{"id":5624,"date":"2012-10-23T08:56:56","date_gmt":"2012-10-23T08:56:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.paxchristi.it\/?p=5624"},"modified":"2020-06-22T09:22:04","modified_gmt":"2020-06-22T09:22:04","slug":"undicesima-giornata-ecumenica-del-dialogo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=5624","title":{"rendered":"UNDICESIMA GIORNATA ECUMENICA DEL DIALOGO"},"content":{"rendered":"<p align=\"center\"><span style=\"color: #ff0000; font-size: xx-large;\"><strong><em>LETTERA ALLE DONNE E AGLI UOMINI DI <\/em><\/strong><\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"color: #ff0000; font-size: xx-large;\"><strong><em>BUONA VOLONTA\u2019 IN OCCASIONE <\/em><\/strong><\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"color: #ff0000; font-size: xx-large;\"><strong><em>DELL\u2019UNDICESIMA GIORNATA <\/em><\/strong><\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"color: #ff0000; font-size: xx-large;\"><strong><em>ECUMENICA DEL DIALOGO<\/em><\/strong><\/span><\/p>\n<p align=\"center\">di Brunetto Salvarani<\/p>\n<table width=\"500\" border=\"0\" cellspacing=\"5\" cellpadding=\"5\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td>\n<div align=\"justify\">\n<p>Cari amici e amiche, fratelli e sorelle,<\/p>\n<p>il 27 ottobre 2012 celebreremo per l\u2019undicesima volta la Giornata ecumenica del dialogo cristianoislamico. Lo faremo con gioia, e lo faremo in tanti, non solo cristiani e musulmani! Anche se, bisogna ammetterlo, \u00e8 difficile, e anche faticoso, parlare di dialogo oggi. Eppure\u00a0<em>occorre<\/em>\u00a0farlo; ma verrebbe voglia di discutere d\u2019altro, perch\u00e9 \u2013 ancora una volta \u2013 l\u2019impressione generale al riguardo \u00e8 di una stanchezza infinita, e di un ben scarso investimento da parte delle chiese e degli altri soggetti potenzialmente coinvolti. Si tratta di sensazioni consolidate, del resto, da tempo, e assai note non solo agli addetti ai lavori, ma anche a quanti, pi\u00f9 o meno occasionalmente, se ne sono occupati negli ultimi anni. Eppure, questa undicesima giornata, che ci invita a prendere sul serio la laicit\u00e0 dello stato come base indispensabile per giungere alla\u00a0<em>casa comune delle fedi<\/em>\u00a0di cui il nostro paese mostra un disperato bisogno, rappresenta un\u2019occasione da non sprecare per riflettere tanto sullo stato dei processi di dialogo interreligioso, da una parte; quanto sulle motivazioni dell\u2019odierna situazione di stallo, dall\u2019altra. Personalmente, nonostante tutto, sull\u2019esperienza del dialogo \u2013 praticato, tentato, deluso, rilanciato \u2013 ho investito nel corso di parecchi anni, insieme a molti amici e amiche, una buona quantit\u00e0 di tempo, viaggiando per l\u2019Italia e raccogliendo tanto disagio e altrettante speranze. Alla luce di questa esperienza, credo di poter dire che due sono, in particolare, le ragioni della crisi sopra richiamata: esse toccano nel profondo il cammino delle chiese e delle altre comunit\u00e0 religiose che affollano le nostre citt\u00e0 nell\u2019attuale fase di passaggio dalla religione dell\u2019Italia all\u2019Italia delle religioni.<\/p>\n<p>In primo luogo, mi rifaccio a una considerazione preziosa del cardinal Martini, appena scomparso, che non posso non ricordare come un autentico, straordinario uomo di dialogo. Che, in effetti, questo primariamente \u00e8 stato, non dedicandosi peraltro a uno specifico settore, in quanto consapevole che porsi in dialogo \u00e8 uno stile complessivo di chiesa e di vita, non un ambito particolare su cui investire. Riflettendo sul rapporto fra chiesa e Israele a Vallombrosa durante un Colloquio internazionale, oltre un quarto di secolo fa, Martini sosteneva che tale processo \u00e8 destinato a cambiarci, noi e le nostre comunit\u00e0. Fino ad affermare esplicitamente che il dialogo cristiano-ebraico \u201csi \u00e8 fatto pi\u00f9 preciso e decisivo per il futuro stesso della chiesa. La posta in gioco