{"id":32277,"date":"2026-09-16T11:27:58","date_gmt":"2026-09-16T11:27:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=32277"},"modified":"2026-09-16T19:01:36","modified_gmt":"2026-09-16T19:01:36","slug":"la-politica-agisca-per-la-pace-la-lettera-aperta-del-presidente-di-pax-christi-a-elly-schlein","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paxchristi.it\/?p=32277","title":{"rendered":"\u00abLa politica agisca per la pace\u00bb. La lettera aperta del presidente di Pax Christi a Elly Schlein"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"https:\/\/www.avvenire.it\/idee-e-commenti\/la-politica-agisca-per-la-pace-lettera-aperta-del-presidente-di-pax-christi-a-elly-schlein_112204\">https:\/\/www.avvenire.it\/idee-e-commenti\/la-politica-agisca-per-la-pace-lettera-aperta-del-presidente-di-pax-christi-a-elly-schlein_112204<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>don Giovanni Ricchiuti, presidente di Pax Christi<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A 50 anni\u2028dalla missiva di monsignor Bettazzi a Berlinguer, l\u2019arcivescovo Ricchiuti scrive\u2028alla leader dem: \u00abUna coalizione progressista\u2028dovrebbe prendere le distanze dal riarmo\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gentile Onorevole Elly Schlein,\u2028Segretaria del Partito Democratico,<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">cinquant\u2019anni fa, nel 1976, monsignor Luigi Bettazzi, vescovo di Ivrea e presidente di Pax Christi, scriveva una lettera aperta a Enrico Berlinguer. Era un gesto coraggioso, che inaugurava un confronto franco tra mondi diversi e interrogava il Partito comunista italiano sul rapporto tra cultura politica, libert\u00e0 religiosa e presenza dei credenti nella societ\u00e0. Non intendo riproporLe oggi la stessa domanda. Vorrei piuttosto aprire con Lei un dialogo su una questione decisiva per il futuro dell\u2019Italia e dell\u2019Europa: la costruzione della pace. Questa lettera si rivolge idealmente anche a quanti, nelle diverse forze politiche, vogliano contribuire alla riflessione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019articolo 11 della Costituzione non esprime una generica aspirazione: afferma che l\u2019Italia \u00abripudia la guerra\u00bb come strumento di offesa alla libert\u00e0 degli altri popoli e come mezzo per risolvere le controversie internazionali, impegnandoci a promuovere un ordinamento capace di assicurare pace e giustizia tra le nazioni. \u00c8 un mandato che incontra il magistero degli ultimi pontificati: da Giovanni XXIII a Francesco e Leone XIV, la pace \u00e8 stata indicata non solo ai credenti, ma a tutte le persone di buona volont\u00e0, come responsabilit\u00e0 politica e umana. \u00c8 alla luce di questo mandato che Le chiedo di contribuire, con la coalizione di cui \u00e8 parte, a un ripensamento profondo delle politiche di difesa e sicurezza dell\u2019Italia e dell\u2019Unione Europea.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per troppo tempo abbiamo considerato indiscutibile il detto latino <em>si vis pacem, para bellum<\/em> . Ma la storia ne ha mostrato il fallimento. Ogni Stato giustifica il proprio riarmo con quello degli altri e ogni aumento delle spese militari come risposta a una minaccia. Si genera cos\u00ec una spirale nella quale nessuno \u00e8 davvero pi\u00f9 sicuro. La deterrenza non elimina la paura: la organizza e la trasforma nel fondamento delle relazioni internazionali. Ritengo necessario che una coalizione democratica e progressista prenda le distanze dalle politiche di riarmo. Il riarmo dissemina sfiducia tra le nazioni e paura nelle societ\u00e0; sottrae risorse a sanit\u00e0, scuola, lavoro, lotta alla povert\u00e0, ambiente e coesione sociale. Eppure sono queste le fondamenta della vera sicurezza di un popolo. Una societ\u00e0 segnata da disuguaglianze e servizi pubblici indeboliti non diventa pi\u00f9 sicura acquistando nuovi sistemi d\u2019arma. Ho ragione di credere che buona parte dell\u2019elettorato del nostro Paese si riconosca in questa convinzione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le armi contemporanee, inoltre, rendono sempre pi\u00f9 fragile la distinzione tra difesa e offesa. Missili a lunga gittata, droni armati, sistemi automatizzati e strumenti governati dall\u2019intelligenza artificiale colpiscono citt\u00e0, infrastrutture e popolazioni. Le guerre del nostro tempo mostrano quanto i civili siano ormai al centro della violenza. L\u2019impiego dell\u2019intelligenza artificiale nei sistemi d\u2019arma apre scenari che la politica non pu\u00f2 limitarsi a osservare. Affidare a un algoritmo l\u2019individuazione di un obiettivo o la decisione di colpire aumenta la distanza tra l\u2019atto di uccidere e la responsabilit\u00e0 umana. Non \u00e8 ammissibile che la disciplina europea sull\u2019IA lasci sostanzialmente fuori dal proprio campo gli usi militari, di difesa e sicurezza nazionale. Le chiedo