{"id":4739,"date":"2012-07-23T07:00:37","date_gmt":"2012-07-23T07:00:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.paxchristi.it\/?p=4739"},"modified":"2020-06-22T09:22:09","modified_gmt":"2020-06-22T09:22:09","slug":"khartoum-la-protesta-popolare-compie-un-mese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=4739","title":{"rendered":"Khartoum: la protesta popolare compie un mese"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_4740\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/sudan-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-4740\" src=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/sudan-1-300x199.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"199\" class=\"size-medium wp-image-4740\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-4740\" class=\"wp-caption-text\">speranza del Sudan<\/p><\/div>\n<p>I giovani da ormai 4 settimane scendono in piazza a Khartoum, insieme ad altri gruppi sociali, compresi i fedeli di alcune importanti moschee. Il regime risponde con ondate di arresti e l\u2019uso della forza. I maggiori partiti politici di opposizione trovano un accordo per la transizione democratica, mentre l\u2019opposizione armata (SRF), attiva in Sud Kordofan, Blue Nile e Darfur, si dichiara disponibile ad un accordo che dia pi\u00f9 spazio alle regioni periferiche e alle aree rurali, e un cartello di attivisti e movimenti (Sudanese Front for Change) sottolinea la necessit\u00e0 di uno stato laico e democratico per risolvere la crisi sudanese.<br \/>\nIl 13 luglio la protesta popolare in Sudan \u00e8 arrivata al suo quarto venerd\u00ec, in un crescendo di manifestazioni pacifiche e di repressione da parte delle forze di sicurezza e delle milizie fedeli al regime del National Congress Party, guidato da Omar El Bashir, accusato dalla Corte Penale Internazionale di crimini di guerra e contro l\u2019umanit\u00e0 e genocidio.<br \/>\nLa protesta, innescata dalle misure di austerit\u00e0 che hanno fatto schizzare in alto i prezzi (l\u2019inflazione ha raggiunto il 37% in giugno), \u00e8 cominciata nel campus femminile dell\u2019Universit\u00e0 di Khartoum, il 16 giugno. Decine di studentesse si sono radunate per lamentarsi del rincaro di tutti i beni di prima necessit\u00e0. Il giorno dopo, la protesta si era gi\u00e0 diffusa ad altre universit\u00e0 della capitale sudanese e della citt\u00e0 gemella, Omdurman, mentre gli slogan si trasformavano da \u201cNo, No all\u2019aumento dei prezzi\u201d a \u201cLa gente vuole rovesciare il governo\u201d. Nel giro di pochi giorni le dimostrazioni coinvolgevano altri gruppi sociali, compresi i fedeli di importanti moschee, e si estendevano a numerosi quartieri della citt\u00e0, per raggiungere il picco il venerd\u00ec \u201cdella tempesta di sabbia\u201d (22 giugno) e poi la domenica 24 e i giorni successivi, quelli della settimana in cui cadeva l\u2019anniversario del colpo di stato militare che, nel 1989, aveva portato al potere l\u2019attuale governo. In quei giorni il movimento diventava nazionale, interessando altre importanti citt\u00e0 come, El Obeid nel Nord Kordofan, Port  Sudan, Kassala e Gedaref nell\u2019Est, Atbara nel Nord del Paese, e cos\u00ec significativo da impedire, di fatto, i festeggiamenti consueti nella ricorrenza, che per la prima volta quest\u2019anno non  sono stati organizzati.<br \/>\nAnonymus a fianco dei giovani sudanesi<br \/>\nIl movimento \u00e8 cresciuto come movimento di studenti e giovani, in cui hanno un ruolo importante organizzazioni che gi\u00e0 erano state attive durante i giorni della primavera araba, nell\u2019inverno del 2011: tra le altre, Girifna (che tradotto significa \u201cNe abbiamo abbastanza\u201d) e la Coalition of Youth for Change. Allora il movimento era stato controllato sul nascere, si dice, anche attraverso l\u2019infiltrazione della National Security nei social network utilizzati, in Sudan come nel resto del mondo arabo, per organizzare la rivolta. Ora a fianco dei giovani sudanesi \u00e8 scesa in campo Anonymus, l\u2019organizzazione internazionale di hacker, con gli scopi, dice il sito di Girifna (www.girifna.com), di tenere aperti i canali di comunicazione con il web e con il mondo e bloccare la jihad informatica del regime, volta ad individuare e arrestare gli attivisti e controllare l\u2019informazione.