{"id":509,"date":"2011-01-11T14:32:17","date_gmt":"2011-01-11T14:32:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.paxchristi.it\/?p=509"},"modified":"2020-06-22T09:24:04","modified_gmt":"2020-06-22T09:24:04","slug":"dialogo-interreligioso-e-vita-quotidiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=509","title":{"rendered":"Dialogo interreligioso e vita quotidiana"},"content":{"rendered":"<h2>Per un\u2019anima plurale delle citt\u00e0<\/h2>\n<div>11 gennaio 2011 &#8211; Brunetto Salvarani<\/div>\n<div id=\"article-text\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra i sette saperi fondamentali per un\u2019educazione futura, Edgar Morin situa al quarto posto l\u2019insegnamento dell\u2019identit\u00e0 terrestre . A suo parere \u2013 ed \u00e8 davvero difficile dargli torto! &#8211; il destino ormai planetario del genere umano \u00e8 una realt\u00e0 incontestabile ma spesso ancora sottovaluta nel senso comune. La conoscenza degli sviluppi dell&#8217;era planetaria che si dipaneranno lungo il XXI secolo e la coscienza dell&#8217;identit\u00e0 terrestre, che sar\u00e0 sempre pi\u00f9 indispensabile a tutti, dovrebbero infatti diventare obiettivi fondamentali dell&#8217;insegnamento, come di ogni educazione. A tal fine, spiega lo studioso francese, bisogna lavorare sulla storia dell&#8217;era planetaria, che ha inizio con la comunicazione fra tutti i continenti nel XVI secolo, e mostrare come ogni porzione del mondo sia diventata interdipendente, senza occultare le oppressioni e le dominazioni che hanno devastato l&#8217;umanit\u00e0 e non sono affatto scomparse oggigiorno. Il fatto \u00e8 che tutti gli uomini, ormai spinti dagli stessi problemi di vita e di morte, vivono uno stesso comune destino, anche se, sulla scorta dell\u2019immaginario favorito dai tragici eventi dell\u201911 settembre 2001, siamo comunemente portati ad enfatizzare le loro differenze (che ci sono, naturalmente): fino a dichiarare le culture &#8211; e le religioni -, non di rado, irriducibili e incapaci persino di dialogare reciprocamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">UN PANORAMA COMPLESSO<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qualche tempo fa, durante un viaggio in autostrada nell\u2019Italia centrale, ho incrociato su un cartellone una di quelle scritte che, anni addietro, avevano prodotto persino una lunga serie di leggende metropolitane sulle oscure motivazioni che le avrebbero provocate: \u201cDio c\u2019\u00e8!\u201d. Un\u2019affermazione perentoria, lapidaria, di innegabile suggestione soprattutto se collocata sullo sfondo di una stagione &#8211; pochi decenni addietro \u2013 contrassegnata piuttosto dal sostanziale e generalizzato disinteresse sulle cose religiose. Soprattutto sul loro impatto pubblico, ritenuto di regola pressoch\u00e9 nullo, e scarsamente intrigante per la cultura dominante. I cui slogan andavano dai seriosi \u201cL\u2019eclissi del sacro\u201d, \u201cLa fine della religione\u201d, \u201cPer un cristianesimo non religioso\u201d (titoli di veri e propri bestseller nei dintorni della met\u00e0 degli anni sessanta) a quello, scanzonato ma per nulla banale, di un monologo di Woody Allen che recitava \u201cDio \u00e8 morto, Marx \u00e8 morto, e neanch\u2019io mi sento troppo bene\u2026\u201d. Qualche chilometro pi\u00f9 tardi, per\u00f2, la certezza di una secolarizzazione ormai consolidata era messa a dura prova da un successivo cartello, in cui una mano altrettanto ignota aveva aggiunto in basso, al canonico \u201cDio c\u2019\u00e8!\u201d, un interrogativo quanto mai sintomatico, degno figlio di un altro tempo, fatto di religioni tornate in prima pagina e di un sacro selvaggio e coniugato rigorosamente al plurale: \u201cMa quale?