{"id":525,"date":"2011-01-24T14:47:54","date_gmt":"2011-01-24T14:47:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.paxchristi.it\/?p=525"},"modified":"2020-06-22T09:24:04","modified_gmt":"2020-06-22T09:24:04","slug":"el-caminante-ha-raggiunto-la-meta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=525","title":{"rendered":"\u00abEl caminante\u00bb ha raggiunto la meta"},"content":{"rendered":"<p><em>Alberto Vitali, 25 gennaio 2011<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo ricordo che conservo di don Samuel Ruiz nel suo Chiapas \u00e8 un episodio, tanto semplice quanto significativo, avvenuto sulla piazza di un piccolo paese, ignorato dalle carte turistiche, ma importante luogo d&#8217;incontro delle diverse etnie locali, in occasione del mercato settimanale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci eravamo conosciuti alcuni mesi prima, quando venne in Italia per visitarci in qualit\u00e0 di presidente internazionale dei comitati &#8220;Oscar Romero&#8221; (SICSAL) e proprio dall&#8217;incontro annuale di questa organizzazione, tenutosi quell&#8217;anno in Ecuador, stavamo rientrando alla volta di San Crist\u00f3bal de Las Casas. Viaggiavamo accompagnati dalla scorta, perch\u00e9 in quel periodo don Samuel rivestiva anche il delicato ruolo di presidente della CONAI, la Commissione Nazionale di Intermediazione tra gli insorti zapatisti dell&#8217;EZLN e il governo federale. In prossimit\u00e0 della piazza, fece fermare l&#8217;auto per offrirci un tipico \u00abfresco\u00bb della tradizione indigena, fatto con mais e cacao, ma al banco delle bevande non ci saremmo mai arrivati, perch\u00e9 la gente, accortasi immediatamente della sua presenza &#8211; sebbene andasse vestito come un qualsiasi vecchierrello &#8211; gli si rivers\u00f2 addosso per abbracciarlo. La scena fu impressionante: un&#8217;intera piazza correva verso di noi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D&#8217;istinto mi voltai per osservare il comportamento dei suoi \u00abmalos chicos\u00bb &#8211; come scherzosamente chiamava gli uomini della scorta (in Messico \u00e8 detta cos\u00ec la &#8220;banda bassotti&#8221;) e uno di loro, intendendo la mia perplessit\u00e0, mi prevenne: \u00abvede bene, padre, che non potremmo mai fermare l&#8217;entusiasmo degli indigeni nei confronti di don Samuel, altrimenti sarebbero guai. Possiamo solo controllare che non ci siano infiltrati&#8230;\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un vescovo con la sua gente, al mercato! Ecco chi era e chi avrebbe continuato ad essere don Samuel Ruiz, anche dopo il ritiro dalla diocesi per limiti di et\u00e0. Il Chiapas dava cos\u00ec il bentornato al suo Tatic, come amabilmente lo chiamano i discendenti degli antichi Maya. Anche questo \u00e8 un particolare tutt&#8217;altro che trascurabile: nelle lingue indigene, infatti, Tatic significa &#8220;padre&#8221;, ma in quanto titolo viene attribuito soltanto a coloro che rivestono una paternit\u00e0 fortemente riconosciuta dalla comunit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E&#8217; necessario perci\u00f2 conoscere bene la chiusura autoprotettiva di quelle popolazioni per rendersi conto di quanto non fosse affatto scontato che lo attribuissero ad un meticcio, venuto dal lontano nord, terra degli antichi rivali aztechi e degli oppressori di oggi&#8230;<br \/>\nE in verit\u00e0, un piccolo colonizzatore dovette sembrargli anche lui quando, nel gennaio 1960, papa Giovanni XXIII lo sped\u00ec, a soli 35 anni, ad assumere il ruolo che fu di Bartolom\u00e9 de Las Casas, in quella regione del sudest messicano che nessuno voleva. Tranne il suo immediato predecessore &#8211; considerato un fenomeno per aver resistito quindici anni &#8211; dall&#8217;epoca del grande patrono (1543), la diocesi chiapaneca (comprendente