<br \/>\nLa protesta del leccarsi i gomiti<br \/>\nGrande impegno, infatti, il governo sta mettendo nel manipolare l\u2019informazione sulle proteste, in modo da poter minimizzare la loro vera portata. Le dichiarazioni degli uomini forti del regime sono significative, in proposito. Il presidente Bashir ha pi\u00f9 volte dichiarato davanti a folle di sostenitori che in Sudan ci sono piccoli problemi con una manciata di ragazzi di strada gonfiati, mentre il pi\u00f9 potente dei suoi consiglieri, Nafie el Nafie, si \u00e8 detto sicuro che ogni tentativo di rovesciare il regime \u00e8 destinato al fallimento, come quelli di chi tenta di leccarsi un gomito. Queste dichiarazioni sono state prontamente, e ironicamente, riprese dal movimento che le ha usate per le mobilitazioni successive. Cos\u00ec, il 29 giugno era il \u201cVenerd\u00ec del leccarsi i gomiti\u201d, cosa nient\u2019affatto impossibile, a giudicare dalle numerose foto fatte girare in rete! Il 6 luglio, invece, era il \u201cVenerd\u00ec degli emarginati\u201d ma anche degli esclusi, chiarendo anche dal punto di vista semantico lo scopo della rivolta: ottenere un governo inclusivo, basato sui diritti di cittadinanza, al posto di un governo che si regge sull\u2019appartenenza religiosa (la legge islamica come unica fonte della costituzione) cosa pi\u00f9 volte promessa dal presidente, e sull\u2019appartenenza etnica (le 3 trib\u00f9 che si trovano lungo il corso centrale del Nilo, chiamate in Sudan rivierine, avrebbero concentrato il potere e le risorse del paese nelle proprie mani, escludendo le periferie, le altre etnie e anche altri diversi modi di concepire l\u2019islam).<br \/>\nGiornalisti arrestati<br \/>\nAltrettanto impegno le autorit\u00e0 sudanesi stanno mettendo nel bloccare l\u2019informazione: numerosi giornali indipendenti sono stati chiusi o le edizioni confiscate per aver riportato notizie sulle dimostrazioni, mentre giornalisti anche stranieri sono stati imprigionati e poi espulsi, o almeno trattenuti nelle ore cruciali delle previste dimostrazioni (generalmente il venerd\u00ec, alla fine della preghiera, quando la gente esce dalle moschee, ormai sempre pi\u00f9 spesso infervorata dai discorsi critici di parecchi imam) in modo da non poter dar loro copertura. Tra i primi ad essere imprigionati, tre donne: Maha El-Sanosi, blogger e attivista di Girifna, e due giornaliste egiziane Selma El-Wardani, corrispondente del giornale online Bloomberg, e Shaimaa Adel, rilasciate per intercessione delle autorit\u00e0 egiziane ed espulse dal paese. Un simile trattamento \u00e8 stato riservato al corrispondente della France Press mentre i giornalisti di Al Jazeera si sono visti pi\u00f9 volte confiscare le cineprese e le macchine fotografiche.<br \/>\nManifestazioni pacifiche disperse con la forza<br \/>\nMa lo sforzo maggiore \u00e8 espresso nel cercare di impedire le dimostrazioni con arresti preventivi di attivisti ed esponenti politici dell\u2019opposizione e con l\u2019uso della forza per disperdere i manifestanti. Le forze di sicurezza si spingono fino a ricacciare nelle moschee i fedeli che cercano di uscire in corteo, inondandoli di lacrimogeni e assediandoli per impedire che possano mettersi in salvo. Secondo il movimento degli studenti, sarebbero almeno 2.000 ormai gli attivisti arrestati prima, durante e dopo le dimostrazioni; parecchi sarebbero ancora in carcere, tra cui numerose donne. Tra coloro che sono stati portati in tribunale o rilasciati, molti hanno segni evidenti di maltrattamenti e torture.  Amnesty International e Human Rights Watch hanno diffuso comunicati stampa di denuncia e rapporti dettagliati in proposito nelle scorse settimane.<br \/>\nIl venerd\u00ec di Kandake<br \/>\nAlle donne e al loro coraggio \u00e8 stato dedicato il 13 luglio, \u201dIl venerd\u00ec di Kandake\u201d dal titolo dato alle regine guerriere del regno di Kush, un\u2019antica civilt\u00e0 sviluppatasi nel nord del Sudan. Le donne erano in testa alle manifestazioni e molte sono state arrestate; madri con le figlie, intere famiglie sono passate dagli uffici della National Security. Il 14 luglio, per la seconda volta dall\u2019inizio della protesta, i sudanesi della diaspora hanno dimostrato davanti ad alcune delle loro ambasciate (Londra, Dublino e New Yourk) proprio per denunciare le violenze nei confronti delle donne.