{"id":4604,"date":"2012-06-26T09:52:57","date_gmt":"2012-06-26T09:52:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.paxchristi.it\/?p=4604"},"modified":"2020-06-22T09:22:10","modified_gmt":"2020-06-22T09:22:10","slug":"don-lorenzo-ribelle-obbediente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=4604","title":{"rendered":"Don Lorenzo, ribelle obbediente"},"content":{"rendered":"<p>(26 Giugno 2012)<\/p>\n<p>&#8220;Beato il paese che non ha bisogno di eroi.&#8221;<br \/>\nDon Lorenzo con la sua testimonianza ed il suo impegno ha forse incarnato pi\u00f9 di ogni altro il detto di Brecht.<br \/>\nNon dobbiamo crearci degli eroi o dei santi per esonerarci dall&#8217;impegno quotidiano di lottare per la giustizia e per la pace.<br \/>\nSempre dalla parte degli oppressi.<\/p>\n<p>(fd)<\/p>\n<p>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/?attachment_id=4613\" rel=\"attachment wp-att-4613\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-4613\" src=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/barbiana04perhome1-300x212.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"212\" srcset=\"https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/barbiana04perhome1-300x212.jpg 300w, https:\/\/www.paxchristi.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/barbiana04perhome1.jpg 500w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Segue articolo pubblicato Sabato 23 Giugno 2012 sul Manifesto:<\/p>\n<p>45 ANNI FA &#8211; Il 26 giugno 1967 moriva Don Milani. Alcune sue intuizioni, per lo pi\u00f9 inattuate, e molte denunce, inascoltate, conservano intatta la loro dirompenza. Storia di un \u00abribelle obbediente\u00bb<\/p>\n<p><strong>L&#8217;esplosiva profezia del benecomunismo<\/strong><\/p>\n<div>Scuola \u00abper tutti\u00bb, ma anche la casa e l&#8217;acqua. E no alla guerra, eccetto quella partigiana Un prete giudicato inopportuno e mai riabilitato dalla Chiesa. Come le sue Esperienze pastorali<\/div>\n<p>Poco prima di essere trasferito dalla parrocchia di San\u00a0Donato a Calenzano &#8211; un centro operaio tessile alle porte di Firenze &#8211; nella sperduta Barbiana &#8211; un gruppo di case sparse sul monte Giovi, nel Mugello &#8211;\u00a0don\u00a0Lorenzo\u00a0Milani\u00a0scrisse una lettera appassionata alla madre: \u00abHo la superba convinzione che le cariche di esplosivo che ci ho ammonticchiato in questi cinque anni non smetteranno di scoppiettare per almeno 50 anni sotto il sedere dei miei vincitori\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Parroco di 40 anime<br \/>\n<\/strong>Era il 1954, lo scontro Dc-Pci era aspro, il decreto con cui il Sant&#8217;Uffizio nel &#8217;49 aveva scomunicato i comunisti restava pienamente in vigore, e quel giovane prete &#8211; che comunista non era, ma aveva pi\u00f9 volte confessato come errore il voto alla Dc il 18 aprile del 1948 (\u00ab\u00e8 il 18 aprile che ha guastato tutto, \u00e8 stato il vincere la mia grande sconfitta\u00bb, scrive a Pipetta, un giovane comunista calenzanese) &#8211; non allineato agli ordini della Curia, di piazza del Ges\u00f9 e della Confindustria andava reso inoffensivo: esiliato sui monti, priore di una chiesa di cui era gi\u00e0 stata decisa la chiusura, \u00abparroco di 40 anime\u00bb, come disse egli stesso.\u00a0<br \/>\nEppure, nonostante il confino imposto dall&#8217;arcivescovo di Firenze Ermenegildo Florit, la \u00absuperba convinzione\u00bb di\u00a0Milani\u00a0pare essersi realizzata: le \u00abcariche di esplosivo\u00bb piazzate \u00absotto il sedere\u00bb dei vincitori, a 45 anni dalla sua morte (il 26 giugno 1967), continuano a \u00abscoppiettare\u00bb. Non hanno avuto la forza d&#8217;urto in grado di sovvertire il sistema, ma alcune intuizioni, per lo pi\u00f9 inattuate, e molte denunce, inascoltate, conservano intatta la loro dirompenza. Per cui, se \u00e8 vero che il valore di una vicenda si misura anche con la capacit\u00e0 di anticipare i tempi della storia, allora quella di Lorenzo\u00a0Milani\u00a0resta un&#8217;esperienza &#8220;profetica&#8221; che ancora parla alla societ\u00e0, alla politica e alla Chiesa di oggi.