\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La domanda, ovviamente, non \u00e8 per nulla secondaria. Prima ancora di riflettere sulla qualit\u00e0 dell\u2019accoglienza nelle nostre citt\u00e0 oggi, essa, anzi, si rivela &#8211; superato l\u2019iniziale sbigottimento &#8211; come la domanda delle domande: quale Dio c\u2019\u00e8 oggi? Quello ambiguamente invocato dal cristiano rinato Bush junior per giustificare al mondo benestante la sua guerra preventiva e infinita; o quello del meticcio Barack Obama che nel discorso d\u2019insediamento alla Casa Bianca sostiene \u201cche il nostro retaggio a patchwork degli Usa \u00e8 una forza e non una debolezza\u201d, rivolgendosi a \u201ccristiani e musulmani, ebrei e hinduisti e non credenti\u201d; o dal musulmano risvegliato Bin Laden per chiamare le nuove plebi del pianeta a un jihad terroristico e blasfemo? Quello pubblicizzato e venduto a basso prezzo dai mercanti del supermarket del sacro che sfruttano l\u2019ansia postmoderna e il successo della Next Age come un\u2019occasione insperata per produrre ricchezza e intercettare angosce, bisogni e speranze diffusi? Quello certosinamente fotografato dalla sociologia attuale, che parla di una risorta voglia di comunit\u00e0 e di intimit\u00e0 di gruppo, di sorprendenti protagonisti del religioso quali pellegrini e convertiti , constatando in parallelo la crisi sempre meno reversibile di chiese e comunit\u00e0 tradizionali? O quello, infine, in nome del quale Giovanni Paolo II e i leader religiosi mondiali hanno pregato a pi\u00f9 riprese a partire dal 27 ottobre 1986, divisi ma assieme, ospiti del Poverello d\u2019Assisi, invocando la pace su un pianeta dilaniato e sbigottito? Difficile, forse impossibile, rispondere. Il quadro accidentato che vi \u00e8 sotteso rimanda, del resto, ad un ulteriore interrogativo, forse ancor pi\u00f9 pressante: che spazio c&#8217;\u00e8 per il dialogo, per un rapporto positivo con l\u2019alterit\u00e0, nel tempo del ritorno della religione sulla scena del villaggio globale e del pluralismo religioso come esperienza diffusa? Se il primo aspetto presenta la sfida a rendere le religioni un fattore di pace e di convivenza positiva nel contesto di una coscienza sempre pi\u00f9 planetaria del nostro vivere sulla terra, il secondo rinvia all&#8217;esigenza del riconoscimento rispettoso e accogliente della diversit\u00e0 di fedi e culti. &#8220;Dio di ritorno: nel meglio e nel peggio&#8221; \u00e8 il titolo di un bel dossier curato da Henri Tincq per Le Monde qualche anno fa, in cui ci s&#8217;interrogava sulle complesse modalit\u00e0 del citato, sorprendente revival . Diaspora del sacro \u00e8 un\u2019altra locuzione utilizzata, per indicarne la sovraesposizione vistosa persino in ambiti generalmente distanti dal religioso classico: gli scenari del dopo-11 settembre l\u2019hanno ulteriormente posto in luce, con esiti sovente drammatici. Facendocene toccare con mano \u2013 esemplarmente, direi &#8211; ambiguit\u00e0 e contraddizioni. Si pensi, per fare un esempio, alla discussione apertasi nel 2004 anche dalle nostre parti, in seguito alla Legge del governo francese contro l&#8217;esibizione dei simboli religiosi nelle aule scolastiche: veli musulmani ma anche kippot ebraiche, croci di grossa taglia (!) e turbanti sikh . Potremmo proseguire, ma il panorama \u00e8 evidente: il sacro oggi buca lo schermo, c&#8217;\u00e8 lo Scilla di chi vuole cavalcarlo alla maniera teo-con e il Cariddi di chi ne prova una laicista e palese insofferenza, mentre non \u00e8 facile per nessuno distinguere fra messaggi corretti, provocazioni o penose strumentalizzazioni. E guardare alla storia, o ai testi sacri, ci aiuta fino ad un certo punto: vi abbondano le contraddizioni, e a ogni frammento di narrazione incentrata sul messaggio della pace se ne potrebbe contrapporre un altro, votato alla violenza. Al Dio della mitezza si pu\u00f2 accostare, in un impressionante corto circuito, il Dio degli eserciti e della guerra santa, dell\u2019antifemminista caccia alle streghe e dell\u2019antigiudaismo; alla tregua di Dio, le guerre infracristiane che hanno insanguinato fino a una manciata di secoli fa quell\u2019Europa che oggi \u2013 forse per una comprensibile cattiva coscienza \u2013 ha scelto di non riconoscere le proprie radici a partire da quell\u2019orizzonte di pensiero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si pu\u00f2 senz&#8217;altro concordare col cardinal Carlo Maria Martini, per il quale \u201cil pluralismo religioso \u00e8 oggi una sfida per tutte le grandi