non \u00e8 semplicemente la maggiore o minore continuazione vitale di un dialogo, bens\u00ec l&#8217;acquisizione della coscienza, nei cristiani, dei loro legami con il gregge di Abramo e le conseguenze che ne deriveranno sul piano dottrinale, per la disciplina, la liturgia, la vita spirituale della chiesa e addirittura per la sua missione nel mondo d\u2019oggi\u201d. La considerazione, ovviamente, si pu\u00f2 allargare agli altri ambiti del dialogo, pur conservando una specificit\u00e0, in chiave cristiana, per quello con l\u2019Israele vivente. Ecco: se il dialogo, in questi\u00a0<em>giorni cattivi<\/em>\u00a0(Ef 5,16), \u00e8 in crisi, lo \u00e8 in primo luogo perch\u00e9 quanti vi si sono spesi nel mezzo secolo che ci separa dai vagiti iniziali del Concilio Vaticano II \u2013 timorosi, speranzosi o dichiaratamente prevenuti \u2013 hanno dovuto prendere atto che esso non si lascia marginalizzare. Se assunto realmente come\u00a0<em>caso serio<\/em>, mette in discussione radicalmente opinioni e stili di chiesa consolidati, punti di vista ritenuti definitivi, atteggiamenti mentali depositari. In una parola, ebraicamente, spinge inevitabilmente a una\u00a0<em>teshuv\u00e0<\/em>; oppure, alla maniera del Nuovo Testamento, alla<em>met\u00e0noia<\/em>. Non accetta mezze misure, doppiopesismi, dilazioni. Come il giovane ricco in fuga di fronte a Ges\u00f9, rabbuiato\u00a0<em>perch\u00e9 aveva molti beni<\/em>\u00a0(Mc 10,17-22), di fronte al dialogo si pu\u00f2 solo prendere o lasciare. E se il quieto vivere spingerebbe a lasciare, l\u2019adesione al vangelo costringe a prendere.<\/p>\n<p>In secondo luogo, l\u2019idea di dialogo, nonostante il fastidio che produce in vari ambienti e la deriva retorica cui \u00e8 ormai sottoposta, in realt\u00e0 non \u00e8 scomparsa, ma piuttosto si \u00e8 trovata relegata di fatto ai margini della pastorale. In concreto, diciamo cos\u00ec,\u00a0<em>ha cambiato indirizzo<\/em>: diventando spesso un\u00a0<em>dialogo laico<\/em>\u00a0sia nel metodo sia nei soggetti coinvolti, un dialogo di cittadini attivi nella promozione sociale pi\u00f9 che di specialisti o di accademici, un dialogo<em>extra muros<\/em>\u00a0pi\u00f9 che\u00a0<em>intra muros<\/em>. Perch\u00e9 la\u00a0<em>com\/presenza<\/em>\u00a0nello stesso territorio di differenze nazionali, linguistiche, religiose, comporta necessariamente trasformazione notevoli non solo a livello delle forme religiose, ma anche sul piano istituzionale, strutturale, politico e legislativo. Cos\u00ec, vanno moltiplicandosi laboratori\u00a0<em>in progress<\/em>\u00a0i cui protagonisti sono sindaci e assessori, operatori sociali e culturali, insegnanti e persone comuni: laboratori sempre pi\u00f9 contagiosi e considerabili la normalit\u00e0 pi\u00f9 che solo una pur felice eccezione. Da accostare, certo, ai dialoghi di vertice i cui protagonisti sono invece i leader religiosi: utili, ma \u2013 come credo si sia ormai colto &#8211; insufficienti a produrre quel clima dialogico, di curiosit\u00e0 e accoglienza vicendevole di cui ci sarebbe un\u2019estrema necessit\u00e0.<\/p>\n<p>Con i pi\u00f9 fraterni auguri di shalom \u2013 salaam \u2013 pace<\/p>\n<p>Brunetto Salvarani<\/p>\n<p>Carpi, 23\/10\/2012<\/p>\n<\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><a href=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/?attachment_id=5625\" rel=\"attachment wp-att-5625\"><br \/>\n<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LETTERA ALLE DONNE E AGLI UOMINI DI BUONA VOLONTA\u2019 IN OCCASIONE DELL\u2019UNDICESIMA GIORNATA ECUMENICA DEL DIALOGO di Brunetto Salvarani Cari amici e amiche, fratelli e sorelle, il 27 ottobre 2012 celebreremo per l\u2019undicesima volta la Giornata ecumenica del dialogo cristianoislamico. Lo faremo con gioia, e lo faremo in tanti, non solo cristiani e musulmani! Anche se, bisogna ammetterlo, \u00e8 difficile, e anche faticoso, parlare di dialogo oggi. 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