perci\u00f2 di promuovere, nell\u2019Ue e all\u2019Onu, una legislazione efficace e vincolante sull\u2019IA applicata ai sistemi d\u2019arma, che impedisca di delegare alle macchine decisioni sulla vita e sulla morte e garantisca trasparenza, tracciabilit\u00e0, verifiche preventive, controllo indipendente e una chiara catena di responsabilit\u00e0. La coscienza non pu\u00f2 essere sostituita da un calcolo probabilistico n\u00e9 la responsabilit\u00e0 dissolversi dentro un algoritmo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non intendo entrare nel dibattito sulle singole decisioni riguardanti la guerra in Ucraina. Quella tragedia, tuttavia, ci obbliga a interrogarci sul modo in cui intendiamo la legittima difesa. Non possiamo applicare categorie elaborate quando la capacit\u00e0 distruttiva delle armi era incomparabilmente minore. Ritengo moralmente ammissibile, nell\u2019aiuto a una popolazione aggredita, ci\u00f2 che sia rigorosamente finalizzato a proteggere le vite: sistemi di allerta e intercettazione, rifugi, protezione delle infrastrutture civili, sminamento, soccorso sanitario e umanitario. La difesa della vita non pu\u00f2 coincidere con la capacit\u00e0 di togliere altre vite.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Esiste invece un campo vastissimo nel quale la politica pu\u00f2 giocare fino in fondo la partita della pace. Penso anzitutto al rafforzamento della diplomazia italiana ed europea, investendo in formazione, personale, mediazione e prevenzione dei conflitti, ma anche nei corpi civili di pace e negli interventi non armati. Le chiedo inoltre di sostenere pubblicamente la raccolta firme per la proposta di legge di iniziativa popolare \u00abIstituzione e modalit\u00e0 di finanziamento del Dipartimento della Difesa civile non armata e nonviolenta\u00bb, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri. Mi auguro, anzi spero, che Lei abbia gi\u00e0 firmato. In caso contrario, La invito a farlo e a chiedere a parlamentari, amministratori, iscritti ed elettori del Pd. Sarebbe un gesto concreto per mostrare che la nonviolenza pu\u00f2 diventare istituzione, programma e scelta di governo. \u00c8 altrettanto urgente rafforzare il multilateralismo. Le Nazioni Unite e gli organismi sovranazionali hanno limiti evidenti, ma la risposta non pu\u00f2 essere il loro abbandono. Occorre promuoverne una riforma democratica, perch\u00e9 quando il diritto internazionale \u00e8 subordinato alla convenienza delle potenze resta soltanto la legge del pi\u00f9 forte. E la legge del pi\u00f9 forte non genera ordine: prepara nuove guerre. La politica della pace richiede anche educazione alla nonviolenza, riconversione dell\u2019industria militare, controllo del commercio delle armi, sostegno all\u2019obiezione di coscienza, tutela dei difensori dei diritti umani e partecipazione delle societ\u00e0 civili ai processi negoziali. Richiede soprattutto di sottrarsi alla falsa alternativa tra riarmo e resa. La nonviolenza non \u00e8 passivit\u00e0. \u00c8 organizzazione della resistenza, protezione delle popolazioni, disobbedienza alle ingiustizie, costruzione di alleanze, pressione diplomatica e capacit\u00e0 di interrompere le catene dell\u2019odio senza riprodurne la violenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cinquant\u2019anni dopo la lettera di monsignor Bettazzi a Berlinguer, il dialogo tra la Chiesa e una grande forza della sinistra italiana pu\u00f2 ripartire da qui: non dalla ricerca di privilegi, ma dalla responsabilit\u00e0 condivisa verso l\u2019umanit\u00e0 e le generazioni future. Se vogliamo la pace, dobbiamo preparare la pace: con la politica, la diplomazia, il diritto, la giustizia e la nonviolenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con rispetto e speranza, Giovanni Ricchiuti<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ecco la risposta sempre su Avvenire di Elly Schlein<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"https:\/\/www.avvenire.it\/politica\/elly-schlein-risponde-allappello-di-pax-christi-si-a-una-mobilitazione-per-la-pace_112631\">https:\/\/www.avvenire.it\/politica\/elly-schlein-risponde-allappello-di-pax-christi-si-a-una-mobilitazione-per-la-pace_112631<\/a><\/p>\n\n\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>https:\/\/www.avvenire.it\/idee-e-commenti\/la-politica-agisca-per-la-pace-lettera-aperta-del-presidente-di-pax-christi-a-elly-schlein_112204 don Giovanni Ricchiuti, presidente di Pax Christi A 50 anni\u2028dalla missiva di monsignor Bettazzi a Berlinguer, l\u2019arcivescovo Ricchiuti scrive\u2028alla leader dem: \u00abUna coalizione progressista\u2028dovrebbe prendere le distanze dal riarmo\u00bb Gentile Onorevole Elly Schlein,\u2028Segretaria del Partito Democratico, cinquant\u2019anni fa, nel 1976, monsignor Luigi Bettazzi, vescovo di Ivrea e presidente di Pax Christi, scriveva una lettera aperta a Enrico Berlinguer. 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