religioni, soprattutto per quelle che si definiscono come vie universali e definitive di salvezza: se non si vuole giungere a nuovi scontri, occorrer\u00e0 promuovere con forza un serio e corretto dialogo interreligioso\u201d. Dialogo contro violenza, dunque, il messaggio sembrerebbe ovvio. Il fatto \u00e8 che, per\u00f2, come vettore di pacificazione dialogo \u00e8 uno di quei termini indispensabili che per\u00f2 oggi rischiano, purtroppo, di non comunicare pi\u00f9 nulla per l&#8217;estenuazione del loro uso. Per la facilit\u00e0 eccessiva con cui vi si ricorre, senza elaborarlo appieno, fino a erigerlo a inservibile parola-talismano. Certo, paradossalmente: perch\u00e9 al dialogo, in realt\u00e0 \u2013 come insegnano il Concilio e Paolo VI, la pedagogia dei gesti di Giovanni Paolo II e la Charta Oecumenica, fino a Benedetto XVI e al suo viaggio in Turchia di fine 2006 &#8211; non esiste alternativa. La questione, semmai, riguarda le modalit\u00e0 operative dei cammini da scegliere per educare a dialogare, in chiave sia ecclesiale sia civile, verso incontri interreligiosi che andrebbero visti come segnali di speranza per il futuro. Sarebbe del resto ingeneroso se il pesante clima politico-culturale odierno e l&#8217;intransigenza generalizzata quanto pervasiva ci facessero trascurare che tra donne e uomini diversamente credenti non si danno solo diffidenze o conflitti aperti e irrisolti, ma altres\u00ec esperienze d&#8217;apertura e fiducia reciproca\u2026 Le buone pratiche in tal senso, fortunatamente, non mancano! E se ambienti avvertiti hanno colto da tempo come sia vitale passare dal dialogo delle buone maniere e dei salamelecchi al dialogo nella verit\u00e0 e nella franchezza, i loro esiti risultano purtroppo spesso poco notiziabili, per cui non varcano la soglia d&#8217;attenzione del grande pubblico. E\u2019 importante raccontare il positivo che si d\u00e0, ma resta annegato nell\u2019informazione allarmistica e tutta urlata cui siamo ormai rassegnati: anche perch\u00e9 il dialogo fornisce ai credenti un&#8217;opportunit\u00e0 per esaminare e decostruire assieme l&#8217;universale tendenza umana all&#8217;esclusivismo, allo sciovinismo, all&#8217;odio e alla violenza che possono infettare \u2013 e nei fatti stanno infettando &#8211; il comportamento e l&#8217;identit\u00e0 religiosi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">TRE MODELLI<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Soffermandomi schematicamente sui rapporti di accoglienza (presupposto inevitabile della giustizia) fra i cristiani e le religioni altre, e in particolare l\u2019islam, mi pare siano oggi in campo tre distinti modelli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo, pi\u00f9 arduo da smascherare e pi\u00f9 noto all&#8217;opinione pubblica poich\u00e9 gi\u00e0 penetrato nel senso comune su entrambi i versanti, \u00e8 il cosiddetto scontro di civilt\u00e0. Secondo una linea di pensiero i cui numi tutelari vanno dal politologo Samuel Huntington alla scrittrice Oriana Fallaci, entrambi scomparsi, sarebbe in atto un clamoroso conflitto dal sapore apocalittico, che consisterebbe in realt\u00e0 in una vera e propria guerra finale dichiarata dall&#8217;islam (tout-court) contro l&#8217;occidente, di cui l&#8217;11 settembre sarebbe la dichiarazione ufficiale e insieme la manifestazione pi\u00f9 spettacolare. Corollari di tale perentoria tesi, la scommessa sull&#8217;incompatibilit\u00e0 assoluta fra i due mondi, quasi a leggere le culture come monadi chiuse in se stesse, nonch\u00e9 un&#8217;impietosa cultura del sospetto su qualsiasi cedimento al nemico, come l&#8217;idea di aprirsi almeno ad una porzione dell&#8217;islam da parte del cristianesimo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il secondo modello \u00e8 rappresentato da una posizione definibile genericamente indifferentista-relativista, frutto malato dell&#8217;odierna stagione di vorticosi rimescolamenti sul versante religioso di cui abbiamo detto. A lungo, persino in ambiti sensibili al dialogo ecumenico\/interreligioso, si \u00e8 ritenuto che esso sarebbe stato favorito dalla rinuncia (quanto meno