<br \/>\nLa repressione galvanizza il movimento<br \/>\nSembra per\u00f2 che la paura delle conseguenze non sia pi\u00f9 un deterrente, ma che anzi la violenza della repressione faccia da carburante alle proteste. Molti attivisti hanno osservato che ogni arrestato, torturato, malmenato, soffocato con i lacrimogeni ha una numerosa famiglia allargata alle spalle e che i legami familiari in Sudan sono ancora uno straordinario collante sociale. E poi aggiungono che si sono gi\u00e0 registrati casi in cui la polizia si \u00e8 rifiutata di usare la forza, lasciando il compito ai fedelissimi del regime, le forze di sicurezza e le famigerate milizie.<br \/>\nInfatti altre due manifestazioni sono gi\u00e0 programmate: marted\u00ec 17 di fronte agli uffici della National Security per chiedere il rilascio di tutti i detenuti (un\u2019associazione di avvocati ha intanto preparato un libro bianco in cui elenca tutti i punti della costituzione violati dal regime) mentre il 20 sar\u00e0 \u201cIl venerd\u00ec del Darfur\u201d.<br \/>\nLe opposizioni cercano un accordo<br \/>\nTuttavia il movimento di protesta non si \u00e8 ancora trasformato in una rivolta di massa. I partiti politici d\u2019opposizione, che da subito hanno sostenuto gli studenti, solo il 4 luglio sono riusciti a trovare l\u2019accordo attorno ad un documento politico, il Democratic Alternative Charter,  in cui si delinea la road map per la transizione democratica. Ancora per\u00f2 non hanno chiamato chiaramente alla mobilitazione di piazza i propri aderenti, anche se numerose manifestazioni si sono tenute davanti alla sede dell\u2019Umma Party, ad Omdurman,  mentre la moschea finora pi\u00f9 attiva nelle mobilitazioni del venerd\u00ec \u00e8 quella di  Wad Nubawi, sempre ad Omdurman, anch\u2019essa legata all\u2019Umma.<br \/>\nDal documento, d\u2019altra parte, hanno preso le distanze i movimenti d\u2019opposizione armata, coalizzati nel SRF (Sudan Revolutionary  Front, che comprende l\u2019SPLM\/A-N, attivo in Sud Kordofane Blue Nile; le due ali del SLA, di Minni Minawi e Waid Al Nur, e il JEM, attivi in Darfur), da cui non si pu\u00f2 prescindere per trovare una soluzione alla crisi del paese. Il presidente, Malik Aggar, ha dichiarato che non vi sono sufficientemente comprese le istanze delle periferie e che dunque un altro po\u2019 di lavoro va fatto per renderlo pi\u00f9 inclusivo.<br \/>\nAnche i movimenti che finora hanno guidato la mobilitazione hanno visto il documento come il prodotto di forze che si muovono su schemi vecchi,  e forse anche per difendere istanze estranee alla loro rivolta, che cercherebbero cos\u00ec di controllare dall\u2019interno. In fondo la mobilitazione dell\u2019Umma Party di Sadiq al Mahadi e anche del Popular Congress Party, di Hassan El Turabi, entrambi solidamente seppur differentemente islamici, potrebbe essere vista anche come un modo di salvare il salvabile di un progetto politico islamista naufragato nelle mani di una leadership corrotta, incapace e ormai internazionalmente impresentabile.<br \/>\nUltimi a dichiararsi una coalizione di attivisti e di movimenti di opposizione, uniti nel cartello Sudanese Front for Change, che sottolineano la necessit\u00e0 di uno stato laico, pluralista e democratico per uscire dalla crisi in cui il paese langue, praticamente dal momento della sua indipendenza.<br \/>\nSi prepara la terza intifada?<br \/>\nLa situazione, in Sudan, \u00e8 dunque in rapida evoluzione ma \u00e8 ancora troppo fluida per permettere previsioni sui suoi sviluppi futuri. Molti attivisti e analisti politici, tuttavia, sottolineano la somiglianze della situazione attuale con quelle che, per due volte (nel 1964 e nel 1989) , hanno portato a cambiamenti di regime a Khartoum, e si chiedono si non si vedano gi\u00e0 chiaramente i segni di un\u2019altra intifada, la terza della storia sudanese.<\/p>\n<p>A cura di Campagna Italiana per il Sudan                   18\/07\/2012<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I giovani da ormai 4 settimane scendono in piazza a Khartoum, insieme ad altri gruppi sociali, compresi i fedeli di alcune importanti moschee. Il regime risponde con ondate di arresti e l\u2019uso della forza. 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