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;ospedale che cura i sani<br \/>\n<\/strong>La scuola rimane l&#8217;ambito principale, ma non l&#8217;unico. Insieme ai suoi &#8220;ragazzi&#8221; ne denunci\u00f2 il classismo in Lettera a una professoressa e la speriment\u00f2 come prassi liberatoria, sia nella scuola popolare serale per gli operai di Calenzano, 20 anni prima delle &#8220;150 ore&#8221; conquistate con lo Statuto dei lavoratori del &#8217;70, sia nella scuola di Barbiana per i piccoli montanari del monte Giovi. I ministri, sia politici che tecnici, che negli anni si sono avvicendati a viale Trastevere, con qualche eccezione, si sono mostrati devotissimi all&#8217;idea\u00a0milaniana di una &#8220;scuola per tutti&#8221; &#8211; il 26 giugno \u00e8 in programma l&#8217;ennesimo convegno al ministero: Salire a Barbiana 45 anni dopo &#8211; e contemporaneamente abilissimi ad ignorarla nella prassi. Magari immaginando una didattica multimediale 2.0 in istituti con classi di 30-35 alunni o inventando premi speciali a pochi studenti apparentemente meritevoli &#8211; l&#8217;ultima idea di Profumo -, mentre si tagliano risorse, maestre, prof, insegnanti di sostegno e ore di lezione per tutti, cos\u00ec da trasformare la scuola in \u00abun ospedale che cura i sani e respinge i malati\u00bb, \u00abstrumento di differenziazione\u00bb piuttosto che ascensore sociale, si legge in Lettera a una professoressa.\u00a0<br \/>\nE \u00abse le cose non vanno, sar\u00e0 perch\u00e9 il bambino non \u00e8 tagliato per gli studi\u00bb, anche in prima elementare, come i 5 alunni bocciati nella scuola elementare di Pontremoli, pochi giorni fa. \u00c8 dimenticata la lingua, \u00abla lingua che fa eguali\u00bb, e le lingue che, in un&#8217;ottica &#8220;internazionalista&#8221;, consentono agli oppressi di tutto il mondo di unirsi: a Barbiana studiamo \u00abpi\u00f9 lingue possibile, perch\u00e9 al mondo non ci siamo soltanto noi. Vorremmo che tutti i poveri del mondo studiassero lingue per potersi intendere e organizzare fra loro. Cos\u00ec non ci sarebbero pi\u00f9 oppressori, n\u00e9 patrie, n\u00e9 guerre\u00bb.\u00a0Milani\u00a0mandava all&#8217;estero i giovanissimi studenti del Mugello, bambine comprese, vincendo paure e resistenze delle famiglie: ne \u00e8 testimonianza vivente Francesco Gesualdi, ex allievo di Barbiana, a 15 anni spedito in Nord Africa ad imparare l&#8217;arabo, oggi infaticabile animatore del Centro nuovo modello di sviluppo per i diritti dei popoli del sud del mondo.<br \/>\n<strong>Ci sono anche i beni comuni<br \/>\n<\/strong>Non c&#8217;\u00e8 solo la scuola. Ci sono anche i beni comuni: acqua e casa. \u00c8 poco nota, ma di grande significato, la lotta fatta insieme ai montanari barbianesi per la costruzione di un acquedotto che avrebbe dovuto portare l&#8217;acqua a nove famiglie. Una battaglia persa, perch\u00e9 un proprietario terriero rifiut\u00f2 di concedere l&#8217;uso di una sorgente inutilizzata che si trovava nel suo campo, mandando cos\u00ec all&#8217;aria, scrive\u00a0Milani\u00a0in una lettera pubblicata nel &#8217;55 dal Giornale del Mattino di Firenze (allora diretto da Ettore Bernabei) \u00able fatiche dei 556 costituenti\u00bb, \u00abla sovranit\u00e0 dei loro 28 milioni di elettori e tanti morti della Resistenza\u00bb, madre della Costituzione repubblicana. Di chi \u00e8 la colpa? Della \u00abidolatria del diritto di propriet\u00e0\u00bb. Quale la soluzione? Una norma semplice, \u00abin cui sia detto che l&#8217;acqua \u00e8 di tutti\u00bb.\u00a0<br \/>\nE la casa, col piano Ina-Casa di Fanfani che avrebbe dovuto assicurare un tetto ai lavoratori, ma che venne realizzato solo in minima parte, mentre continuavano gli sgomberi di chi occupava le ville di ricchi borghesi che di abitazioni ne avevano due o tre, tenute vuote \u00abper 11 mesi all&#8217;anno\u00bb. \u00abLa propriet\u00e0 ha due funzioni: una sociale e una individuale\u00bb, e \u00abquella sociale deve passare innanzi a quella individuale ogni volta che son violati i diritti dell&#8217;uomo\u00bb, scrive\u00a0Milani<strong>\u00a0<\/strong>nel &#8217;50 su Adesso, il giornale di\u00a0don\u00a0Mazzolari. Queste parole \u00abdomenica le urler\u00f2 forte. Vedrete, tutti i cristiani saranno con voi. Sar\u00e0 un plebiscito. Faremo siepe intorno alla villa. Nessuno vi butter\u00e0 fuori\u00bb. Ma non succeder\u00e0 nulla, noter\u00e0\u00a0Milani, che ripeter\u00e0: \u00abMi vergogno del 18 aprile\u00bb.