tattica e momentanea) alla propria peculiare identit\u00e0 da parte delle religioni coinvolte. L&#8217;incontro si sarebbe svolto pi\u00f9 agevolmente, in tale ottica, a partire dalla scelta del cristiano che, posto di fronte ad un musulmano, ad esempio, avesse optato per trascurare, o almeno porre fra parentesi, le verit\u00e0 pi\u00f9 scomode agli occhi dell&#8217;interlocutore. Ritengo occorra, ora, capovolgere una simile prospettiva. Nessun dialogo autentico potr\u00e0 avvenire sulla base di una rinuncia alla propria identit\u00e0 (che non \u00e8 un idolo n\u00e9 un moloch, ma un cammino di ricerca), un generico volemose bene, o un indifferentismo che banalizzi a basso prezzo le differenze. Che ci sono, resteranno, e non vanno minimizzate: semmai, opportunamente contestualizzate, e mai drammatizzate. Un dialogo serio implica interlocutori consci e innamorati della loro identit\u00e0! \u201cAvere convincimenti fermi \u2013 scrive Gustavo Gutierrez &#8211; non \u00e8 di ostacolo al dialogo, n\u00e9 \u00e8 piuttosto la condizione necessaria. Accogliere, non per merito proprio ma per grazia di Dio, la verit\u00e0 di Ges\u00f9 Cristo nelle proprie vite \u00e8 qualcosa che non solo non invalida il nostro modo di fare nei riguardi di persone che hanno assunto prospettive diverse dalla nostra, ma conferisce al nostro atteggiamento il suo genuino significato\u201d . Ricorrendo a un solo apparente paradosso, credo davvero che la capacit\u00e0 di ascoltare gli altri sia tanto maggiore quanto pi\u00f9 fermo \u00e8 il nostro convincimento e pi\u00f9 trasparente la nostra identit\u00e0 cristiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il terzo modello \u00e8 infine quello del dialogo accogliente, colto come caso serio e kair\u00f2s (lemma chiave dei vangeli), occasione propizia per aprirsi al novum, e filo rosso del cristianesimo postconciliare dopo la lunga stagione dell&#8217;extra ecclesiam nulla salus. Andr\u00e0 evidenziato, in ogni caso, come il dialogo si riveli sovente pi\u00f9 aspirazione che realt\u00e0: un intraprendere l&#8217;impossibile e accettare il provvisorio. Risulta perci\u00f2 pi\u00f9 onesto, per ora, limitarsi a parlare di incontri interreligiosi, o pi\u00f9 in generale di rapporti interreligiosi o ancora, come fa la teologia pi\u00f9 avvertita, di scambi o conversazioni tra persone che vivono esperienze religiose. In pi\u00f9 di un documento vaticano &#8211; fra cui la dichiarazione conciliare Nostra Aetate e l&#8217;enciclica Ecclesiam Suam di Paolo VI &#8211; il termine dialogo rende in effetti il latino colloquium, ad evocarne una versione maggiormente dimessa e quotidiana: e quotidiana \u00e8 la dimensione dialogica che si manifesta nelle relazioni sociali tra credenti di differente appartenenza. Infatti accade spesso, oggi, che la fondante dimensione dialogica sia quella personale, privata, concreta, come quella di fatto sperimentata da quanti hanno a che fare, direttamente e non superficialmente, con immigrati di religioni altre . Pi\u00f9 che il dialogo teologico, e quello diplomatico tra istituzioni religiose, pur necessari e senz\u2019altro da potenziare, sembra questa la dimensione pi\u00f9 interessante e ricca di conseguenze: ed \u00e8 dialogo su questioni pratiche, dubbi e speranze, a partire dal vissuto quotidiano, non da problematiche astratte. Su cui anche il mondo delle agenzie educative, evidentemente, avranno molto da dire (e da fare): perch\u00e9, come sostiene Andrea Canevaro, &#8220;l&#8217;educazione interculturale non pu\u00f2 non fare i conti con le religioni&#8221; .<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019inatteso pluralismo che ci sta attraversando \u00e8 destinato, prevedibilmente, a porre a dura prova la nostra tradizionale ignoranza in campo biblico e religioso, invitando il mondo della scuola e del Terzo Settore, quello della formazione permanente e quello dell\u2019informazione mediatica ad un impegno pi\u00f9 serio e approfondito. Sar\u00e0 impossibile, in ogni caso, continuare a considerare il fatto religioso come un elemento puramente individualistico o folkloristico, privo di influssi culturali, economici e sociali. Come ogni novit\u00e0, una situazione del genere potr\u00e0 provocare paure non gestite e indurre a chiusure intellettuali, come sta facendo, ma anche stimolare a un autentico salto di qualit\u00e0 pure sul piano etico, se sar\u00e0 vissuta con la necessaria laicit\u00e0 (poich\u00e9 la laicit\u00e0 aperta \u00e8 il presupposto di ogni sano pluralismo ).