anche le attuali Tuxla Gutierrez e Tapaciula) era solita cambiare i vescovi con una rapidit\u00e0 impressionante: lui vi sarebbe rimasto per quarant&#8217;anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli inizi per\u00f2 furono tutt&#8217;altro che facili perch\u00e9, malgrado il tratto amabile e le buone intenzioni, dal nord e soprattutto da Roma si era inevitabilmente portato una formazione ecclesiocentrica ed eurocentrica: cos\u00ec, prima di convertire gli altri, dovette convertire se stesso o meglio lasciarsi convertire da loro. Certo non gli mancavano l&#8217;intelligenza e l&#8217;umilt\u00e0 necessarie per farlo. Veniva, infatti, dal popolo e in mezzo alla gente aveva sempre vissuto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nato il 3 novembre 1924, da una famiglia di lavoratori emigrati negli USA, ma prontamente rientrati in Messico perch\u00e9 il padre non voleva che suo figlio nascesse gringo, era entrato tredicenne nel seminario diocesano, dove avrebbe ricevuto la tipica formazione sacerdotale del tempo, comprendente anche un periodo romano, dal 1947 al 1952, dove fu ordinato sacerdote il 2 aprile 1949 e dove si laure\u00f2 in Sacra Scrittura, presso il Pontificio Istituto Biblico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rientrato in Messico insegn\u00f2 Bibbia nel Seminario di Leon, di cui fu anche rettore fino alla nomina episcopale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;ingresso in diocesi, secondo le consuetudini trionfalistiche del tempo e i primi mesi da \u00abbravo\u00bb vescovo, assunsero in seguito, sulle sue labbra, un carattere persino umoristico, mentre si descriveva in maniera incredibile per quanti lo avrebbero incontrato negli anni della piena maturit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abAll&#8217;inizio ero come un pesce che dorme con gli occhi aperti&#8230; avevo gli occhi aperti, ma non vedevo la realt\u00e0&#8230; Vedevo gente povera, chiese piene, gente che cantava; sentivo che c&#8217;era una dimensione di religiosit\u00e0 straordinaria&#8230; Ma un giorno mi riferirono che avevano tenuto un indigeno legato a un albero e lo avevano punito, fustigandolo, proprio mentre ero in visita in quel luogo&#8230;\u00bb. Secondo un&#8217;usanza vecchia quanto la conquista, infatti, nei primi anni del suo ministero don Samuel svolse le visite pastorali nelle diverse zone della diocesi andando ad alloggiare dai signori delle fincas (le aziende agricole). Da l\u00ec incontrava il clero, i proprietari terrieri e in alcune occasioni anche gli indigeni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quella per\u00f2 sarebbe stata l&#8217;ultima volta: il punto di rottura e non ritorno con una prassi che tradiva uno spirito di discriminazione mai superato; in seguito avrebbe accettato solamente l&#8217;ospitalit\u00e0 dei sacerdoti o della gente del popolo, pranzando con gli indigeni e attirandosi &#8211; manco a dirlo &#8211; l&#8217;ostilit\u00e0 furiosa dei ricchi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ormai per\u00f2 aveva definitivamente capito che non si pu\u00f2 banalmente pensare che esistono i ricchi &#8220;e&#8221; i poveri, al di fuori di un rapporto di causa-effetto; ma piuttosto che i poveri devono esistere affinch\u00e9 possano esistere i ricchi. E, di fatto, anni dopo, avrebbe spiegato alla comunit\u00e0 internazionale, senza tema di smentita che \u00abil primo mondo esiste soltanto perch\u00e9 esiste il terzo&#8230;\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ben presto, un altro avvenimento segn\u00f2 definitivamente la sua svolta, sconvolgendo l&#8217;autocoscienza della Chiesa universale e di quella latinoamericana in particolare: il Concilio Ecumenico Vaticano II.