che \u00e8 la libert\u00e0 se le tenebre della morte sono pi\u00f9 scure delle notti<\/em><\/p>\n<p><em>invernali? Se siamo tutti un po\u2019 orfani, un po\u2019 vedove e un po\u2019 morti?<\/em><\/p>\n<p><em>Che \u00e8 la libert\u00e0 se i prati dei nostri cimiteri si protraggono oltre l\u2019infinito<\/em><\/p>\n<p><em>del cielo?\u201d<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&#8216;Don\u2019t forget&#8217;, si legge ai piedi del ponte di Mostar. La Bosnia ei suoi cittadini ci chiedono di non dimenticare, ma ci chiedono anche di non perdere mai la simpatia verso di loro e verso il loro futuro, non deludiamoli.<\/p>\n<p>(Stefano Landucci, Pisa)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(19\/12\/2012) Sono stato a Sarajevo, a venti anni dalla marcia promossa da don Tonino Bello e dai Beati Costruttori di Pace, nel dicembre del 1992. E\u2019 stato un modo per ricordare quell\u2019evento e al tempo stesso capire la Sarajevo di oggi, con tutti i suoi problemi e le sue contraddizioni. Non ero mai stato nella splendida capitale bosniaca, luogo complesso ma ricco di storia, cultura ed emozioni contrastanti. 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