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il pluralismo che stiamo vivendo ormai coinvolge direttamente qualche milione di persone nella penisola; indirettamente \u00e8 una realt\u00e0 che, arrivando nelle province e nelle periferie, tocca una quota importante della societ\u00e0. Eppure riconoscere il pluralismo, parlare di pluralismo, educare al pluralismo \u00e8 tutt\u2019altro che ovvio e semplice. Anche perch\u00e9 il sistema politico che dovrebbe garantire un aggiornato quadro di riconoscimento e di governance di simili fenomeni resta al palo di pregiudizi e sottovalutazioni: ad esempio, l\u2019Italia politica &#8211; dell\u2019uno e dell\u2019altro polo &#8211; sembrerebbe fisiologicamente incapace di produrre una moderna una legge che ci porti oltre il retaggio della legislazione sui culti ammessi per avvicinarci a una moderna ed europea cultura del diritto alla libert\u00e0 religiosa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">S\u00ec: l\u2019Italia si trova come di fronte ad un muro di vetro ! Sta vedendo il pluralismo, ne coglie gli aspetti esteriori &#8211; il ramadan, la spiritualit\u00e0 pentecostale, il rigore dei testimoni di Geova, le mizvot ebraiche, la meditazione orientale\u2026 &#8211; ma non \u00e8 in grado di interagire consapevolmente con questa realt\u00e0: due mondi prossimi l\u2019uno all\u2019altro, l\u2019uno dentro l\u2019altro ma separati da muri di vetro costruiti su perimetri irregolari che creano intersezioni e persino familiarit\u00e0, ma mai contatto e relazione. Certo, le eccezioni esistono e tale muro, come tutti i muri che l\u2019umanit\u00e0 ha provato ad alzare, ha delle fratture e dei pertugi che consentono qualche salutare scambio; persino qualche contaminazione. Ma mi pare di poter dire che, ancora attualmente, le culture, le politiche, persino le teologie prevalenti tendono a consolidarlo, questo muro di vetro, che ci mostra gli uni agli altri ma non consente l\u2019interazione, che ci avvicina ma non ci consente di conoscerci. Ne deriva una criticit\u00e0 per la funzionalit\u00e0 di una compiuta democrazia, persino un\u2019arretratezza nel confronto con la realt\u00e0 di gran parte dell\u2019Unione Europea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">PER UNA FORMAZIONE ALL\u2019ACCOGLIENZA E AL DIALOGO<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Personalmente, ritengo che sulla scelta strategica dell\u2019accoglienza, del dialogo e del confronto (ecumenico, interreligioso, interculturale) s&#8217;investa ancora troppo poco, sul piano civile ma anche su quello ecclesiale. Lo si relega spesso, di fatto, e al di l\u00e0 delle dichiarazioni di principio, tra gli aspetti meno rilevanti della pastorale ordinaria, confinandolo malinconicamente alla celebrazione di giornate specifiche nel corso dell\u2019anno liturgico (dalla Giornata del dialogo ebraicocristiano il 17 gennaio alla Settimana di preghiera per l\u2019unit\u00e0 dei cristiani, fino alla pi\u00f9 recente Giornata ecumenica del dialogo cristianoislamico, l&#8217;ultimo venerd\u00ec di Ramadan ). Di pi\u00f9: talora si giunge a metterlo in discussione, e a porne in discussione l\u2019efficacia, senza neppure averlo sperimentato concretamente, e senza avervi impegnato energie, tempo, reale interesse\u2026 Siamo cos\u00ec ad una retorica del dialogo, che non fa i conti col fatto che il dialogare &#8211; quando \u00e8 autentico &#8211; costa inevitabilmente un prezzo alto, perch\u00e9 ci mette in gioco nell&#8217;intimo, e ci pu\u00f2 spingere a scelte controcorrente, portandoci a ridiscutere alcune delle nostre abituali sicurezze (il riferimento, in particolare, \u00e8 a ci\u00f2 che Raimon Panikkar chiama opportunamente dialogo intrareligioso) .