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Torn\u00f2 pertanto a Roma e con i suoi trentasette anni fu uno dei padri conciliari pi\u00f9 giovani. Di quell&#8217;evento due aspetti colpirono particolarmente la sua attenzione: il diverso approccio al mondo e alle culture non europee, espresso dalla Gaudium et Spes; e la nuova coscienza di Chiesa, intesa non pi\u00f9 nel senso gerarchico del Vaticano I, ma quale \u00abpopolo di Dio\u00bb, secondo la dizione di Lumen Gentium.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il nuovo soggiorno romano gli permise anche di incontrare e stringere amicizia con alcune grandi figure di vescovi latinoamericani che, protagonisti al Concilio, lo sarebbero stati ancor pi\u00f9 nel corso della II Conferenza dell&#8217;Episcopato Latinoamericano, riunitasi a Medell\u00edn (Colombia) nel 1968: autentica attualizzazione del Concilio per il subcontinente amerindio e genesi della Teologia della Liberazione. Tra loro Leonidas Proa\u00f1o e H\u00e9lder Camara.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tornato in Chiapas, don Samuel non si accontent\u00f2 di arricchire la propria libreria con i nuovi documenti portati da Roma, ma &#8211; testi alla mano &#8211; percorse l&#8217;intera diocesi per farli conoscere ed attuare: erano le basi della Chiesa autoctona, cui avrebbe dedicato &#8211; in mezzo a tribolazioni e sofferenze, per pesanti \u00abincomprensioni\u00bb ecclesiali &#8211; il resto della vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era appena iniziato questo cammino, che gi\u00e0 all&#8217;orizzonte si profilava un&#8217;altra tappa epocale. Il I Incontro Missionario Continentale del 1968, a Melgar in Colombia, fu l&#8217;occasione per ripensare il valore delle culture indigene e la loro negazione da parte di un modello di evangelizzazione (non ancora totalmente superato) che per secoli aveva confuso il Vangelo con la cultura europea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La pastorale di don Samuel fece cos\u00ec un deciso salto di qualit\u00e0: dall&#8217;essere una pastorale indigenista, che considerava ancora quelle popolazioni soltanto quale oggetto di cure provvidenti, ad una pastorale indigena, nella quale loro stessi sarebbero diventati protagonisti del proprio riscatto e soggetti attivi della missione ecclesiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Peraltro, da tempo s\u2019era reso conto che non poteva limitarsi a insegnare il castigliano agli indigeni, perch\u00e9 acquistassero valore sociale; ma doveva lui stesso imparare le loro lingue, per immergersi nella loro culture.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;occasione fu il I Congresso Indigeno, svoltosi in Chiapas nell&#8217;ottobre del 1974, per celebrare il IV centenario della nascita di Bartolom\u00e9 de Las Casas. L&#8217;intenzione del governatore, cui si deve l&#8217;idea originaria, era in verit\u00e0 quella di promuovere una rassegna accademica tra specialisti \u00ablascasiani\u00bb, ma fece l&#8217;errore di affidare la realizzazione a don Samuel, che a sua volta la gir\u00f2 alle comunit\u00e0 indigene.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fu una sorpresa per tutti, vescovo compreso: la mattina del 12 ottobre arrivarono a San Crist\u00f3bal 2000 delegati eletti democraticamente dalle loro comunit\u00e0. Si trovavano cos\u00ec riuniti per la prima volta dopo cinque secoli. Dibatterono per tre giorni su temi da loro scelti, utilizzando le proprie lingue, prontamente tradotte per essere intese da tutti e stilarono alcuni documenti finali.