<br \/>\nLa guerra e la storia, attraversate dalla responsabilit\u00e0 individuale &#8211; \u00absu una parete della nostra scuola c&#8217;\u00e8 scritto grande: I care\u00bb, ovvero \u00abme ne importa, mi sta a cuore. \u00c8 il contrario esatto del motto fascista &#8220;Me ne frego&#8221;\u00bb -, altri temi forti dell&#8217;esperienza di\u00a0Milani: la difesa dell&#8217;articolo 11 della Costituzione, l&#8217;obiezione di coscienza agli ordini ingiusti soprattutto se militari (\u00abl&#8217;obbedienza non \u00e8 pi\u00f9 una virt\u00f9, ma la pi\u00f9 subdola delle tentazioni\u00bb), l&#8217;opposizione alla guerra e alla guerra preventiva, 40 anni prima di Bush, perch\u00e9 \u00abin lingua italiana lo sparare prima si chiama aggressione e non difesa\u00bb.\u00a0<br \/>\nE una rilettura della storia che prende le distanze da ogni suo &#8220;uso pubblico&#8221; nazionalista e patriottardo, passando in rassegna le italiche guerre, tutte \u00abdi aggressione\u00bb: da quelle coloniali di Crispi e Giolitti, al primo conflitto mondiale, fino a quelle fasciste di Mussolini, passando per il generale Bava Beccaris, decorato da re Umberto, che nel 1898 prese a cannonate i mendicanti \u00absolo perch\u00e9 i ricchi (allora come oggi) esigevano il privilegio di non pagare le tasse\u00bb.\u00a0<br \/>\nMa \u00abc&#8217;\u00e8 stata anche una guerra giusta (se guerra giusta esiste). L&#8217;unica che non fosse offesa delle altrui Patrie, ma difesa della nostra: la guerra partigiana\u00bb. Quindi, scrive ai cappellani militari che avevano chiamato \u00abvili\u00bb gli obiettori di coscienza, se voi avete diritto \u00abdi dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dir\u00f2 che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall&#8217;altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri. E se voi avete il diritto, senza essere richiamati dalla Curia, di insegnare che italiani e stranieri possono lecitamente anzi eroicamente squartarsi a vicenda, allora io reclamo il diritto di dire che anche i poveri possono e debbono combattere i ricchi. E almeno nella scelta dei mezzi sono migliore di voi: le armi che voi approvate sono orribili macchine per uccidere, mutilare, distruggere, far orfani e vedove. Le uniche armi che approvo io sono nobili e incruente: lo sciopero e il voto\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Un povero sacerdote bianco<br \/>\n<\/strong>Non \u00e8 stato un &#8220;cattolico del dissenso&#8221;\u00a0Milani\u00a0&#8211; il &#8217;68 era ancora lontano -, ma un &#8220;ribelle obbediente&#8221;, forse proprio per questo guardato con ancora maggiore ostilit\u00e0 dall&#8217;istituzione ecclesiastica a cui il prete fiorentino rimproverava di aver perso di vista il Vangelo per inseguire il potere: \u00abNon abbiamo odiato i poveri come la storia dir\u00e0 di noi. Abbiamo solo dormito. \u00c8 nel dormiveglia che abbiamo fornicato col liberalismo di De Gasperi, coi Congressi eucaristici di Franco. Ci pareva che la loro prudenza ci potesse salvare\u00bb, si legge nella visionaria Lettera dall&#8217;oltretomba di un \u00abpovero sacerdote bianco della fine del II millennio\u00bb ai \u00abmissionari cinesi\u00bb che nel futuro arriveranno in una Europa senza pi\u00f9 preti, uccisi dai poveri, pagina conclusiva di Esperienze pastorali, il volume di\u00a0Milani\u00a0giudicato \u00abinopportuno\u00bb dal Sant&#8217;Uffizio nel &#8217;58 e non ancora riabilitato. \u00abInsegnando ai piccoli catecumeni bianchi la storia del lontano 2000 non parlate loro dunque del nostro martirio. Dite loro solo che siamo morti e che ne ringrazino Dio. Troppe estranee cause con quella del Cristo abbiamo mescolato\u00bb.<\/p>\n<p>(Luca Kocci)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(26 Giugno 2012) &#8220;Beato il paese che non ha bisogno di eroi.&#8221; Don Lorenzo con la sua testimonianza ed il suo impegno ha forse incarnato pi\u00f9 di ogni altro il detto di Brecht. Non dobbiamo crearci degli eroi o dei santi per esonerarci dall&#8217;impegno quotidiano di lottare per la giustizia e per la pace. Sempre dalla parte degli oppressi. (fd) \u00a0 &nbsp; Segue articolo pubblicato Sabato 23 Giugno 2012 sul Manifesto: 45 ANNI FA &#8211; Il 26 giugno 1967 moriva Don Milani. Alcune sue intuizioni, per lo pi\u00f9 inattuate, e molte denunce, inascoltate, conservano intatta la loro dirompenza. 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