<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cL\u2019educazione e la formazione al dialogo interreligioso, o a una vita di amicizia e di simpatia con persone di altre religioni &#8211; scrive padre Sottocornola, fondatore del Centro interreligioso Shinmeizan, in Giappone &#8211; deve anzitutto cercare di creare questo atteggiamento generale col quale noi sottolineiamo quello che \u00e8 positivo, buono, bello nell\u2019altra religione piuttosto che i suoi aspetti negativi, e poniamo l\u2019accento su tutto quello che unisce o favorisce la collaborazione e l\u2019amicizia, piuttosto che su ci\u00f2 che divide\u201d .<br \/>\nSi tratta, in vista di tale acquisizione, evidentemente, di avviare un cammino che potr\u00e0 rivelarsi anche lungo, complesso e accidentato, Ratisbona docet : \u00e8 inutile farsi troppe illusioni (ma anche fasciarsi la testa prima di averci provato seriamente, beninteso!). Ecco dunque alcune indicazioni di metodo che favorirebbero questo incontro e lo renderebbero meno teso e drammatizzato. Prima di tutto, il dialogo interreligioso dovr\u00e0 maturare nel quadro di un riconoscimento che chi dialoga non sono le religioni (entit\u00e0 astratte) bens\u00ec delle donne e degli uomini in carne ed ossa, con storie, vissuti, sofferenze, speranze, peculiari e irripetibili. Non appaia una considerazione banale, o scontata: quanti errori sono stati compiuti, e continuano a farsi, a causa di una lettura tutta ideologica e metafisica dell\u2019altro ! Gli esempi si sprecherebbero. In primis, creare e favorire occasioni di incontro, dunque, in ambienti che favoriscano il contatto effettivo. Occorrer\u00e0 poi una buona conoscenza reciproca degli interlocutori coinvolti: conoscenza intellettuale, dei testi e dei documenti ufficiali delle chiese e delle religioni (imparare le religioni), certo, ma anche umana, a partire da un atteggiamento sincero di ascolto delle narrazioni altrui (imparare dalle religioni). Lavorare assieme in qualche settore specifico, ad esempio, affrontando problemi di giustizia sociale o discriminazioni inaccettabili, potrebbe rendere pi\u00f9 denso e convincente un rapporto interreligioso. Valorizzare esperienze e testimonianze vissute in un dialogo fecondo, quindi, soprattutto agli occhi dei pi\u00f9 giovani \u2013 bisognosi di modelli e refrattari alle eccessive teorizzazioni \u2013 aiuter\u00e0 senz\u2019altro il percorso: con l\u2019incontro diretto, quando sia possibile, la visita ai diversi luoghi delle comunit\u00e0, o almeno il ricorso ai canali audiovisivi (Internet, ad esempio, \u00e8 uno degli ambiti in cui la dimensione interreligiosa \u00e8 maggiormente visibile). In caso di interlocutori gi\u00e0 maturi, un momento rilevante di formazione alla pratica del dialogo pu\u00f2 essere, quindi, l\u2019esperienza o la preparazione ad una condivisione nella preghiera, cio\u00e8 l\u2019espressione esterna della propria fede personale alla presenza di altri provenienti da differenti contesti religiosi, o insieme ad essi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un\u2019ultima considerazione riguarda la necessit\u00e0 di investire maggiormente nella preparazione e formazione dei giovani (sacerdoti ma anche laici) che si accingano a svolgere un ruolo di guida e di stimolatori sul tema del dialogo nelle diverse comunit\u00e0. La generazione che ha vissuto in pieno il Concilio sta infatti per concludere la sua vicenda terrena, e il rischio di non passare il testimone a quelle di oggi appare palpabile. Ecco allora l\u2019importanza di ricentrare i curricula degli studi teologici facendo attenzione al dialogo interreligioso e alla conoscenza delle religioni altre, ma anche la pastorale delle parrocchie, i programmi dei movimenti, e cos\u00ec via. L\u2019obiettivo \u00e8 quello di uscire dal falso presupposto secondo cui il dialogo interreligioso sarebbe un\u2019attivit\u00e0 riservata agli specialisti, e assumere come caso serio l\u2019invito dell\u2019enciclica di Giovanni Paolo II Redemptoris Missio, per cui \u201ctutti i fedeli e le comunit\u00e0 cristiane sono chiamati a praticare il dialogo interreligioso, anche se non nello stesso grado e forma\u201d (n.57) (ma