<br \/>\nA distanza di quasi trentasette anni, \u00e8 interessante notare le profonde affinit\u00e0 tra le rivendicazioni avanzate in occasione di quel congresso e quelle proposte, vent&#8217;anni pi\u00f9 tardi, dagli stessi indigeni, insorti nel movimento zapatista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non solo: furono essi a costituire immediatamente la base della nuova pastorale diocesana. Cos\u00ec gli indigeni divennero gli attori principali dell&#8217;inculturazione del Vangelo, fino a tradurlo nei cinque idiomi locali. In una regione che contava circa un 80% di popolazione indigena, non era, infatti, possibile, secondo don Samuel, che la Chiesa continuasse a parlare una sola lingua, per di pi\u00f9 importata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per tali premesse, lunghe una vita, apparve immediatamente il candidato naturale per la mediazione tra il governo federale e gli insorti zapatisti, che occuparono gran parte del territorio chiapaneco il 1\u00b0 gennaio 1994.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche in questa occasione non segu\u00ec formule gi\u00e0 sperimentate, tanto formali quanto fallimentari. Elabor\u00f2 piuttosto un nuovo modello di mediazione, esplicato nell&#8217;immagine del \u00abni\u00f1o gordo y del ni\u00f1o flaco\u00bb (del bambino grasso e del bambino magro). Disse, infatti: \u00abse due bambini, uno grasso e l&#8217;altro magro, giocano sull&#8217;altalena a bilancia, questa non si muove. Uno rester\u00e0 fermo in alto e l&#8217;altro in basso e nessuno si divertir\u00e0. E a nulla servir\u00e0 che il facilitatore\/mediatore si metta nel centro, ad equa distanza, sul perno della bilancia. Dovr\u00e0 invece mettersi dalla parte del bimbo magro, alla &#8220;giusta&#8221; distanza: allora s\u00ec, l&#8217;altalena si muover\u00e0 ed entrambi saranno felici\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec don Samuel non volle porsi \u00abal di sopra delle parti\u00bb, ma si schier\u00f2 decisamente e dichiaratamente dalla parte delle \u00abgiuste richieste degli indigeni\u00bb&#8230; e soltanto la grande autorevolezza che gli veniva riconosciuta da entrambe le parti pot\u00e9 permettergli di osare tanto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E&#8217; questo l&#8217;uomo, il fratello, il vescovo, soprattutto l&#8217;amico, che abbiamo conosciuto in questi anni. El caminante, come da pi\u00f9 parti \u00e8 stato definito, per quella sua abitudine di non starsene mai fermo. Prima, con gli scarponi ai piedi, andando su e gi\u00f9 per le montagne del Chiapas, a incontrare le comunit\u00e0; poi quando le gambe gli si sono fatte pi\u00f9 pesanti, con l&#8217;aereo, in giro per il mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando infine nel maggio 2000 dovette lasciare la diocesi, per raggiunti limiti di et\u00e0, i suoi indigeni lo nominarono loro \u00abportavoce a vita\u00bb. Ed \u00e8 quanto ha continuato a fare fino all\u2019ultimo respiro, imperterrito ambasciatore, non soltanto dei diritti dei popoli indigeni, ma \u2013 molto pi\u00f9 \u2013 della loro coscienza planetaria. Presidente emerito, ma mai pensionato, anche della rete internazionale dei Comitati \u201cOscar Romero\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora che la sua Pasqua si \u00e8 compiuta, ci sentiamo inevitabilmente un po\u2019 orfani, ma anche terribilmente responsabilizzati, dall\u2019aver incrociato sul nostro cammino un autentico profeta. Per questo, col groppo che serrava la gola di Eliseo, mentre vedeva rapire in cielo il suo maestro, anche noi vorremmo urlargli: \u00abTatic, lascia qui due terzi del tuo spirito!\u00bb.<\/p>\n<p>24 gennaio 2011, nella Pasqua di don Samuel Ruiz<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alberto Vitali, 25 gennaio 2011 Il primo ricordo che conservo di don Samuel Ruiz nel suo Chiapas \u00e8 un episodio, tanto semplice quanto significativo, avvenuto sulla piazza di un piccolo paese, ignorato dalle carte turistiche, ma importante luogo d&#8217;incontro delle diverse etnie locali, in occasione del mercato settimanale. 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