{"id":4077,"date":"2012-04-15T10:03:36","date_gmt":"2012-04-15T10:03:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.paxchristi.it\/?p=4077"},"modified":"2020-06-22T09:22:14","modified_gmt":"2020-06-22T09:22:14","slug":"piazza-della-loggia-la-verita-e-la-storia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=4077","title":{"rendered":"Piazza della Loggia, la verit\u00e0 e la storia"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sostiene\u00a0<strong>Carlo Ginzburg<\/strong>, autore di una lucida e documentata ricostruzione\u00a0storica del processo Sofri, che \u2018\u2019uno storico ha il diritto di scorgere un\u00a0problema, l\u00e0 dove un giudice deciderebbe il non luogo a procedere\u2019\u2019. La frase\u00a0risuona pi\u00f9 che mai attuale, dopo che la Corte d\u2019assise d\u2019appello di Brescia\u00a0<a href=\"http:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2012\/04\/14\/strage-piazza-della-loggia-appello-tutti-assolti\/204442\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">ha assolto<\/a>\u00a0Carlo Maria Maggi, Delfo Zorzi, Maurizio Tramonte e il generale dei\u00a0carabinieri Francesco Delfino, nel quarto processo per la strage di Piazza\u00a0della Loggia, che il 28 maggio del 1974 fece 8 morti e oltre cento feriti.<\/p>\n<div>Subito dopo la lettura del dispositivo, il pm di Cremona Roberto Di Martino,\u00a0che aveva chiesto l\u2019ergastolo per gli imputati, ha infatti ammesso: \u201cOrmai\u00a0questa \u00e8 una vicenda che va affidata alla storia, pi\u00f9 che alla giustizia\u201d.\u00a0Dopo l\u2019ennesima assoluzione caduta sul sangue della cosiddetta \u2018\u2019strategia\u00a0della tensione\u2019\u2019, ecco che arriva\u00a0<strong>l\u2019ennesima dichiarazione di resa<\/strong>\u00a0da parte di\u00a0un magistrato che invoca l\u2019intervento della storia laddove la giustizia non\u00a0riesce a dipanare i misteri dello stragismo in Italia. Lo aveva gi\u00e0 fatto nel\u00a02004 il gip di Pavia Fabio Lambertucci, archiviando per insufficienza di prove\u00a0l\u2019indagine del pm Vincenzo Calia sulla fine del presidente dell\u2019Eni<strong>Enrico\u00a0Mattei<\/strong>, scomparso nell\u2019 incidente aereo che Amintore Fanfani defini\u2019 \u2018\u2019il primo\u00a0gesto terroristico del nostro paese\u2019\u2019. Lambertucci, che non riteneva\u00a0sufficientemente provata l\u2019ipotesi di Calia sull\u2019esplosione di una carica di\u00a0esplosivo a bordo dell\u2019aereo di Mattei, lo mise nero su bianco nel suo decreto:\u00a0\u2018\u2019Su questa cruciale vicenda, potranno, d\u2019ora in avanti, esercitarsi al pi\u00f9 gli\u00a0storici\u2019\u2019. Senza prova, infatti, \u2018\u2019la medesima vicenda per il giudice non pu\u00f2\u00a0essere oggetto di ulteriore approfondimento\u2019\u2019, anche se \u2018\u2019per lo storico, il\u00a0caso Mattei costituisce e continuer\u00e0 a costituire un caso da indagare\u2019\u2019.\u00a0Risultato? La morte di Mattei, nonostante gli indizi raccolti da Calia, per la\u00a0giustizia italiana, resta ancora oggi un tragico incidente aereo. Cos\u00ec come la\u00a0strage di piazza della Loggia, per l\u2019autorit\u00e0 giudiziaria, \u00e8 un eccidio senza\u00a0colpevoli.Senza le prove, certo, la giustizia \u00e8 disarmata. E la conseguente pioggia di\u00a0assoluzioni e archiviazioni impedisce all\u2019opinione pubblica di chiudere i conti\u00a0con una stagione segnata dal terrorismo, dai depistaggi dalle mille verit\u00e0\u00a0celate. Ma perch\u00e9 la prova diventa un traguardo irraggiungibile specialmente\u00a0quando si tratta di processare i potenti? C\u2019\u00e8 un<strong>\u00a0limite invalicabile<\/strong>, nell\u2019azione giudiziaria, che impedisce