anche, beninteso, tutti gli uomini e le donne di buona volont\u00e0, di qualsiasi schieramento). Il che significa, da una parte, che la formazione all\u2019accoglienza dialogica dovr\u00e0 diventare azione normale della formazione cristiana in quanto tale; e dall\u2019altra, che l\u2019investimento nella preparazione di esperti nel ramo avr\u00e0 bisogno di una specifica attenzione. Anche perch\u00e9 oggi non possiamo pi\u00f9 negare che \u201csenza dialogo, le religioni si aggrovigliano in se stesse oppure dormono agli ormeggi\u2026 o si aprono l\u2019una all\u2019altra, o degenerano\u201d . E che, come ama ripetere lo stesso Morin, \u201cchi non si rigenera degenera\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">PER CHIUDERE\u2026 LA CITTA\u2019 FUTURA<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cUn giorno Yehuda Amichai, il grande poeta della citt\u00e0 moderna di Gerusalemme, stava seduto con due panieri di frutta sui gradini accanto alla porta della Cittadella. A un certo punto sent\u00ec una guida turistica che diceva: \u2018Lo vedete quell\u2019uomo con i panieri? Proprio a destra della sua testa c\u2019\u00e8 un arco dell\u2019epoca romana. Proprio a destra della sua testa\u2019. Scrive Amichai: Io mi dissi: la redenzione verr\u00e0 soltanto se la loro guida dice: \u2018Vedete quell\u2019arco dell\u2019epoca romana? Non \u00e8 importante; ma l\u00ec vicino, pi\u00f9 in basso, a sinistra, sta seduto un uomo che ha comprato la frutta e la verdura per la sua famiglia\u2019\u201d .<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Brunetto Salvarani<br \/>\n<\/em>(docente di Missiologia e Dialogo presso la Facolt\u00e0 Teologica dell\u2019Emilia-Romagna di Bologna)<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per un\u2019anima plurale delle citt\u00e0 11 gennaio 2011 &#8211; Brunetto Salvarani Tra i sette saperi fondamentali per un\u2019educazione futura, Edgar Morin situa al quarto posto l\u2019insegnamento dell\u2019identit\u00e0 terrestre . A suo parere \u2013 ed \u00e8 davvero difficile dargli torto! &#8211; il destino ormai planetario del genere umano \u00e8 una realt\u00e0 incontestabile ma spesso ancora sottovaluta nel senso comune. La conoscenza degli sviluppi dell&#8217;era planetaria che si dipaneranno lungo il XXI secolo e la coscienza dell&#8217;identit\u00e0 terrestre, che sar\u00e0 sempre pi\u00f9 indispensabile a tutti, dovrebbero infatti diventare obiettivi fondamentali dell&#8217;insegnamento, come di ogni educazione. A tal fine, spiega lo studioso francese, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[217],"tags":[216],"class_list":["post-509","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-vivere-la-spiritualita-della-pace","tag-dialogo-interreligioso"],"publishpress_future_action":{"enabled":false,"date":"2026-10-16 09:18:51","action":"change-status","newStatus":"draft","terms":[],"taxonomy":"category","extraData":[]},"publishpress_future_workflow_manual_trigger":{"enabledWorkflows":[]},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.paxchristi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/509","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.paxchristi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.paxchristi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.paxchristi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.paxchristi.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=509"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.paxchristi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/509\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":513,"href":"https:\/\/www.paxchristi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/509\/revisions\/513"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.paxchristi.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=509"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.paxchristi.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=509"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.paxchristi.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=509"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}