di far luce sugli episodi che vedono\u00a0coinvolti pezzi deviati delle istituzioni, generali dell\u2019Arma, esponenti dei\u00a0servizi segreti? \u2018\u2019I limiti ci sono \u2013 ammette\u00a0<strong>Antonio Ingroia<\/strong>, procuratore\u00a0aggiunto di Palermo \u2013 e stanno nella necessit\u00e0 di trovare prove concrete che\u00a0riguardino responsabilit\u00e0 individuali in ordine a reati precisi\u2019. Questione\u00a0complicatissima quando si tratta di indagare su episodi criminali che si\u00a0iscrivono in una stagione intrisa di interferenze politiche e manovratori\u00a0occulti, sulla quale sin dai primi momenti sono calate nebbie e cortine\u00a0fumogene finalizzate proprio a depistare l\u2019accertamento della verit\u00e0.La\u00a0storia, sembrano suggerire i magistrati,\u00a0<strong>ha invece orizzonti pi\u00f9 ampi<\/strong>. Non ha\u00a0limiti temporali di ricerca. Ha una libert\u00e0 assoluta nella raccolta della\u00a0prova, che pu\u00f2 essere utilizzata, a torto o a ragione, anche se proviene da\u00a0informazioni confidenziali o da documenti contenenti dichiarazioni anonime. E\u00a0non ha la necessit\u00e0 di provare la responsabilit\u00e0 personale, potendosi sempre\u00a0appellare a quella collettiva, sociale, politica, di classe. \u00a0E difatti, \u2018\u2019sulla strage di Brescia la verit\u00e0 giudiziaria, dal punto di vista delle singole\u00a0responsabilit\u00e0, non l\u2019abbiamo \u2013 dice Manlio Milani, presidente della Casa della\u00a0memoria, che si \u00e8 costituita parte civile \u2013 e abbiamo acquisito soltanto una\u00a0verit\u00e0 storica sui fatti\u2019\u2019.<\/p>\n<p>Dai limiti della giustizia, incapace di leggere compiutamente la stagione pi\u00f9\u00a0sanguinaria della storia italiana,\u00a0<strong>ci salver\u00e0 dunque la storia?<\/strong>\u00a0Il gip di\u00a0Cremona Guido Salvini, che a Milano si occup\u00f2 delle indagini sulle cosiddette \u2018\u2019trame nere\u2019\u2019, da cui nacquero le inchieste sulle stragi di Piazza Fontana,\u00a0ritiene che \u2018\u2019le enormi fonti di conoscenza portate dalle indagini di Brescia e\u00a0Milano, al di l\u00e0 degli esiti giudiziari, testimoniano comunque che la ricerca\u00a0di una verit\u00e0 piena deve continuare\u201d. Ma come dovr\u00e0 continuare questa\u00a0benedetta \u00a0ricerca? Senza l\u2019impegno in prima linea della magistratura, come\u00a0suggeriscono quegli operatori della giustizia che sembrano alzare bandiera\u00a0bianca, delegando la ricostruzione dello stragismo ad altre metodologie e ad\u00a0altri strumenti di analisi? Questo \u00e8 il dilemma. Nel frattempo, Alfredo\u00a0Bazoli, figlio di una delle vittime della strage di Brescia (e oggi consigliere\u00a0comunale del Pd), intona un vero e proprio de profundis dell\u2019azione\u00a0giudiziaria: \u2018\u2019Questa assoluzione \u00e8 l\u2019epitaffio della vicenda processuale su\u00a0piazza Loggia. Per noi familiari \u00e8 un bel colpo, ma lo \u00e8 anche per la\u00a0giustizia italiana\u2019\u2019.<\/p>\n<\/div>\n<div><\/div>\n<div>di Sandra Rizza | \u00a0da Il fatto Quotidiano\u00a0<a href=\"http:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2012\/4\/14\/\">14<\/a>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2012\/4\/\">aprile<\/a>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2012\/\">2012<\/a><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Sostiene\u00a0Carlo Ginzburg, autore di una lucida e documentata ricostruzione\u00a0storica del processo Sofri, che \u2018\u2019uno storico ha il diritto di scorgere un\u00a0problema, l\u00e0 dove un giudice deciderebbe il non luogo a procedere\u2019\u2019. 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